PAOLETTA TI CONCIA PER LE FESTE! - LESBICA E FELICE, LA DEPUTATA PD PAOLA CONCIA SI RACCONTA IN UN LIBRO PER INVOGLIARE GLI ALTRI (COLLEGHI COMPRESI) A FARE COMING OUT: DALL’INFANZIA VISSUTA A PANE E “AZIONE CATTOLICA” AL PRIMO BACIO SAFFICO, FINO AL FATIDICO “SÌ” CON FRAU RICARDA (PASSANDO PER UN MATRIMONIO “DI PROVA” CON UN UOMO) - CHI HA PIÙ PALLE NEL PD? CELEBRI LE LITI SUI PACS CON LA FINOCCHIARO E SUI DICO CON LA BADESSA ROSY BINDI…

Paola Di Caro per il "Corriere della Sera"

È una storia d'amore. Di una scoperta. Di una battaglia. Di una discriminazione. È la storia di una bambina diversa. Di una provinciale che va in città. Della moglie prima di un uomo, poi di una donna. Di una lesbica. Ed è la storia di una comunista, femminista, diessina, democratica, mai omologata, rompiscatole, amica di donne di destra, contestata da donne di sinistra, unica parlamentare dichiaratamente omosessuale rappresentante nel Palazzo del mondo gay.

È questo e molto di più «La vera storia dei miei capelli bianchi - Quarant'anni di vita e di diritti negati» (in libreria l'8 maggio, Mondadori editore) biografia a tratti tenera, a tratti urticante, sempre spiazzante di Paola Concia, deputata del Pd, che si racconta senza reticenze a Maria Teresa Meli, giornalista del Corriere della Sera.

L'obiettivo del libro è dichiarato: questa storia vuole essere «un esempio per i giovani», un «incoraggiamento» a non compiere gli errori pur commessi dalla protagonista nel tentare di nascondere, soffocare, sacrificare il desiderio «omosessuale o eterosessuale che sia» in nome di convenzioni e tabù che pure questo Paese dovrà prima o poi superare. È un inno al diritto a «essere felici», anche se costa fatica e, nel caso della protagonista che è personaggio pubblico, critiche, perdite, isolamento.

Effetti collaterali di un «coming out» che Paola Concia suggerisce anche agli altri ma non impone, facendo di un momento personale e intimo come il matrimonio con la sua compagna tedesca Ricarda un evento mediatico da condividere, perché il privato è pubblico se l'obiettivo è una liberazione, personale e collettiva.

Forte di una educazione tradizionale ma illuminata, la Concia - nata ad Avezzano da genitori militanti nell'Azione cattolica - racconta di un'infanzia serena ma di una diversità difficile da accettare, dei passi incerti, a partire da Giulia, la prima di una serie di passioni vissute con il senso di colpa, inadeguatezza e vergogna che ancora oggi rubano gioia di vivere e vita stessa a molti omosessuali (il 30% dei giovani suicidi sono gay e lesbiche).

È la prima parte del libro, quella più intensamente privata, dolente ma non lamentosa, perché per ogni amore c'è un passo verso l'impegno, per ogni errore (il matrimonio con un ragazzo, tentativo di uniformarsi a una realtà impossibile) una soluzione, per ogni perdita una scoperta, che trasforma la passione politica in impegno prima, lavoro poi.

E qui il libro scarta, e si fa assieme confessione e denuncia, analisi politica e rivelazioni. È nel 2008 che Veltroni decide di candidarla alle Politiche, in rappresentanza di quel mondo gay che accoglie con ben poco entusiasmo la scelta di una esponente fuori dal movimento omosessuale. Ma questo non basta per scoraggiare la neodeputata: d'altra parte, quando superi il confine di una presunta normalità baciandoti in strada con la tua compagna tra gli sguardi scandalizzati e le ingiurie di chi non tollera, davvero ci metti poco a prendere vie impreviste e mai battute.

Come bussare alla porta dei tuoi avversari politici per dare forza alla tua battaglia per i diritti. Ecco allora la collaborazione con Mara Carfagna, ministro pdl per le Pari opportunità, per una legge sull'omofobia che pure non passerà, ecco l'amicizia con l'ex fascista (ora fli) Flavia Perina per andare nelle scuole a parlare di omosessualità, e perfino un dibattito acceso al centro sociale di destra Casa Pound.

Scelte controcorrente poco digerite nel movimento come nel Pd, partito al quale la Concia non risparmia critiche amare. Perché per un Veltroni che ti candida, un Ignazio Marino che porta avanti le tue battaglie sui diritti civili, c'è un mondo intero di cautele, di frenate, di freddezza, di diffidenza. Senza rancori ma senza sconti Concia cita l'immobilismo della Finocchiaro nella battaglia sui Pacs, le grandi liti con Rosi Bindi (e non solo) prima per le troppe ipocrisie sui Dico, poi per la cautela - o conservatorismo, omaggio al Vaticano, paura - con cui nel partito si discute di unioni gay.

E ancora, c'è la critica a D'Alema per averla voluta usare come pedina ideale nel gioco politico impazzito per la segreteria regionale della Puglia, e la generale, delusa, gridata reprimenda a tutto il Parlamento ma alla sinistra di più per la mancanza di coraggio di chi potrebbe fare coming out e non lo fa (tra il 7 e il 9% i gay «velati» in Parlamento, come da media nazionale, secondo la Concia).

Critiche scomode, ma mai distruttive per una che la sua battaglia ha deciso di combatterla anche giocando da «Amici», o facendosi fotografare da Vanity Fair per il suo matrimonio in Germania. È l'immagine finale che chiude libro e storia, e il flash su lacrime e risate e torta panna e fragole ci consegna i ricordi normali di un giorno straordinario, ma ancora negato a troppi.

 

PAOLA CONCIA E LA SUA COMPAGNA RICARDA TRAUTMANN IL GIORNO DEL MATRIMONIO IN GERMANIA.jpegPAOLA CONCIA E LA FIDANZATA RICARDA Paola Concia Ricarda Trautmann Paola Concia Ricarda Trautmann Paola Concia Ricarda Trautmann Paola Concia Ricarda Trautmann Paola Concia Ricarda Trautmann PAOLA CONCIA BALLA CON RICARDA PAOLA CONCIA BALLA CON RICARDA PAOLA CONCIA BALLA CON RICARDA PAOLA CONCIA BALLA CON RICARDA

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