matteo renzi luigi di maio

SONDAGGI! (PER CHI ANCORA CI CREDE) - CRESCE IL M5S, CALA IL PD: SE SI VOTASSE OGGI, TRA GRILLO E RENZI CI SAREBBERO SOLO DUE PUNTI - BALLOTTAGGI: AL SECONDO TURNO IL PD PERDEREBBE CONTRO I GRILLINI, VINCEREBBE CONTRO IL CENTRODESTRA UNITO - LEADER: DI MAIO AL SECONDO POSTO DOPO RENZI, SALVINI CALA, MELONI CRESCE

Nando Pagnoncelli per www.corriere.it

 

È tempo di bilanci di fine anno e questa settimana analizziamo l’andamento dell’opinione pubblica nel corso dei mesi riguardo alla politica, ai leader e al governo.

 

DI MAIO RENZI GRILLO SALVINI DI MAIO RENZI GRILLO SALVINI

Iniziamo dai giudizi sull’esecutivo, che presentano alti e bassi. Terminata la luna di miele nell’autunno del 2014, il governo aveva fatto registrare un netto calo di popolarità anche a seguito della delusione per la inaspettata chiusura d’anno in perdurante recessione. Tra gennaio e febbraio il gradimento dell’operato del governo si è attestato al 43%-44% ma dal mese di marzo si è registrata una contrazione fino al mese di luglio (34%) a seguito soprattutto dell’adozione di alcuni provvedimenti che hanno diviso le opinioni degli italiani, dalla riforma della scuola al Jobs act, all’Italicum.

 

renzi e beppe grillo con il gelatorenzi e beppe grillo con il gelato

Dal mese di settembre in poi si è verificata un’inversione di tendenza grazie al migliorato clima di fiducia rispetto alla crescita economica e alla possibile uscita dalla crisi, all’approvazione delle modifiche costituzionali nonché ad alcune misure previste dalla legge di Stabilità, in particolare l’abolizione della tassa sulla prima casa.

 

A dicembre il consenso per il governo si attesta al 39% dopo aver toccato il 40% nel mese di novembre. È presto per dire se la vicenda del decreto salva Banche di questi giorni avrà un impatto sulla fiducia nell’esecutivo. Rispetto ai primi sei mesi di attività il governo Renzi risulta molto meno trasversale, deve cioè fare i conti con uno scenario tripolare e, quindi, con la presenza di due opposizioni (Movimento 5 Stelle e centrodestra) a cui si aggiunge il partito degli astensionisti che, deluso da tutti, appare poco benevolo nei confronti del governo. Ne consegue che, al di là del merito dei singoli provvedimenti adottati, le opinioni tendono a essere maggiormente influenzate dall’appartenenza politica e i sostenitori del governo oggi rappresentano una minoranza degli elettori.

DI BATTISTA DI MAIODI BATTISTA DI MAIO

 

Anche la fiducia nei leader politici ha presentato diverse oscillazioni nel corso dell’anno. La fiducia in Renzi nel mese di dicembre si attesta al 38% e dal gennaio in poi fa registrare un andamento analogo a quello del governo. Il premier si mantiene al primo posto per tutto l’anno ma nel mese di maggio viene raggiunto da Matteo Salvini, all’apice del suo consenso (37%), e a fine anno è incalzato da Luigi Di Maio (36%).

 

Il segretario della Lega Nord ha perso 5 punti di fiducia nel secondo semestre (32% in dicembre), confermando la difficoltà a espandere il proprio consenso presso l’elettorato moderato di centrodestra e nelle regioni meridionali, nonostante la svolta «nazionale» del suo partito. Di Maio rappresenta, insieme ad altri, la nuova dirigenza dei 5 Stelle e sta contribuendo a un rinnovamento dell’immagine del Movimento, grazie anche alla scelta di essere presenti in televisione che, lo ricordiamo, rappresenta il mezzo di informazione di gran lunga più utilizzato dagli italiani.

SALVINI MELONI BERLUSCONISALVINI MELONI BERLUSCONI

 

Al quarto posto si colloca Giorgia Meloni (31%), in crescita di 3 punti rispetto a gennaio, seguita da Beppe Grillo (28%), in aumento di 6 punti da inizio anno, ed Enrico Zanetti (25%), in crescita di notorietà.

 

La fiducia in Berlusconi non ha presentato oscillazioni significative nel corso del 2015 e si mantiene tra il 23% e il 21%, mentre Vendola fa segnare una flessione, dal 20% di gennaio al 14% di novembre con una lieve ripresa a dicembre (16%).

matteo salvini giorgia meloni matteo salvini giorgia meloni

Chiude la graduatoria il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che subisce le conseguenze del calo di popolarità del governo e delle dure polemiche sul tema dell’immigrazione, passando dal 21% di gennaio al 13% di novembre, per poi riprendere a dicembre (16%) a seguito delle preoccupazioni sul fronte della sicurezza dopo gli attentati di Parigi.

 

I dati di voto indicano un progressivo restringersi della forbice tra Pd e Movimento 5 Stelle. Il Pd oggi si colloca al 31,2%, in calo di 3 punti dall’inizio dell’anno. Al contrario, il Movimento 5 Stelle sale impetuosamente sino a collocarsi attualmente a poco più del 29%, oltre 8 punti in più rispetto a gennaio. Il risultato del Pd è naturalmente influenzato dai problemi e dalle difficoltà che abbiamo evidenziato per governo e presidente del Consiglio.

 

Enrico Zanetti sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle FinanzeEnrico Zanetti sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze

Ma, a differenza di questi, non si registrano i segnali di ripresa che invece si avvertono per le due istituzioni. Il Pd, spesso diviso al suo interno e in qualche caso anche platealmente, in difficoltà nei territori e nella relazione con gli elettori, non riesce a beneficiare del miglioramento del clima del Paese e della forte crescita della fiducia dei consumatori registrata dall’Istat.

 

Il Movimento 5 Stelle invece ottiene risultati importanti sia perché gode delle divisioni del fronte del centrodestra e delle sue difficoltà a individuare una leadership, sia perché, come abbiamo detto in altre occasioni, viene percepito sempre di più come un partito «istituzionale» che può accollarsi responsabilità di governo.

 

Il centrodestra conferma le difficoltà di Forza Italia, sempre meno capace di presentarsi con una linea e una leadership unitaria e in qualche caso con posizioni altalenanti, mentre la Lega, dalla primavera stabilmente prima forza della coalizione, ha fermato la propria ascesa. Stabile invece il terzo partito della coalizione, Fratelli d’Italia, intorno al 4%. Stabile anche Area popolare, anch’essa intorno al 4% dei consensi.

VENDOLA TSIPRASVENDOLA TSIPRAS

 

Ma il tema vero, con l’attuale legge elettorale, è quello dei ballottaggi. Nel panorama attuale, con il centrodestra diviso, l’unico ballottaggio prevedibile è quello Pd/Movimento 5 Stelle. Ma le cose cambierebbero se il centrodestra unisse le proprie forze. A differenza di quanto normalmente succede, in questo caso l’unità rappresenterebbe un punto di forza. Oggi le tre liste divise ottengono infatti il 29,4% (testa a testa con il M5S), ma la lista unita prenderebbe circa due punti in più, collocandosi al 31,3%. Otterrebbe infatti almeno due risultati: raccogliere voti dai pentastellati (che oggi sono favoriti da un centrodestra diviso) e recuperare elettori centristi.

 

matteo salvini fa il re magio nel presepe vivente  2matteo salvini fa il re magio nel presepe vivente 2

Tuttavia, nonostante questa buona performance (al primo turno, in base alla fotografia odierna, si determinerebbe un testa a testa con il Pd) i risultati dei ballottaggi non premiano il centrodestra. Se il Pd andasse al ballottaggio con il Movimento 5 Stelle infatti, perderebbe in maniera evidente, di circa 5 punti, mentre a metà novembre il distacco era di meno di due punti. Questo perché gli elettori di sinistra e centristi sono un po’ meno convinti rispetto a un mese fa nello scegliere il Pd al ballottaggio, mentre si rafforza l’orientamento verso i 5 Stelle degli elettori di Forza Italia.

 

Se invece i protagonisti del ballottaggio fossero centrodestra e Pd, quest’ultimo vincerebbe nettamente, di quasi dieci punti. In questo caso l’elettorato di sinistra si muoverebbe compatto a favore del Pd, per il quale si esprimerebbe anche la maggioranza relativa dei pentastellati, mentre i centristi tenderebbero a dividersi con una lieve preminenza del centrodestra.

SALVINI DAVANTI ALLA SEDE DI BANCA ETRURIA SALVINI DAVANTI ALLA SEDE DI BANCA ETRURIA

 

È uno scenario interessante: a Renzi converrebbe un centrodestra unito in un’unica lista. E chissà che il duro scontro alla Camera con Brunetta non nascondesse qualcosa di più .

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO