IL BALLO DI SIMONE (IL PIU’ PULITO HA LA ROGNA) - LA STRANA STORIA DELL’IMMOBILIARE “RED” DI BISIGNANI, FARINA, MAZZEI E ANTONIO SIMONE - SI COMPRA UN IMMOBILE PER TRE MILIONI (FINANZIATI DA MPS) E TRE MESI DOPO LO SI RIVENDE PER OTTO – LA REPLICA SARCASTICA DI SIMONE: “SE PENSIAMO AGLI AFFARI IMMOBILIARI E ALLE PRIVATIZZAZIONI MOLTO PIÙ RICCHE CHE HANNO FATTO I SUOI PADRONI (I SOCI DEL “CORRIERE DELLA SERA”, NDR), NON SI CAPISCE PERCHÉ RIZZO NON ABBIA IL CORAGGIO DI DENUNCIARLE IN PRIMA PAGINA”…

1- LA STRANA STORIA DELLA SOCIETA' IMMOBILIARE "RED" DI BISIGNANI, FARINA, MAZZEI E ANTONIO SIMONE...
Dal "Corriere della Sera"

Esce oggi per Rizzoli «Razza stracciona», il nuovo libro dell'inviato del «Corriere della Sera» Sergio Rizzo. Il brano qui anticipato è tratto dal capitolo intitolato «L'odore dei soldi».

Ciellino, ex assessore regionale alla Sanità, ex consigliere della Maugeri, Antonio Simone abita nel centro di Milano in un grande appartamento del Trivulzio. Dopo aver lasciato la politica si è messo in affari. Ha una holding di famiglia, la Fraca, che controlla una serie di partecipazioni. Fra queste, pure una società che noleggia un piccolo jet privato, un Beechcraft Premier I da tre milioni e mezzo. (...)

È lui che nel 1997 porta il direttore generale della Maugeri, Costantino Passerino, a casa di Pierangelo Daccò (...) «Con Simone c'è un sodalizio che dura da vent'anni. Io l'ho conosciuto quando era assessore al Turismo. Io avevo un'agenzia di viaggi a Milano. E poi per affinità calcistiche, siamo tutti e due dell'Inter, no? Lui aveva smesso di fare il politico, persona intelligente, ci siamo trovati e abbiamo fatto qualche cosa insieme», dice Daccò ai magistrati.

Ma non disdegna, l'ex assessore ciellino, altri sodalizi meno in linea con la tradizione del fondatore di Cl, don Luigi Giussani. Il 29 novembre del 2006 Simone acquista per 100.500 euro il 20 per cento di una società di Milano, la Red srl, costituita appena quattro mesi prima, il 27 luglio, e in quel brevissimo periodo già passata di mano un paio di volte. Oggetto sociale: acquisto e rivendita di immobili. Quel 20 per cento glielo vende per procura (...) Vittorio Farina, imprenditore del settore tipografico: è il proprietario della Ilte, ditta che un tempo era nel calderone delle partecipazioni statali.

Stet, per l'esattezza.
Con l'arrivo dell'amico e sodale di Daccò i soci della Red diventano cinque, tutti con parti uguali del 20 per cento. Oltre a Simone e Farina c'è la signora Ombretta Di Scioscio. C'è anche un caro amico di Farina: Luigi Bisignani. Proprio lui, il collettore della tangente Enimont riciclata allo Ior, il personaggio che da trent'anni viene descritto ora come l'architetto di affari oscuri ora come burattinaio delle nomine pubbliche, che nel novembre 2011 ha chiuso i conti con l'inchiesta sulla P4 patteggiando una condanna a un anno e sette mesi.

E il quinto chi è? Un altro amico di Bisignani e Farina: Roberto Mazzei.
Calabrese di Lamezia Terme, ha una lista di incarichi societari presenti e passati lunga 27 pagine. Comincia con un paio di collegi sindacali in società legate all'Eni, come la Snam, per proseguire con «Il Domenicale» del senatore Marcello Dell'Utri, l'AnsaldoBreda del gruppo Finmeccanica, la Falck Energy della famiglia Falck...

Non manca nemmeno, dal 27 giugno 2012, un posto nel consiglio di amministrazione della Tosinvest, la finanziaria della famiglia dell'onorevole Antonio Angelucci, il re delle cliniche romane. Ma è un giorno di settembre del 2009 che il dottor Mazzei tocca il vertice. Il ministero dell'Economia lo nomina infatti presidente di una delle aziende pubbliche più prestigiose. Ossia, il Poligrafico dello Stato.

L'uomo giusto al posto giusto: fino a quel momento, e per ben undici anni, fra le sue molteplici incombenze c'era stata anche quella di consigliere e vicepresidente di una impresa tipografica. Quale? La Ilte di Farina, che guarda caso ha lavorato anche con il Poligrafico per i modelli delle dichiarazioni dei redditi.

La ragione per cui la scelta cade su di lui, però, non ha molto a che fare con la competenza specifica. Durante gli interrogatori dell'inchiesta sulla P4 Bisignani fa una rivelazione sconcertante: «Ho sicuramente segnalato il Mazzei al professor Tremonti per fargli ottenere la nomina di presidente».

Tremonti replica: è una bufala. «Premesso che conosco come molti Luigi Bisignani, escludo che Bisignani mi abbia mai potuto segnalare la nomina di Mazzei al Poligrafico», dichiara ai pubblici ministeri Francesco Curcio e Henry John Woodcock. Lo stesso giorno il suo capo di gabinetto, Vincenzo Fortunato, si incarica di fornire ai giudici una interpretazione autentica, spiegando che chi seguiva «per conto del ministro le nomine» in società pubbliche del calibro del Poligrafico altri non era che l'ex braccio destro di Tremonti inquisito nell'ambito dell'inchiesta sulla P4, Marco Milanese. La sua compagna Manuela Bravi è dirigente del Poligrafico e arriva a sfiorare la poltrona di direttore generale.

Bisignani, Farina, Mazzei e Simone: che ci fa questa strana compagnia di giro in una società che compra e vende immobili? Esattamente questo. Compra e vende. Più in fretta possibile. Dall'alto della sua esperienza (alla Maugeri seguiva i problemi immobiliari) Simone ci ha visto giusto. Il 29 settembre la Red srl stipula un preliminare per l'acquisto di uno stabile a Milano in via Giuseppe Mazzini numero 12, duecento metri da piazza Duomo.

Prezzo d'acquisto: 3 milioni tondi. Coperti da un prestito concesso a tambur battente dal Monte dei Paschi di Siena. Meno di tre mesi dopo, il 22 dicembre 2006, i soci della Red vendono tutto a una società finanziaria, la Axxon, fino a quel momento controllata al 50 per cento dalla Sopaf della famiglia di Aldo, Giorgio e Ruggero Magnoni e nella quale ha una partecipazione anche Lorenzo Pellicioli.

Prezzo di vendita: 8 milioni. Che va diviso per cinque, ma non in parti uguali. Bisignani, Mazzei e Farina, che hanno portato l'affare, intascano un milione e 866.666 euro ciascuno. La signora Ombretta Di Scioscio e Simone, arrivati per ultimi, devono invece accontentarsi di un milione e 200.000 euro. Ma per un lavoretto facile facile come questo, ci si può stare eccome. A voi non è mai capitato? Che strano...

2- SIMONE SCRIVE A RIZZO. A CIASCUNO IL SUO AFFARE
Antonio Simone per www.tempi.it

Oggi in prima pagina sul Corriere della Sera il buon Sergio Rizzo usa il mio nome (che evidentemente "tira" molto) per pubblicizzare il suo libro. Spero che mi riconosca una percentuale sul fatturato delle vendite.

Oggi in prima pagina sul Corriere della Sera il buon Sergio Rizzo usa il mio nome (che evidentemente "tira" molto) per pubblicizzare il suo libro.
Spero mi riconosca una percentuale sul fatturato delle vendite.
Certo, probabilmente i suoi affari hanno un valore minore rispetto alle mie attività immobiliari ma, d'altronde, c'è differenza di classe.

Se l'uso di quello spazio - evidentemente pubblicitario - non è stato pagato da Rizzo al Corriere, mi chiedo se, ragionevolmente, non si può parlare di "abuso professionale". Beato lui che può farsi la réclame sul maggior quotidiano italiano, senza dover nemmeno pagare l'inserzione.

Per quanto riguarda il merito dell'articolo, se pensiamo agli affari immobiliari e alle privatizzazioni molto più ricche che hanno fatto i suoi padroni, non si capisce perché Rizzo non abbia il coraggio di denunciarle in prima pagina.
Se invece volessero, potrei mettere la mia professionalità a loro disposizione in merito all'operazione immobiliare che la proprietà del Corriere sta realizzando sulla sede stessa del giornale. Potrei così sperare anch'io in un piccolo guadagno.

 

 

 

antonio simone b SERGIO RIZZOROBERTO MAZZEI

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