romani brunetta, berlusconi

FORZA ITALIA S’IMBOSCHI! LA STRATEGIA DI BRUNETTA VIENE SCONFESSATA DA MEZZO GRUPPO PARLAMENTARE: PER NON DIVIDERSI, I FORZISTI USCIRANNO DALL’AULA AL MOMENTO DEL VOTO. E LA MOZIONE DI SFIDUCIA MUORE PRIMA ANCORA DI ESSERE VOTATA…

1 - SFIDUCIA BOSCHI, FORZA ITALIA USCIRÀ DALL'AULA PER STARE UNITA. ROMANI CONTRO BRUNETTA, DIPENDENTI LICENZIATI, SILVIO ASSENTE

Alessandro de Angelis per “Huffington Post”

 

stefania craxi  silvio berlusconi deborah bergamini renato brunetta maria rosaria rossistefania craxi silvio berlusconi deborah bergamini renato brunetta maria rosaria rossi

Se Forza Italia fosse ancora un partito, la decisione di uscire dall’Aula quando si voterà la sfiducia alla Boschi si potrebbe leggere come un “soccorso azzurro”. O comunque come una mossa ispirata da un calcolo politico razionale. Invece è la classica scelta del male minore, in assenza di linea.

 

Il problema è che ormai Forza Italia, o meglio ciò che ne resta, è un vascello alla deriva, il cui peso nelle istituzioni, come si è visto sulla Consulta, è irrilevante. E così un paio di giorni fa è accaduto che Renato Brunetta ha riunito un po’ di persone del gruppo per sottoporre la sua posizione sul caso Boschi: noi – questo il senso del suo ragionamento – votiamo la mozione dei Cinque stelle, e loro a gennaio voteranno la nostra contro il governo.

 

renato brunetta paolo romanirenato brunetta paolo romani

È stato a quel punto che il grosso dei presenti ha cominciato a elencare i distinguo: “Noi sulle mozioni individuali abbiamo sempre votato contro, da Mancuso in poi”, “ma non scherziamo, che fine ha fatto il garantismo”, “non c’è indagine, nulla”, fino al “noi che votiamo a rimorchio dei cinque stelle una mozione sul conflitto di interessi siamo ridicoli”. E per non essere ridicoli (e rischiare pure che si spaccasse il gruppo), il vecchio leader – poco appassionato al caso Boschi – ha diramato l’ordine: o ci asteniamo o usciamo. Un modo per tenere uniti quella quarantina di parlamentarti rimasti dopo le scissioni di Alfano, Verdini, Fitto.

 

renato brunetta ascolta deborah bergaminirenato brunetta ascolta deborah bergamini

La verità è che, al netto del vulcanico Brunetta e dei suoi battibecchi con Renzi, il primo a sapere che ormai Forza Italia non ce la fa più a incidere è Silvio Berlusconi. In altri tempi avrebbe tuonato di fronte a Renzi che, per eleggere i giudici della Consulta, lo scaricava puntando ai voti dei Cinque Stelle. Ora è il primo ad avere consapevolezza che prenderlo a ceffoni è diventato un gioco da ragazzi. Ma al tempo stesso, raccontano i suoi, “se ne frega perché non c’è più”.

 

renato brunetta (2)renato brunetta (2)

Altrimenti, se vuoi che il tuo gruppo si muova come una falange armata, non fai annunciare il licenziamento di diverse decine di dipendenti e la chiusura di fatto del partito a votazioni in corso. Sussurra un azzurro di rango: “Ma dai… di che parliamo? Renzi ci ha aspettato per un anno, per 31 votazioni, noi non ce l’abbiamo fatta. Non teneva il gruppo e non c’era chi trattava. L’altro giorno il povero Sisto era a telefono. Prima ha chiamato Brunetta. Novità? E che ne so, gli ha risposto Renato. Intanto Gianni Letta trattava per conto suo e Brunetta e Romani non si parlano”.

 

paolo romani consiglio nazionale forza italia foto lapresse paolo romani consiglio nazionale forza italia foto lapresse

Anzi, si detestano. Bastava ascoltare come rispondeva Paolo Romani a Bianca Berlinguer nel corso di Linea Notte o leggere la sua intervista al Foglio per capire cosa pensi della linea Brunetta: “Sulla Consulta c’è stata una disfatta su tutta la linea. La strategia è sbagliata. Ora occorre mettere ordine nel partito”. E proprio nelle ore in cui il capogruppo alla Camera tentava l’asse coi Cinque stelle sulla mozione di sfiducia, quello al Senato non solo non chiedeva le dimissioni del ministro, ma neanche il governo prendendosela soprattutto con Bankitalia. Praticamente dicendo ciò che Renzi e la Boschi non possono dire.

 

Un po’ al governo, un po’ all’opposizione, un po’ Romani un po’ Brunetta, con le tv al governo e i giornali all’opposizione. In un partito che non c’è si aggira pure chi non ne più ne dell’uno né dell’altro. Laura Ravetto ci va giù dura: “La vera abilità di Renzi è quella di infilarsi come un cuneo nelle difficoltà degli altri partiti; io faccio autocritica, c’è una soluzione, al Senato come alla Camera, iniziamo a parlare di elezione democratica dei due capigruppo”. Sulla Boschi tutti fuori, solo così può restare unito ciò che non c’è più.

 

MICHELE ANZALDIMICHELE ANZALDI

2 - CONSULTA: DEPUTATI PD,2/3 USCENTI ERANO TARGATI CENTRODESTRA

(ANSA) - "Due giudici uscenti della Consulta su tre erano targati centrodestra, ora arrivano tre giuristi di grande professionalita' e autonomia scelti con l'accordo tra Pd, Movimento 5 stelle e partiti centristi. Chi passa le giornate a fare gli esami del tasso di sinistra nell'azione della segreteria del Pd rifletta".

 

E' quanto dichiarano i deputati del Partito democratico Michele Anzaldi, Lorenza Bonaccorsi, Federico Gelli ed Ernesto Magorno. "Tra i tre giudici uscenti - sottolineano i deputati della maggioranza Pd - oltre al presidente della Repubblica Sergio Mattarella c'erano anche Luigi Mazzella, che e' stato tra l'altro ministro nel governo Berlusconi tra il 2002 e il 2004, e Paolo Maria Napolitano, negli uffici di gabinetto di Gianfranco Fini come vicepremier e ministro degli Esteri. Ora arrivano tre costituzionalisti scelti per la loro competenza e autorevolezza e non per provenienza politica. Un metodo gia' sperimentato con le nomine al Csm e il successo dell'elezione del presidente Mattarella dieci mesi fa".

Ultimi Dagoreport

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…

theodore kyriakou la repubblica mario orfeo gedi

FLASH! – PROCEDE A PASSO SPEDITO L’OPERA DEI DUE EMISSARI DEL GRUPPO ANTENNA SPEDITI IN ITALIA A SPULCIARE I BILANCI DEI GIORNALI E RADIO DEL GRUPPO GEDI (IL CLOSING È PREVISTO PER FINE GENNAIO 2026) - INTANTO, CON UN PO’ DI RITARDO, IL MAGNATE GRECO KYRIAKOU HA COMMISSIONATO A UN ISTITUTO DEMOSCOPICO DI CONDURRE UN’INDAGINE SUL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ TRICOLORE E SULLO SPAZIO POLITICO LASCIATO ANCORA PRIVO DI COPERTURA DAI MEDIA ITALIANI – SONO ALTE LE PREVISIONI CHE DANNO, COME SEGNO DI CONTINUITÀ EDITORIALE, MARIO ORFEO SALDO SUL POSTO DI COMANDO DI ‘’REPUBBLICA’’. DEL RESTO, ALTRA VIA NON C’È PER CONTENERE IL MONTANTE ‘’NERVOSISMO’’ DEI GIORNALISTI…