ITALIA MARCIA - LO SPRECO DELLE SPA PUBBLICHE COSTA 13 MILIARDI ALL’ANNO - E ABBIAMO IN ROSSO ANCHE I CASINÒ! NEL 2011 QUELLO DI CAMPIONE D’ITALIA, PARTECIPATO DAL COMUNE DI COMO, HA CENTRATO UNA PERDITA DA 40 MILIONI DI EURO E QUELLO DI DI VENEZIA, 16 MILIONI

Federico Fubini Roberto Mania per "la Repubblica"

E' un ceto costruito in prevalenza sulla base della fedeltà politica, perché muove voti: non meno di 120 mila considerando le famiglie dei dirigenti delle partecipate pubbliche. Un numero sufficiente di preferenze da far entrare chiunque in un consiglio o in una giunta locale o, nell'aggregato, in teoria anche per vincere il premio di maggioranza alle politiche. Secondo le stime Istat, limitando il campo alle 4.500 imprese sopra i 100 dipendenti e dove la mano pubblica è sopra al 50% del capitale, l'impatto è potente: pesano per un quinto dei dipendenti e un quarto degli utili di tutte le imprese in Italia. Almeno in questo, siamo un caso di «socialismo» (quasi) realizzato.

LA CITTÀ DELLE PARTECIPATE
O almeno in corso di edificazione: solo a Roma, tra il 2008 e il 2010, nelle società che fanno capo al Campidoglio il personale è cresciuto di almeno 3.500 unità. «Alla fine del 2010 - è scritto nel Rapporto Irpa sul capitalismo municipale - le tre principali aziende del Comune di Roma, Atac, Ama e Acea totalizzavano 27.479 posti di lavoro, 2.637 in più rispetto allo stesso periodo di due anni prima (con una crescita di circa il 10%) a fronte di performance spesso scadenti e di ingenti situazioni debitorie».

Ecco, così la degenerazione del capitalismo municipale: imprese senza concorrenza (e senza che l'Antitrust eccepisca, pur avendone i poteri), assunzioni clientelari, servizi inadeguati, tariffe troppo basse rispetto ai costi. Superstipendi per i dirigenti. La Uil e il centro ricerche Eures calcolano in 28 milioni di euro il costo degli organi di vertice e dei dirigenti delle società capitoline, dove spiccano i 5,8 milioni dell'Acea e soprattutto gli oltre 13 milioni di euro dell'Atac, azienda del trasporto locale travolta dallo scandalo di Parentopoli ai tempi della giunta di Gianni Alemanno, e con un deficit nel 2012 di 156 milioni di euro.

Le imprese partecipate italiane erano 6470 nel 2009, 7340 nel 2011 (secondo il Tesoro) e alle ultime rilevazioni di Confindustria risultano 7.700. Nel 2011 viaggiavano con una perdita di circa 800 milioni, se si aggregano le attività in profitto e quelle in rosso. E mentre in certi casi di pubblica utilità registrare una perdita è persino normale, altri risultano incomprensibili.

Con il decreto del 24 dicembre, appena uscito in Gazzetta Ufficiale, il ministero dell'Economia ha fissato i limiti dei compensi per i manager di Stato delle 200 società non quotate che il Tesoro controlla. L'obiettivo del governo adesso è estendere il "tetto" alla marea delle oltre 7000 società partecipate da altri enti pubblici: appunto, Regioni, Comuni, Provincie, Comunità montane. È lì che matura circa un quarto del fatturato totale delle imprese made in Italy, oltre ad alcune dei mestieri (e dei buchi di bilancio) più impropri per un'autorità pubblica.

LO STATO TIENE BANCO MA PERDE
Per dirne una, Sheldon Adelson e Stanley Ho decisamente non abitano qua. I grandi tycoon di Las Vegas e di Macao non faranno molti sforzi per piacere al
prossimo, ma su un punto si può contare su di loro: sanno far funzionare un casinò.
Sarebbe dunque il caso di mandare qualche boiardo a lezione da loro, perché l'Italia ormai ha strappato un nuovo primato: è l'unico biscazziere del mondo che tiene il banco, ma riesce a perdere come se avesse truccato la roulette contro se stesso.

Qualche esempio? Nel 2011 il Casinò municipale Campione d'Italia, partecipato dal comune di Como, è riuscito a centrare una perdita da 40 milioni di euro (e a premiare il suo top manager Carlo Pagan con 311.658,53 euro lordi). Il Casinò di Venezia, potenziale miniera d'oro in mano al comune, ha centrato un profondo rosso di 16 milioni di euro nel 2011, arrivando a una situazione di patrimonio netto negativo da 681 mila euro; poi di nuovo ha perso 14 milioni di euro nel 2012, e il suo direttore generale Vittorio Ravà ha incassato 250 mila euro lordi (più un patto di non concorrenza triennale quantificato in giornate a disposizione retribuite).

Forse ha portato sfortuna la definizione sotto cui il casinò sulla Laguna ha scelto di iscriversi al registro delle imprese pubbliche: va sotto la voce «Attività di supporto per le funzioni d'ufficio». Ma la ragione sociale non c'entra, perché anche la Casinò di Venezia Meeting & Dining («ristorazione») nel 2011 ha perso 659 mila euro. Per non parlare della Casinò Spa di Imperia, altra controllata dell'ente locale che gestisce la casa da gioco di Sanremo, che ha perso 2,3 milioni di euro.

Sheldon Adelson e Stanley Ho licenzierebbero i manager, fossimo a Las Vegas o a Macao. Qui invece si accorgerebbero magari che quei 311.658,11 euro che incassa Pagan sono per l'appunto il tetto fissato dalla legge per il 2014 per i dirigenti della pubblica amministrazione, esattamente pari alla retribuzione del primo presidente della Corte di Cassazione.

È il meccanismo del galleggiamento di antica memoria, che rende lo stipendio una variabile indipendente dai risultati: perché qui a fare il mestiere di biscazziere è lo Stato, anzi gli enti locali che ne svolgono del resto molti altri con pari incompetenza. Che dire per esempio del Comune di Genova, gestore dei Bagni Marina Genovese che in un triennio hanno sommato più di 320 mila euro di perdite? Per non parlare di Jesolo, che si occupa di un camping.

SE LO STATO FA I FANGHI
È mai possibile per esempio versare in perdita cronica disponendo di un
monopolio naturale che garantisce una rendita di durata illimitata? Sì, se siete uno Stato che fa i bagni termali. Avete le acque sulfuree dell'Amiata o di Montecatini, ma neanche quelle bastano a una gestione appena in equilibrio. Oggi in Italia non meno di ventitré società di bagni termali sono controllate da enti locali.

Le Terme di Montecatini, per dirne una, offrono a caro prezzo «fangoterapia», «viso al fango termale exclusive» e vari altri trattamenti, autodefinendosi surrealisticamente nel registro del Tesoro un'attività pubblica di «commercio al dettaglio». Eppure sono in perdita di 1,6 milioni sul 2011.

Sempre meglio di Salsomaggiore (rosso di 3,2 milioni), delle Terme di Agnano (meno 3,1 milioni) o dell'impresa pubblica pratese «Società Terme e Benessere» che ha chiuso il bilancio 2011 sotto di 5,7 milioni. In confronto i panettoni di Stato della prima Repubblica erano una frontiera avanzata dell'innovazione.

Se davvero il governo vuole ridurre la spesa, deve passare di qui. Il Centro studi della Confindustria calcola che, azzerando la partecipazione nelle imprese che non svolgono servizi pubblici, il risparmio per lo Stato sarebbe di 12,8 miliardi: più di quanto occorre per lo sgravio di 80 euro nelle buste paga dei redditi più bassi. Insomma, un'altra mission
impossibledel nuovo esecutivo

 

SOLDI jpegSUICIDIO CRISI SOLDI jpegCasino CASINO' CAMPIONE D'ITALIACASINO DI VENEZIA jpeg

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…