L’8 SETTEMBRE DI ALFANO: PRONTA LA CONGIURA ANTI-BANANA - ANGELINO CI PROVA, O IL COLPO RIESCE O E’ FINITO - GIULIETTO MANDA IL FIDO NACCARATO IN AVANSCOPERTA AL “TAVOLO” E I SEGUACI DI ALFANO VANNO IN CRISI (DI NERVI) - POTREBBE ESSERE LUI L’ANTI-ALFANO SPONSORIZZATO ANCHE DAI LEGAIOLI - LA SANTADECHE’ FA SALTARE I NERVI A LA RUSSA: “HAI ROTTO I COGLIONI…” - GLI EX AN PUNTANO SULLA MELONI? - FORMINCHIONI PIANTA GRANE…

1-I 30 FEDELISSIMI DI SILVIO CONTRO I 300 DI ALFANO
Carmelo Lopapa per "la Repubblica"

E adesso sono i berlusconiani ad abbandonare Berlusconi. Voltano le spalle al capo, nella prima, vera rivolta per la sopravvivenza che Angelino Alfano ha deciso di portare avanti senza mai dichiararla. Su 335 parlamentari Pdl quasi trecento hanno giurato fedeltà al segretario in queste ore.

E Alfano si prepara al plebiscito e a raccogliere milioni di voti alle primarie contro il Cavaliere rottamatore che ha preferito snobbarle. La fiducia votata ieri al governo Monti, sulla corruzione è stato un primo segnale. A giorni arriverà l'altro, quando il Pdl garantirà il suo sostegno sulla legge di stabilità che Silvio Berlusconi avrebbe voluto stravolgere, se non addirittura usare come grimaldello per mettere all'angolo l'esecutivo dei tecnici.

Il fatto è che il capo molla gli ormeggi e minaccia di lasciarli tutti a terra. Ne salva trenta, non di più - ha già fatto sapere - giusto amazzoni e fedelissimi, a bordo della nuova Forza Italia che salperà a gennaio e forse anche prima: volti nuovi, giovani e piccoli imprenditori. E gli altri trecento? Pronti a difendere il segretario. Deputati e senatori Pdl a caccia di una ricandidatura e in preda al panico tentano ora la mossa disperata. La campana a morto suonata dalla Sicilia per i partiti ha rotto gli ultimi indugi.

Il serrate le file è arrivato ieri mattina in una drammatica, tesa riunione dei dirigenti per fissare le regole delle primarie del 16 dicembre. Consultazione aperta, la più aperta possibile, niente controlli preventivi o registri delle firme. Per non correre il rischio di essere surclassati dai numeri delle primarie Pd di due settimane prima. Tutti, o quasi, a questo punto al fianco di Angelino Alfano per tenere in vita il partito e tentare quanto meno la ricandidatura. Forzisti, ex An, montiani, peones, a bordo sono tutti schierati e bye-bye Silvio. Mentre in via dell'Umiltà i dirigenti litigavano e tessevano le regole per le primarie del partito, in Transatlantico aria mesta da ultima spiaggia.

«C'era poco da aspettare. Se la linea è quella annunciata sabato dal presidente, allora è lui stavolta a restare minoranza nel Paese, non solo nel partito» si sfoga a sorpresa un fedelissimo della prima ora, il vicecapogruppo Osvaldo Napoli. Non vogliono andare a schiantarsi per la causa anti-tasse e anti-giudici, tanto meno si sognano di dare noie al governo Monti, farlo cadere figurarsi. Lo faccia il Cavaliere, se ha i numeri.

«Qui non si tratta di essere montiani o anti montiani, ma pragmatici - ragiona perfino il capogruppo Cicchitto - E la legge di stabilità non può essere un'occasione per rovesciare il tavolo». Del resto, l'ex ministro Franco Frattini, volando al fianco di Mario Monti nel volo di Stato che li portava due giorni fa a Madrid, ha rassicurato il premier. Garantendo che se anche Berlusconi tentasse lo sgambetto in aula, non avrebbe i numeri per farlo: «La maggioranza dei gruppi non lo seguirebbe».

È una linea che Alfano detta ad apertura del vertice in via dell'Umiltà. «Altro che Sicilia, qui rischiamo di perdere anche Lombardia e Lazio, le primarie le dobbiamo fare di partito, non di coalizione, per rilanciarlo, per dargli respiro». Porte chiuse alla Lega, ma anche a "pericolosi" insider. Gli ex An per esempio La Russa e Meloni pensano a Giulio Tremonti quando provano a introdurre una carta dei valori, che escluda chi ha dato vita in questi mesi a nuovi soggetti politici. Si dà il caso tuttavia che l'ex super ministro dell'Economia sia iscritto tuttora al Pdl. E quando in via dell'Umiltà entra nella sala riunioni Paolo Naccarato nelle vesti di osservatore tremontiano, tra i dirigenti cala il gelo.

Fondato, dato che Tremonti, come dirà da lì a qualche ora ai suoi amici, ha deciso di correre davvero alle primarie: «Credo sia anche un loro interesse che ci sia un contributo il più ampio possibile, dunque se sono primarie serene e serie, perché no?» Maria Stella Gelmini, che sabato era alla conferenza stampa di Berlusconi, sosterrà il segretario. «Le primarie saranno l'occasione per recuperare elettori delusi, abbiamo bisogno di un Pdl più forte, al fianco di Angelino».

Lo pensa pure Paolo Romani. Alfano vanta la sponda forte del presidente del Senato Renato Schifani. «Il Pdl non si deve sciogliere ma rilanciare attraverso la strada tracciata da Angelino» spiega la senatrice Simona Vicari, fedele interprete del pensiero del presidente. E per ragioni diverse ma convergenti ormai anche tutti gli ex An si sono schierati col quarantenne delfino. «A patto che incida profondamente e subito sul rinnovamento, sarà il nostro candidato premier, le mosse di Berlusconi non le ho capite» racconta Gianni Alemanno che pure ieri ha lasciato anzitempo il vertice dopo un alterco con Cicchitto.

Il sindaco avrebbe voluto primarie per tutto, anche per le regionali e per le varie cariche. «Impossibile, non c'è tempo» gli hanno risposto. Giorgia Meloni sta riflettendo se candidarsi o meno. Con Berlusconi restano Galan e Santanché, in corsa anche loro. Ma più che mai le cosiddette "amazzoni" guidate da un'agguerrita Michaela Biancofiore: «Se Alfano vuole salvare il centrodestra lo sciolga». E poi la Prestigiacomo e Elvira Savino, Gabriella Giammanco. Denis Verdini e Luca D'Alessandro, come del resto Marcello Dell'Utri.

Ma la mossa disperata del gruppone non convince tutti, molti si preparano a dire addio e tentare altri lidi. «Per me e altri colleghi critici è ormai difficile restare nel partito in cui per primo Berlusconi non crede più» confessa in Transatlantico il deputato Roberto Tortoli. «Si sfidino pure Alfano e la Santanché, il partito si chiude, la lezione siciliana non è servita» delusa Stefania Craxi.

Primo avversario che il segretario dovrà sconfiggere, per dirla con un'altra socialista di lungo corso come Margherita Boniver, sarà lo «spirito di autodistruzione che sta prevaricando tutti». E Berlusconi? Il capo ha trascorso il pomeriggio in un centro di Montecatini, pronto per partire oggi o al più domani alla volta di Malindi.

2- PRIMARIE PDL: TRA I CANDIDATI SPUNTA TREMONTI
Ugo Magri per "la Stampa"

Che ci fa qui Naccarato? Sguardi interrogativi intorno al Tavolo delle Regole, la riunione convocata ieri da Alfano per dare un senso alle primarie Pdl. Ai tempi di Cossiga era il suo braccio destro, ma dalla scomparsa dell'ex Presidente Naccarato era considerato, politicamente un apolide. Lui stesso ha provveduto a chiarire: «Sono venuto in veste di osservatore per conto di Tremonti...».

Colpo di scena. Perché se l'ex ministro dell'Economia manda una vecchia volpe qual è Naccarato a osservare, ciò significa che medita molto seriamente di prendere parte alle primarie. A questo punto si è accesa una discussione se Giulio avrebbe o meno diritto di candidarsi. Un mese fa è nato il suo movimento, la Lista lavoro e libertà, con tanto di simbolo.

Per cui subito la Meloni e ancor di più Formigoni hanno alzato la voce, «non si possono tenere i piedi in due staffe, se è andato via non deve tornare». In verità Tremonti non s'è mai dimesso dal Pdl, di cui resta una figura eminente specie tra gli elettori. Vietargli la candidatura, ove fosse presentata, darebbe l'impressione che Alfano teme di cimentarsi con l'ex ministro, specie in qualche pubblico dibattito sull'economia.

Laddove è convenienza del segretario misurarsi con avversari di rango (e senza dubbio Tremonti lo è) affinché le primarie regalino al pubblico una reale suspense. Dunque l'aria è che alla fine Tremonti non troverà impicci tranne, forse, l'obbligo di rinunciare alla propria lista e di sottoscrivere un programma infarcito, c'è da scommettere, di tesi che gli faranno orrore, nella speranza di fargli cambiare idea...

Niente, ancora, in confronto all'ostracismo verso la Santanché. La quale, super-battagliera, si è presentata al Tavolo per perorare una competizione stile Far West, con regole ridotte veramente al minimo. Daniela vorrebbe potersi fare pubblicità mettendo un po' di denari (suoi) in spot televisivi e manifesti, insomma una campagna aggressiva come si fa in America. Risposta in coro che non se ne parla nemmeno.

Idem quando ha lanciato l'idea che, per presentare le candidature, non venga imposto di autenticare le firme con pubblici ufficiali presenti all'atto, ma sia sufficiente l'autocertificazione alla Brunetta. «Hai i soldi, pagati i notai», le hanno riso in faccia. Cosicché lei è esplosa: «Della lezione siciliana non avete capito niente, basta con queste logiche da apparato!».

Il più pacato pare sia stato Cicchitto, il quale l'ha messa sul piano storico («Non tiriamo in ballo gli apparati, che in Unione sovietica avevano il Kgb eccetera»). La Russa viceversa è esploso, «smettila di rompere i cosiddetti» ha intimato greve alla signora. Prove di autogestione nel Popolo della libertà.

Chi altro si candida in gara col segretario? Formigoni ha detto che non gli dispiacerebbe. La Meloni idem. Ieri sera riunione tra gli ex di An per decidere se darle l'appoggio. Frustrarne le ambizioni sembra brutto ai suoi amici di corrente, però loro temono di indebolire Alfano. Togli di qua e togli di là, Angelino corre il rischio di vincere senza brillare.

 

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