1. SOGNO O SON-DAGGIO? IL PD CALA, BERSANI CROLLA E RENZI CONTINUA A SBANCARE! 2. IL SINDACO DI FIRENZE PIACE A TUTTI: IL 66% LO VUOLE LEADER DEL CENTROSINISTRA (SOLO IL 10% PERDE LA TESTA PER CULATELLO), GRADIMENTO AL 55% (+6 IN UNA SETTIMANA) 3. IL PDL SALE DI DUE PUNTI IN UNA SETTIMANA E DIVENTA PRIMO PARTITO CON IL 26,2%. SCENDE DI QUASI MEZZO PUNTO (-0,4%) INVECE IL PD, AL SECONDO POSTO CON IL 26%. IN FORTE CALO IL MOVIMENTO DI GRILLO (-2,1%), CHE PERDE IL SUO PRIMATO E SCIVOLA IN TERZA POSIZIONE CON IL 24,8%, PER LA PRIMA VOLTA SOTTO LA SOGLIA RAGGIUNTA ALLE ELEZIONI DI FEBBRAIO 4. DA ORFINI ALLA SERRACCHIANI, CORSA AL RIPOSIZIONAMENTO PRO-ROTTAMATORE NEL PD

1 - GOVERNO/ SWG: 66% VUOLE RENZI LEADER CENTROSINISTRA, 10% BERSANI
(TMNews) - In caso di nuove elezioni, il 66% degli italiani vorrebbe Matteo Renzi leader della coalizione di centrosinistra, mentre soltanto il 10% confermerebbe nel ruolo Pier Luigi Bersani. E` quanto emerge da un sondaggio realizzato dall`Istituto Swg in esclusiva per Agorà, su Rai Tre. Nel dettaglio, tra gli elettori del Pd, Renzi piace al 61%. Il sindaco di Firenze, inoltre, piace moltissimo agli elettori di centrodestra (71%) e anche del Movimento 5 Stelle (68%), confermando la capacità - che molti gli riconoscono - di attrarre voti oltre il recinto del centrosinistra (che lo vuole leader della coalizione al 56 per cento).

2 - GOVERNO/ SWG: PDL PRIMO PARTITO, POI PD, M5S SCENDE A TERZO POSTO
(TMNews) - Il Pdl sale di due punti in una settimana e diventa primo partito nelle intenzioni di voto con il 26,2 percento di consensi. Scende di quasi mezzo punto (-0,4%) invece il Pd, al secondo posto con il 26 per cento. In forte calo il Movimento 5 Stelle (-2,1%), che perde il suo primato e scivola in terza posizione con il 24,8 per cento, per la prima volta sotto la soglia raggiunta alle elezioni di febbraio.

E` quanto emerge da un sondaggio realizzato dall`Istituto Swg in esclusiva per 'Agorà', su Rai Tre. Rispetto a sette giorni fa perde consensi anche Scelta Civica (-1-1%), che scende al 6,8 percento, mentre guadagna più di mezzo punto la Lega Nord. In salita anche Sel e Udc, in lieve calo invece Rivoluzione civile (-0,2%).

Resta pressoché stabile, infine, Fratelli d`Italia-centrodestra nazionale. Secondo più della metà degli italiani (60%) rifiutare ogni ipotesi di governo fa perdere voti al Movimento 5 Stelle, ma esattamente la stessa percentuale degli elettori grillini è convinta che il no fa invece guadagnare consensi. "C`è un po` di disorientamento nell`elettorato del Movimento 5 Stelle - spiega Roberto Weber, presidente di Swg - Non c`è compattezza".

3 - GOVERNO/ SWG: SALE FIDUCIA IN RENZI, IN CALO PER BERSANI E GRILLO
(TMNews) - Matteo Renzi si conferma il leader politico più apprezzato dagli italiani: la fiducia nel sindaco di Firenze sale di 6 punti nell`ultima settimana e si attesta al 55 per cento. Diminuiscono invece i consensi (-2%) per Pier Luigi Bersani, al secondo posto con il 30 per cento, ma ancora più significativo è il calo di Beppe Grillo, che perde 7 punti e scivola al 29 per cento. E` quanto emerge da un sondaggio realizzato dall`Istituto Swg in esclusiva per 'Agorà', su Rai Tre. Sale poi di 2 punti la fiducia nel leader del Pdl Silvio Berlusconi, al 26 per cento, mentre diminuisce di un punto quella in Mario Monti, che si attesta al 19 per cento.

4 - PD: ORFINI, RENZI IN CAMPO ORA? FOLLIA;GIUSTO SIA AD 'AMICI'
(ANSA) - ''Penso sia un'idea folle. Non è nell'agenda dell'oggi''. Cosi' Matteo Orfini, 'bersaniano' del Pd, ai microfoni di Radio24 critica l'ipotesi di una immediata candidatura di Matteo Renzi. Circa le polemiche per la partecipazione del sindaco di Firenze ad 'Amici', si legge in un comunicato dell'emittente radiofonica, Orfini afferma: ''Se un dirigente del Pd ha l'occasione di andare ad una trasmissione come questa e rivolgersi a un pubblico diverso dai talk show politici, fa bene ad andarci. Poi spero che dica cose di buon senso. Io la prima edizione di 'Amici' l'ho anche vista tutta''.

5 - GOVERNO/ SERRACCHIANI: PIANO 'B' PER PD È RENZI, ANCHE DA STASERA
(TMNews) - "Il Piano B nel Partito Democratico c'è già ed ha un nome: Matteo Renzi, anche da subito, anche da stasera. Il tema vero è se lui accetterebbe in questo momento, ma il Pd deve spendere il suo nome". Così Debora Serracchiani, eurodeputata del Pd e candidata alla presidenza del Friuli Venezia Giulia, oggi al programma di Radio2 'Un Giorno da Pecora'.

6 - GOVERNO. BONAFE': RENZI POTREBBE ALLARGARE CONSENSO
(DIRE) -"Io mi attengo ai fatti, Bersani aveva un mandato pieno della direzione del partito per trovare un'alleanza in Parlamento anche con Grillo. Io ho sempre sostenuto che questo fosse difficile, ma era un tentativo legittimo". Cosi' Simona Bonafe' (Pd) a Tgcom24. "Dopodiche'- continua Bonafe'- e' arrivato il mandato del presidente della Repubblica e oggi ci sono nuove consultazioni: io attendo la decisione di Napolitano, c'e' da capire se il capo dello Stato proseguira' con Bersani, proporra' un governo del presidente o si tornera' alle urne".

Sull'ipotesi Renzi ha aggiunto: "Che Renzi sia una risorsa non solo per il Pd e non c'e' dubbio che e' un politico che sa parlare al suo elettorale e che potrebbe allargare il consenso. Purtroppo le primarie hanno dato un risultato chiaro". Infine un commento all'altra ipotesi, quella di un governo del Presidente: "Nel caso in cui Napolitano dovesse indicare un governo del presidente allora se ne parlera' in direzione e si decidera' come procedere".

SULLA CRESTA DELLA (FR)ONDA: RENZI PREPARA IL NUOVO PD
Nino Bertoloni Meli per "Il Messaggero"

E Matteo Renzi torna prepotentemente sulla scena. Non che l'avesse abbandonata, si era solo un po' defilato, aveva giurato (e continua a giurare) lealtà a Pierluigi Bersani, non verrà dal sindaco la pugnalata di Bruto. E' la situazione creatasi nel Pd del dopo elezioni e del quasi dopo incarico al segretario, a spingere di nuovo Matteo il giovane sulla cresta dell'onda.

Al punto che, come lo stesso Renzi ha confidato a più d'uno, sarebbe ormai lì lì pronto a rompere gli indugi e ad accettare di diventare anche leader del partito, una volta vinte ovviamente le primarie. Sì, perché al Nazareno sono di fatto pre-avviate le procedure del congresso prossimo venturo, che a norma di statuto coincide con le primarie, anzi si può dire che le assise del Pd sono le primarie. Ad aprile, una volta conclusa in un modo o nell'altro la vicenda Bersani, verrà riunita la direzione del partito, che avrà all'ordine del giorno la convocazione del congresso che si deve svolgere entro sei mesi, quindi proprio con le primarie in autunno come sogna e vuole Renzi.

Ma mentre fino all'altro giorno il sindaco mostrava di disdegnare un interessamento alla leadership del Pd, «a me interessa solo candidarmi a guidare il Paese, non sono tagliato a svolgere il mestiere di segretario», argomenti che rimandavano anche a una idiosincrasia renziana a vedersi cooptato alla guida del Pd da quegli stessi che vorrebbe cambiare se non più rottamare, da qualche tempo però avrebbe cambiato opinione. E non è solo né principalmente un problema di statuto.

Il fatto è che Renzi ha cominciato a sentire nel partito che pure è il suo, argomenti rischiosi se non pericolosi del tipo «facciamo un partito socialdemocratico contrapposto a un nuovo partito democratico», dove la prima ipotesi sarebbe la continuità dei Ds o del ridotto appenninico più Cgil-coop, e l'altra una sorta di "grande Margherita" magari in simbiosi con il raggruppamento montiano.

Renzi non accarezza, se mai l'avesse fatto, questa idea, non vuole procedere su ipotesi scissionistiche, anche perché i suoi consensi sono molto forti proprio nelle regioni rosse, e comunque un partito che si divide proprio quando lui ne conquista la leadership non sarebbe poi un buon viatico per arrivare a palazzo Chigi. Sarà un Renzi partitista democrat, dunque, quello che si manifesterà di qui in poi, ovviamente alla sua maniera, stando attento a dissipare ogni sospetto secessionista.

Nel frattempo, il sindaco tesse la sua tela. Nella sua "due giorni" romana, oltre a incontri con top manager più che altro legati alla sua attività di sindaco, Renzi ha visto o ha parlato con Vasco Errani, braccio destro di Bersani, con Enrico Letta e con Dario Franceschini, capendo subito, specialmente dalle parole di Errani, che Bersani ha di fatto incrociato le lame con Napolitano.


E le altre componenti del Pd? Al momento il braccio di ferro è destinato ad aprirsi sul sì o meno al "governo del presidente" che Napolitano intende promuovere una volta archiviato il tentativo bersaniano. Per quell'ipotesi sono da tempo schierati, oltre ai renziani, i veltroniani, i dalemiani, gli ex popolari, con interessamento crescente da parte dei franceschiniani. Non ci stanno i giovani turchi, fieramente attestati su «o Bersani o elezioni». Ma le cose in politica cambiano, specie in riferimento alla guida del partito.

«Un Renzi con spruzzate di laburismo potremmo pure prenderlo in considerazione», ha teorizzato Matteo Orfini che fra i turchi non svolge il ruolo del pasdaran e fa del ricambio generazionale il punto di affinità con il sindaco. Già favorevoli a un Renzi leader sono anche i veltroniani (nonostante il capostipite Veltroni alle primarie sia stato anti-renziano). «Ci vorrebbe un Lingotto più Renzi», la tesi di Andrea Martella, il veltroniano più in ascesa.

 

 

 

 

MATTEO RENZI VOTA ALLE PRIMARIE MATTEO RENZI FA LO STARTER ALLA FIRENZE MARATHONPIERLUIGI BERSANI MATTEO RENZIPIERLUIGI BERSANI E VASCO ERRANI VASCO ERRANIBERSANI LETTA DALEMA FRANCESCHINI Giorgio Napolitano con la bandiera italiana

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