iran basile conte grillo

L'IRRESISTIBILE FASCINO DEGLI AYATOLLAH – A SINISTRA È NUTRITO IL FRONTE DI CHI FA SPALLUCCE DAVANTI ALLE RIVOLTE DEI GIOVANI IRANIANI, DAL M5S DI CONTE, CHE DUE GIORNI FA SI È RIFIUTATA DI VOTARE LA MOZIONE BIPARTISAN, ALL’EX AMBASCIATRICE ELENA BASILE CHE SUL "FATTO" HA SCRITTO CHE SE “GLI STUDENTI MANIFESTANO INSIEME AD AGENTI DEL MOSSAD E DELLA CIA, RISPONDENDO AD APPELLI LANCIATI DAL FIGLIO DELL’EX DITTATORE, LO SCIÀ REZA PAHLAVI, SOSTENUTO DA TRUMP E DA NETANYAHU, POSSONO ESSERE CONSIDERATI TERRORISTI” – CAPPELLINI: “A PARTE LA PALESE FALSIFICAZIONE, COME SE GLI IRANIANI SI FOSSERO RIBELLATI SU ISTIGAZIONE DI ALTRI, COLPISCE LA SPUDORATEZZA” – LA BORDATA A BEPPE GRILLO, CHE HA UNA MOGLIE IRANIANA...

Articolo di Stefano Cappellini per repubblica.it – Estratti

 

IRAN BASILE CONTE GRILLO

Nel 1979 il quotidiano Lotta continua, sopravvissuto allo scioglimento del partito omonimo, mandò in Iran un inviato a raccontare la rivoluzione khomeinista. Le cronache da Teheran del giornalista, poi passato a lavorare a testate di altro orientamento, sprizzavano tanto entusiasmo per l’arrivo degli ayatollah (“Una giornata in cui inizia il cammino della vittoria”) che alcuni lettori del quotidiano cominciarono a storcere il naso.

 

Il tifo di Lotta continua per la Guida Suprema Khomeini, rappresentato come uomo che guardava dall’alto della sua frugalità e rettitudine alla corrotta classe dirigente filo-occidentale, suonò stonato alle orecchie di qualche lettore che continuava a ricordare il Marx della “religione oppio dei popoli” e non il Marx di “Layla, mettiti il velo”.

 

Nella pagina delle lettere – in quegli anni lo spazio più vitale e creativo del giornale – comparve quella di un gruppo di lettori che si permise una sfiziosa presa in giro dei reportage pro Khomeini: “Se l’ayatollah alza la sottana, Lotta continua diventa musulmana?”.

 

(...)

DONNA IRANIANA ABBRACCIA IL CADAVERE DI UN MANIFESTANTE UCCISO

 

Ancora oggi uno sconfortante numero di italiani, pur senza schierarsi per il regime iraniano, se messi davanti all’obbligo di una scelta continuano a preferire la tetragona ostilità di Teheran all’Occidente piuttosto che i diritti delle democrazie liberali. Le quali giustamente, essendo tali, permettono loro di esprimere liberamente una simile bestialità.

 

Sia chiaro: non parliamo qui di un giudizio sull’eventuale intervento militare americano, che con tutta probabilità sarebbe solo un controproducente blitz per consentire a Trump di segnare un punto nel tabellino del suo folle risiko.

 

Parliamo di quel senso di apatia davanti alle rivolte dei giovani iraniani contro la teocrazia, una rivolta che non scalda, un massacro trascurabile. Affari loro. Noi non siamo meglio. O peggio, l’alibi del complottismo da due soldi: non sarà che quei giovani iraniani in piazza sono solo una testa d’ariete degli odiati occidentali? La Cia, il Mossad, la Spectre.

 

proteste iran.

Una prova di questa mentalità sta in un altro reportage dall’Iran, stavolta non del 1979, pubblicato due giorni fa dal Fatto quotidiano a firma della ex ambasciatrice Elena Basile. Il pezzo di Basile, ovviamente già comprensiva verso le invasioni putiniane, pubblicato su un quotidiano che il Cremlino non traduce in russo per evitare un’inutile eco, è letteralmente una apologia delle esecuzioni sommarie in piazza.

 

Racconta Basile: “Un giovane mi ha chiesto: ‘Lei crede che io sia un terrorista? Così la tv di Stato chiama gli studenti scesi in piazza a manifestare’. Ho dovuto rispondergli che legalmente sì, se gli studenti manifestano insieme ad agenti del Mossad e della Cia, rispondendo ad appelli lanciati dal figlio dell’ex dittatore, lo Scià Reza Pahlavi, sostenuto da Trump e da Netanyahu, possono essere considerati terroristi”.

 

elena basile lascia lo studio di piazzapulita 9

A parte la palese falsificazione, come se gli iraniani si fossero ribellati su istigazione di altri, colpisce la spudoratezza: con migliaia di ragazze e ragazzi uccisi per le strade sotto il fuoco della repressione, Basile sente l’esigenza di arringarne uno ancora vivo spiegando che è legittimo sparargli in quanto terrorista. E lo racconta orgogliosa ai gonzi pronti a bersela (...)

 

Del reportage di Basile ha scritto sul Foglio Adriano Sofri, lui che di Lotta continua fu leader, anche se con l’infatuazione del quotidiano per Khomeini non c’entrava nulla. Lascio che il surreale finale del reportage di Basile sia contenuto nella citazione dal suo articolo.

elena basile lascia lo studio di piazzapulita 5

 

Scrive Sofri: “Trascrivo la conclusione, toccante, di Basile: “Piango una gioventù e una società corrotte dalla propaganda, che più che la libertà cercano benessere economico e standard di vita occidentali e sono prive di visione politica. Guardo l’ennesimo albergo di lusso, l’ennesimo ristorante perfetto, l’ennesimo locale caratteristico e di alto livello. Strutture nuove di zecca, che possono concorrere e superare quelle europee. Il turismo potrebbe essere una risorsa per il paese ed è volutamente impedito dai nemici di Teheran”. Commenta Sofri: “Dove avevo già sentito un tocco satirico così fine? Ah sì, era Johnny Stecchino, e quella piaga irriducibile di Palermo: Il traffico”.

 

giuseppe conte

In Parlamento c’è una forza politica teoricamente parte del campo progressista, il M5S, che due giorni fa si è rifiutata di votare la mozione bipartisan a sostegno degli iraniani che cercano libertà e trovano la morte. La motivazione, pelosissima, era nella richiesta di inserire un passaggio preventivo contro il blitz americano. Non è chiaro cosa impedisse ai 5S, gli stessi che nel Venezuela di Maduro inviavano missioni di solidarietà e di studio del sedicente socialismo chavista, di votare un testo per deplorare le esecuzioni nelle piazze. O meglio, è fin troppo chiaro.

 

proteste in iran 1

Quando ancora non si era visto scippare il Movimento da Conte, anzi quando per gli italiani Conte era solo l’allenatore Antonio, siamo nel 2012, Grillo spiegò perfettamente cosa passa per la testa di chi pensa che l’Iran vada lasciato in pace, perché noi, l’Occidente, non abbiamo diritto di giudicare. Dichiarò Grillo: “Un giorno ho visto impiccare una persona su una piazza di Isfahan. Ero lì. Mi son chiesto: cos’è questa barbarie? Ma poi ho pensato agli Usa. Anche loro hanno la pena di morte: hanno messo uno a dieta, prima d’ucciderlo, perché la testa non si staccasse. E allora: che cos’è più barbaro?”.

 

proteste in iran 3

Quindi Grillo, sposato a un'iraniana, si espresse sulla persecuzione delle donne che rifiutano di assoggettarsi ai precetti degli ayatollah. Anzi, spiegò perché secondo lui si trattava solo una maldicenza: “Ho scoperto che la donna, in Iran, è al centro della famiglia. Le nostre paure nascono da cose che non conosciamo”. Sono i criteri occidentali e la nostra ignoranza il problema, mica la polizia morale che lincia le ragazze che rifiutano di mettere il velo. Concluse Grillo: “Quelli che scappano dall’Iran sono oppositori.

 

Ma chi è rimasto non ha le stesse preoccupazioni che abbiamo noi all’estero. L’economia lì va bene, le persone lavorano. È come il Sudamerica: prima si stava molto peggio. Ho un cugino che costruisce autostrade in Iran e mi dice che non sono per nulla preoccupati”. A Grillo lo disse suo cugino, che in Iran è tutto a posto. Ma voi non immaginate quanti italiani si informano da un cugino di Teheran.

proteste in iran 4proteste in iran 5beppe grillo 2proteste in iran 6proteste in iran 2

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