volodymyr zelensky vladimir putin donald trump

“IL NEGOZIATO RUSSO-UCRAINO NON SI FA PERCHÉ LA RUSSIA NON LO VUOLE FARE” – STEFANO STEFANINI: “WASHINGTON CACCIA LA TESTA SOTTO LA SABBIA. NON POTENDO AMMETTERE CHE LA SUA INIZIATIVA È FALLITA, TRUMP FAVOLEGGIA DI ALTRE DUE SETTIMANE PER DARE TEMPO A PUTIN. PER COSA? PER RIPETERE CHE ‘BISOGNA PRIMA RISOLVERE LE CAUSE ALLA RADICE DEL CONFLITTO’, LEGGI ESISTENZA DELL'UCRAINA COME STATO INDIPENDENTE?” – “GLI EUROPEI NON HANNO ALTRA SCELTA CHE CONTINUARE A FAR FINTA DI CREDERE IN TRUMP. SE IL PRESIDENTE AMERICANO SI SFILA DÀ CARTA BIANCA A PUTIN. ANCORA PEGGIO, SE..."

 

Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “La Stampa”

 

STEFANO STEFANINI

Tanto vale dirlo ma nessuno ne ha il coraggio. Il negoziato per mettere fine alla guerra in Ucraina è morto prima di cominciare.

 

Con la cinica spregiudicatezza di un diplomatico di classe, Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, ci ha messo sopra una pietra tombale. Nel silenzio generale di tanti altri.

 

Washington caccia la testa sotto la sabbia. Non potendo ammettere che la sua iniziativa […] è fallita – si è appena esibito con un «avevo ragione su tutto» - Donald Trump favoleggia di altre due settimane per dare tempo a Vladimir Putin.

 

vignetta volodymyr zelensky offerto a donald trump dai leader europei

Per cosa? Per ripetere che «bisogna prima risolvere le cause alla radice del conflitto» – leggi esistenza dell'Ucraina come Stato indipendente, […] come gli ha già detto ad Anchorage?

 

Gli ucraini, che lo sanno, hanno celebrato l'anniversario dell'indipendenza senza illusioni. I leader europei pure lo sanno ma fanno finta di non saperlo: chi osa contraddire Donald Trump? Meglio parlare di garanzie internazionali. Importantissime per il futuro dell'Ucraina ma solo quando le armi taceranno. Invece la guerra continua.

 

[…] Il paradosso […] si articola su tre piani: perché il negoziato non si fa, malgrado sia stato anticipato dal presidente degli Stati Uniti dopo il suo incontro faccia a faccia con l'omologo russo; cosa attende l'Ucraina e, di riflesso, cosa fare da parte degli europei che la sostengono; come regolarsi con Donald Trump quando sbaglia visto che non gli si può dire che ha sbagliato.

 

ZELENSKY

Problema serio per gli alleati, come l'Italia, per l'Europa, per la Nato che vogliono assolutamente continuare ad avere gli Stati Uniti dalla loro parte.

 

Fino a che punto può funzionare la strategia anche quando Trump mostra di non esserlo più di tanto, se non di simpatizzare con la parte opposta […]?

 

Il negoziato russo-ucraino non si fa perché la Russia non lo vuole fare.

 

Al ritorno da Anchorage, Trump aveva ventilato un maxi-vertice trilaterale Putin-Zelensky-Trump stesso; dopo il gelido silenzio moscovita ha ripiegato su un Putin-Zelensky mentre la diplomazia americana esplorava possibili sedi, Budapest, Ginevra, Roma...

 

foto di gruppo vertice alla casa bianca con zelensky e i leader europei foto lapresse

Ci ha pensato Sergei Lavrov a gettare una cascata d'acqua sul fuocherello. Di incontro fra i due presidenti per ora non si parla anche perché uno dei due – Zelensky – è illegittimo.

 

Al massimo, si alza il livello delle delegazioni finora incontratesi a Istanbul, ma prima l'incontro va preparato, ci vuole un ordine del giorno concordato e così via.

 

Per continuare la guerra senza troppo scontentare il ritrovato amico Donald, Putin tace e fa parlare Lavrov, suo ministro degli Esteri […] da 21 anni […].

 

Rinviare alle calende greche senza mettersi contro Trump – che nel frattempo Putin loda per gli sforzi di pace – è un gioco da ragazzi per un diplomatico del suo calibro ed esperienza.

 

Kristen Welker intervista Sergei Lavrov su NBC

Lo dice alla Nbc americana: un vertice Putin-Zelensky non è in programma.

Niente cessate il fuoco lungo la linea di demarcazione – concessione fatta da Donald Trump a Anchorage. Adesso niente negoziato per una pace duratura, annunciato dallo stesso Trump al ritorno da Anchorage.

 

All'Ucraina non rimane che difendersi – o arrendersi. Pur estenuati, gli ucraini non hanno alcuna intenzione di arrendersi. Volevano un cessate il fuoco sapendo che la Russia avrebbe mantenuto, di fatto, il possesso dei territori conquistati. Ma non cederne altri, specie la parte del Donetsk protetta da una solida linea di fortificazioni che l'offensiva russa non ha scalfito. La posizione non è cambiata.

 

SERGEI LAVROV IN ALASKA INDOSSA LA FELPA CON LA SCRITTA CCCP

[…] L'Europa è per il negoziato. Fino a che il negoziato non si fa – e non si fa perché la Russia lo rifiuta, l'Europa è per l'Ucraina. Questo significa due cose. Primo, prendere sulle spalle il carico dell'assistenza militare ed economico-finanziaria a Kiev. Sperando che da Washington continui a venire la collaborazione di intelligence, cruciale per la condotta delle operazioni e, magari, il Congresso estorca qualcos'altro alla Casa Bianca, sanzioni o armi.

 

Secondo, gli europei non hanno altra scelta che continuare a far finta di credere in Donald Trump e nei suoi tentativi di negoziato russo-ucraino. Se il presidente americano si sfila dà carta bianca a Putin – come con Netanyahu a Gaza. Ancora peggio, se pur di arrivare alla fine della guerra, e aggiudicarsi l'agognato Nobel per la pace, il presidente americano rivolge le pressioni su Volodymir Zelensky per fargli accettare un negoziato ipotecato dalle condizioni russe.

 

VOLODYMYR ZELENSKY BEVE UN TE A DOWNING STREET - FOTO LAPRESSE

Chissà che a furia di sbagliare il presidente che ha sempre ragione non ne azzecchi una. Ma, almeno inter nos, non illudiamoci in un negoziato russo-ucraino prossimo venturo grazie alla genialità di Donald Trump. Se e quando ci si arriverà, sarà grazie alla capacità di resistenza ucraina all'aggressione di Vladimir Putin.

TRUMP E LA FELLATIO A PUTIN

volodymyr zelensky e donald trump alla casa bianca (in versione casamonica)

DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA MOSTRA LA SUA FOTO CON VLADIMIR PUTIN - FOTO LAPRESSEEMMANUEL MACRON E VOLODYMYR ZELENSKY OSSERVANO LA COLLEZIONE DI CAPPELLI DI TRUMP

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