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LA TRAGEDIA DI UN MINISTRO RIDICOLO - MATTIA FELTRI: TENETEVI FORTE E SENTITE QUESTA. LO SCORSO NOVEMBRE DI MAIO S'È INCONTRATO A VILLA MADAMA CON SERGEJ LAVROV, MINISTRO DEGLI ESTERI RUSSO. GRANDE SUCCESSO DIPLOMATICO: FORSE (MA FORSE) SI TOGLIERANNO LE SANZIONI SUL PARMIGIANO REGGIANO – ULTIMA PRODEZZA L'INCONTRO GIGINO-SARRAJ: FUORI L'ITALIA, DENTRO ERDOGAN - SEMBRAVA TROPPO FACILE PER ESSERE VERO: SERRAJ SCOPRE DELL'INCONTRO CONTE-HAFTAR E CANCELLA LA SUA VISITA A PALAZZO CHIGI

Mattia Feltri per “la Stampa”

 

LUIGI DI MAIO SERGEY LAVROV

La foto di Luigi Di Maio all' aeroporto di Madrid con fidanzata, sneakers e barba incolta, mentre il mondo s' infiamma a sua insaputa, sarà non soltanto il ritratto di un ministro al meglio delle sue possibilità, ma di un intero governo, per come fu messo in piedi e ci sta, purché ci stesse e ci resti.

 

Potremmo dire: noi lo avevamo detto, qualche milione di noi, quanto ci apparisse imprudente e strampalato affidare il ministero degli Esteri a uno che soltanto un anno prima aveva chiamato Mr. Ping il presidente cinese (Xi Jinping), per non dire di Augusto Pinochet traslocato in Venezuela.

 

LUIGI DI MAIO SERGEY LAVROV

Ma c' era da metterlo in piedi, questo governo - come viene, viene - e bisognava salvare le apparenze; il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, si impuntò nel negare a Di Maio la riconferma a vicepremier, per la discontinuità col governo precedente, come se bastasse scriversi in fronte discontinuità, come se la discontinuità non fosse sufficientemente indebolita dalla reiterazione del presidente del Consiglio, come se la discontinuità non attenesse piuttosto a politiche diverse, e a politiche migliori.

 

CONTE MERKEL

Ma non c' è altra strategia che il lì per lì, non esiste domani, e Zingaretti e quelli del Pd non hanno nemmeno l' attenuante di essere venuti giù con la piena, attenuante da concedere a Di Maio, sebbene ci si continui a chiedere se il giovane leader, perlomeno talvolta, non colga l' umiliante sproporzione di sé alle prese con uomini e questioni infinitamente più grandi di lui.

 

GIUSEPPE CONTE E DONALD TRUMP

Tenetevi forte e sentite questa. Lo scorso novembre Di Maio s' è incontrato a Villa Madama con Sergej Viktorovi Lavrov, ministro degli Esteri russo. Curriculum di Di Maio: vabbé, lo sapete. Curriculum di Lavrov: laurea in relazioni internazionali, a 24 anni inviato diplomatico sovietico in Sri Lanka, a 26 arruolato al ministero degli Esteri, a 31 consigliere sovietico all' Onu (è l' Urss di Leonid Breznev, e probabilmente Di Maio ignora chi fosse), per sette volte presidente del consiglio di sicurezza dell' Onu, viceministro agli Esteri con Boris Eltsin, da quasi sedici anni ministro degli Esteri di Vladimir Putin. Dunque si incontrano.

 

enzo moavero milanesi

C' è parecchio di cui parlare: le sanzioni economiche alla Russia, la Libia dove Mosca ha appena mandato delle truppe, la questione Ucraina su cui oltretutto si sta costruendo l' impeachment per Donald J. Trump, eppure la coppia viene fuori dal bilaterale e Di Maio ottiene di aprire la conferenza stampa e informare la comunità internazionale del suo grande successo diplomatico: forse (ma forse) si toglieranno le sanzioni sul parmigiano reggiano. Un' impercettibile increspatura piega il volto metallico di Lavrov, ma Di Maio cavalca l' entusiasmo, particolareggia il colpo di genio geogastronomico partorito sulla quantità di lattosio nei latticini freschi e in quelli stagionati eccetera.

 

putin berlusconi bush pratica di mare

Ora, non è che i suoi predecessori avessero la statura di Metternich. Alla Farnesina non si rimpiange Enzo Moavero Milanesi, che le cose le sapeva a menadito, ma aveva l' intraprendenza e la personalità di un lemure. E il declino della diplomazia italiana non è certo imputabile a Di Maio: la nostra importanza di frontiera ai tempi della Guerra fredda, che ci imponeva ministri di buon calibro, è tramontata da un trentennio, e il nostro residuale ruolo nel Mediterraneo svapora da lustri. Però per qualche tempo abbiamo avuto presidenti del Consiglio, per esempio il Silvio Berlusconi che mette a un tavolo russi e americani a Pratica di Mare, o il Massimo D' Alema dei bombardamenti su Belgrado, di non banale influenza internazionale.

MATTEO SALVINI VLADIMIR PUTIN GIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO

 

Ora c' è Giuseppe Conte, la cui forza persuasiva si esprime giusto a Bruxelles, sul presupposto vagamente ricattatorio che dopo di lui il diluvio, cioè Matteo Salvini. Fine. E non è argomentazione da far presa su Trump o Putin o sui turchi, e tantomeno sui cinesi e sugli iraniani. Di Maio alla lunga è niente più che il frontman di un esecutivo debole e smarrito, ed è l' approdo surreale di una politica debole e smarrita da quel dì. E non può che metterci del suo.

 

LUIGI DI MAIO KHALIFA HAFTAR

Non ci si poté credere, una ventina di giorni fa, quando Di Maio è stato ricevuto da Fayez Al-Sarraj (il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale) a Tripoli. Sarraj era ben contento, sperava di raccattare qualcosa dall' Italia siccome il suo nemico, Khalfa Belqsim Haftar, ha appoggi francesi, russi, e soprattutto egiziani e dagli Emirati. E invece Di Maio gli offrì dialogo, mediazione, forse anche una fiaccolata, ma nemmeno due fucili. Poi vide Haftar, gli disse le stesse cose, per Haftar fu meglio di una sviolinata, e si affrettò a comunicare al pianeta - ma soprattutto a Sarraj, irridendolo - che Di Maio era proprio un bravo giovane, e sarebbe stata una fortuna incontrarlo prima, uno del genere. Capito che capolavoro?

FAYEZ SARRAJ 3

 

Sarraj ha subito salutato l' Italia e aperto i confini alle truppe turche di Recep Tayyip Erdoan. Il resto è faccenda delle ultime ore: la missione europea a Tripoli, prevista per ieri, e a guida a petto vanamente in fuori di Di Maio, saltata per manifesta inutilità, e sostituita da un minivertice a Bruxelles le cui deliberazioni non sono attese da un mondo trepidante, diciamo così. E seguita dal viaggio in serata a Istanbul del nostro ministro per incontrare l' omologo turco, Mevlüt Çavuolu.

 

LUIGI DI MAIO E ALESSANDRO DI BATTISTA INCONTRANO I VERTICI DEI GILET GIALLI

Speriamo che almeno lì ne ricavi qualcosa, ma si conservano dubbi e non soltanto per pregiudizio malevolo. La competenza di Di Maio sugli affari internazionali è ormai rinomata oltreconfine, dagli antichi amoreggiamenti con Putin, a quelli coi cinesi sul 5G (la famosa sicurezza annullata da un calcolo costi-benefici), al sostegno in solitaria globale a Nicolás Maduro in Venezuela, agli incontri coi gilet gialli nella tendenza di Christophe Chalencon, uno che incitava i militari francesi a entrare all' Eliseo per buttare dalla finestra il presidente Emmanuel Macron.

 

luigi di maio emmanuel macron

Così adesso a Roma ci si chiede perché il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, non ci abbia avvertito del raid per far fuori il generale iraniano Qassem Suleimani, e chissà, magari la risposta sta anche nel fatto che, l' ultima volta in cui si sono visti, Pompeo si è sentito chiamare Mr. Ross da Di Maio (un allegro bis di Mr.

Ping). La credibilità è quella.

E, purtroppo, sarà anche l' alibi per un governo che sperava di mandare il suo ministro degli Esteri in giro a vendere parmigiano.

 

 

LIBIA, CONTE RICEVE HAFTAR. IRA DI SERRAJ: "NON VENGO"

Mauro Indelicato per www.ilgiornale.it

 

Potrebbero essere le 24 ore più importanti degli ultimi mesi per la Libia. Si sapeva già, del resto, che qualche svolta importante sul dossier libico in questo 8 gennaio doveva arrivare.

 

Questo perché proprio oggi era in programma il bilaterale tra Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan a margine dell’inaugurazione del TurkStream ad Istanbul.

 

Un vertice poi regolarmente tenuto nella metropoli sul Bosforo, da cui è uscita una prima importante indicazione: un accordo per il cessate il fuoco da far valere almeno fino a domenica.

CONTE SERRAJ

 

Ma mentre si aspettavano altre novità da Istanbul, è da Roma che sono arrivate altre importanti novità, questa volta non del tutto attese. Il generale Khalifa Haftar infatti, decollato poco prima dell’ora di pranzo da Bengasi, è atterrato nella capitale e nel primo pomeriggio ha visto il presidente del consiglio Giuseppe Conte.

 

L’uomo forte della Cirenaica, giunto a Roma con in tasca anche le ultime conferme sulla conquista di Sirte da parte del suo esercito, aveva anticipato a dicembre al ministro degli esterei Di Maio la sua volontà di essere ricevuto a Palazzo Chigi.

 

CONTE E SERRAJ

Poi però, l’incontro da tenere in Italia sembrava essere saltato. Questo perché per il 7 gennaio era stata messa in programma una missione di ambito europea, che prevedeva incontri sia a Tripoli che a Bengasi. L’operazione diplomatica è poi saltata ufficialmente per motivi di sicurezza.

 

L’Italia, dal canto suo, ha ricominciato a muoversi partecipando prima ad un mini vertice a Bruxelles, poi spedendo il ministro degli esteri Di Maio in giro per il medio oriente: ieri sera il titolare della Farnesina era ad Istanbul, dove ha incontrato il suo omologo turco, questo pomeriggio invece si trova ad Il Cairo.

 

Nulla lasciava però pensare alla svolta di queste ore con l’arrivo di Haftar a Roma. Il generale, così come accaduto in altre occasioni, è entrato a Palazzo Chigi senza ricevere gli onori spettanti ad un capo di governo visto che l’Italia riconosce soltanto l’esecutivo stanziato a Tripoli. Tuttavia, è stato ricevuto direttamente dal presidente del consiglio come importante interlocutore per la Libia.

 

I dettagli dell’incontro si sapranno probabilmente soltanto nelle prossime ore. Possibile comunque che si sia discusso anche della proposta di cessate il fuoco trapelata da Istanbul durante l’incontro tra Putin ed Erdogan.

 

HAFTAR E GIUSEPPE CONTE

Alle 18.30 era atteso il premier libico, Fayez Al Sarraj. Quest'ultimo, decollato da Tripoli questa mattina, si trovava a Bruxelles dove ha incontrato nelle scorse ore il rappresentante della politica estera comunitaria, Josep Borrell. Dopo la tappa in Belgio, Sarraj doveva scendere a Roma prima di rientrare in Libia. Tuttavia, come hanno confermato fonti libiche all'agenzia Agi, il capo dell'esecutivo di Tripoli non appena ha saputo della presenza di Haftar nella capitale ha deciso di annullare l'incontro.

 

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