gheddafi napolitano berlusconi sarkozy

A SMENTIRE LA FANTASIOSA RICOSTRUZIONE DI NAPOLITANO SULLA GUERRA IN LIBIA CI PENSA L’EX PRESIDENTE DEL SENATO, RENATO SCHIFANI: “TUTTO INIZIO’ LA SERA DEL 17 MARZO 2011” -  “ERAVAMO ALL'OPERA DI ROMA. NAPOLITANO CI CHIESE DI TRASFERIRCI IN UN SALOTTINO RISERVATO. POI CHIAMAMMO FRATTINI E LUI DISSE CHE SARKOZY..."

1 - RENATO SCHIFANI «IL PRESIDENTE FU IRREMOVIBILE COSTRINSE IL GOVERNO A SCHIERARSI CON SARKOZY»

Stefano Zurlo per “il Giornale”

 

NAPOLITANO E GHEDDAFI 2NAPOLITANO E GHEDDAFI 2

Finora aveva taciuto. «Ma ora - spiega Renato Schifani - l'amore per la verità mi costringe a rompere il silenzio». L' ex presidente del Senato ha letto l' intervista concessa da Giorgio Napolitano a Repubblica e quella ricostruzione lo lascia perplesso. Di più: «C'è una verità formale e una sostanziale. Napolitano privilegia le forme ma nei fatti fu lui a spingere l' Italia verso la guerra con la Libia».

 

Veramente, Napolitano dice che la responsabilità di quell' intervento è da attribuire al governo Berlusconi.

«Mi dispiace, ma le parole del Presidente emerito mi stanno strette».

 

Per Salvini dev'essere addirittura processato.

Napolitano Schifani Napolitano Schifani

«Lasci perdere Salvini. Piuttosto dobbiamo intenderci su quel che successe la sera del 17 marzo 2011».

 

Che cosa accadde?

«Eravamo all'Opera di Roma. Muti dirigeva il Nabucco. Alla fine del primo atto, il presidente della Repubblica ci chiese di trasferirci in un salottino riservato».

 

Chi c'era?

«Il capo dello Stato, il sottoscritto, il premier Silvio Berlusconi, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il consigliere Bruno Archi, Gianni Letta e Paolo Bonaiuti».

 

Dunque?

gheddafi napolitano gheddafi napolitano

«Archi ci mise in contatto con il ministro degli Esteri Franco Frattini che era a New York. E Frattini ci dipinse un quadro drammatico».

 

In sintesi?

«L'Onu aveva votato una risoluzione che istituiva la no fly zone sula Libia. Ma soprattutto Sarkozy ci aveva fatto sapere che l'indomani avrebbe annunciato al mondo l'intervento militare e l'invio dei Mirage su cielo di Tripoli».

 

I tempi erano contingentati?

«Il momento era assolutamente drammatico, forse il più drammatico della mia presidenza. Sarkozy ci poneva davanti a una sorta di fatto compiuto: intervenire con la coalizione, che comprendeva Londra e Washington, oppure rimanere ai margini. E ci dava un ultimatum, poche ore per decidere».

napolitano berlusconinapolitano berlusconi

 

Un contesto difficile?

«Una situazione complicata e fu in quel clima di ansia che Napolitano fece il passo decisivo».

 

Il presidente espresse la sua opinione?

«Napolitano disse testualmente: L'Italia non può rimanere fuori».

GHEDDAFI E NAPOLITANO GHEDDAFI E NAPOLITANO

 

Berlusconi?

«Soffriva, era visibilmente contrariato, stava quasi male. Si capiva benissimo che non condivideva per niente quella posizione».

 

Il profondo disagio del Cavaliere lo riconosce anche Napolitano.

«Sì, ma il presidente, che era anche il capo supremo delle Forze armate, con quell' intervento chiuse la discussione. Pollice verso, partita finita».

 

SARKOZY E MERKEL RIDONO DI BERLUSCONI SARKOZY E MERKEL RIDONO DI BERLUSCONI

Non ci fu un contraddittorio?

«Il contraddittorio era nei fatti. Berlusconi era in sofferenza, del resto lui aveva firmato nel 2008 il trattato di Bengasi che ci sarebbe costato 5 miliardi di dollari in vent' anni ma che garantiva numerosi vantaggi al nostro Paese: la partnership dell' Eni con i libici per l' estrazione del petrolio, il controllo delle coste, l' ingresso di imprese italiane sulla piazza di Tripoli. Ma poi era affranto sul piano personale: capiva che si andava incontro ad un disastro e poi lui aveva dato la sua parola a Gheddafi».

SARKOZY E BERLUSCONISARKOZY E BERLUSCONI

 

Napolitano sostiene che non c' erano alternative.

«Il presidente avrebbe potuto raccogliere quei dubbi, far proprie quelle domande, riflettere su quei diktat. Berlusconi intuiva che le scelte di quella notte, ammantate dal perbenismo della lotta al dittatore sanguinario, erano in realtà dettate dagli interessi economici dei vari Paesi. Per di più a danno dell' Italia. Invece la palla passò al Parlamento per i passi formali. Napolitano ha ragione sulla carta, ma in realtà fu lui a portarci in guerra. E il Cavaliere fu lasciato solo. Ma oggi possiamo dire che aveva ragione».

 

2 - PAOLO SCARONI «BERLUSCONI NON VOLEVA INTERVENIRE»

GHEDDAFI E NAPOLITANOGHEDDAFI E NAPOLITANO

Claudio Antonelli per “la Verità”

 

Il 19 marzo del 2011 Paolo Scaroni era amministratore delegato dell' Eni. In quella veste ha assistito da molto vicino all' avvio delle operazioni militari in Libia. Al formarsi della coalizione di nazioni occidentali che poi ha lasciato il passo alla bandiera Nato e alle conseguenti operazioni che dal cielo hanno contribuito alla fine di Muhammar Gheddafi. Nel maggio dello stesso anno, cinque mesi prima della morte del Colonnello, Scaroni si recò a Bengasi per i primi contatti con il comitato di transizione.

SCARONI BERLUSCONISCARONI BERLUSCONI

 

Le dichiarazioni dell' ex capo dello Stato stanno sollevando polemiche. Secondo Giorgio Napolitano l' adesione alla guerra in Libia non derivò infatti da sue pressioni nei confronti del governo e dunque a favore delle scelte di Nicolas Sarkozy, ma si trattò di una scelta di Silvio Berlusconi.

 

«Già da prima del 2011 il governo Berlusconi aveva un accordo con Gheddafi mirato a una regolamentazione dei flussi di immigrati economici provenienti dall' area sub sahariana. L' accordo funzionava. Quando la Francia decise di intervenire in Libia, il supporto immediato della Gran Bretagna ha contribuito a rendere l' operazione un dato di fatto. Berlusconi era titubante. Non era favorevole a un intervento contro Gheddafi per una serie di motivazioni.

Cadavere di Gheddafi  Cadavere di Gheddafi

 

Non solo economiche. Temeva gli effetti collaterali che il nostro Paese avrebbe dovuto subire: le successive ondate di sbarchi. Esattamente quanto accade oggi. Il fatto che 3.000 o 4.000 persone arrivino sulle nostre coste ogni giorno condiziona la nostra politica e condizionerà pesantemente la campagna elettorale».

 

CADAVERE DI GHEDDAFICADAVERE DI GHEDDAFI

Poi però concesse le basi e i velivoli e contribuì al crollo del Colonnello

«Quando anche le altre nazioni, come Norvegia, Canada e Stati Uniti, si allinearono a Parigi e Londra Berlusconi non ebbe alternative. Nessun governo avrebbe potuto opporsi alla Nato soprattutto per difendere un regime come quello di Gheddafi. L' ondata delle cosiddette primavere arabe e i fatti di Bengasi avevano inevitabilmente cambiato il quadro geopolitico. Non so se anche Giorgio Napolitano in quel momento si spese o meno per un intervento. Ma ai fini storici non è rilevante. Non c' erano alternative per l' Italia».

 

Però fu un errore?

«Fu un errore il dopo Gheddafi. A novembre del 2011 di fatto la coalizione occidentale si ritirò dal Paese e pensare che dopo 43 anni di regime potesse formarsi una democrazia fu una leggerezza. Chi era fuggito all' estero prima di Gheddafi è rientrato come straniero in patria, gli altri avevano conosciuto soltanto lui.

il corpo di gheddafi nell'ospedale di Sirte il corpo di gheddafi nell'ospedale di Sirte

 

Poi il quadro è andato complicandosi con la presenza del Qatar e il sostegno dell' Egitto nei confronti dei militari di Bengasi. Tant' è che la Libia si è immediatamente spaccata e ora - lo dico perché ho molti conoscenti libici - sono tanti coloro che rimpiangono il passato. Se non per altro, perché creava stabilità. A distanza di sei anni il caos continua».

 

Dunque la mossa di Emmanuel Macron è stata giusta?

gheddafi mortogheddafi morto

«Una premessa. L' Italia nel 1912 ha preso tre pezzi dell' Impero Ottomano e li ha conservati separati fino al 1934. Queste regioni sono state tenute insieme prima dall' occupazione inglese, poi da Gheddafi senza il quale le tendenze separatiste delle due regioni principali, Tripolitania e Cirenaica, sarebbero comunque esplose».

 

Quindi Parigi si sta muovendo con intelligenza?

GHEDDAFI MORTO GHEDDAFI MORTO

«Il presidente francese ha invitato allo stesso tavolo Fayez Al Sarraj, rappresentante del governo di Tripoli, e il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica. Macron ha capito che bisogna trattare con entrambi. Da troppo tempo l' Italia e le altre nazioni occidentali hanno scelto di avere come interlocutore solo Al Sarraj. Sarebbe invece il caso di rivedere la posizione perché quest' ultimo controlla la Tripolitania molto meno di quanto Haftar faccia con la Cirenaica. E questo per noi è fondamentale».

 

In che senso?

GHEDDAFI MORTO DA AL JAZEERAGHEDDAFI MORTO DA AL JAZEERA

«I flussi migratori passano dalla Tripolitania e lì serve un vero leader riconosciuto. Un politico in grado di gestire la capitale. Ma lo dico dall' esterno, perché bisogna essere consapevoli che queste decisioni sono estremamente complesse».

 

Sembra di capire che sarebbe favorevole a una spaccatura in due della Libia. Due nuovi Stati?

«Non è la soluzione che auspico. Ma se servisse per dare stabilità potrebbe essere presa in considerazione. In fondo nella realtà tribale Tripoli e Bengasi sono realtà a sé stanti».

Ultimi Dagoreport

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…

donald trump stretto di hormuz

DAGOREPORT – COME GODE XI JINPING! QUANDO TRUMP HA MINACCIATO DI RINVIARE IL SUO VIAGGIO IN CINA, LA RISPOSTA È STATA, PER USARE UN CINESISMO, UN SONORO “ESTICAZZI!” – IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO HA LA FACCIA COME IL CULO A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA NATO, LA STESSA CHE PER ANNI HA DEFINITO INUTILE, MINACCIANDO L’USCITA DEGLI USA: “VOI AVETE BISOGNO DELLA NATO, NOI NO” - ORA IL DEMENTE IN CHIEF FRIGNA PERCHÉ GLI STATI EUROPEI SI RIFIUTANO DI PARTECIPARE ALLA GUERRA IN IRAN – L’EFFETTO TRUMP SULLE ELEZIONI IN EUROPA (IN FRANCIA E SPAGNA, I PARTITI FILO-MAGA DELUDONO LE ASPETTATIVE) E IL PARADOSSO CHE OSSERVA IL “FINANCIAL TIMES”: “TEHERAN, DIMOSTRANDO AL MONDO CHE LA CHIUSURA DELLO STRETTO DI HORMUZ È UNA MINACCIA REALE E PRATICABILE, HA SCOPERTO UN POTENTE STRUMENTO DI DETERRENZA FUTURA. SE IL REGIME SOPRAVVIVERÀ A QUESTA GUERRA, POTREBBE PERSINO EMERGERE IN UNA POSIZIONE INTERNAZIONALE PIÙ FORTE” (BOMBA ATOMICA COMPRESA)

andrea orcel friedrich merz giorgia meloni

DAGOREPORT – IERI ANDREA ORCEL HA FATTO VENIRE UN COCCOLONE A PALAZZO CHIGI - MA COME, PROPRIO ORA CHE  GIORGIA MELONI HA PERSO TRUMP E S’È ATTACCATA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE TEDESCO MERZ, 'STO ORCEL CHE FA? L'UNICREDIT LANCIA L’OPS SUL 30% DI COMMERZBANK FACENDO INCAZZARE LA GERMANIA TUTTA!?! – IL MANAGER ROMANO HA CHIUSO LA "GUERRA" PRECISANDO CHE L'OPS NON IMPLICA LA GOVERNANCE DELLA SECONDA BANCA TEDESCA - IL PARADOSSO DELLA LEGA: IL PARTITO CHE SI È OPPOSTO A TUTTA GOLDEN POWER ALL’OPERAZIONE BANCO BPM, ORA DIFENDE UNICREDIT, PUR DI METTERLA IN QUEL POSTO ALLA DUCETTA…

alessandro giuli pietrangelo buttafuoco giorgia meloni

FLASH! – BUTTAFUOCO E FIAMME! PALAZZO CHIGI VOLEVA "SOPIRE, TRONCARE" LA FAIDA SULLA BIENNALE MA IL CORO DELLE PENNE DI SINISTRA IN DIFESA DI "JAFAR AL SIQILLI" ORA COSTRINGE GIORGIA MELONI A PRENDERE POSIZIONE SULLA DECISIONE DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO DEL SUO AMICO PIETRANGELO. E, IN MEZZO A 'STA CACIARA, TOVARISH SALVINI GODE – QUALCUNO RICORDI AI VARI MATTIA FELTRI E FILIPPO CECCARELLI, CHE CELEBRANO IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE COME UN GRANDE LIBERALE, CHE BUTTAFUOCO PUBBLICO' NEL 2003 UN LIBRO, "FOGLI CONSANGUINEI", EDITO DA "ARISTOCRAZIA ARIANA" DI FRANCO FREDA, CAMERATA DI "ORDINE NUOVO"…

peter thiel anticristo

DAGOREPORT - ARRIVA A ROMA IL MARZIANO PETER THIEL, CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA? ESTICAZZI! - NELLA CITTA' DEI PAPI, DI GIULIO CESARE E DI NERONE, LA STORIA SE NE FOTTE DELLA CRONACA DEI THIEL E DEI MUSK - IN GIRO PER IL MONDO, IL GURU DI "PALANTIR" È STATO ACCOLTO DA PREMIER, MINISTRI, ALTI FUNZIONARI. SBARCA A ROMA E SI RITROVA QUATTRO SCAPPATI DI CASA - AL SECONDO GIORNO DI CONFERENZE, LA PLATEA S'È SVUOTATA IN PESO E QUANTITÀ: I POCHI "PINGUINI" ROMANI SUPERSTITI SONO USCITI FRASTRONATI DALLA NOIA – CERTO, TANTA SORPRESA...SORPRENDE: BASTAVA LEGGERE UN QUALUNQUE INTERVENTO DI THIEL PER CAPIRE CHE IL PIPPONE SULL’ANTICRISTO NON E' LETTERALE, DUNQUE RELIGIOSA O BIBLICA, MA E' UNO STRUMENTO DI MARKETING, UNA PARACULATA PER DARE DIGNITÀ FILOSOFICA ALLA SFIDA USA VS CINA E ALLA SOPRAVVIVENZA DELL'OCCIDENTE (E DEI SUOI BUSINESS) – SE IL MARZIANO DI FLAIANO VIENE SFANCULATO DAI ROMANI DOPO UNA SETTIMANA, PER L’ALGIDO E ARROGANTE TECH-PARAGURU DEL MONDO MAGA DI JD VANCE IL "VAFFANCULO" E' ARRIVATO DOPO 24 ORE....

giorgia meloni peter thiel

FLASH – COME MAI FRATELLI D’ITALIA, DI FRONTE ALLA CALATA DI PETER THIEL SU ROMA, HA SCELTO IL SILENZIO ASSOLUTO? NESSUN ESPONENTE DI PESO DEL PARTITO È ANDATO A PALAZZO TAVERNA A VIOLENTARE LE SUE ORECCHIE CON GLI SPROLOQUI SULL’ANTICRISTO DEL FONDATORE DI PALANTIR: C’ENTRA IL VATICANO, CERTO, MA ANCHE IL REFERENDUM. A CINQUE GIORNI DAL VOTO, MEGLIO EVITARE UN NUOVO ELEMENTO DI POLEMICA ESOGENA. E POI C’È LA QUESTIONE LEGA, LA VERA OSSESSIONE DELLA MELONI: NON ESSENDO PRESENTE NESSUNO DEL CARROCCIO ALLE CONFERENZE DI THIEL, LA SORA GIORGIA ERA TRANQUILLA (LA MELONI NON VUOLE  SCOPRIRSI A DESTRA, LASCIANDO IL MONDO ULTRA-CATTOLICO A SALVINI)