giovanni tria

TRIA IN BANCA - IL 10 LUGLIO IL NEOMINISTRO DELL'ECONOMIA FARA' IL SUO ESORDIO ALL'ASSEMBLEA DELL'ABI, DOVE SARA' CELEBRATA LA MESSA CANTATA PER LA CONFERMA DI PATUELLI - PER IL SUO QUARTO MANDATO, AVRA' DUE VICE DI PESO: GROS-PIETRO DI INTESA E SACCOMANNI DI UNICREDIT - TRA BANCHIERI E SINDACATI E' SCONTRO APERTO SUL CONTRATTO: GLI ISTITUTI VORREBBERO PROROGARLO PER TUTTO IL 2019, MA LE SIGLE NON ACCETTANO RINVII GRATIS

 

Fernando Soto per www.StartMag.it

 

L’appuntamento è fissato per il prossimo 12 giugno, quando i sindacati dell’industria bancaria dovranno rispondere alla lettera dell’Abi che la scorsa settimana ha chiesto di prorogare il contratto di lavoro per un anno oltre la scadenza fissata al 31 dicembre 2018. La partita è delicatissima.

giovanni tria e claudio borghi

 

Sul fronte sindacale, secondo le indiscrezioni raccolte da Start Magazine, il pallino è in mano alla Fisac Cgil, alla Fabi e a Unisin, che non vogliono salti nel buio né regalare aumenti economici alle banche. Le tre sigle pretendono che ai lavoratori vengano riconosciuti aumenti legati alla nuova produttività del settore.

 

Del resto, la prima trimestrale si è chiusa con un vero e proprio record per le banche e, stando al consensus degli analisti, per i primi 10 gruppi italiani è prevista una montagna di utili a fine anno: stiamo parlando di 10 miliardi di euro ed è ai profitti – non all’inflazione – che le organizzazioni dei lavoratori vogliono agganciare gli incrementi in busta paga. Insomma, gli istituti hanno le casse piene di quattrini: ecco perché Fisac, Fabi e Unisin vogliono trasferirne una parte sugli stipendi dei 290mila colletti bianchi.

 

giovanni tria

Le tre sigle capofila di questa partita, dunque, sarebbero disposte ad accettare una proroga squisitamente tecnica e da questo punto di vista è d’accordo anche la Uilca. Non sarà mai accettata, invece, la richiesta di modificare i termini del contratto: per non far perdere gli aumenti in busta paga, scadenza e decorrenza non devono variare.

 

Quali munizioni ha in mano l’Associazione delle banche? Non molte, forse nessuna, come spiega in Abi una fonte vicina al dossier. L’organizzazione di Palazzo Altieri (impegnata tra l’altro a gestire la cura dimagrante interna che passa da 50-70 prepensionamenti) non può minacciare la disapplicazione del contratto né la disdetta unilaterale.

 

patuelli

Le ipotesi sono improponibili, sia politicamente sia socialmente se le banche non vorranno trovarsi completamente isolate dal contesto politico e sociale del Paese. Gli istituti si troverebbero contro tutti i sindacati e i lavoratori: uno scenario improponibile che i banchieri non possono permettersi. In ogni caso, è sufficiente che una sola sigla si opponga, anche alla proroga di un giorno, che Abi sia costretta ad aprire le trattative. Qualcosa da questo punto di vista comincia a trapelare. Fabi, Fisac, Unisin e Uilca – la First Cisl resta isolata – sono d’accordo a presentare subito una piattaforma.

 

Come correttamente scrive il Messaggero oggi, il segretario della First Giulio Romani è molto considerato dai banchieri, solo quando c’è da far risparmiare le banche a danno dei lavoratori: una proroga di un anno senza aumenti, in effetti, è un piatto appetitoso per gli istituti di credito. La posizione di Romani è quella di accettare la proroga di un anno.

 

A questo punto, tutto sarà più chiaro il 12. Lo stesso Romani al congresso Uilca a Milano, mercoledì, ha attaccato pesantemente l’attuale presidente del Casl, Omar Eliano Lodesani che, in scadenza di mandato, ha più volte mostrato di non saper sostenere adeguatamente la posizione delle banche: “Basta sciocchezze sulla proroga, bisogna scartare il contratto del credito dal cellophane e leggerlo”.

 

GIOVANNI TRIA CON NAPOLITANO

Romani, come riportato ancora sul Messaggero di oggi, ha fatto intendere che il congresso della Fisac Cgil di novembre potrebbe essere uno dei motivi della proroga del contratto nazionale. Ma il capo della First è andato fuori strada perché gli ottimi segretari della Fisac, Agostino Megale e Giuliano Calcagni, sanno perfettamente come gestire la situazione a prescindere dal congresso.

 

Quanto all’Abi, la partita sul contratto si intreccia con le nomine interne. Il 10 luglio a Roma è in programma l’assemblea annuale. In quella occasione – davanti al neoministro dell’Economia, Giovanni Tria, che farà il suo esordio – sarà ufficializzata la meritata conferma alla presidenza di Antonio Patuelli, che si è distinto nei precedenti mandati per aver ridato lustro all’Abi dopo la parentesi di Giuseppe Mussari.

 

È quasi fatta anche la squadra dei vicepresidenti, quattro in tutto: è data per scontata la designazione come vicario di Gian Maria Gros Pietro (Intesa SanPaolo) e dell’ex direttore generale di Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni (Unicredit). Salvatore Poloni del Banco Bpm guiderà il Casl (Comitato affari sindacali del lavoro).

PATUELLI PADOAN GUZZETTI VISCO

 

Poloni aveva bisogno di una sedia nell’esecutivo e a lasciargliela è stato il “suo” presidente, Carlo Fratta Pasini.Piazza Meda sarà rappresentata, quindi, dal condirettore generale e dall’amministratore delegato, Giuseppe Castagna. Se, invece, per la vicepresidenza vicaria non fosse sceso in campo Gros Pietro, la guida del Casl sarebbe andata al coo di Ca de’ Sass, Rosario Strano, manager vicinissimo e di assoluta fiducia di Carlo Messina.

 

Luigi Abete verrà confermato alla presidenza della Febaf. E’ col nuovo esecutivo dell’Abi, che avrà una piena legittimazione politica, che Fisac, Fabi, Uilca e Unisin vogliono trovare un eventuale accordo.

gian maria gros pietro beniamino gaviogian maria gros pietro carlo messina giovanni bazolisaccomanni

 

Ultimi Dagoreport

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…

maurizio martina francesco lollobrigida elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT – LA STORIA DELLA CANDIDATURA DI MAURIZIO MARTINA ALLA FAO È STATO UNO “SCHERZETTO” BEN CONGEGNATO DALL'AZZOPPATA MELONI CON L'EX COGNATO LOLLOBRIGIDA, PER METTERE IN DIFFICOLTÀ ELLY SCHLEIN: LA SPAGNA HA PUNTATO DA TEMPO LA POLTRONA, TANTO CHE SANCHEZ HA PROPOSTO UN SUO MINISTRO, FEDELISSIMO, LUIS PLANAS. È QUI CHE I FRATELLI D’ITALIA HANNO INTRAVISTO L’OPPORTUNITÀ: SAPENDO CHE L’ITALIA HA POCHE CHANCE, HANNO MESSO SUL PIATTO IL NOME DI MARTINA, PER SPACCARE IL PD E ACCUSARE SCHLEIN DI “SUBALTERNITÀ” RISPETTO AL BEL PEDRO – VORACI COME SONO DI CARICHE E INCARICHI, TI PARE CHE RINUNCIANO A UNA POLTRONA PER DARLA A UN EX SEGRETARIO DEL PD? ERA TUTTO “SPIN”, E I RIFORMISTI DEM HANNO ABBOCCATO…

elkann lapo ginevra john gianni agnelli margherita agnelli poteri

DAGOREPORT - MENTRE LAPO SI RIAVVICINA ALLA MADRE MARGHERITA AGNELLI (“VOGLIO RICOMPORRE UN RAPPORTO DI AFFETTO E DI SERENITÀ”), SI AVVICINA L’UDIENZA DEL 22 GIUGNO A TORINO CHE POTREBBE PORTARE A UN RINVIO A GIUDIZIO PER JOHN ELKANN PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO - NELLO STESSO TEMPO COMINCIA A DIPANARSI L’INTRECCIO DELLE VARIE CAUSE CIVILI INCASTRATE L’UNA CON L’ALTRA TRA ITALIA E SVIZZERA CHE VEDE CONTRAPPORSI MARGHERITA AI SUOI TRE PRIMI FIGLI, AL FINE DI TOGLIERE AL PRIMOGENITO JOHN LA GUIDA DELL’IMPERO EXOR - MA DAGOSPIA PUBBLICA UN ATTO UFFICIALE RELATIVO AI POTERI DELLA "DICEMBRE", LA SOCIETA' CHE HA LA QUOTA PRINCIPALE DEL GRUPPO CHE CONTROLLA EXOR, SOTTOSCRITTO NEL 1999 DALLA STESSA MARGHERITA, IN CUI SI LEGGE: "QUALORA GIOVANNI AGNELLI MANCASSE O PER QUALSIASI RAGIONE FOSSE IMPEDITO, L'AMMINISTRAZIONE NELLA SUA IDENTICA POSIZIONE CON GLI STESSI POTERI E PREROGATIVE SARA' ASSUNTA DA JOHN PHILIP ELKANN..."

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...