KIEV SALVERA’ L’UCRAINA DA PUTIN (E DALLA BANCAROTTA)? STOP A TUTTI I FINANZIAMENTI, IL CREMLINO TORNA A GIOCARE DURO E PUNTA A STRANGOLARE ECONOMICAMENTE L’EX ALLEATO – DA KIEV RICHIESTA A UE E FMI: 35 MILIARDI!

Nicola Lombardozzi per ‘La Repubblica'

Forse l'Ucraina è perduta ma si può ancora strangolarla economicamente, fare un ultimo tentativo di dividerla, quantomeno di piegarla, alzando sempre più il "prezzo del tradimento".

Archiviate trionfalmente le Olimpiadi di Sochi, Vladimir Putin scatena la controffensiva contro il Parlamento rivoluzionario venuto fuori dalla Majdan e punta al disastro economico di Kiev, giocando sulle inevitabili lentezze e titubanze dell'Occidente in difficoltà davanti a un Paese che rischia la bancarotta e che, per bocca del neo ministro delle Finanze a interim, chiede a Ue e Fondo Monetario Internazionale aiuti immediati per 35 miliardi di dollari e l'organizzazione al più presto di una conferenza internazionale di donatori.

L'Fmi prevede al massimo un contributo di venti miliardi. Kiev comincia a preoccuparsi e Mosca prova ad approfittarne, minacciano indirettamente anche molti Paesi europei, Italia compresa, che ricevono attraverso i gasdotti ucraini le vitali forniture di gas importate dalla Russia.

Le cannonate virtuali di questa nuova versione tutta economica della Guerra Fredda, vengono sparate da Dmitrj Medvedev, ex presidente e adesso premier di Russia, abilissimo nell'usare i toni forti quando Putin lo richiede: «In Ucraina è in atto una minaccia diretta ai nostri interessi e alla incolumità dei cittadini russi», dice lasciando inquietanti porte aperte a possibili interventi non solo diplomatici. Attacca il «nuovo potere illegittimo con organi istituzionali che lasciano forti dubbi». E soprattutto definisce «un'aberrazione il riconoscimento da parte di Ue e Stati Uniti di un governo fatto di gente che gira per strada con le armi in pugno e con il volto mascherato».

E dopo una salva, senza precedenti recenti nei rapporti tra i due blocchi di una volta, arriva, ancora più efficace, la raffica di dettagli minacciosi annunciati dal ministro degli esteri Sergej Lavrov e da quello delle Finanze Anton Siluanov. Uscendo dall'orbita di Mosca e dal sogno putiniano di mettere l'Ucraina al centro di quella Unione Doganale che doveva in qualche modo riunire le ex repubbliche sovietiche, Kiev dovrà rinunciare ai favorevoli dazi doganali di cui ha goduto finora; perderà quasi tutti gli aiuti promessi di 15 miliardi di dollari già pronti da tempo e congelati in extremis prima del weekend fatale.


E soprattutto dovrà aspettarsi un immediato rincaro delle tariffe del gas che spesso sono servite per gestire i tentativi di insubordinazione degli alleati più riottosi. E si riapre il discorso anche sulla costruzione di vere frontiere, mai esistite nella storia di due paesi gemelli come Russia e Ucraina, con tanto di visti e di chek point armati. Misure già minacciate prima della marcia indietro pro Russia di Yanukovich che diede il via alla protesta della Majdan. E che colpiranno per primi imprenditori e lavoratori della Ucraina orientale russofona e in parte già ostile a quello che molti definiscono "un golpe" anche in varie manifestazioni di piazza a Kharkiv, Odessa, Sebastopoli.

Difficile che il Cremlino punti a una scissione vera e propria che al momento appare come una catastrofe per entrambe le parti. Ma le divisioni e il malcontento possono certamente servire a spostare ancora una volta gli equilibri. Con l'interventismo patriottico che la contraddistingue da molto tempo, ci si mette anche la Chiesa di Mosca che ieri ha destituito in tronco il Metropolita di Kiev Vladimir. Aveva invocato il perdono davanti alla gente della Majdan che lo accusava di aver benedetto «la polizia assassina di Yanukovich».

Il nuovo metropolita Onofrio, fedelissimo del Patriarca di Mosca, controllerà le chiese di sua competenza soprattutto nell'Ucraina dell'Est. Si prevedono prediche e condanne contro i ribelli di Kiev.

Ma l'offensiva di Putin riguarda anche il settore interno. Preoccupato com'è di ogni forma di dissenso, aveva fatto rinviare a subito dopo le Olimpiadi la sentenza sugli scontri di piazza di due anni fa, tra polizia a manifestanti a Mosca. È finita con condanne durissime, ma soprattutto con una maxi retata di oppositori che protestavano davanti al tribunale: le due Pussy Riot graziate alla vigilia di Sochi, i soliti nomi della protesta e l'odiato nemico Aleksej Navalnyj che ora rischia di perdere il beneficio della condizionale su una condanna pregressa a tre anni di carcere e uscire così definitivamente dalla scena politica. Rivoluzioni o semplici proteste che siano, Mosca è tornata a giocare duro.

2- Ue-Fmi, corsa al salvataggio
Beda Romano - Antonella Scott per Il Sole 24 Ore

L'Unione Europea e gli Stati Uniti sono ormai impegnati in prima linea per evitare che l'Ucraina cada «nell'abisso finanziario» di cui ha parlato ieri il presidente ad interim Oleksandr Turchinov: pronti ad aiutare il nuovo governo ucraino, ma a condizione che questo adotti una strategia di modernizzazione dell'economia.

Ma mentre da Kiev il ministro delle Finanze ad interim Jurij Kolobov chiede che sia organizzata una conferenza dei donatori internazionali per l'Ucraina, Mosca accusa l'Europa di avere manovrato nell'ombra il cambio di regime. La partecipazione russa a un bailout internazionale non è affatto certa.

«L'ammontare di aiuti economici di cui l'Ucraina ha bisogno può raggiungere i 35 miliardi di dollari nel 2014-2015 - ha detto Kolobov in un comunicato -. Abbiamo chiesto ai nostri partner internazionali (Polonia e Stati Uniti) la concessione di un prestito entro una o due settimane». Il passaggio di potere a Kiev apre incerte prospettive: a rischio ormai è l'integrità stessa dell'Ucraina, divisa tra un Ovest nazionalista e un Est pro-russo.

Secondo dati di Bloomberg, Deutsche Bank, Haver Analytics e Fondo monetario internazionale, citati da fonti di mercato, Kiev dovrà rimborsare quasi sette miliardi di dollari tra prestiti dell'Fmi ed eurobond entro fine anno.

Ieri sul mercato i prezzi di molte obbligazioni ucraine sono saliti (il titolo in dollari con scadenza 2023 aveva un rendimento del 9,16%, in calo di oltre un punto percentuale rispetto a venerdì): gli investitori (per ora) scommettono su un salvataggio.

Stati Uniti e Unione Europea sono pronti a dare un sostegno economico, ma aspettano la formazione di un nuovo governo e una strategia politica prima di dare il loro assenso. Il prossimo esecutivo dovrebbe essere europeista, almeno così sostengono molti leader dell'opposizione all'ex presidente Viktor Yanukovich.

In novembre, Fmi e Ue avevano offerto un pacchetto di 20 miliardi di dollari su un periodo di sette anni. La situazione è complessa. Al di là dell'incertezza politica ed economica, Bruxelles e Washington hanno interessi e strategie diverse. Il Fondo è pronto a sostenere l'Ucraina, ma in cambio di rigide condizioni economiche.

Anche l'Europa è dello stesso avviso, ma forse più dell'Fmi è preoccupata dalla stabilità del Paese e dai rapporti di forza con la Russia. Così è in particolare la Germania a insistere su un coinvolgimento di Mosca nel comune sforzo di sostegno all'Ucraina: le relazioni internazionali, aveva fatto notare nel week-end da Sydney il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, funzionano meglio quando è inclusa la Russia.

«L'Ucraina è tra la Russia e l'Europa», ha fatto notare Schäuble mentre sempre in occasione del G-20 il segretario Usa al Tesoro Jack Lew aveva affrontato il tema ucraino con il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov, studiando la possibilità di un programma Fmi.

A Kiev ieri era in visita l'Alto rappresentante per la Politica estera e la Sicurezza, Catherine Ashton, per discutere anche di aiuti economici. Da Bruxelles, il portavoce della Commissione Olivier Bailly ha spiegato: «Siamo consapevoli delle aspirazioni europee degli ucraini, e siamo pronti a sostenerle», ma ha escluso per ora passi avanti radicali: l'accordo di associazione, respinto in novembre da Yanukovich, «è sempre sul tavolo». E ha aggiunto: «Ne discuteremo con il prossimo governo ucraino».

L'avvicinamento all'Europa è destinato a suscitare la reazione del Cremlino, che ha lasciato in sospeso il piano di aiuti concordato a metà dicembre tra Vladimir Putin e l'allora presidente Yanukovich. Un piano - con cui Putin bloccava la firma dell'Accordo di associazione alla Ue - che prevedeva l'acquisto di bond governativi ucraini per un totale di 15 miliardi di dollari: di questi 3 sono già arrivati a Kiev, mentre una tranche di 2 miliardi è rimasta impigliata proprio nella rivoluzione degli ultimi giorni.

E ora i russi attendono di capire meglio la direzione che l'Ucraina intende prendere: «La nostra posizione - ha detto ieri il ministro russo dell'Economia Aleksej Uljukaev riferendosi alla "rata" sospesa da 2 miliardi - è che continueremo (con il piano, ndr). Ma vorremmo sapere, chi sono i nostri partner?».

In discussione anche lo sconto di un terzo accordato da Mosca all'Ucraina sul prezzo del gas: un fronte che, viste le crisi precedenti, preoccupa i mercati europei. La Commissione europea ieri ha voluto rassicurare sui rischi di interruzione delle forniture di gas russo che passano dall'Ucraina. Mentre il premier russo Dmitrj Medvedev ha fatto sapere che Mosca intende «onorare tutti gli accordi tra Stati legalmente vincolanti».

 

VLADIMIR PUTIN VLADIMIR PUTIN E ROMANO PRODIYanukovich incontra il leader dell opposizione Vitali Klitschko Ucraini anti Yanukovich smantellano monumento sovietico MEDVEDEV E PUTIN A SOCHI Medvedev con il vecchio presidente cipriota Demetris Christofias Oltre i morti a Kiev ci sono stati molti feriti Momento di calma prima che lo scontro ha inizio Pussy Riot prese a frustate Nadezhda Tolokonnikova strattonata da un soldato ALEKSEI NAVALNYJ OPPOSITORE PUTIN

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…