marco marsilio giorgia meloni

LA TRIBÙ MELONIANA RIUSCIRÀ A DIFENDERE IL FORTINO ABRUZZESE? – PER IL POTERE DELLA DUCETTA, CAPITOLARE IN ABRUZZO SAREBBE PEGGIO CHE AVER PERSO IN SARDEGNA. PERCHÉ LA REGIONE, GUIDATA DAL ROMANO MARCO MARSILIO, OSPITA LA PIÙ NUTRITA COLONIA MELONIANA, CON PROFONDE RADICI MISSINE – IL VOTO REGIONALE SARÀ UN SONDAGGIO SUL CONSENSO DI “IO SO’ GIORGIA” – NEGLI ULTIMI GIORNI È MONTATO IL NERVOSISMO IN FDI. I SONDAGGI DICONO CHE IL DIVARIO DALLO SFIDANTE SOSTENUTO DAL CAMPO LARGHISSIMO, LUCIANO D’AMICO, SI È RIDOTTO A UN MISERO 1,2% – IL DAGOREPORT

Articoli correlati

TRATTENETE IL RESPIRO. GOVERNATE LO SHOCK. AVVISATE I CITTADINI ABRUZZESI: IL CICLONE SARDO AVANZA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Estratto dell’articolo di Stefano Cappellini per “la Repubblica”

 

Marco Marsilio Giorgia Meloni

Perdere in Abruzzo, per il potere di Giorgia Meloni, sarebbe peggio che aver perso in Sardegna. Nel cuore delle elezioni sarde Meloni era entrata per scelta, impuntandosi sulla candidatura del sindaco di Cagliari e fratello d’Italia Paolo Truzzu. Nella partita abruzzese, invece, non deve fare nulla: c’è già dentro con tutte e due le scarpe. L’Abruzzo ospita la più nutrita colonia meloniana, tribù stanziale, distaccata o paracadutata, comunque pezzo importante dell’album di famiglia.

 

Alle ultime elezioni politiche, quelle che l’hanno portata a Palazzo Chigi, Meloni ha scelto di candidarsi alla Camera nel collegio L’Aquila-Teramo. L’ha fatto per potersi dedicare serenamente alla campagna nazionale, mentre a vigilare dall’alto sulla sua scontata elezione a Montecitorio provvedevano il presidente di Regione Marco Marsilio, che la conosce da quando lei minorenne bussò alla sezione di Garbatella per iscriversi al Movimento sociale e lui era il leader dell’organizzazione giovanile Fare fronte, e il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, altra conoscenza vecchia di trent’anni, cose di Fronte della gioventù.

 

Marco Marsilio Giorgia Meloni

In Regione, con ruoli e incarichi vari, sono passati o sono ancora attivi altri personaggi della via Pal missina, come Riccardo Scurria, già europarlamentare eletto con il Popolo delle Libertà, poi Fratello della prima ora, che prima di essere eletto in Senato alle Politiche del settembre 2022 era stato mandato da Roma a fare il capo dello staff di Marsilio in Regione.

 

Nel giro della sezione di Colle Oppio Scurria — cognato dell’ex capo di tutta la comunità, il leader dei Gabbiani Fabio Rampelli — è detto il Noto, con spiccata e cameratesca autoironia, perché negli anni Novanta nei comunicati dei collettivi universitari di sinistra alla Sapienza era citato come “il noto fascista Scurria”. […]

 

 

giorgia meloni pierluigi biondi

Non servivano gli stretti rapporti personali tra il governatore e Meloni, che da ragazza lavorò a casa Marsilio per assisterne la madre malata, per spiegare come mai, a dieci giorni dal voto del 10 marzo, la presidente del Consiglio abbia ricevuto il presidente della Regione a Palazzo Chigi per mettergli ufficialmente in mano centinaia di milioni per infrastrutture che gli abruzzesi aspettano da decenni, a cominciare dalla ferrovia Roma- Pescara.

 

Difendere il fortino abruzzese è fondamentale e negli ultimi giorni è montato un certo nervosismo. Anche se, in pubblico e parole, lo stato maggiore meloniano si dice certo che non ci sarà alcuna onda sarda, in privato e di fatto nessuno è più sicuro dell’esito di un voto che fino a poche settimane fa pareva una formalità.

 

Dall’altra parte l’avversario è un tipo tanto mite quanto tosto: l’economista Luciano D’Amico, ex rettore dell’università di Teramo, figlio di contadini di Torricella Peligna, paese d’origine dello scrittore John Fante, sostenuto dal campo forse più largo mai messo insieme dal centrosinistra in un’elezione locale: da Renzi a Fratoianni, passando per Pd, Movimento 5 Stelle e Calenda.

 

LUCIANO D'AMICO

A vantaggio di D’Amico c’è la sua freschezza civica, l’autorevolezza del suo passato da manager dell’azienda dei trasporti regionale, brillantemente risanata, e l’effetto Todde. A vantaggio di Marsilio ci sono i favori del governo nazionale, la solidità delle liste che lo sostengono, zeppe di campioni delle preferenze, e l’impossibilità per legge del voto disgiunto, che forse avrebbe tentato l’alleato fin qui più angariato e cannibalizzato, la Lega, che in Abruzzo perde pezzi come un aereo in rotta.

 

FASCIO TUTTO IO - VIGNETTA BY MACONDO

Anni di diaspora, consiglieri usciti verso Forza Italia o verso FdI, fino all’episodio più clamoroso e significativo. Un mese fa l’assessora alla Sanità Nicoletta Verì, che come in ogni Regione custodisce il portafoglio più importante, ha salutato la Lega e Matteo Salvini e sarà candidata nel listino di Marsilio. Il quale, con Repubblica , si difende così dall’accusa di aver fatto un torto all’alleato e da quella di replicare su scala locale la disfida Meloni-Salvini: «Non pratico il cannibalismo politico. La maggior parte dei consiglieri usciti dalla Lega non sono venuti da noi. Comunque non c’è mai problema quando il giudizio su un cambio di casacca resta agli elettori».  […]

 

La sanità resta uno dei problemi più gravi. […] Michele Fina, tesoriere del Partito democratico e segretario regionale dei dem fino a pochi mesi fa, racconta che «non c’è famiglia abruzzese che non abbia un caso di malasanità da raccontare».

 

A Pescara il sindaco è il forzista Carlo Masci, solido alleato di Marsilio, convinto che le cose sulla sanità non stiano così. «I problemi ci sono come in tutte le Regione ma Marsilio ha fatto bene. Qui a Pescara la struttura da duecento posti attivata in tempi record per il Covid è ancora attiva».

Marco Marsilio Giorgia Meloni

 

Nonostante l’Abruzzo sia percepito come una regione agricola, è al settimo posto tra le regioni italiane per peso delle esportazioni in rapporto al prodotto interno lordo e l’industria manifatturiera pesa per più di un quarto del pil. C’è manodopera altamente specializzata, tecnologie proprietarie come quella dell’Ars Tech, che tra le colline teramane produce telai in carbonio per auto da corsa, la farmaceutica nell’aquilano, in Val di Sangro la Siv, la più grande vetreria d’Europa, e lo stabilimento Stellantis di Atessa, dal quale escono mille furgoni Ducato al giorno. Sistema produttivo a livelli tedeschi, infrastrutture da Paese in via di sviluppo.

 

LUCIANO D'AMICO

La fusione tra industrialismo e Colle Oppio non ha funzionato e, anche se ai piani alti di Confindustria e Federfarma nessuno si sbilancia sul voto, l’ostentata neutralità ufficiale con la quale l’associazionismo segue quest’ultimo miglio di campagna elettorale è un altro indizio sul fatto che nessuno vuol rischiare di trovarsi sul carro sbagliato.

 

Anche le ultime feroci polemiche tra maggioranza e opposizione, come quella sulla riduzione della riserva naturale del Borsacchio da 1100 a 25 ettari grazie a un emendamento approvato nottetempo in Consiglio regionale, finiscono tutte dentro a una partita che si è fatta molto più grande.

 

Marco Marsilio Giorgia Meloni

Quanto grande lo ha sintetizzato al meglio proprio Marsilio con un’intervista alla testata storica di famiglia, Il Secolo d’Italia: «Questa è la prima Regione guidata da Fratelli d’Italia, è il collegio della nostra leader, per noi è una bandiera, per la sinistra un presidio da conquistare. Sarà una prova sul nostro governo, un sondaggio sul consenso dei cittadini». Se va bene, si assorbe la botta sarda. Se va male, non basterà un Truzzu da mandare davanti alle telecamere per dire «è tutta colpa mia».

giorgia arianna meloni LUCIANO D'AMICOGIORGIA E ARIANNA MELONI COME LE GEMELLE DI SHINING - FOTOMONTAGGIO DEL FATTO QUOTIDIANOpierluigi biondi

Ultimi Dagoreport

antonio barbera giulio base monda buttafuoco borgonzoni mantovano

FLASH! – BIENNALE DELLE MIE BRAME: IL MANDATO DI ALBERTO BARBERA ALLA DIREZIONE DELLA MOSTRA DEL CINEMA TERMINA FRA UN ANNO MA DA MESI SI SUSSEGUONO VOCI SULLE ASPIRAZIONI DI ANTONIO MONDA (SPONSOR MANTOVANO) E DI GIULIO BASE, SUPPORTATO DALLO STRANA COPPIA FORMATA DALLA SOTTOSEGRETARIA LEGHISTA LUCIA BORGONZONI E DA IGNAZIO LA RUSSA (GRAZIE ALLO STRETTO RAPPORTO CON FABRIZIO ROCCA, FRATELLO DI TIZIANA, MOGLIE DI BASE) - IL PRESIDENTE ‘’SARACENO’’ BUTTAFUOCO, CHE TREMA AL PENSIERO DI MONDA E BASE, NON VUOLE PERDERE LA RICONOSCIUTA COMPETENZA INTERNAZIONALE DI BARBERA E GLI HA OFFERTO UN RUOLO DI ‘’CONSULENTE SPECIALE’’. RISPOSTA: O DIRETTORE O NIENTE…

peter thiel narendra modi xi jinping donald trump

DAGOREPORT - IL VERTICE ANNUALE DELL'ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE DI SHANGHAI (SCO), SI AVVIA A DIVENTARE L’EVENTO POLITICO PIÙ CLAMOROSO DELL’ANNO - XI JINPING ATTENDE L’ARRIVO DEI LEADER DI OLTRE 20 PAESI PER ILLUSTRARE LA “VISIONE CINESE” DEL NUOVO ORDINE GLOBALE – ATTESI PUTIN, L’INDIANO MODI (PER LA PRIMA VOLTA IN CINA DOPO SETTE ANNI DI SCAZZI), IL BIELORUSSO LUKASHENKO, IL PAKISTANO SHARIF, L’IRANIANO PEZESHKIAN E IL TURCO ERDOGAN - SE DA UN LATO IL SUMMIT SCO RAPPRESENTA IL TRIONFO DEL DRAGONE, CHE È RIUSCITO A RICOMPATTARE MEZZO MONDO, DALL’INDIA AL BRASILE, MINACCIATO DALLA CLAVA DEL DAZISMO DI TRUMP, DALL’ALTRO ATTESTA IL MASSIMO FALLIMENTO DELL’IDIOTA DELLA CASA BIANCA – L’ANALISI SPIETATA DELL’EMINENZA NERA, PETER THIEL, A “THE DONALD”: "A COSA SONO SERVITI I TUOI AMOROSI SENSI CON PUTIN PER POI RITROVARTELO ALLA CORTE DI PECHINO? A COSA È SERVITO LO SFANCULAMENTO DELL’EUROPA, DAL DOPOGUERRA AD OGGI FEDELE VASSALLO AI PIEDI DEGLI STATI UNITI, CHE ORA È TENTATA, PER NON FINIRE TRAVOLTA DALLA RECESSIONE, DI RIAPRIRE IL CANALE DI AFFARI CON LA CINA, INDIA E I PAESI DEL BRICS?” – "DONALD, SEI AL BIVIO’’, HA CONCLUSO THIEL, "O SI FA UN’ALLEANZA CON LA CINA, MA A DETTAR LE CONDIZIONI SARÀ XI, OPPURE DEVI ALLEARTI CON L’EUROPA. UNA TERZA VIA NON C’È…”

luca zaia giorgia meloni matteo salvini

DAGOREPORT - MAI VISTA L’ARMATA BRANCAMELONI BRANCOLARE NEL BUIO COME PER LE REGIONALI IN VENETO - SENZA QUEL 40% DI VOTI DELLA LISTA ZAIA SIGNIFICHEREBBE LA PROBABILE SCONFITTA PER IL CENTRODESTRA. E DATO CHE IN VENETO SI VOTERÀ A NOVEMBRE, DUE MESI DOPO LE MARCHE, DOVE IL MELONIANO ACQUAROLI È SOTTO DI DUE PUNTI AL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA RICCI, PER IL GOVERNO MELONI PERDERE DUE REGIONI IN DUE MESI SAREBBE UNO SMACCO MICIDIALE CHE RADDRIZZEREBBE LE SPERANZE DELL’OPPOSIZIONE DI RIMANDARLA AL COLLE OPPIO A LEGGERE TOLKIEN - LA DUCETTA HA DOVUTO COSÌ INGOIARE IL PRIMO ROSPONE: IL CANDIDATO DI FDI, LUCA DE CARLO, È MISERAMENTE FINITO IN SOFFITTA – MA PER DISINNESCARE ZAIA, URGE BEN ALTRO DI UN CANDIDATO CIVICO: OCCORRE TROVARGLI UN POSTO DA MINISTRO O MAGARI LA PRESIDENZA DELL’ENI NEL 2026 - SE LA DUCETTA È RABBIOSA, SALVINI NON STA MEJO: I TRE GOVERNATORI DELLA LEGA HANNO DICHIARATO GUERRA ALLA SUA SVOLTA ULTRA-DESTRORSA, ZAVORRATA DAL POST-FASCIO VANNACCI - IL PASTICCIACCIO BRUTTO DEL VENETO DEVE ESSERE COMUNQUE RISOLTO ENTRO IL 23 OTTOBRE, ULTIMA DATA PER PRESENTARE LISTE E CANDIDATI…

peter thiel donald trump

SE SIETE CURIOSI DI SAPERE DOVRÀ ANDRÀ A PARARE IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA TRUMPIANA, È INTERESSANTE SEGUIRE LE MOSSE DELLA SUA ‘’EMINENZA NERA’’, IL MILIARDARIO PETER THIEL - PUR NON COMPARENDO MAI IN PUBBLICO, ATTRAVERSO PALANTIR TECHNOLOGIES, UNO TRA I POCHI COLOSSI HI-TECH CHE COLLABORA CON LE AGENZIE MILITARI E DI INTELLIGENCE USA, THIEL HA CREATO UNA VERA E PROPRIA INFRASTRUTTURA DI POTERE CHE NON SOLO SOSTIENE IL TRUMPONE, MA CONTRIBUISCE A DEFINIRNE L’IDENTITÀ, LE PRIORITÀ E LA DIREZIONE FUTURA - LA SVOLTA AUTORITARIA DI TRUMP, CHE IN SEI MESI DI PRESIDENZA HA CAPOVOLTO I PARADIGMI DELLO STATO DI DIRITTO, HA LE SUE RADICI IN UN SAGGIO IN CUI THIEL SOSTIENE APERTAMENTE CHE ‘’LIBERTÀ E DEMOCRAZIA SONO INCOMPATIBILI’’ PERCHÉ IL POTERE SI COLLOCA “OLTRE LA LEGGE” – OLTRE A INTERMINABILI TELEFONATE CON L'IDIOTA DELLA CASA BIANCA, THIEL GODE DI OTTIMI RAPPORTI CON LA POTENTE CAPOGABINETTO DEL PRESIDENTE, SUSIE WILES, E COL SEGRETARIO AL TESORO, SCOTT BESSENT, CON CUI ORDISCE LE TRAME ECONOMICHE - SE MEZZO MONDO È FINITO A GAMBE ALL’ARIA, IL FUTURO DELLA MENTE STRATEGICA DEL TRUMPISMO SEMBRA TINTO DI “VERDONI”: LE AZIONI DI PALANTIR SONO QUINTUPLICATE NEGLI ULTIMI 12 MESI, E NON SOLO GRAZIE ALLE COMMESSE DI STATO MA ANCHE PER GLI STRETTI INTERESSI CON L’INTELLIGENCE ISRAELIANA (UNO DEI MOTIVI PER CUI TRUMP NON ROMPE CON NETANYAHU...)

roberto vannacci matteo salvini giorgia meloni

DAGOREPORT - C’ERA UNA VOLTA LA LEGA DI SALVINI - GETTATO ALLE ORTICHE CIÒ CHE RESTAVA DEI TEMI PIÙ IDENTITARI DEL CARROCCIO, DECISO A RIFONDARLO NEL PARTITO NAZIONALE DELLA DESTRA, SENZA ACCORGERSI CHE LO SPAZIO ERA GIÀ OCCUPATO DALLE FALANGI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA, HA PERSO IL LUME DELLA RAGIONE: UNA FURIA ICONOCLASTA DI NAZIONALISMO, SOVRANISMO, IMPREGNATA DI RAZZISMO, XENOFOBIA, MASCHILISMO E VIOLENZA VERBALE - SECONDO I CALCOLI DEI SONDAGGISTI OGGI QUASI LA METÀ DEI CONSENSI DELLA LEGA (8,8%) APPARTIENE AI CAMERATI DEL GENERALISSIMO VANNACCI CHE MICA SI ACCONTENTA DI ESSERE NOMINATO VICESEGRETARIO DEL CARROCCIO: CONSAPEVOLE CHE L’ELETTORATO DI ESTREMA DESTRA, AL SURROGATO, PREFERISCE L’ORIGINALE, SI È TRASFORMATO NEL VERO AVVERSARIO ALLA LEADERSHIP DEL CAPITONE, GIÀ CAPITANO - OGGI SALVINI, STRETTO TRA L’INCUDINE DELL'EX GENERALE DELLA FOLGORE E IL MARTELLO DI MELONI, È UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSISSIMO, CAPACE DI TUTTO, ANCHE DI GETTARE IL BAMBINO CON L'ACQUA SPORCA...

giorgia meloni nicola fratoianni giuseppe conte elly schlein matteo ricci

DAGOREPORT – BUONE NOTIZIE! IL PRIMO SONDAGGIO SULLO STATO DI SALUTE DEI PARTITI, EFFETTUATO DOPO LA SETTIMANA DI FERRAGOSTO, REGISTRA UN CALO DI 6 PUNTI PER FRATELLI D'ITALIA RISPETTO ALLE EUROPEE 2024 (IL PARTITO DELLA MELONI, DAL 29% PASSEREBBE AL 23) - A PESARE È LA SITUAZIONE ECONOMICA DEL PAESE, DALLA PRODUTTIVITÀ CALANTE DELLE IMPRESE A UN POTERE D’ACQUISTO AZZERATO DAI SALARI DA FAME - IL TEST DELLE REGIONALI D’AUTUNNO, CHE CHIAMA ALLE URNE 17 MILIONI DI CITTADINI,   POTREBBE DIVENTARE UN SEGNALE D'ALLARME, SE NON LA PRIMA SCONFITTA DELL’ARMATA BRANCAMELONI - A PARTIRE DALLE PERDITA DELLE MARCHE: IL GOVERNATORE RICANDIDATO DI FDI, FRANCESCO ACQUAROLI, È SOTTO DI DUE PUNTI RISPETTO AL CANDIDATO DEL CAMPOLARGO, IL PIDDINO MATTEO RICCI - LA POSSIBILITÀ DI UN 4-1 PER IL CENTROSINISTRA ALLE REGIONALI, MESSO INSIEME ALLA PERDITA DI CONSENSI ALL'INTERNO DELL'ELETTORATO DI FDI, MANDEREBBE IN ORBITA GLI OTOLITI DELLA DUCETTA. NEL CONTEMPO, DAREBBE UN GROSSO SUSSULTO AI PARTITI DI OPPOSIZIONE, SPINGENDOLI AD ALLEARSI PER LE POLITICHE 2027. E MAGARI FRA DUE ANNI LA "GIORGIA DEI DUE MONDI" SARÀ RICORDATA SOLO COME UN INCUBO...