SORPRESA! RIGOR MONTIS SI “DISTRAE” DAL RIGORE E IN PIENA FEBBRE DA EUROPEO FA UN “REGALONE” AI GIORNALI CHE VENDONO POCO E INCASSANO MOLTO (DALLO STATO) - CALA LA QUOTA DI COPIE VENDUTE PER ACCEDERE AI FINANZIAMENTI (DAL 30 AL 25%) - BASTERA’ UNA DISTRIBUZIONE IN 3 REGIONI (NON PIU’ 5) - SCAPPATOIA PER LE COOPERATIVE: ORA PER ACCEDERE AL FINANZIAMENTO NON SI DEVE PIU’ ESSERE PROPRIETARI DELLA TESTATA…

DAGOREPORT

La felicità non costa niente. Basta un bel decretone estivo, qualche modifica sotto banco, il trucco di un burocrate et voilà, visto, si stampi. Nel Paese in cui è impossibile separare la bava dalle notizie, ma si può ricamare per mesi sulla pubblicità dell'Eni ottenuta da Dagospia frugando nella spazzatura alzando il ditino, nel Paese in cui è semplice far finta di non vedere lo spaventoso conflitto di interessi in cui giacciono i principali quotidiani italiani, ma se sei eretico paghi in prima persona, solo chi si muove in silenzio è certo di ottenere qualcosa.

Così in piena sbornia da Europeo ucraino-polacco, mentre 50 milioni di italiani travestiti da tecnici discutevano del dualismo tra Balotelli e Di Natale, altri tecnici hanno confezionato il dono. Un "pacco" per i contribuenti, un Putsch stagionale (non cercarono sempre in Estate di far passare il famigerato decreto Biondi nel '94?), una volontaria "distrazione" del sistema, per aiutare con l'assistenzialismo tipico di certi esecutivi democristiani della Prima Repubblica chi con il mercato faticherebbe a sostenersi.

Lo scandalo pomposamente intitolato «modificazioni apportate in sede di conversione al decreto legge 18 maggio 2012, n. 63» è una truffa editoriale legalizzata con un solo mandante e molti beneficiari. Le «disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonché di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicità istituzionale» venne convertito in Legge non prima di aver alterato nel silenzio assoluto dei Media coinvolti e di tutti gli altri mezzi di informazione, i cardini della legge stessa.

Non stiamo forse parlando di una grande famiglia corporativa? Elementare, anzi alimentare, Watson. Così i sostenitori, in primis Mario Monti, delle solite liberalizzazioni all'italiana, si sono riscoperti statalisti dalla tasche larghe e alcuni giornali, salvi in extremis. Passiamo a leggere. E ad ammirare le «modifiche all'articolo 1». Il passaggio «Che la testata edita sia venduta, per le testate nazionali, nella misura di almeno il 30 per cento delle copie distribuite» trasforma magicamente le sue percentuali. Dal 30 al 25. Meno si vende, più si guadagna e altrettanto si incassa in contributi pubblici.

Al comma 2, le parole «cinque regioni», minimo garantito distributivo per accedere ai finanziamenti, cambia in «tre regioni». Al comma sette, poi, il capolavoro. L'aggiunta del sette bis. Una scappatoia per chi compra vecchie testate un tempo gloriose e ormai defunte e con il sistema della "cooperativa" può accedere ai denari statali. Si legge infatti tra le modifiche che «non è richiesto alle cooperative di giornalisti che si costituiscono (...) qualora dette cooperative subentrino al contratto di cessione in uso, ovvero acquistino la testata che ha avuto accesso entro il 31 dicembre 2011 ai contributi previsti dall'articolo tre (...)".

Un mare di denaro nelle casse di chi ormai non regge più il passo con l'edicola o, in caso di web, deve assumere senza che l'impresa ne abbia facoltà monetaria o imprenditoriale. Le cooperative: «sono esentate dalla condizione prevista dall'articolo uno, comma 460, lettera a, della legge 23 dicembre 2005, nel caso di subentro al contratto di cessione in uso della testata". Per tradurlo in italiano, prima della «modifica», per accedere ai generosi forzieri repubblicani l'impresa editrice doveva essere «proprietaria della testata per la quale richiede i contributi».

Oggi non più. Giochi d'azzardo. Respiro di sollievo per chi in questi anni ha temuto improvvise chiusure (Il Manifesto e non solo), brindisi per chi in vista delle elezioni (come già avvenne nel calcio con gli scheletri di Fiorentina e Napoli acquistate dai Della Valle e da De Laurentiis) sale su un carro funebre, toglie la corona mortuaria e riparte con il motore modificato, come se nulla fosse. Rivoluzione editoriale. Rivoluzione trasversale. La città di Roma è tappezzate da manifesti in cui in vista del 10 ottobre, Francesco Storace annuncia al mondo che presto sarà alla guida, da direttore, sul web, dell'un tempo celebre Giornale d'Italia.

Chi conosce Epurator lo racconta felice. Sollevato dall'angustia dei conti in rosso. Come il Totti di un'epoca lontana. Lo volevano purgare tutti, li avrebbe purgati ancora lui, grazie al compiacente avallo di un decretino silenzioso e semiclandestino, in piena sbornia pallonara. Visto, si stampi. In rete o in edicola. Senza rischi. Con il culo al riparo. E con le tasche piene.

 

MONTI MARIO MONTI A NEW YORK ONU jpeggiornaligiornaliFRANCESCO STORACE

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