CHI LA SMEM-BRERÀ? - AIRONE PASSERA, CHE ORMAI SOSTITUISCE IL NULLO MINISTRO ORNAGHI, STABILISCE CHE LA COLLEZIONE DELLA PINACOTECA DI BRERA SARÀ CONFERITA A UNA FONDAZIONE DI DIRITTO PRIVATO - E A GUIDARE LA SAPIENTE MANO DI PASSERA NON È LA SCIENZA O L’ARTE, MA IL DENARO: LA FONDAZIONE NON SI OCCUPERÀ DI RICERCA, MA DI TAGLIO DEI COSTI - UN PASSO IN PIÙ VERSO LA GESTIONE DEI MUSEI DA PARTE DEGLI ENTI LOCALI: A BRERA ABBIAMO RISCHIATO DI RITROVARCI LA MINETTI…

Tomaso Montanari per "Il Fatto Quotidiano"

Chi saranno i nuovi padroni della Pinacoteca di Brera? Non più i milanesi, né il popolo italiano: o almeno non solo. Il Decreto Sviluppo varato dal ministro Corrado Passera il 26 giugno scorso, infatti, non si occupa solo di edilizia, trasporti o settore energetico, ma - all'articolo 8 - stabilisce che "a seguito dell'ampliamento e della risistemazione degli spazi espositivi della Pinacoteca di Brera e del riallestimento della relativa collezione, il Ministro per i beni e le attività culturali, nell'anno 2013, costituisce la fondazione di diritto privato denominata "Fondazione La Grande Brera", con sede in Milano, finalizzata al miglioramento della valorizzazione dell'Istituto, nonché alla gestione secondo criteri di efficienza economica".

Il decreto prevede "il conferimento in uso alla Fondazione, mediante assegnazione al relativo fondo di dotazione, della collezione della Pinacoteca di Brera e dell'immobile che la ospita", e prevede l'ingresso, come soci, degli enti locali lombardi e, quindi, di "soggetti pubblici e privati".

In poche parole: il governo Monti fa il primo grande passo verso la privatizzazione di uno dei principali musei italiani. Un passo sulla cui costituzionalità ci sarebbe molto da dire: possibile che conferire l'intera collezione di Brera ad una fondazione di diritto privato non leda l'articolo 9 della Carta? Ma i problemi non sono ‘solo' di principio.

Esiste un unico precedente, quello del Museo Egizio di Torino: e non è un precedente brillante. E non tanto per la folcloristica presidenza di Alain Elkann (che scadrà a settembre), quanto per le gravi e paradossali conseguenze di una ‘privatizzazione all'italiana'. Le collezioni dell'Egizio sono state devolute alla Fondazione solo in parte (spezzando tra giurisdizioni diverse complessi archeologici unici), il personale scientifico ha optato di rimanere nello Stato (privando il Museo della più essenziale delle sue componenti) e il consiglio di amministrazione ha nominato la direttrice secondo logiche da manuale Cencelli, senza nemmeno consultare il comitato scientifico. E le cicatrici di tutti questi gravi errori, solo in parte recuperati, sono ancora ben visibili.

Ora, ci si chiede, come si comporteranno gli enti locali lombardi, una volta insediatisi sulla plancia di comando della nuova Fondazione? Sarà bene non dimenticarsi che fino a qualche giorno fa ci saremmo potuti trovare la Minetti direttrice di Brera. L'invadenza degli enti locali in un museo di livello e interesse nazionale è un nodo cruciale: non a caso tra i sostenitori di questo tipo di soluzione si conta Dario Nardella, il vicesindaco di Matteo Renzi a Firenze, che come giurista caldeggiava già nel 2003 la cessione degli Uffizi ad una fondazione in cui gli enti locali avessero un peso decisivo. Altro che baloccarsi con l'idea di costruire la facciata michelangiolesca di San Lorenzo o di cercare il Leonardo fantasma sotto il Vasari di Palazzo Vecchio: vi immaginate l'escalation di strumentalizzazione politica della cultura se Renzi potesse nominare il direttore degli Uffizi?

Ma il punto più grave è un altro. Il decreto di Passera (ministro, di fatto, anche dei Beni culturali, vista la sostanziale sede vacante determinata dal sonno di Ornaghi) dice che il fine della fondazione saranno la valorizzazione (eventi, mostre, visibilità mediatica) e la diminuzione dei costi di gestione. Ma un museo come Brera è soprattutto un istituto di ricerca: che riesce a comunicare il suo patrimonio ai cittadini solo in quanto è in grado di produrre e innovare continuamente la conoscenza delle opere che conserva. E la stella polare del cda della Fondazione Brera non sarà certo la scienza, ma il marketing: e così un altro polmone di libertà intellettuale passerà sotto il ferreo dominio del mercato e del denaro.

L'esperienza ventennale della concessione ai privati dei cosiddetti servizi aggiuntivi dei musei italiani «assomiglia ad una soluzione di abdicazione rispetto a competenze centrali da parte degli enti pubblici di gestione» (così, già nel 2009, Stefano Baia Curioni e Laura Forti, economisti della Bocconi). La strada, ancora più radicale, della trasformazione dei grandi musei in fondazioni segnerà un'abdicazione dello Stato ancor più radicale: e con essa un inevitabile allontanamento dagli interessi della collettività.

E non è che l'inizio di un lungo autunno in cui, per pagare la speculazione mondiale sull'enorme debito contratto grazie al Partito Unico della Spesa Pubblica (ancora saldamente aggrappato ai vertici dello Stato), la generazione dei bancarottieri chiuderà in bellezza vendendosi i beni che i padri avevano lasciato alla comunità.

 

PINACOTECA DI BRERAPINACOTECA DI BRERA- RAFFAELLOCORRADO PASSERA E ANTONIO CATRICALA PINACOTECA DI BRERAMANTEGNA - PINACOTECA DI BRERAIL MINISTRO ORNAGHI A CANNES PALAZZO COLLEGIO ROMANO SEDE DEL MINISTERO BENI CULTURALI

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