di maio salvini

1. STANGATA IN ARRIVO! TAGLIATE LE PENSIONI, MENO SGRAVI, PIU' TASSE, ANNACQUATI REDDITO E QUOTA 100, UCCISA LA FLAT TAX. E L’IVA SALIRA’ DI OLTRE 80 MILIARDI DAL 2020: LA MANOVRA SCRITTA DA BRUXELLES È UN LIBRO DELLE PROMESSE NON MANTENUTE DA M5S E LEGA - SALLUSTI: "CI RITROVIAMO TRADITI E GABBATI. SALVINI HA CEDUTO A DI MAIO: GLI ELETTORI DEL CENTRODESTRA IL 4 MARZO NON SI IMMAGINAVANO DI DIVENTARE COMPLICI DI TANTO SCEMPIO NEI CONFRONTI DEI LORO INTERESSI. ENTRIAMO IN UNA “RECESSIONE SOVRANISTA”... 

Alessandro Sallusti per il Giornale

 

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE

E la montagna, a caro prezzo, partorì un topolino, per di più spelacchiato e malconcio. Ovvero la manovra economica del governo che ha avuto ieri il via libera dell' Europa, la quale - dopo averla dettata (alla faccia del sovranismo) - ha pure preteso una cauzione (due miliardi) come si fa con i morosi e i tipi poco affidabili.

 

Peggio di così non poteva andare, neppure per i fan del reddito di cittadinanza e per i prigionieri della Fornero che vedranno, a furia di tagli, rinvii e diluizioni nel tempo, solo briciole di quanto promesso.

Ma il punto vero è un altro.

 

SALLUSTI

Gli elettori del centrodestra, compresi quelli della Lega, mai più il 4 marzo si immaginavano di diventare, con il loro voto, complici di tanto scempio nei confronti dei loro interessi. Lasciamo perdere per un attimo la mamma di tutte le schifezze, il reddito di cittadinanza. Chi di voi ha votato Lega, o leghisti via Forza Italia, si immaginava che - avendo vinto le elezioni - il governo gli avrebbe tagliato le pensioni, tolto gli sgravi fiscali, messo le grandi opere su un binario morto, aumentato gli interessi su multe e cartelle esattoriali, messo la tassa sui rifiuti nella bolletta elettrica (quando Renzi lo fece con il canone Rai Salvini tuonò: «Non ci penso neppure, è una truffa»), tasse sulle auto, agenti provocatori in azienda, investigatori con libero accesso ai conti bancari e amenità simili?

 

SALVINI CON IL PUPAZZO DI DI MAIO

Io penso che nessuno se lo sarebbe immaginato. Invece oggi ci ritroviamo traditi e gabbati. È vero, in campi non economici - immigrazione e sicurezza - abbiamo avuto qualche soddisfazione, per altro condivisa, al di là delle dichiarazioni ufficiali, da gran parte dell' elettorato. Risultato: il grillino, grazie a Salvini, non ha più il clandestino sull' uscio di casa e se non lavora avrà il reddito di cittadinanza; noi non abbiamo più il clandestino sull' uscio di casa ma lavorando, complice Salvini che ha ceduto a Di Maio, siamo più vessati e quindi più poveri e meno liberi.

 

Chi ci ha guadagnato nello scambio mi sembra evidente, e non siamo certo noi. Noi, che da qui in poi pagheremo dazio anche per gli effetti di queste decisioni, a partire dalla frenata di quella già piccola crescita che ci ha accompagnato in questi ultimi anni.

Prepariamoci, perché stando così le cose è certo che entriamo in una «recessione sovranista». Che è un po' come quel marito che per fare dispetto alla moglie (in questo caso la vecchia casta) si taglia gli attributi.

matteo salvini luigi di maio

 

 

2. UCCISA LA FLAT TAX

SANDRO IACOMETTI per Libero Quotidiano

 

Il piano era ambizioso. «La flat tax verrà fatta, è nel contratto di governo. Vogliamo fare in piccolo quello che ha fatto Trump in America», diceva Matteo Salvini lo scorso agosto, con il piglio di chi è disposto a dare il sangue per ottenere il risultato. Il piccolo, però, con il passare dei mesi è diventato minuscolo, quasi impercettibile. Certo, nella manovra, alla fine, sono entrate le aliquote agevolate per le partite Iva fino a 100mila euro. Ma il confronto con il taglio delle tasse di centinaia di miliardi messo in atto dal presidente Usa, il più imponente dai tempi di Ronald Reagan, rende la mini sforbiciata di poche centinaia di milioni portata a casa dalla Lega un mucchietto di briciole da gettare nella spazzatura.

 

CONTE JUNCKER

All' inizio era la rivoluzione fiscale. Progetto palingenetico con cui il leader della Lega ha prospettato agli italiani un nuovo rapporto tra fisco e cittadini: aliquota unica, riduzione delle pressione tributaria, semplificazione, chiusura con il passato.

Che tutto non fosse possibile lo si era capito da subito.

 

Iniziamo dal ceto produttivo, aveva detto Salvini. Poi sarà il turno delle famiglie. E già qui sono arrivati i primi mugugni. Ma nell' attesa c' è la pace fiscale. Basta contenziosi ed evasione di sopravvivenza, via le odiate cartelle: si riparte da zero.

 

conte salvini di maio

Tra una manina e l' altra, però, i grillini hanno avuto la meglio. Nella confusione di mini sanatorie e rottamazioni, il condono fiscale promesso, quello che avrebbe permesso ai contribuenti di chiudere la partita col fisco versando una piccola quota del dovuto, è uscito completamente di scena.

 

Stesso discorso per la flat tax. L' ipotesi di una riduzione del peso delle imposte attraverso l' introduzione di una aliquota unica ha resistito poche settimane. In un primo tempo, si è detto, meglio fissarne due. O forse tre.

SALVINI DI MAIO CONTE

Neanche il tempo di litigare sulle percentuali e lo scenario è cambiato di nuovo. La flat tax, per adesso, riguarda solo i piccoli lavoratori autonomi. Per il resto della platea, si vedrà.

 

SOLDI AI FANNULLONI Se a questo aggiungiamo i soldi regalati ai fannulloni con il reddito di cittadinanza («Che piace a un' Italia che non ci piace», ha ammesso il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti, ma che ha avuto un ridimensionamento di soli 1,9 miliardi rispetto ai 2,7 di quota 100), l' ostilità verso le grandi opere che rendono più competitivo il Paese, l' intenzione di non aggredire la spesa pubblica per ridurre sprechi e sperperi di denaro e l' assalto alle pensioni di chi ha sempre versato i contributi attraverso il taglio di quelle più alte e il mancato adeguamento di quelle medio-basse, il quadro è completo per tratteggiare una sorta di inferno per il ceto produttivo, che dalla classe dirigente leghista, cresciuta nei campi e nelle fabbriche, nel cuore pulsante delle regioni del Nord che trainano il Paese, si aspettavano qualcosa di ben diverso.

 

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni tria

Aspettative e delusioni che non sono sfuggite a Salvini, solitamente attento agli umori della sua base elettorale. È anche per questo che il leader del Carroccio ha deciso di riallacciare il dialogo con le categorie. L' incontro al Viminale è andato come doveva. Artigiani, grandi industrie, agricoltori e commercianti hanno presentato le proprie richieste. Il ministro dell' Interno si è impegnato a dare seguito ai suoi progetti per il rilancio della crescita e lo sviluppo.

 

FURIA GRILLINA La furia di Luigi Di Maio, che ha subito bacchettato l' alleato, ricordandogli che quella è materia sua, ha però ricordato a tutti chi comanda nella colazione sui temi economici (e forse non solo). Il risultato è quello messo nero su bianco nella manovra concordata con Bruxelles per evitare la procedura d' infrazione.

 

SALVINI DI MAIO

L' elenco di misure che riguardano le imprese è lungo: abrogazione del credito d' imposta in materia di Irap per i soggetti passivi che impiegano dipendenti a tempo indeterminato in alcue regioni, abrogazione dell' aliquota ridotta Ires in favore degli enti non commerciali, abrogazione del credito di imposta in favore di soggetti che compioni investimenti in beni strumentali nuovi. E non è tutto, perché il premier si è anche impegnato con la Ue ad aumentare l' Iva di 10 miliardi nel 2020 se i conti non torneranno. Stangata che si cumula con quella delle precedenti clausole di salvaguardia sterilizzate solo in parte dalla manovra.

 

A completare il conto dei balzelli ci sono l' ecotassa per le auto troppo inquinanti, che darà il colpo di grazia all' industria dell' auto già in affanno, l' ulteriore stretta sui giochi e la web tax al 3%.

 

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni tria

Senza contare le bastonate già preesistenti su banche e assicurazioni.

Per scovare l' unico provvedimento a favore delle azienda bisogna andare sotto la voce Inail: un emendamento taglia di 410 milioni i contributi versati dalle aziende. Il presso da pagare sono 110 milioni tolti alla formazione in materie di sicurezza e tutela della salute per le piccole imprese. Insomma, non un grande affare.

CONTE JUNCKER

A dare la sensazione della clamorosa beffa sono le parole dello stesso Salvini, che di fronte al fiasco della manovra grillo-europea non ha trovato di meglio che prorogare il mantenimento delle promesse al prossimo anno: «Lavoreremo nel 2019 per la pace fiscale e per ampliare la platea della flat tax». E il taglio delle accise sulla benzina? Pure quello si farà poi.

 

Doveva essere all' ordine del giorno del primo Consiglio dei ministri. Pazienza.

DI MAIO SALVINIconte juncker 2CONTE JUNCKER

 

Ultimi Dagoreport

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…

giorgia meloni magistratura giudici

DAGOREPORT – MALEDETTO IL GIORNO CHE E' STATO PROMOSSO 'STO CAZZO DI REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA! - GIORGIA MELONI E' FINITA IN UN CUL DE SAC, ATTANAGLIATA DALL'AMLETICO DUBBIO: METTERCI O NON METTERCI LA FACCIA? - DAVANTI ALLA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", LA DUCETTA SA DI ESSERE L’UNICA A POTER TRASCINARE AL VOTO GLI INDECISI, MA TEME IL CONTRACCOLPO. SE L'ELETTORATO MODERATO, CHE HA GONFIATO DI VOTI FDI FINO AL 30%, NON PARE GRADIRE PER NIENTE LA RISSA INSCENATA DAI NORDIO E APPLAUDE LA SAGGEZZA DEL CAPO DELLO STATO, SERGIO MATTARELLA, LA DESTRA EX MISSINA, GIUSTIZIALISTA PER DNA, STA CON I MAGISTRATI - E POI NON CONTERÀ SOLO CHI LA VINCE, MA SOPRATTUTTO IN QUALE MISURA SARA' LA VITTORIA: 40%? 50%? 60% - COMUNQUE VADA, IL RAPPORTO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI CON LA CASTA DEI MAGISTRATI SARA' PER SEMPRE COMPROMESSO - NORDIO E MANTOVANO POSSONO INVENTARSI TUTTE LE SEPARAZIONI DELLE CARRIERE E I CSM A SORTEGGIO CHE VOGLIONO MA FINCHE' SARA' IN VIGORE L'ART. 112 DELLA COSTITUZIONE, CHE IMPONE L’OBBLIGATORIETA' DELL’AZIONE PENALE, SARA' IMPOSSIBILE METTERE LA GIUSTIZIA SOTTO IL TALLONE DELLA POLITICA...

bettini schlein conte fratoianni bonelli meloni

DAGOREPORT – A UN MESE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, INEVITABILMENTE DIVENTATO IL GIORNO DEL GIUDIZIO PER L’ARMATA BRANCA-MELONI, AVETE NOTIZIE SULLO STATO DELL’OPPOSIZIONE? - A UN ANNO DALLE POLITICHE CHE AVRANNO IL SUPREMO COMPITO DI ELEGGERE NEL 2029 IL SUCCESSORE DI MATTARELLA, CHE FINE HA FATTO IL FATIDICO “CAMPOLARGO” CHE DOVEVA FEDERARE LE VARIE E LITIGIOSE ANIME DEL CENTROSINISTRA? - DOMANI A ROMA, PER PROMUOVERE IL NUOVO NUMERO DI ‘’RINASCITA’’, GOFFREDONE BETTINI CI RIPROVA A FAR DIVENTARE REALTÀ IL SOGNO DI UN CENTROSINISTRA UNITO IN UNA COALIZIONE: “E’ L’ORA DELL’ALTERNATIVA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI” – AD AFFIANCARE IL BUDDHA DELLE STRATEGIE DEM, SONO ATTESI ELLY SCHLEIN, ROBERTO GUALTIERI, MASSIMO D’ALEMA, ALESSANDRO ONORATO E, COME POTEVA MANCARE PER GOFFREDONE, GIUSEPPE CONTE IN VIDEO - L’ATTESA È TANTA. MA VISTO CHE L’EGO DI OGNI LEADER DELL’OPPOSIZIONE È TALMENTE PIENO DI SÉ CHE POTREBBE STARE TRE MESI SENZA MANGIARE, RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A CEMENTARE LE LORO FORZE PER RISPEDIRE A VIA DELLA SCROFA I “CAMERATI D’ITALIA” CHE DA 3 ANNI E MEZZO SPADRONEGGIANO DA PALAZZO CHIGI?

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)