jimmie akesson juncker

IL WELFARE HA FALLITO? – I SOVRANISTI DI JIMMIE ÅKESSON VOLANO NEI SONDAGGI IN SVEZIA: FORSE DOMENICA NON RIUSCIRANNO A VINCERE LE ELEZIONI, MA POTREBBE ESSERE L’INIZIO DELLA FINE PER L’UTOPIA SOCIALDEMOCRATICA DEL PAESE – CRIMINI IN AUMENTO, GANG ARMATE PER STRADA E DONNE CHE NON ESCONO PIÙ DA SOLE: IL MULTICULTURALISMO HA TRASFORMATO IL PAESE IN UNA WAR-ZONE. MA GUAI A DIRE CHE C’È UN COLLEGAMENTO CON GLI IMMIGRATI

1 – I SOVRANISTI NELLA PATRIA DELLO STATO SOCIALE GLI EX NEONAZI PUNTANO A PRENDERSI LA SVEZIA

Monica Perosino per “la Stampa”

jimmie akesson

 

Jimmie Åkesson ci crede ancora, forse come mai prima d' ora. «Voglio essere il primo ministro della Svezia, voglio ribaltare il potere costituito, voglio cambiare il Paese». Il leader dei Democratici svedesi, il partito populista di destra che aspira a diventare il secondo del Riksdag, ha riverniciato l' immagine della formazione neonazista e l' ha trasformata in un partito sovranista anti-migranti. L' operazione ha funzionato: gli Sverigedemokraterna galleggiavano sulla soglia di sbarramento (4%) nel 2010, oggi sono proiettati a conquistare il 19%, ma potrebbero arrivare oltre.

 

Domenica prossima 7,3 milioni di elettori decideranno quale strada imboccherà il Paese, e sebbene i sondaggi facciano pensare a un nuovo - debole - governo di minoranza a guida socialdemocratica, la svolta sarà comunque storica: l' ondata sovranista che ha invaso l' Europa rischia di arrivare fino a Stoccolma e incrinare il regno incontrastato della rosa rossa di Stefan Löfven, che potrebbe registrare il peggior risultato di sempre (-10% rispetto alle ultime elezioni).

nazionalismo svedese

 

«Quando pensiamo alla Svezia la associamo alla socialdemocrazia - dice il politologo Patrik Öhberg -. Ma sembra che questa epoca stia per finire, siamo diventati un Paese come qualsiasi altro, e il bastione della socialdemocrazia sta per diventare un cumulo di macerie». Se si eccettuano i governi di Pedro Sanchez in Spagna e di Antonio Costa in Portogallo (anche se nessuno dei due ha vinto le elezioni), il declino in Europa dei socialisti sembrerebbe inarrestabile.

 

jimmie akesson

E, sebbene sia altamente improbabile che questo sarà il turno di Åkesson gli effetti della propaganda anti migranti e della «Sweden First» hanno avuto effetti anche sulla politica del premier socialdemocratico Löfven, che è stato costretto, come già lo era stata Merkel, a un passo indietro nell' accoglienza.

 

La Svezia nel 2015 era il Paese «che non chiude le porte a nessuno» (accolse 135.000 migranti), tra il 2017 e il 2018 è diventato il Paese che accoglie, ma ogni tanto sospende Schengen e aumenta i rimpatri.

OLOF PALME

 

I temi della campagna

I socialdemocratici sono stati al potere per la maggior parte degli ultimi 100 anni, e senza interruzioni il primo partito per numero di voti. Coerentemente, la forza politica del «padre» della socialdemocrazia moderna, Olof Palme, ha concentrato la campagna sull' aumento del Welfare e, meno coerentemente, ha tentato di compiacere l' elettorato di centro con la promessa di una restrizione alle politiche storicamente liberali in materia di asilo.

 

JIMMIE AKESSON - SVERIGEDEMOKRATERNA

Come Jimmie Åkesson voglia cambiare il Paese è invece meno definito: se si eccettua la volontà di una Swexit, tutta la divisiva campagna elettorale (e il programma di governo) ruota attorno alle politiche anti migranti «per una Svezia agli svedesi».

 

Il risultato è ancora una volta lo stato sociale, in questo caso destinato solo agli svedesi. Ma il suo sogno gialloblu potrebbe dover aspettare: tutti i principali partiti si sono rifiutati di pensare ad alleanze di governo con i Democratici svedesi, per le sue radici nei movimenti neonazisti.

 

Ciò significa che il giorno delle elezioni potrebbe essere solo l' inizio di un periodo di grande instabilità politica, con un governo di minoranza debole e lo spettro di elezioni anticipate, in un momento in cui gli analisti prevedono una probabile flessione dell' economia durante il prossimo mandato.

Stefan Löfven

 

Il nodo Swexit

L' allarme lo lancia l' ex premier (Moderati), Carl Bildt, sullo «Svenska Dagbladet»: «Mi spiace vedere che il nodo più importante di queste elezioni non sia stato preso sufficientemente sul serio: la proposta più pericolosa dei Democratici svedesi è il referendum per chiedere l' uscita della Svezia dalla Ue. E di questo che dovremmo tutti essere molto, molto preoccupati».

 

 

2 – IN SVEZIA IL MULTICULTURALISMO SI È TRASFORMATO IN UNA WAR ZONE. L'UTOPIA IN CRISI

Giulio Meotti per “il Foglio”

jimmy akesson

 

Il 30 agosto la Svezia ha ospitato il primo festival musicale al mondo “per sole donne”. L’ingresso a Göteborg era proibito agli uomini. Una “safe zone” riservata a donne, trans e persone “non binarie”. L’idea era venuta un anno fa alla comica Emma Knyckare, dopo che il festival di Bravalla era terminato con numerose denunce di violenze sessuali. E molti di quei casi avevano coinvolto dei rifugiati.

 

Adesso la Svezia si prepara alle “più importanti elezioni della storia”, come scrive enfaticamente il Financial Times, e il “concerto per sole donne” illustra bene la crisi di quella “superpotenza morale”, come la definisce il New York Times. In questi anni, la Svezia è andata fiera del suo profilo umanitario, essendo il paese che percentualmente ha accolto più migranti e speso di più per loro in rapporto al pil.

RAGAZZE SVEZIA

 

Per la prima volta dal 1917, il Partito socialdemocratico, che ha formato governi in 80 dei 101 anni dall’introduzione della democrazia, rischia di essere scalzato. Ma l’attuale crisi non è soltanto politica, con l’ascesa dei Democratici svedesi, destra pesante. E’ soprattutto una crisi di identità. “La Svezia sta diventando come il resto dell’Europa”, ha detto malinconico l’ex primo ministro Carl Bildt.

 

In un paese di dieci milioni di abitanti, nel 2017 ci sono state 320 sparatorie e dozzine di assalti con granate, con 110 omicidi e 7,226 stupri, un aumento del dieci per cento rispetto al 2016 (molotov sono state lanciate anche contro le sinagoghe).

 

sovrani svezia

Come riporta il Times, il 36 per cento delle donne svedesi ammette di non sentirsi al sicuro di notte. Il crimine aumenta nelle “aree di esclusione sociale”, che alcuni chiamano “no-go”. Per ammissione della polizia, ce ne sono 55. Fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile la recente headline della Bbc: “Il problema della Svezia con le bombe a mano”.

 

A Malmö, dove un quinto della popolazione di 340 mila persone è minorenne, per strada girano gang armate, la cui stragrande maggioranza è di origine immigrata. “Abbiamo toccato il fondo: la gente usa mitragliatrici e bombe a mano, vogliono uccidere”, ha detto Zoran Markovic, l’ex capo della polizia a Rosengard, dove la nuova stazione di polizia è stata fortificata.

 

JimmIE Akesson

Il vecchio edificio era stato crivellato in una sparatoria. La situazione è drasticamente peggiorata negli ultimi due anni. La scuola principale di Rosengard, che ha alunni di duecento etnie, è stata chiusa a causa della tensione sociale. Rinkeby, a venti minuti dal centro di Stoccolma, è una delle zone più colpite dalla criminalità.

 

I paramedici e i pompieri chiedono la scorta della polizia per operare là. Al calare della sera, le bande dominano le strade, tanto che il magistrato incaricato di sconfiggere il crimine organizzato, Lise Tamm, ha definito Rinkeby una war zone.

 

bandiera svedese bruciata

Eppure, in Svezia è un tabù stabilire un collegamento tra immigrati e criminalità, secondo Tino Sanandaji, l’economista svedese di origine iranico-curda che ha scritto “Mass Challenge”, best seller su come il paese non è riuscito ad integrare i nuovi arrivati. La critica dell’immigrazione è stata prerogativa della destra per così tanto tempo che il libro di Sanandaji è stato inserito nella lista nera di alcune biblioteche pubbliche, nonostante le lodi degli esperti.

Jimmie Akesson capo del partito di estrema destra svedese

 

“Gli attacchi avrebbero terminato la mia carriera se fossi stato uno svedese bianco etnico”, ha detto l’economista. I numeri di Sanandaji sono impressionanti: il 58 per cento del welfare va agli immigrati; il 45 per cento dei bambini con bassi punteggi a scuola sono immigrati; gli immigrati guadagnano il 40 per cento in meno degli svedesi; la maggior parte delle persone accusate di omicidio, stupro e rapina sono immigrati di prima o seconda generazione e “la Svezia ha il maggiore aumento delle disuguaglianze di qualsiasi paese dell’Ocse”.

 

Paulina Neuding, una giornalista svedese di fama internazionale, è stata accusata di xenofobia per aver collegato l’aumento dei crimini antisemiti e sessuali alla migrazione di massa. Neuding, nata da una famiglia ebrea emigrata dalla Polonia comunista al tempo delle persecuzioni, ha detto che la Svezia sta vivendo una “crisi di violenza sessuale”.

BANDIERA SVEDESE IN FIAMME

 

“La Svezia è passata dall’essere un paese a bassa criminalità ad avere tassi di omicidi significativamente superiori alla media dell’Europa occidentale” ha scritto Neuding su Politico. “I disordini sociali, le auto bruciate, gli attacchi ai soccorritori e i disordini, sono un fenomeno ricorrente.

 

Le sparatorie nel paese sono diventate così comuni che non fanno più titolo, a meno che non siano spettacolari o abbiano delle vittime. Le notizie sugli attacchi vengono velocemente sostituite con titoli su eventi sportivi e celebrità, poiché i lettori sono diventati desensibilizzati alla violenza”. Sanandaji ha ben sintetizzato la fine di quella utopia: “La Svezia ha avuto successo ad abolire la tradizionale società per classe, ma i politici stanno creando una sottoclasse etnica”.

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...