TRUMP È SCHIZOFRENICO MA ANCHE BIN SALMAN NON SCHERZA – IL PRINCIPE SAUDITA È L’ARTEFICE DELLA RETROMARCIA DEL TYCOON SULL’IRAN. EPPURE SOLO POCHI GIORNI FA L’AVIAZIONE DI RIAD HA BOMBARDATO CON GLI AMERICANI LE MILIZIE FILO-IRANIANE IN IRAQ, E DA ANNI È IMPEGNATO IN UNA GUERRA DURISSIMA IN YEMEN CONTRO GLI HOUTHI – L’IRAN È IL NEMICO NUMERO UNO DEI SAUDITI, MA MBS NON PUÒ PERMETTERSI UN BLOCCO LUNGO DELLO STRETTO DI HORMUZ E DEL MAR ROSSO, DA DOVE SMERCIA IL SUO PETROLIO – LE TRE RAGIONI PER CUI BIN SALMAN INFLUENZA TRUMP: STRATEGICA (I SAUDITI SONO I PRINCIPALI ALLEATI DEGLI USA), ECONOMICO/POLITICA E PERSONALE...
1 - BIN SALMAN FERMA I RAID USA TRUMP: "OGGI NUOVI COLLOQUI"
Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per “la Repubblica”
All'inizio del conflitto, le monarchie del Golfo provarono a dissuadere Trump dalla via militare con l'Iran, senza riuscirci. A maggio, quando già le raffinerie e le rotte del petrolio erano state pesantemente danneggiate riuscirono a fermare l'escalation. Questa volta i toni sono stati ancora più perentori.
Una telefonata di Mohammed bin Salman, il potente erede al trono saudita che da anni intrattiene con Trump una amicizia anche personale, ha chiesto e ottenuto dal presidente Usa che sospendesse i nuovi piani di attacco all'Iran.
RAID USA E ARABIA SAUDITA SU MILIZIE FILO IRAN IN IRAQ
Mbs parlava a nome di tutti i paesi del Golfo, il Qatar, ma anche gli Emirati, che non possono rischiare una nuova ondata di missili e droni sui giacimenti e sulle infrastrutture che li fanno funzionare, con lo stretto di Hormuz ancora di fatto chiuso e l'escalation di tensioni nel Mar Rosso.
La posizione era così chiara e unanime che per la prima volta la casa reale saudita ha reso pubblica la conversazione tra Bin Salman e Trump e il suo contenuto: il principe «ha sottolineato la necessità di dare priorità al dialogo per allentare le tensioni e l'importanza di compiere ogni sforzo per raggiungere una tregua».
melania e donald trump con mohammed bin salman e meredith o'rourke
Trump ha incassato, provando a vendere lo stop come una decisione presa da una posizione di forza. «Ho acconsentito per il bene futuro del mondo» ma «a condizione che si raggiunga un accordo» sulla «totale apertura di Hormuz e sulla fine della minaccia nucleare da parte dell'Iran», ha scritto sul suo social Truth.
E nella notte ha aggiunto: «C'è un accordo su Hormuz, ce ne sarà uno sul nucleare. Sono in corso discussioni, si comincia oggi pomeriggio». Sa bene, il presidente, che nessuno di questi due obiettivi è a portata di mano e che rischia una sconfitta.
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2 - RAPPORTI PERSONALI E AFFARI COMUNI IL PRINCIPE CHE SUSSURRA A DONALD PER EVITARE L’ESCALATION NEL GOLFO
Estratto dell’articolo di Federico Rampini per il “Corriere della Sera”
KHALID BIN SALMAN CON JAKE SULLIVAN
[…] Il protagonista più visibile della pressione su Trump è Mohammed bin Salman (Mbs). Il principe saudita gli ha telefonato, ha insistito sulla necessità di privilegiare il dialogo. Suo fratello, il ministro della Difesa Khalid bin Salman, era volato a Washington per incontrare il vicepresidente JD Vance e portare lo stesso messaggio: Riad può partecipare ad azioni mirate contro milizie filo-iraniane che colpiscono il territorio saudita, ma non vuole che quelle rappresaglie diventino una guerra senza limiti.
Solo pochi giorni fa l’aviazione di Riad aveva partecipato con gli americani a raid contro milizie filo-iraniane in Iraq, dopo attacchi diretti contro obiettivi sauditi. Il Regno vuole dimostrare che sa reagire e che l’alleanza con Washington resta operativa.
MOHAMMED BIN SALMAN CON DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA
Ma non vuole una devastazione dell’Iran che provochi nuove ondate di missili e droni contro i terminal petroliferi, le città e le infrastrutture del Golfo. Deterrenza e de-escalation non sono, agli occhi sauditi, incompatibili: colpire quando necessario, negoziare prima che l’escalation diventi incontrollabile.
Mbs influenza Trump per almeno tre ragioni. La prima è strategica. L’Arabia Saudita resta il principale pilastro arabo dell’architettura americana nel Golfo: basi, intelligence, difesa antimissile, petrolio, controllo delle rotte marittime. Una guerra che Riad considera troppo pericolosa diventa più difficile anche per Washington.
ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO NEL GOLFO - HOUTHI E ARABIA SAUDITA
La seconda è economica e politica. Trump considera il rapporto con i sauditi come un insieme di sicurezza, investimenti, commesse militari, energia e grandi affari. Mbs parla il linguaggio prediletto dal presidente americano: non quello astratto delle alleanze, bensì quello dei costi, dei benefici e degli accordi personali. Il timore di nuovi attacchi alle infrastrutture del Golfo coincide inoltre con una preoccupazione interna americana: inflazione, benzina cara e malcontento elettorale.
La terza ragione riguarda la personalizzazione della politica estera trumpiana. Il presidente ascolta più facilmente leader con i quali ha un rapporto diretto e transazionale.
BIN SALABIM - VIGNETTA BY ROLLI - IL GIORNALONE - LA STAMPA
Mbs appartiene a questa categoria. Ma non ha imposto da solo la retromarcia. Qatar, Emirati, Oman, Turchia e Pakistan hanno spinto nella stessa direzione. A queste pressioni si aggiungono il costo crescente della guerra, il consumo di munizioni americane, il rischio per le truppe statunitensi nella regione.
[…] Trump può minacciare l’Iran senza consultare gli europei; gli è più difficile ignorare i Paesi sul cui territorio ricadrebbero le rappresaglie, che ospitano le basi americane e controllano una parte decisiva dell’energia mondiale. Mbs non è pacifista. È il leader di una potenza che vuole l’Iran indebolito, non il Medio Oriente incendiato. Per ora sembra aver convinto Trump che fra questi obiettivi c’è una differenza.
donald trump e mohammed bin salman alla casa bianca foto lapresse 5
BIN SALMAN AL SISI
Mohammed bin Salman e Donald Trump alla casa bianca
Attacco aereo Usa-Arabia Saudita contro le milizie filo iraniane in Iraq - foto lapresse - 1
JEFFREY EPSTEIN CON MOHAMMED BIN SALMAN
MOHAMMED BIN SALMAN - VOLODYMYR ZELENSKY
MOHAMMED BIN SALMAN - VOLODYMYR ZELENSKY
