enrico letta

IL SOTTI-LETTA, UNO CHE HA FATTO POLITICA SBAGLIANDO TUTTO - IL RITRATTO DI ENRICO LETTA BY PIROSO: "E’ FINITO PER ESSERE SOLO IL “LETTA MINORE”, PER DISTINGUERLO DALLO ZIO GIANNI. E' STATA UNA PRESENZA IMPALPABILE" - DIVENUTO PREMIER, PER EVITARE POTENZIALI CONFLITTI D’INTERESSE, POLVERIZZÒ DA UN GIORNO ALL’ALTRO 'VEDRÒ', IL SUO THINK TANK (CHE L'AVEVA AIUTATO NELLA SCALATA) E DEL SUO ATTO D’IMPERIO NON AVVISÒ ALCUNO (MOTIVO PER CUI MOLTI DEI SUOI EX AMICI DIVENNERO RENZIANI, CONTRIBUENDO ALLA SUA CADUTA) - HA SPALANCATO LE PORTE DEL PD A SCHLEIN MODIFICANDO LO STATUTO E POI HA SPIANATO LA VIA DI PALAZZO CHIGI ALLA MELONI RIFIUTANDO L'ALLEANZA CON IL M5S...

Antonello Piroso per “La Verità” - Estratti

 

Cognome e nome: Letta Enrico. Premier per 10 mesi nel 2013, sostituito da Matteo Renzi che lo aveva appena rassicurato in tv: «Enrico, stai sereno».

 

enrico letta

«È diventato un tormentone nazionale, a me fa sorridere», confiderà il 3 maggio 2015 alla sempre puntuale Barbara Romano, oggi al Tg2, all’epoca a Libero (aggiungendo una macumba: «Vedremo nei prossimi anni a cosa porterà il solitario approccio leaderistico di Renzi», tiè).

 

Segretario del Pd per due anni, dal 2021 al 2023, giusto il tempo di consegnare Palazzo Chigi a Giorgia Meloni. L’abatino Letta. Che da milanista su X ha bastonato Alessandro Bastoni dopo la sua «scemeggiata», la simulazione che ha portato all’espulsione dello juventino Pierre Kalulu. «Non va convocato in Nazionale» ha maramaldeggiato nel giorno di San Valentino. 2013. Da premier visita l’Irlanda.

 

Al quotidiano Irish Times concede una chicca: «Che cosa si pensa di me nelle cancellerie europee? Che ho un paio di balls of steel», alla lettera: palle d’acciaio. Non l’avesse mai detto (come poi sosterrà)! Fu immantinente azzannato da Renato Brunetta, capogruppo Pdl alla Camera, «Gli operai dell’Ilva gliele fonderebbero volentieri», e da Beppe Grillo, «Letta ballista d’acciaio».

 

enrico letta libro

Letta reagì su Twitter: «Ma Grillo non hai altro da fare? Segnalo che tutto lo steelgate è nato per traduzione idiomatica fatta dal giornalista». Traduco idiomaticamente a mia volta: la frase usata da Letta sarebbe stata «ritengono io abbia tirato fuori gli attributi», ma si sa come vanno le cose con le iene dattilografe, tanto più se straniere. Non smentì invece Libero, cui regalò parole di apprezzamento per Silvio Berlusconi: «È uno sborone».

 

Per la Treccani - che richiama la voce «Parole oscene» di Fabio Rossi nell’Enciclopedia dell’italiano, 2011 - il vocabolo «rimanda alla masturbazione, usato per stigmatizzare metaforicamente persone e comportamenti legati all’inettitudine e alla vanagloria», e vabbé. «Sotti-letta». «Lettino».

 

L’eterno revenant, il «redivivo» della poesia di Charles Baudelaire. Il politico che avrebbe voluto «essere come Dylan Dog: intelligente e molto corteggiato dalle donne». Anche se a Chi di Alfonso Signorini alla vigilia delle politiche 2022 confesserà di aver coltivato due sogni: «Diventare un grande giocatore di basket negli Usa, mentre alla fine ho giocato solo a Pisa (sua città natale, ndr), e viaggiare per il mondo lavorando come fotografo del National Geographic». «Letta il Minore». «Letta il Giovane».

 

MATTEO RENZI, EUGENIO GIANI, PAOLO GENTILONI, ENRICO LETTA - INTRONIZZAZIONE DI PAPA LEONE XIV - FOTO LAPRESSE

Per distinguerlo dallo zio, Gianni Letta, simbolo di quell’educato, equilibrato, civile - nonché spietato, alla bisogna - gattopardismo in salsa romana, per cui «tutto deve cambiare perché nulla cambi davvero», dal momento che «tra destra e sinistra alla fine vince sempre il centro (tavola)» (copyright by Dagospia). Come lo Zio, anche il Nipote si è sempre saputo muovere con passo felpato, attraversando indenne i tanti scandali e scandaletti che hanno investito la politica in generale, e il centrosinistra in particolare, senza mai essere «avvisato», indagato o accusato di alcunché. Anzi.

 

Come divenne premier, perché non si inzigasse su potenziali conflitti d’interesse, polverizzò da un giorno all’altro VeDrò, il suo think tank che si dava appuntamento una volta l’anno per tre giorni in Trentino. Il fatto è che del suo atto d’imperio Letta non avvisò alcuno: andò al microfono, intonò il de profundis, e tanti saluti a chi aveva già messo in piedi la nuova edizione, sempre con tanto entusiasmo e sempre con mezzi risicati (lo so per conoscenza diretta, visto che a VeDrò ho potuto ricordare l’assassinio del commissario Luigi Calabresi, il calvario giudiziario di Enzo Tortora, gli omicidi di Walter Tobagi e dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, e posso garantirlo senza tema di essere smentito: non si nuotava certo nell’oro).

luigi gubitosi paola severino enrico letta gaetano quagliarello valentina meliciani

 

Troncare. Sopire. Per risultare una presenza in fondo impalpabile. Il che gli ha consentito un cursus honorum impressionante. Consigliere comunale Dc a Pisa nel 1990, a 24 anni (meglio di Pierfurby Casini, consigliere Dc a Bologna nel 1980, a 25 anni: la Dc è morta, ma alcuni Dc hanno saputo sopravvivere benissimo). «Nel 1991, a 25 anni, mi sono ritrovato presidente dei giovani popolari d’Europa». E chi a quell’età non si è «ritrovato» ai vertici di un movimento internazionale? (e sarà anche per questa improvvisa investitura che i suoi detrattori hanno fatto circolare un presunto giudizio di Andreatta: «Enrico è un animale a sangue freddo», una rasoiata, ma vai a sapere: magari era un elogio della sua imperturbabilità).

 

Nel 1997 vice - assieme a Dario Franceschini - di Franco Marini, segretario del Ppi, il Partito popolare. Dal 1998 al 20021 ministro nei due governi consecutivi di Massimo D’Alema e poi nel secondo esecutivo Amato. Quindi nel 2001 deputato (lo sarà fino al 2015, e poi di nuovo dal 2021 al 2024). In corsa per le prime primarie del Pd, vinte il 14 ottobre 2007 da Walter Veltroni con il 75% dei voti, «i concorrenti raccattarono le briciole: Rosy Bindi il 14%, Letta il 10%, altri due lo zero e qualcosa» (Giampaolo Pansa, Tipi sinistri, Rizzoli, 2012).

 

ENRICO LETTA

Con il Pd, in verità, l’amore non è mai sbocciato. L’avvento di Renzi al governo, infatti, è stato avallato dalla direzione del Pd che il 14 febbraio 2014 votò la proposta sul «cambio di passo» con un voto bulgaro: 136 sì, 16 no, 2 astenuti (e la benedizione non dichiarata del capo dello Stato Giorgio Napolitano: lo scatto in cui, al passaggio delle consegne, Letta allunga la mano destra guardando letteralmente dall’altra parte - se non schifato, come se - foto che i social hanno trasformato in meme, con Letta che consegna a Renzi non la campanella ma una pantegana, è rimasto celebre).

 

Come I duellanti di Joseph Conrad, da cui Stanley Kubrick trasse uno splendido film, i due continuano a beccarsi. Renzi in Avanti, Feltrinelli 2017, scrive: «Il governo Letta era immobile, fu tutto il Pd a voler cambiare cavallo»? Letta lo impiomba su Twitter: «Mi è tornata in mente una frase ascoltata tanto tempo fa: “Sono convinto che il silenzio esprima meglio il disgusto e mantenga meglio le distanze”».

 

GIORGIA MELONI ENRICO LETTA

Letta in Ho imparato, Il Mulino 2019, vede un filo rosso tra il vaffa di Grillo, la ruspa di Matteo Salvini e la rottamazione del Toscano del Grillo, «tutti e tre si sono serviti della distruzione dell’avversario per raggiungere il potere»? Renzi lo fulmina: «Meschino, accecato dal rancore personale e dall’odio ideologico».

 

Dopo la defenestrazione dal governo e la successiva rinuncia al seggio in Parlamento, Letta ripara in Francia per dirigere dal 2015 al 2021 la Scuola di affari internazionali dell’Istituto di studi politici di Parigi. (...) «Nello stanco, ma pur sempre appassionato romanzo d’appendice che scorre parallelo alla tecnocrazia che governa, si staglia all’orizzonte del Pd la figura del Letta di Montecristo», così Filippo Ceccarelli su Repubblica. Diventerà il nono leader del Pd masticato e digerito in sedici anni. Ma non rimane a spasso: quando nel 2024 è nominato decano della Ie School of Politics, Economics and Global Affairs di Madrid, prestigioso istituto per la formazione di leader in innovazione e cambiamento, si dimette di nuovo dal Parlamento, perché va bene il senso dello Stato, ma lo stato del proprio curriculum viene prima.

ENRICO LETTA GIORGIA MELONI

 

Con la «tecnocrazia» Letta ha sempre mantenuto oculate e proficue relazioni. Nel novembre 2011, quando Mario Monti subentra al Cavaliere «dimissionato» causa spread, un fotografo immortala il neo-premier con un biglietto in mano: «Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall’esterno. Sia ufficialmente sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono! Enrico» (Letta in quel momento era vicesegretario del Pd di Pier Luigi Bersani).

 

enrico letta

Anche con Mario Draghi i rapporti sono idilliaci, tanto che lo scorso 12 febbraio erano insieme all’informale vertice Ue nel castello di Alden-Biesen in Belgio, dove in venti minuti a testa «i due ex premier italiani, esempi differenti di fallimento politico in patria, hanno ripetuto la predica sulla competitività europea la cui condizione è peggiorata, e si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio», così Roberto Ciccarelli sul manifesto del 13 febbraio. Sì, Letta ha imparato. A non uscire dal giro, sicuramente.

WHOLE LETTA LOVE - MEME BY SHILIPOTI elly schlein e enrico letta passaggio di consegne vignetta by gnentologo

 

enrico letta assemblea nazionale del pd MASSIMO DALEMA ROMANO PRODI MARIO MONTI ENRICO LETTA GIUSEPPE CONTE - FUNERALI GIORGIO NAPOLITANO

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...