giorgia meloni almasri tajani

TRIPOLI, BEL SUOL DI RICATTI! – NELLA MEMORIA DIFENSIVA CHE PALAZZO CHIGI HA CONSEGNATO ALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE SUL CASO ALMASRI C’È ANCHE UNA LETTERA DELL’AMBASCIATORE LIBICO A TAJANI CHE DOCUMENTA LE PRESSIONI DEGLI “AMICI” LIBICI PER NON CONSEGNARE IL TORTURATORE ALLA CPI E RIMANDARLO INVECE NEL SUO PAESE (COSA CHE È PUNTALMENTE ACCADUTA): “AL FINE DI CONTRIBUIRE AL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI COMUNI...”. QUALI SONO QUESTI OBIETTIVI COMUNI? – COME DAGO DIXIT, È LA CONFERMA CHE LA LIBIA USA I MIGRANTI A MO' DI PISTOLA PUNTATA SULL'ITALIA…

Estratto dell’articolo di Giuliano Foschini per “la Repubblica”

 

Njeem Osama Almasri Hoabish torna a tripoli

«Gentile ministro Antonio Tajani, vogliate trasmettere la questione alle autorità competenti e seguirne l’iter, al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi comuni». Firmato, Younes Muhannad, ambasciatore libico.

 

Negli atti inviati dall’Italia alla Corte penale internazionale per difendersi dall’accusa di aver tradito il trattato di Roma c’è una lettera che racconta molto di quanto accaduto dal 19 al 21 gennaio, da quando cioè il presunto assassino e torturatore libico Najeem Osema Almasri viene arrestato a quando è rilasciato e rimpatriato, con un volo di Stato, nel suo Paese.

 

antonio tajani giorgia meloni

Allegato agli atti c’è un carteggio, infatti, tra il governo libico e quello italiano che documenta le pressioni che il nostro esecutivo ha ricevuto dagli amici libici per non consegnare Almasri alla Corte penale e rimandarlo invece nel suo Paese.

 

Da Tripoli inviano una lettera di tre pagine alla Corte di appello di Roma che da lì a qualche ora dovranno esprimersi: i magistrati della Capitale riterranno, com’è noto, che esiste un vizio procedurale (la mancata trasmissione degli atti dell’arresto da parte del ministero della Giustizia) che via Arenula non ritiene di sanare, di fatto costringendo i magistrati alla scarcerazione.

 

Nella lettera i magistrati libici contestano invece la legittimità del provvedimento d’arresto della Corte penale sostenendo che esistano una serie di vizi di forma e di sostanza. E soprattutto dicendo che Almasri non può essere consegnato alla Cpi ma che, invece, deve essere estradato in Libia dove esiste un procedimento penale a suo carico. [...]

Younes Muhannad

 

Dalla lettera inviata all Cpi si capisce però come il governo libico abbia fatto pressione anche su quello italiano spostando il livello su un piano politico. «Caro ministro – si legge – è per me un piacere rivolgerle i miei più sinceri saluti augurandovi un continuo successo e prosperità».

 

«Esprimo – continuano – il nostro profondo apprezzamento per le solide relazioni bilaterali che uniscono i nostri Paesi, che rappresentano un modello esemplare di cooperazione tra i nostri popoli». Per questo motivo, spiega il governo libico, invia alla Farnesina la lettera «indirizzata al procuratore generale presso la Corte di appello di Roma, relativa alla richiesta di estradizione di un cittadino libico».

 

«Esprimendo la nostra sincera gratitudine» scrive ancora l’ambasciatore al ministro degli Esteri, «confidiamo nella vostra eccellenza affinché vogliate trasmettere alle autorità competenti e seguirne l’iter, al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi comuni». Quali sono questi obiettivi comuni?

 

INFORMATIVA DI MATTEO PIANTEDOSI E CARLO NORDIO ALLA CAMERA SUL CASO ALMASRI - FOTO LAPRESSE

È una domanda che in queste ore si stanno facendo all’Aia dove stanno analizzando la documentazione inviata dall’Italia nella quale si ricostruisce quanto avvenuto in quelle ore e si spiega, dal punto di vista del nostro governo, il perché aver rimpatriato Almasri non significhi non aver rispettato la Carta di Roma.

 

Il governo lo ha motivato citando precedenti e segnalando una serie di incongruenze nel mandato di cattura arrivato dalla Cpi. Molti dei documenti sono stati ritenuti “classificati” e, dunque, almeno per il momento non divulgabili. Anche perché sono oggetto dell’inchiesta della procura di Roma sulla premier Giorgia Meloni, il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri degli Interni e della Giustizia, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio.

 

Osama Njeem Almasri

Il procuratore Francesco Lo Voi - dopo un primo giro di acquisizione di documenti, e dopo aver ricevuto le memorie di alcuni degli indagati, tra cui la premier Giorgia Meloni - ha chiesto nuovi accertamenti al tribunale dei ministri che sta compiendo in queste ore. Tra gli altri è stato ascoltato, come testimone, il capo della Polizia, Vittorio Pisani [...]

GIORGIA MELONI E IL CASO ALMASRI - MEME BY FAWOLLONjeem Osama Almasri Hoabish torna a tripoli Almasri Osama Najeen. Njeem Osama Almasri Hoabish torna a tripoli ALMAASTRICHT - MEME BY EMILIANO CARLI

Ultimi Dagoreport

giancarla rondinelli brera

BRERA UNA VOLTA - LA PINACOTECA MILANESE È DIVENTATA UN DISCOUNT DELL’INTRATTENIMENTO: LA BIBLIOTECA BRAIDENSE OSPITERÀ IL 4 MAGGIO LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO SU GARLASCO, “L’IMPRONTA”, DI GIANCARLA RONDINELLI (GIORNALISTA DEL TG1 ED EX MOGLIE DI GIUSEPPE MALARA, VICEDIRETTORE DELL’APPROFONDIMENTO RAI). PER L’OCCASIONE, SI PRESENTERÀ NIENTEPOPODIMENO CHE IL PRESIDENTE DEL SENATO, IGNAZIO LA RUSSA – UN VOLUMETTO TRUE CRIME PRESENTATO IN UNA DELLE ISTITUZIONI CULTURALI PIÙ IMPORTANTI DEL PAESE, A POCHI PASSI DALLA CENA IN EMMAUS DI CARAVAGGIO, DAL BACIO DI HAEYZ E IL CRISTO MORTO DI MANTEGNA? DOPO LE CREMINE DELL’ESTETISTA CINICA E LA SESSIONE DI FITNESS DI IRENE FORTE, SEMBRA QUASI UN PASSO AVANTI (ALMENO È UN LIBRO)

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI