TOGHE CANTERINE - A PROCESSO IL MAGISTRATO CHE PASSAVA LE CARTE AL "FATTO" – DOMENICO GOZZO, CHE SOSTENNE L’ACCUSA CONTRO DELL’UTRI, AVREBBE VIOLATO IL SEGRETO SU INTERCETTAZIONI DI RIINA

DOMENICO GOZZODOMENICO GOZZO

Mariateresa Conti per "il Giornale"

 

Finisce nei guai il procuratore aggiunto di Caltanissetta Domenico Gozzo, il pm - già accusatore di Marcello Dell'Utri - che coordina le nuove indagini sulle stragi del '92. Il Gip di Catania lo ha rinviato a giudizio per un reato difficilmente contestato alle toghe, violazione del segreto d'ufficio. Secondo l'accusa, sostenuta dal collega procuratore aggiunto degli uffici etnei Carmelo Zuccaro, sarebbe stato lui a «passare» al Fatto quotidiano le notizie relative ad alcune conversazioni intercettate, in carcere, tra il superboss Totò Riina e i suoi familiari. La prima udienza del processo si svolgerà a ottobre.

 

Una bomba. Anche perché Nico Gozzo è uno dei magistrati di punta della Procura di Caltanissetta, il pm che sta riscrivendo la storia delle stragi, smantellando di fatto i primi processi sugli eccidi di Capaci e via D'Amelio viziati dalla falsa collaborazione di Vincenzo Scarantino. Processi istruiti quando a Caltanissetta era procuratore capo Giovanni Tinebra, che a propria volta adesso è procuratore generale a Catania, dove ora Gozzo dovrà presentarsi nell'insolita veste, per lui, di imputato.

Domenico GozzoDomenico Gozzo

 

Che sulla pubblicazione di quelle intercettazioni (in una di esse Riina diceva: «Quest'anno la Juve è una bomba», frase letta come minaccia di attentato a uno dei pm della trattativa Stato-mafia) ci fosse una linea dura si era capito immediatamente. A ottobre del 2013, quando erano stati pubblicati gli articoli sul Fatto e sul quotidiano online LiveSicilia, era scoppiato il putiferio. E nel mirino in prima battuta erano finiti i giornalisti, i cronisti del Fatto Quotidiano Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, e il cronista di LiveSicilia Riccardo Lo Verso, sottoposti a perquisizione a casa e nelle redazioni.

 

Proprio nell'abitazione di uno dei cronisti del Fatto sarebbero stati rinvenuti dei file che attestavano contatti col procuratore aggiunto nisseno. Immediata era stata l'apertura dell'inchiesta, trasferita a Catania per competenza, visto che è la procura etnea ad occuparsi di fatti che riguardano i magistrati nisseni. Ora l'udienza preliminare contro Gozzo. E il rinvio a giudizio del magistrato, che sarà difeso dall'avvocato palermitano Francesco Crescimanno.

TOTO RIINA TOTO RIINA

 

Per un pm nei guai, un altro ex pm che non se la passa proprio bene, da quando è tornato alla ribalta delle cronache diventando assessore alla Legalità a Pompei: Diego Marmo, l'accusatore di Enzo Tortora. Ieri Il Mattino ha pubblicato una lettera della compagna del presentatore tv, Francesca Scopelliti. Una lettera durissima, a dispetto delle scuse per l'errore commesso affidate a 30 anni di distanza, da Marmo, al quotidiano Il Garantista.

 

Una lettera amara, in cui la compagna di Tortora chiede al sindaco di Pompei, Nando Uliano, di ritirare la delega all'ex pm. «Una semplice domanda, sindaco Uliano – scrive la Scopelliti dopo aver ricostruito l'odissea giudiziaria del presentatore tv – avrebbe mai dato la delega ai lavori pubblici a un ingegnere che ha costruito un ponte crollato il giorno dopo dell'inaugurazione? Diego Marmo è un magistrato che - perseguendo un innocente e dando mostra di colpevole negligenza e di spaventosa protervia – ha fatto crollare la giustizia, ha offeso il diritto, ha umiliato quella toga che invece dovrebbe, secondo il dettato costituzionale, essere una garanzia per i cittadini.

 

marcello dell'utri durante l'estradizionemarcello dell'utri durante l'estradizione

Marmo dovrebbe, per dignità, dimettersi, ma so che non lo farà. E allora chiedo a lei un atto di coraggio: ritiri quella delega». Nella lettera la compagna di Tortora ricorda con amarezza le parole usate da Marmo durante la requisitoria del processo di primo grado, la definizione di Tortora come «cinico mercante di morte», l'accusa di essere stato eletto con i voti della camorra. Un teorema poi franato in Appello e in Cassazione: «Non fu – ricorda la Scopelliti – semplicemente un errore, come se ne fatto ovunque e quindi anche nei tribunali: fu, come la definì Giorgio Bocca, una pagina vergognosa di “macelleria giudiziaria”».

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