“ADESSO” VOGLIO IL PD (DOMANI IL PDL?) - TRA I SEGUACI SCHIERATI A VERONA, DOVE RENZI BISCHEREGGIA LANCIANDO LA SUA VOLATA, NON SI VEDE NEANCHE UN SIMBOLO PD - NON È UN CASO CHE IL SUO BENSERVITO AI BUROSAURI POST-SESSANTOTTINI FACCIA ECCITARE DI PIÙ L’ELETTORATO DEL BANANA - QUANDO HO COPIATO LO SLOGAN? “ADESSO!”: IL TORMENTONE DI MATTEUCCIO (COLORI COMPRESI) È UN’IMITAZIONE DELLA CAMPAGNA DEL 1960 DI RICHARD NIXON, CAMPIONE DELLA PEGGIO DESTRA REPUBBLICANA…

1 - DAGOREPORT...
A chi si ispira Matteuccio Renzi per condurre la sua crociata rottamatrice contro i matusa del Pd? Qual è il suo pantheon di riferimento? Dante? Obama? Il supertelegattone? Non si sa. Si sa invece dove, i creativi al soldo del sindaco, vadano a pescare le "nuove" idee per la campagna elettorale. Il tormentone "Adesso!", che fa da mantra ai Renzi-boys e prima ancora a Dario Franceschini e a FLI, altro non è che la traduzione dello slogan "Now!" adottato dal repubblicano Richard Nixon per la campagna presidenziale del 1960 contro John Kennedy. Anche i colori - blu, bianco e rosso - sono gli stessi usati da "Tricky" Dick.
Se Renzi va a pescare dal granaio del più odiato e contestato presidente della storia americana e poi va a Charlotte in pellegrinaggio da Obama, non è che "rottamare" significa ricicciare la solita solfa e per offrirla in versione patinata? Ah, saperlo...

2 - E MATTEO GIURÃ’ DA SCOUT PER METTERE IN ARCHIVIO LA GENERAZIONE SESSANTOTTO...
Michele Smargiassi per "la Repubblica"

Adesso! Adesso! Adesso! Tre volte sul palco la parola totem di Matteo Renzi: stampata sul cartellone, proiettata sul megaschermo, scolpita a lettere di polistirolo alte un metro. Gliel'hanno detto che lo slogan non è originale, lo usò Dario Franceschini per altre primarie, pare anche il Fli.

«Io però mi sono ispirato a don Mazzolari, magari a Eros Ramazzotti...», ironizza il rottamatore. Ma più del copyright conta il senso che si dà alle parole. E così ripetuto ed esclamativo, l'Adesso! di Renzi sembra l'avverbio dell'impazienza infantile: il gelato lo voglio adesso, non domani. «Mi hanno detto: o Renzi, hai solo 37 anni, stai cheto, mettiti dietro un dirigente, aspetta che poi arriva anche il tuo turno». Ma lui no. Come un altro fiorentino, non s'acconcia: «A Dante, quand'era esiliato proprio qui a Verona, dissero: se ammetti le tue colpe puoi tornare a casa, ma lui rifiutò».

Il dado è tratto, il rubicone della grande sfida è varcato: in camper. Da bordo, impaziente, alla partenza da Firenze Renzi twitta una foto, «Verona arriviamo». Quando? Adesso! No, un po' dopo. È in ritardo, «Matteo non ha capito che il camper va piano», frigge Roberto Reggi, organizzatore del tour. Così salta l'incontro con il sindaco Tosi, e forse il ritardo aiuta a coprire un pentimento, cominciare la scalata al centro-sinistra stringendo la mano di un sindaco dell'altro campo, per quanto i due «si somiglino molto» (parola di Roberto Maroni), non era una brillante idea.

Oppure sì? Nel migliaio di persone che riempie il Palazzo della Gran Guardia, dove non si vede neanche un simbolo Pd, chi può dire chi è di destra e chi di sinistra? Volti noti pochissimi, un solo parlamentare pd, alcuni sindaci, tante facce di gente comune, qua e là qualche infiltrato, c'è il vicepresidente leghista della Provincia Fabio Venturi: «Dobbiamo superare le barriere, parlarci, confrontarci... ». Alle tivù, qualcuno dei presenti confessa «Io sto con Tosi, ma andrò alle primarie per votare Renzi».

Non adesso!, dice lui, cioè non ancora: i voti dei delusi di centrodestra li chiederà alle politiche. Ora vuole vincere in casa sua la battaglia. Che battaglia è? Fino a ieri il tormentone era: a casa chi sta da troppo tempo su uno scranno. Ma oggi, a Verona, in un discorso emotivo che ricorda un po' il Lingotto di Veltroni, Renzi rimodula il suo verbo da automercato. Non sta più parlando di rottamare qualche carriera. E neppure una classe dirigente. Oggi si archivia un'intera cultura politica. Quella «della generazione del ‘68, che continua a pensare di essere la sola "meglio gioventù"».

È la generazione che prese in mano il partitone della sinistra al tramonto del Pci. A questa generazione Renzi dice: avete giocato, avete sbagliato i calci di rigore, ora uscite dal campo, tocca a noi. A quelli ancora considerati "i bamboccioni" anche se hanno mogli e figli (Renzi enumera i suoi, a partire da Francesco, 11 anni, che «sta con Bersani » perché vorrebbe avere un papà meno occupato). A quelli ritenuti «inadatti», che la Merkel si metterebbe a ridere vedendoseli davanti, «ma quando ci siete andati voi, dalla Merkel, noi abbiamo pianto ».

Altro che mandati parlamentari, è la rivolta di un ceto politico che si è sentito finora in condizione di minorità. Il sindaco pd di San Giovanni Lupatoto, Federico Vantini, che a 35 anni ha espugnato un municipio leghista, lo dice dal palco: «Siamo capaci di pensare anche sotto i 40 anni», e scatta poderoso l'applauso degli anziani in sala, padri e nonni di ragazzi che dicono loro la stessa cosa, ogni giorno.

Basta con gli esami di maturità. Ma sì, l'avranno, i professori sessantottini, la «lista della spesa» che pretendono di vagliare, eccolo il programma di Renzi, «ce n'è quaranta pagine sul sito», ma sia chiaro che «non dobbiamo portare la giustificazione», perché «mentre loro governavano, noi andavamo all'asilo...». Siamo nuovi, siamo vergini di colpe per quel che è successo in questi ultimi Caotici 25 anni, che scorrono sullo schermo in un filmato-patchwork, «venticinque anni fa c'era la Jugoslavia... non c'erano i cellulari... ma la classe politica di allora è rimasta la stessa...». Si ride in sala.

Si cambia in blocco. Con cosa? Se la generazione da rottamare aveva in comune il Sessantotto, quella di Renzi cosa? Difficile dire. Quando annuncia solennemente la candidatura, Renzi (volutamente?) recita: «Pongo il mio onore nel meritare la vostra fiducia». È, parola per parola, la formula del giuramento scout. Il lupetto Renzi è sceso in campo. «Solo i giovani», dice la frase di Joseph Conrad che scorre sullo schermo, «hanno momenti simili».

 

 

MATTEO RENZI jpegNOW LO SLOGAN DI NIXON PER LA CAMPAGNA DEL jpegLA CAMPAGNA DI RENZI E QUELLA DI NIXON jpegBARACK OBAMA A BOCCA APERTA RICHARD NIXON FUTURO E LIBERTA ADESSO FINIBERSANI E D'ALEMA CHE FA' L'ORIGAMIBERSANI E DALEMA SBIRCIATINA ALLUNITA MATTEO RENZI Silvio Berlusconi

Ultimi Dagoreport

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?