tria

TRIA E MOLLA – NONOSTANTE I SORRISI E LE PACCHE SULLE SPALLE AL VERTICE DI PALAZZO CHIGI E ALL’EUROGRUPPO, IL MINISTRO È SEMPRE PIÙ DEBOLE E ISOLATO – PERCULATO DAI COLLEGHI EUROPEI PERCHÉ NON HA FORNITO I NUMERI DELLA MANOVRA, È TRINCERATO AL MEF CON I TECNICI. E A OCCUPARE GLI SPAZI VUOTI CI PENSA SAVONA, CHE IERI HA PORTATO A TAJANI LE CIFRE DEL DEF – SE TRIA LASCIASSE, I NOMI IN CAMPO SONO DUE: PIGA E MASERA

Andrea Bassi per “il Messaggero”

 

GIOVANNI TRIA

Giovanni Tria traballa, ma non molla. Per ora. Le foto nel vertice di Palazzo Chigi mostrano il ministro sorridente accanto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai vice premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

 

Tutti «determinati», come ha detto il premier, verso gli obiettivi della manovra. Che però nemmeno ieri ha visto la luce. Anche le foto arrivate dal vertice di Lussemburgo mostrano il ministro tutto sommato rilassato.

 

Ma la verità è che Tria appare sempre più isolato e indebolito. I colleghi dell' Eurogruppo gli hanno mostrato «personale simpatia», quando non è stato in grado di fornire i numeri esatti della manovra di bilancio e lui si è dovuto precipitare a Roma per provare a chiudere delle tabelle formalmente approvate dal consiglio dei ministri ormai da cinque giorni.

 

VERTICE DEL GOVERNO SUL DEF

Anche i mercati sembrano essere diventati sordi alle sue rassicurazioni. Fino a qualche settimana fa, raccontavano i trader, quando il ministro parlava si compravano i Btp, quando parlavano Salvini o Di Maio, si vendeva. Questa volta, invece, l' intervista rilasciata al Sole24Ore domenica, per provare a frenare lo spread, non ha sortito gli effetti sperati.

 

A via XX settembre si respira un' aria di tensione. E di assedio. Ma ci si domanda anche se il generale sia in grado di difendere le truppe. Ieri i grillini sono tornati all' attacco del Ragioniere generale Daniele Franco, sospettato di frapporre nuovi ostacoli alla stesura della Nota di aggiornamento riformata dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega.

TRIA BY VAURO

 

«Il ragioniere generale», ha detto Di Maio, «deve preparare la Nota di aggiornamento al Def su impulso dei politici. Per questo noi in queste ore stiamo rileggendo tutto quello che è stato scritto». I grillini, nonostante ufficialmente dicano che «Tria deve restare al suo posto», chiusi i taccuini sparano a palle incatenate.

 

I DUBBI

Il ministro, è il ragionamento, ormai non è in grado di difendere la manovra a Bruxelles. Servirebbe qualcuno maggiormente convinto delle ragioni del contratto di governo. Il primo nome è quello di Paolo Savona, già ministro mancato dell' Economia per l' opposizione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

LUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTE

 

Savona, in realtà, ha già occupato gli spazi lasciati vuoti da Tria. Ieri a Strasburgo il ministro delle Politiche Comunitarie ha avuto un faccia a faccia con il presidente dell' Europarlamento Antonio Tajani. Un colloquio al quale si è presentato, non solo con le cifre del Def, ma soprattutto con il documento da lui messo a punto per la riforma dell' Eurozona.

 

Un documento che prevede, tra le altre cose, la proposta che l' Europa si faccia carico della parte eccedente il 60% del debito pubblico italiano, lasciando poi Roma libera di fare ogni anno un deficit di bilancio pari al Pil nominale, ossia oltre la fatidica soglia del 3%.

 

paolo savona

A Tajani, che gli ha subito chiesto modifiche alla manovra, Savona ha risposto che ora è «troppo presto». Oggi poi Savona incontrerà gli europarlamentari italiani. Insomma, il professore cagliaritano si sarebbe già costruito un profilo da «ministro ombra». Qualcuno, nella maggioranza gialloverde, vorrebbe di più. Che si possa in qualche modo superare il veto del Colle per portare Savona a via XX settembre. Difficile possa accadere. E i più avveduti non fanno mistero di ritenere questa ipotesi del tutto improbabile.

 

DELVOX TRIA SALVINI DI MAIO

Meglio, è il ragionamento, tenersi un Tria indebolito, spostando verso Palazzo Chigi, sotto la regia di Savona, alcune leve fondamentali. Come la task force sugli investimenti, già ufficialmente dirottata. Ma se Tria non dovesse reggere? Già girano i nomi dei possibili sostituti, come quello di un altro economista di Tor Vergata, Gustavo Piga.

 

I PRETENDENTI

La leggenda di Palazzo racconta che, quando Mattarella disse di no a Savona, il professore oltre al nome di Tria fece anche quello di Piga. Che però, allora, avrebbe posto alcune condizioni proprio sul deficit. Ieri il professore ha affidato il suo pensiero ad un tweet: «Dopo anni di battaglie, il Fiscal Compact è sul punto di crollare.

GUSTAVO PIGA

 

Lo strumento più sado-masochista mai inventato (e da nessuno copiato), fautore di crollo di crescita di PIL e crescita di debito, è a un passo dalla sua fine. Sulle sue rovine ricostruiamo l' Ue», ha scritto. L' altro nome che circola è quello di Rainer Masera, banchiere ed economista, già ministro del governo Dini.

Gustavo Piga TRIA IN LUSSEMBURGO 1RAINER MASERALUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTE

Ultimi Dagoreport

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…