grillo a roma

TONFO IN FRIULI, I GRILLONZI SOTTO CHOC: CI VUOLE IL DIALOGO COL PD

1 - IL SENATORE GRILLINO BATTISTA ACCUSA: "NON SIAMO RIUSCITI A DIMOSTRARCI FORZA DI GOVERNO"
A.Mala. per "la Stampa"

Sera. Riunione fiume del Movimento 5 Stelle (ennesima). Questa volta si discute dell'espulsione del senatore Marino Mastrangeli, reo di avere più volte partecipato a una trasmissione di Barbara D'Urso (reato gravissimo, pare). Dibattito acceso. Dal quale il senatore triestino Lorenzo Battista si allontana per controllare i dati delle elezioni nella sua regione. Vince Debora Serracchiani, Pd. Supersorpresa.

Cinque stelle in caduta libera. Astensione al 50%. Chi protestava inneggiando a Grillo stavolta è rimasto a casa. Lui, dialogante da sempre, trasale. E si risveglia come se passeggiando nel cortile della Camera si fosse scontrato con una nuvola.

«Mi aspettavo di perdere un po' di voti, ma così no. È vero che politiche e amministrative sono due cose diverse. Ma sarebbe folle non fare i conti con questi numeri».

Senatore Battista, che cosa è successo al Movimento in Friuli Venezia Giulia?
«Cercheremo di fare un'analisi più precisa, anche perché il nostro candidato ha preso più voti della lista. Suppongo che tante persone si siano limitate a mettere una croce sul suo nome trascurando il simbolo».

Parla come un politico della Prima Repubblica. Due mesi fa eravate al 27%, ora siete al 14.
«Lo so. Galluccio da solo è poco sotto il 20. A caldo è facile dire che quello che è successo a Roma non ci ha aiutato. Basta guardare il dato dell'astensionismo. Impressionante».

Che cosa è successo a Roma?
«Che non siamo riusciti a dimostrarci una forza di governo. Sul territorio questa cosa conta. A Udine, a Trieste o a Gorizia la gente è abituata ai fatti».

Una forza di governo o peggio - una forza del cambiamento?
«Non saprei rispondere, ma credo che abbiamo pagato la mancanza di un dialogo con il Pd».

Il Pd a Roma è esploso.
«E' vero. Ma molti elettori di sinistra che si erano avvicinati al Movimento ci hanno abbandonato lo stesso. Certo non mi aspettavo il risultato della Serracchiani».

Come lo spiega?
«Ha preso le distanze da quello che succedeva a Roma. E lo ha fatto con forza, senza rinnegare il suo legame col Pd. Ho visto che Tondo, Pdl, ha preso meno voti delle liste che l'appoggiavano. Evidentemente conta anche la capacità personale di leadership».

Ora riaprirete il dibattito sulla necessità di un dialogo più aperto col centrosinistra anche nella Capitale?
«Io ho sempre sostenuto questa tesi. E mi sono sempre trovato in minoranza. Mi sono adeguato. Ma credo che sia necessario rimetterci a parlare tra di noi».

2-PIZZAROTTI: "MA DA SINDACO DICO: MEGLIO LE LARGHE INTESE CHE NESSUN GOVERNO"
Michele Brambilla per "la Stampa"

Il primo grillino vincente della storia mi riceve in municipio proprio il giorno in cui Grillo dice che «la Repubblica è morta». Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, è un giovane abituato a moderare i toni e sorride quando gli riporto il necrologio del capo. Non è contento di quello che è successo a Roma ed è tutt'altro che entusiasta della prospettiva di un governo dalle cosiddette larghe intese.

Ma come dicono sempre anche Tosi e Renzi, quando si fa il sindaco «meno ideologia e più pragmatismo». Per questo Pizzarotti dice che se «per fare le riforme è necessario un governo, che si faccia un governo». Lo spiegherà meglio dopo. Comincio con il chiedergli se si sente in lutto.

Sindaco, allora sabato è morta la Repubblica italiana?
«Non ho letto quello che ha detto Grillo oggi. In lutto? Sicuramente sono molto deluso. Non ho nulla contro Napolitano: credo che avrebbe potuto non firmare certe leggi, ma gli riconosco di aver gestito una fase difficile. Però avrei preferito uno più giovane».

Rodotà ha ottant'anni.
«È vero, ma sarebbe stato comunque un segnale di svolta. Era una candidatura autorevolissima. E c'era una strada spianata per la sua elezione. Il Pd avrebbe potuto votarlo, e si sarebbe potuto discutere di un governo».

Ma non siete stati proprio voi a dire «mai al governo con questi partiti»?
«Non dico che ci sarebbe stato un governo Pd-M5S. Penso a persone super partes, una specie di governo tecnico votato da noi e il Pd per fare le riforme».

Mi scusi ma devo fare l'avvocato del Pd, che in questo periodo è un po' come fare l'avvocato del diavolo. Per due mesi Bersani vi ha chiesto di partecipare un governo e Grillo lo ha spernacchiato in tutti i modi. Come avrebbe potuto il Pd, votando Rodotà, fidarsi di voi?
«Il Pd ci chiedeva di partecipare al governo senza crederci. Non metteva mai le carte in tavola. Ad esempio, perché non ha mai accettato di restituire i rimborsi elettorali? Glielo dico io: perché il suo disegno era, fin da subito, il governo con il Pdl, che ritiene meno pericoloso di noi».

Secondo lei ha senso dire che la rielezione di Napolitano è «un colpo di Stato»?
«A me quell'espressione richiama concetti molto più negativi: arresti di parlamentari, esercito in strada... Però è un fatto che il Parlamento non segue i messaggi chiari che vengono dai cittadini».

E chiamare milioni di persone a una marcia su Roma?
«Penso che quelle parole siano uscite da una sensazione del momento. Anch'io ero incredulo. Attonito. Il segnale mandato dal Palazzo era che la classe dirigente non sa dove andare».

Lei è andato a Roma?
«No perché avevo da fare, ma ci sarei andato. Molti miei amici mezz'ora dopo la rielezione erano già in treno».

Grillo però ha subito fatto retromarcia. Perché, secondo lei? Si è «cacato sotto» come dice Sabina Guzzanti?
«Non ho parlato con Beppe. Ma credo che abbia capito che c'era il rischio che la piazza diventasse violenta».

Lei si è riconosciuto nel popolo che ha visto nelle piazze?
«Sicuramente molti erano estranei a noi. Purtroppo nei periodi di crisi chi alza molto la testa sono le ali estreme. Infatti in piazza c'erano bandiere di Rifondazione comunista e di Casa Pound».

Insomma la protesta di Grillo poteva sfuggire di mano?
«Il pericolo c'era».

Ecco, allora: non pensa che Beppe Grillo debba, in un momento così delicato, stare attento ai termini che usa?
«Le rispondo così. Visto che è iniziata una nuova fase, di cui noi abbiamo la responsabilità, non c'è più bisogno di toni che facciano indignare la gente, perché la gente è già indignata. Prima bisognava provocare, adesso bisogna informare. Non è il momento di alzare i toni perché c'è il rischio che qualcuno perda la testa. Ma posso aggiungere una cosa?».

Certo.
«Anche la politica deve capire che ormai sono molti gli italiani che possono perdere la testa, perché non hanno più nient'altro da perdere. Invece, sabato ho visto in parlamento gente che rideva. Ma che cosa c'è da ridere?».

Meglio nessun governo a un governo di larghe intese?
«Le rispondo da sindaco. È indubbio che occorrano riforme, e quelle che riguardano gli enti locali sono le più urgenti, perché i Comuni sono l'ultimo baluardo a contatto con la gente. Occorre rivedere il patto di stabilità, ridurre la burocrazia. Ebbene, se per ottenere questo risultato è necessario che ci sia un governo, auspico che un governo venga fatto».

Con quale premier?
«Oddio, i nomi che ho letto... Se fanno Amato vuol dire che questa classe politica è totalmente impermeabile. Ma io spero in un colpo a sorpresa di Napolitano, un nome che possa unire».

Se il nuovo governo propone leggi su cui siete d'accordo, le voterete?
«Certamente. Lo abbiamo sempre detto. Non abbiamo pregiudizi. Se lo lasci dire da chi di pregiudizi sa qualcosa. A Parma abbiamo ereditato un debito di 870 milioni e lo abbiamo ridotto a 600. Senza alzare le tasse. Eppure, leggo sui giornali certi titoli... Noi del MoVimento vorremmo solo equità di trattamento. A proposito di toni, mi permetta di dire che anche i media dovrebbero fare più informazione e meno tifo».

 

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