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CON TRUMP ALLA CASA BIANCA, USA ED EUROPA NON SONO PIÙ ALLEATI - DURANTE L'ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI UE DEGLI ESTERI, I RAPPRESENTANTI DEI PAESI HANNO CONFESSATO: "SULL'IRAN WASHINGTON NON CI DICE NIENTE" - LA CASA BIANCA HA TAGLIATO LE COMUNICAZIONI CON GLI (EX?) ALLEATI, CHE DANNO PER SCONTATO L'ATTACCO CONTRO TEHERAN DA PARTE DEGLI USA - IL TIMORE E' CHE IL BULLETTO DI WASHINGTON SCATENI IL CAOS FACENDO CADERE IL REGIME IRANIANO SENZA AVERE PRONTA UN'ALTRA OPZIONE PER GOVERNARE IL PAESE... 

Estratto dell'articolo di Claudio Tito per "la Repubblica"

 

TRUMP PASDARAN IRAN

"Sull'Iran Washington non ci dice niente". Nel corso dell'ultimo Consiglio dei ministri Ue degli Esteri, riunitosi giovedì scorso a Bruxelles, la frase più utilizzata dai presenti all'incontro era proprio questa. Pronunciata con un certo allarme che nessuno ha nascosto. E mentre i titolari della diplomazia europea stavano decidendo di allargare le sanzioni a Teheran inserendo nella "black list" anche i Pasdaran, non sono mancati dubbi e perplessità rispetto alla relazione con gli Usa.

 

MEME SU DONALD TRUMP E L IRAN

Per due aspetti. Il primo è appunto il coinvolgimento. Del tutto assente. L'Ue ha chiesto di essere informata sulle scelte della Casa Bianca. Anche solo per una semplice questione di vicinanza geografica. Ma la risposta non è venuta. Tanto che, sempre nel corso del vertice ministeriale, un po' tutti hanno ammesso di non avere la "leva" per incidere sul processo decisionale di Donald Trump. Il Vecchio Continente non ha cioè "armi" politiche e militari per entrare nelle trattative.

 

Il timore allora è che nessuno dei 27 venga avvisato nel momento in cui gli States dovessero far scattare l'attacco. Gli unici rapporti sono a livello di intelligence, ma sempre limitati dal tipo di attività. Non a caso molte rappresentanze diplomatiche a Teheran – come quella italiana – hanno iniziato a ridurre drasticamente la presenza in via preventiva. E poi c'è un secondo aspetto.

 

trump

Considerato persino più importante. Il "dopo attacco". La preoccupazione principale è che si determini nel Paese una situazione persino peggiore. Disarcionare l'attuale regime ed eliminare l'attuale Guida Suprema, Ali Khamenei, non offre alcuna garanzia di "pacificazione". Al momento, cioè, è impossibile individuare un successore «moderato». Per l'Unione, sarebbe invece indispensabile costruire prima una alternativa. E soprattutto orientare la successione perché lo scontro interno in quest'ottica è già in corso. Il pericolo, in caso contrario, è che avanzi una classe dirigente persino peggiore.

 

donald trump, susie wiles, il generale dan caine e jd vance nella situation room durante i bombardamenti americani sull'iran

Nelle analisi svolte a Bruxelles, infatti, i Guardiani della rivoluzione continuano ad avere il controllo dei gangli vitali del Paese. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ad esempio, viene considerato tra più dialoganti ma proprio per questo negli ultimi tempi ha mostrato – almeno nei contatti con l'Ue – un certo isolamento all'interno del regime.

 

In questo contesto, inoltre, l'Europa scorge altri due controindicazioni all'attacco minacciato da Trump. La prima riguarda la risposta iraniana. Il ragionamento sottolineato da molti al Consiglio Ue è che, se il regime non ha niente da perdere, la reazione potrebbe anche essere scomposta. Il timore è di ritrovarsi, insomma, in un'altra guerra con ripercussioni pesantissime sull'economia europea.

 

TRUMP ANNUNCIA L'ATTACCO AI SITI NUCLEARI DELL' IRAN

La seconda si concentra sulle paure degli altri Paesi del Golfo che non vogliono entrare in una fase di conflitto a così alta intensità. In particolare l'Oman avrebbe manifestato la maggiore vicinanza all'Iran. Senza contare che in questa partita la Russia, al contrario del passato, sta evitando di giocare un ruolo. O almeno, sono le valutazioni di Bruxelles, lo fa solo a parole. Evidentemente per avere mano libera in Ucraina. [...]

donald trump e ali khamenei

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