IL COMPLOTTO DEL GASDOTTO - COME IN OGNI TRAGEDIA, ANCHE IN QUELLA DEL TERREMOTO IN EMILIA SPUNTA LA DIETROLOGIA - SECONDO LA GENTE DI RIVARA A CAUSARE I TERREMOTI SONO DELLE TRIVELLAZIONI CLANDESTINE COMPIUTE PER REALIZZARE UN DEPOSITO DI GAS - IL PROGETTO IN REALTÀ C'È E RISALE A 10 ANNI FA, MA DOPO AVER RICEVUTO L'OK DAL MINISTRO CLINI, LA GENTE È INSORTA - SOLO CHE MANCANO LE PROVE DELLE TRIVELLAZIONI…

Marco Alfieri per "la Stampa"

«Il deposito di gas a Rivara? I politici ci dicono di non parlarne», sibila Michele, artigiano di San Felice, uscendo dal campo tenda di piazza del mercato. Invece nei bar, davanti ai camper della Posta o ai banchi frutta e verdura dei paesi del cratere, non si parla d'altro. È un passaparola incontrollato: il terremoto e lo sciame infinito di scosse e terrore sarebbero indotti da strane perforazioni e prelievi clandestini del terreno intorno al comune di San Felice di cui Rivara è frazione. Davanti alla carrozzeria di Cavezzo, Stefano, operaio alle fonderie Scacchetti, giura che «dietro casa mia ultimamente sono spuntati dei buchi. Mi sono informato: provocano mini esplosioni per verificare il suolo e la faglia...».

In realtà non ci sono prove, non ci sono foto, ma i racconti si sprecano. Il terremoto e l'angoscia alimentano la psicosi collettiva. «Ogni tragedia vuole il suo untore», allarga le braccia Umberto, titolare dell'osteria Camurana di Medolla. E ad ogni scossa si aggiunge un pezzo alla leggenda metropolitana. «Hanno smosso la faglia che ha fatto boom», commenta un cliente che pranza in veranda, stramaledicendo Carlo Giovanardi, uno degli sponsor del progetto Rivara. «Qualcuno non ce la racconta giusta, tutte queste scosse...», aggiungono due operai in cassa della vicina Bellco. «Al fondo lumachina, dove dovrebbe sorgere il campo base, hanno visto degli strani sbuffi di sabbia...».

La protesta anti gas da queste parti è un evergreen. Tutto comincia 10 anni fa quando la Erg Rivara Storage (Ers), partecipata all'85% da Independent Gas Management srl e al 15% da Erg, decide di progettare 2,5 chilometri sottoterra un maxi deposito da 4 miliardi di metri cubi di gas, il primo in Italia. Il deposito fungerebbe da parcheggio, dove le grandi imprese possono conservare l'energia da utilizzare nella stagione fredda. Regione, Provincia, i comuni della zona e i comitati sono contrari. Temono per la sicurezza in una zona diventata sismica. I progetti negli anni cambiano e si susseguono finché lo scorso febbraio il ministero dell'Ambiente concede il via libera ad una prima perforazione a scopo di raccolta dei dati scientifici.

I tre chilometri che separano San Felice da Rivara sono una curva unica in mezzo a campi, cartelli verdi e gialli «no gas» e striscioni anti Cispadana, l'autostrada che dovrebbe tagliare in due la Bassa. Siamo nel cuore Nimby dell'Emilia trafitta dal terremoto anche se il fondo lumachina oggi è solo un bel frutteto sulla strada per Finale. Sul cancello dell'azienda agricola di Adalberto Grandi campeggia una grande bandiera no gas. «Se ce lo mettono sotto i piedi ve la scordate questa bella frutta...», sdrammatizza. «Ci sono ventimila persone accampate, ci manca solo il deposito».

Il fronte del No in realtà è diviso in due spezzoni. C'è il telefono senza fili irrazionale di chi come Luca, agente di commercio, dice di aver visto vicino a Sorbara delle fiammate, «volevo fotografarle ma non ho fatto in tempo»; e quello più riflessivo delle associazioni. «Non abbiamo riscontri di trivellazioni clandestine», ammette Franco Rebecchi del comitato Ambiente e Salute Rivara.

«Una piazzola di perforazione occupa un ettaro, si vedrebbe». Il punto è che «noi siamo contrari perché si andrebbe in profondità su faglie porose, si rischiano fughe di gas». E poi «la loro sperimentazione non è scientifica ma finalizzata al deposito». Per questo «chiediamo un no definitivo, tombale, al ministro Clini. Nel 2007 abbiamo raccolto 15mila firme, ci ritentino e si troveranno tutta la Bassa in corteo».

Al bar in piazza a Rivara, Carlo, ex metalmeccanico in pensione, stende su un tavolino la cartina dei comuni interessati alla concessione di Ers (Mirandola, Cavezzo, Medolla, Finale Emilia, San Felice e Camposanto) e la sovrappone con quella del sisma. «Coincidono, non è strano? Per me hanno toccato qualcosa sotto. Lo fece già l'Agip, quando negli Anni 70 venne a cercare gas e petrolio». Non solo. «Il deposito avrebbe un bacino sotterraneo di 10 km, da Rivara fino quasi a Mirandola. Se succede qualcosa saltiamo tutti per aria», completa tra una briscola e l'altra l'amico Vasco.

Ers nel pomeriggio smentisce qualsiasi operazione. «La fase di ricerca scientifica preliminare e il progetto non sono ancora avviati». In ogni caso «negli stoccaggi in acquifero attivi in tutto il mondo non si sono verificate fughe di gas anche in presenza di terremoti, né si ha notizia di sismi percepibili indotti dalle attività di immissione ed estrazione del gas». Per non sbagliare, viste le tante proteste della gente, la Procura di Modena ha deciso di aprire un fascicolo.

«Spero controllino davvero», sbotta un ragazzo in bici, con l'aria di chi la sa lunga. «Andate all'ex zuccherificio di Massa Finalese, dietro i silos...». Ci si arriva in un quarto d'ora facendo una strada sterrata, ma il cancello è sbarrato e c'è una grande recinzione. Nel campo vicino Walter, imprenditore agricolo di Finale Emilia, sta lavorando sul trattore. «So per certo che lì dentro la cooperativa che gestisce lo zuccherificio di Minerbio sta costruendo una centrale a biomasse e nell'ultimo mese ha picchiato sottoterra dei grandi aghi di cemento e ferro. Facevano un rumore boia, la terra vibrava tutta». Ma Walter non crede possano aver causato il terremoto. «Se poi qualcuno si sia mescolato facendo altri tipi di trivellazioni vicino, non so. Non lo sapremo mai...».

 

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