tor di valle stadio roma

LO FAMO 'STO STADIO? IL VINCOLO DELLA SOPRINTENDENZA SU TOR DI VALLE NON COSTITUISCE LA LAPIDE SUL PROGETTO DEL NUOVO IMPIANTO DELLA ROMA - LA MADIA RICORDA CHE L’ULTIMA PAROLA E’ DEL MINISTRO FRANCESCHINI - TIFOSI SCATENATI CONTRO LA SOPRINTENDENTE MARGHERITA EICHBERG: E’ LA SORELLA DEL VICEPRESIDENTE DELLA POLISPORTIVA LAZIO

STADIO ROMASTADIO ROMA

Sergio Rizzo per il Corriere della Sera

 

L' ippodromo di Roma, da tempo ormai in abbandono. Qui avrebbe dovuto sorgere lo stadio della Roma. Oggi è un rudere. Ma dopo tre anni la Sovrintendenza mette il vincolo: perché non lo ha fatto prima?

 

Sembra l' epilogo di Febbre da cavallo , il film girato quarant' anni fa a Tor di Valle. Il purosangue Antonello Da Messina, su cui Er pomata Enrico Montesano e Mandrake Gigi Proietti hanno puntato fino all' ultima lira cede di schianto. E il mezzo brocco Soldatino vince contro ogni pronostico la corsa tris. Finale beffardo, che però non fa una grinza. «Ce l' ha presente il mondo delle corse? Un mondo de matti, robba de manicomio» confessa Proietti al giudice che lo interroga. Un manicomio dove la febbre da cavallo contagiava l' alta società come il popolino, con fortune che nascevano e si dissolvevano nello spazio di un fotofinish. E dopo l' epoca d' oro, il declino inarrestabile delle scommesse ippiche decretato dall' azzardo online. Quindi il tracollo delle corse.

 

TOR DI VALLETOR DI VALLE

Succede così che un giorno l' ippodromo progettato da Julio Lafuente per le Olimpiadi del 1960 chiude i cancelli dopo 54 anni. L' ultimo trotto si corre il 30 gennaio del 2013. La società della famiglia Papalia che lo gestisce è sommersa dai debiti e porta i libri in tribunale.

 

Non prima, però, di aver siglato un patto con il costruttore Parnasi, che vuole fare a Tor di Valle il nuovo stadio della Roma con un milioncino di metri cubi in più. E compra l' ippodromo. Il prezzo: 42 milioni, dei quali una decina legati però alla fattibilità del progetto.

E comincia lo strazio.

STADIO ROMA FOTOMONTAGGISTADIO ROMA FOTOMONTAGGI

 

L' impianto già non era in condizioni ottimali e lo stato di abbandono fa il resto. Pian piano si avvia a diventare un rudere. Del resto, chi può avere interesse a evitarlo? Certo non il costruttore, che sopra a quell' ippodromo cadente ci dovrà mettere uno stadio.

Operazione che però con l' arrivo in Campidoglio dei grillini si rivela piena di insidie.

Finché non arriva la sorpresina. La Soprintendenza annuncia un decreto di vincolo per il valore architettonico.

 

Perché quel provvedimento non sia stato adottato prima che il delirio avesse inizio resta un mistero. Tanto più se è vero che la stessa Soprintendenza ci pensava dal 2014. E pur con tutte le riserve che ci possono essere sull' enorme operazione immobiliare targata Pallotta-Parnasi che per i suoi oppositori profuma di speculazione, tre anni per decidere che la tribuna di un vecchio ippodromo va vincolata sembrano troppi. Senza considerare che se ritenevano quell' ippodromo così importante da meritare la tutela, non si capisce perché nessuno sia intervenuto per frenare il degrado.

 

STADIO ROMA TOR DI VALLESTADIO ROMA TOR DI VALLE

Altro mistero, in una burocrazia davvero piena di misteri. Così mentre all' ippodromo di Lafuente in via di ruderizzazione che giace in un' area disastrata vengono concessi gli onori ministeriali, nessuno si occupa dello stadio Flaminio di Nervi che cade a pezzi, a un tiro di schioppo da piazza del Popolo. Come nessuno ha mosso un dito quando è saltato in aria il meraviglioso velodromo dell' Eur: progettato nientemeno che da un maestro dell' architettura qual era Cesare Ligini. Distrutto con le mine. Ma il vincolo della Soprintendenza, guarda caso, lì non c' era. E adesso al posto del velodromo non c' è altro che un prataccio sbranato...

 

 

2. MADIA SUL VINCOLO

STADIO ROMASTADIO ROMA

Giovanna Vitale per la Repubblica - Roma

 

Una riforma che consente sia di semplificare l’iter di valutazione dei progetti urbanistici, sia di accelerarne i tempi rispetto al passato. Tant’è che adesso al tavolo tecnico per autorizzare o viceversa bloccare la costruzione dello stadio a Tor di Valle, che dovrebbe chiudersi il 3 marzo, non siedono più una ventina di organismi diversi, tra cui — appunto — le soprintendenze statali e comunale, bensì solo quattro soggetti: la Regione, il Campidoglio, la città metropolitana e lo Stato.

 

Il quale, al contrario di quanto accaduto finora, con le nuove norme parla a una voce sola: può, in sostanza, arrivare a bypassare il veto della soprintendenza ai Beni archeologici di Roma senza aspettare che la procedura di apposizione del vincolo sull’ippodromo di Lafuente arrivi a conclusione. 

 

TOR DI VALLETOR DI VALLE

Spiega infatti Madia: «Con la riforma della conferenza dei servizi, le regole sono chiare e i tempi certi: lo Stato ha una voce unica per rappresentare la propria posizione. E se alla fine la soprintendenza rimanesse in disaccordo con la decisione presa in conferenza dei servizi, allora sarà il vertice politico, ossia il ministro della Cultura, a poter chiedere, se lo ritiene opportuno, ulteriori approfondimenti, sino a un eventuale Consiglio dei ministri, cui spetterà di esprimere la parola finale sull’argomento».

 

In soldoni, significa che l’iter avviato dalla dirigente del Mibact non costituisce affatto la lapide sul progetto della Roma perché la riforma del 2015 con la quale sono state depotenziate le varie articolazioni ministeriali — a costo, allora, di una feroce rivolta dei burocrati — ha stabilito la supremazia decisoria dell’organo politico. Toccherà dunque al ministro Franceschini assumersi la responsabilità di una scelta. Che non è detto sia quella della soprintendenza. Anzi.

MARGHERITA EICHBERGMARGHERITA EICHBERG

 

Alla luce del percorso tutt’altro che lineare con cui il veto è stato dichiarato, l’inquilino del Collegio romano potrebbe arrivare a una conclusione diversa. Oppure prendere altro tempo, chiedendo un rinvio della conferenza dei servizi, a patto però che i quattro attori seduti al tavolo siano tutti d’accordo. Anche per far luce sulle reali esigenze di tutela dell’ippodromo. Che certo non risalgono al 2014, come invece sostenuto da Margherita Echberg.

 

A conclusione della conferenza dei servizi preliminare avvenuta il 25 luglio di quell’anno, infatti, fu presentato un solo parere negativo: quello di Roma Natura. E per una presunta incompatibilità tra la riserva naturale Tenuta dei Massimi con lo svincolo della Roma-Fiumicino. Mentre le soprintendenze (statali e capitolina) rilasciarono allora un parere unificato “di massima favorevole”, sebbene con alcune avvertenze, nessuna delle quali però relative alla tribuna dell’ippodromo, alle coperture e alla pista del trotto. Una “scoperta” degli ultimi mesi. Che ora offre il destro alla giunta Raggi per bloccare tutto e riportare la pace in casa propria.

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