donald trump

PAZZI PER TRUMP - UN SUPPORTER: 'OBAMA È UN MUSULMANO NON AMERICANO. CHE FARAI PER FERMARE I CAMPI D'ADDESTRAMENTO ISLAMICI?'. DONALD NON LO CORREGGE: 'CE NE OCCUPEREMO' (VIDEO) - MICHELE SERRA: 'ANCHE NOI ABBIAMO AVUTO PALLONI GONFIATI PIENI DI SOLDI CHE SI SONO COMPRATI UN PALCOSCENICO. PASSERÀ' - LO SCRITTORE SORTINO: 'VARGAS LLOSA E GLI INTELLETTUALI CHE ROSICANO PER IL SUCCESSO DI TRUMP'

VIDEO - IL SUPPORTER DI TRUMP: ''OBAMA È UN MUSULMANO, E NON È AMERICANO. COSA FARAI PER FERMARE I CAMPI D'ADDESTRAMENTO ISLAMICI IN QUESTO PAESE?''. TRUMP: 'CE NE OCCUPEREMO'

 

 

1.USA 2016: PER FAN TRUMP 'OBAMA MUSULMANO', LUI NON CORREGGE

 (ANSA) - "Il nostro attuale presidente e' un musulmano": cosi' un membro del pubblico a un comizio di Donald Trump introduce la sua domanda per il candidato alla nomination repubblicana e questo non lo corregge, ne' lo interrompe. L'episodio non e' passato inosservato ai media americani, non fosse altro per il fatto che Trump era stato tra i 'birther', ovvero coloro che mettono in discussione la nazionalita' americana di Barack Obama.

donald trump carly fiorinadonald trump carly fiorina

 

 Lo era stato, perche' il ricco imprenditore in questa sua campagna per la presidenza ha smussato i toni questo proposito, erano state tuttavia anche le sue insistenti domande negli anni passati a indurre Obama a rendere pubblico nel 2011 il suo certificato di nascita. L'episodio, accaduto durante un evento elettorale di Trump a Rochester, evoca un momento simile ma con una reazione completamente diversa: durante la campagna per le presidenziali del 2008 in cui correva l'allora senatore Obama, ad un evento a sostegno dello sfidante repubblicano John McCain questi tolse il microfono ad una donna del pubblico che aveva detto di non fidarsi di Obama perche' era arabo.

 

2.L’AMACA

Michele Serra per “la Repubblica

 

carly fiorina donald trumpcarly fiorina donald trump

Non c’è immagine, non c’è parola di Donald Trump che non susciti una inaspettata, travolgente nostalgia per il cosiddetto “ceto politico”, perfino nelle sue più mediocri espressioni. I palloni gonfiati pieni di quattrini che di punto in bianco, ritenendosi uomini della provvidenza, si comperano (letteralmente) un palcoscenico politico di prima grandezza, sono una figura tipica della decadenza della democrazia. Più fanno fracasso, più la sparano grossa, più riflettori accendono, più hanno qualcosa di crepuscolare, se non di terminale. Ne sappiamo qualcosa noi italiani.

 

MICHELE SERRAMICHELE SERRA

Definito da Mario Vargas Llosa “un imbecille razzista” (i grandi scrittori sanno sempre trovare le parole giuste), Trump è talmente grossolano e ridicolo che potrebbe riscuotere un discreto successo nel peggiore elettorato di destra della piccola America provinciale.

 

Ma anche per il resto dell’opinione pubblica, dopotutto, uno come lui può avere una funzione utile: ogni volta che appare aiuta a riflettere sulla vulnerabilità della democrazia, sempre esposta alla scalata di persone che il denaro ha reso ebbre di potere e di vanità. I Trump sono come certe febbri, certe malattie, che quando non ammazzano lasciano il corpo rafforzato. A noi quel tipo di malattia è durata una ventina d’anni, ma almeno apparentemente siamo ancora vivi. L’augurio che possiamo fare agli americani, da quegli scampati che siamo, è che se la sbrighino in tempi molto, molto più brevi.

 

 

3.GLI INTELLETTUALI CHE ROSICANO PER IL SUCCESSO DI DONALD TRUMP

Paolo Sortino per ''il Giornale''

 

donald trumpdonald trump

Ci risiamo. Sul primo fenomeno nuovo gli intellettuali di mezzo mondo vomitano tutti i rottami del pensiero automatico. È il caso della candidatura di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti e delle menti considerate da certe accademie come le più brillanti, quando invece a brillare è il moralismo di cui sono intrise.

 

Ma Donald Trump è un fiume in piena. Non lo si fermerà - ammesso sia giusto farlo - con le solite piccole dighe che gli intellettuali buonisti tirano su sempre più sbrigativamente, ammassando sacchetti di sabbia prelevata dalle spiagge del perbenismo.

 

vargas llosavargas llosa

Il fervore di Mario Vargas Llosa (e di chi lo segue) nel semplificare il tumultuoso Trump e ciò che rappresenta per il nostro tempo privo di coraggio e interessanti contraddizioni, è mosso dall'incapacità di attendere, studiare, osservare con distacco e un auspicabile senso di ironia ciò che Trump potrebbe significare al di là dei meccanismi più o meno condivisibili della comunicazione globale ai quali uno scrittore non dovrebbe sottostare, e che anzi dovrebbe disarticolare con un uso della parola meno istintivo. Non vedere in Trump nient'altro che un aspirante politico è segno di scarsa lungimiranza. Ma più grave è la distruzione dall'interno del ruolo dello scrittore.

 

preysler e vargas llosapreysler e vargas llosa

In Italia ci si domanda spesso che fine abbiano fatto l'impegno e la capacità critica (quella cioè di saper distinguere) con cui guidare l'opinione pubblica attraverso strumenti sensibili come quelli forniti dalla letteratura. È presto detto. La maggioranza degli scrittori non fa che comprimerli in un'unica arma da taglio che affinché risulti affilata è decimata nella sua complessità d'origine. Certi strumenti non sono che il presupposto del lavoro intellettuale, il dazio che un autore deve pagare solo in prima battuta dimostrando di averli acquisiti e dei quali invero non resta più traccia nelle opere e negli articoli che scrivono.

 

Il punto è che l'uso che si fa oggi del termine «impegno» è di chiara identificazione politica. Uno scrittore, senza alcun freno a partire dagli anni Sessanta, sembrerebbe potersi impegnare in un solo modo e un solo significato di lotta. Ma uno scrittore dovrebbe impegnarsi soltanto a scrivere.

 

sophia loren festeggia gli 80 con carlos slim e forest whitaker in messicosophia loren festeggia gli 80 con carlos slim e forest whitaker in messico

L'uomo svolgerà come può tutte le funzioni di piacere e rimedierà a quelle di necessità, ma l'artista deve seguire le regole di quel gioco serio e pericoloso che è il dissociarsi da se stesso, uscendo dalla condotta di vita comune. La vita democratica. La più grande conquista da parte delle popolazioni civili organizzate, cioè quanto di più incivile per uno spirito votato alla conoscenza, alla ricerca della verità progressiva.

 

Uno scrittore dovrebbe avere in odio la democrazia, a meno che non abbia a cuore i fenomeni temporanei più di quelli universali. La democrazia, seppure necessaria, non è necessariamente una bella cosa. Con l'alibi del bene comune esercita la quieta violenza del più forte, che è la Maggioranza. Nascondendosi dietro questa, Vargas Llosa fa notare nel suo articolo che «varie emittenti tv, tra cui Univision e Televisa, hanno rotto i rapporti con Trump, subito seguite dai centri commerciali Macy's, dell'imprenditore Carlos Slim, da molte pubblicazioni e da un gran numero di artisti, attori cinematografici, cantanti, scrittori».

donald trumpdonald trump

 

La democrazia, nata dal taglio delle teste, pretende un'uguaglianza nella statura degli individui, e riconosce a ciascuno la particolarità del carattere solo quando è comodo denigrarlo. Chissà perché soltanto al mondo dello spettacolo è relegata una possibilità contraria, mentre in politica non è etico. Ma non è già poco etico questo?

 

E allora, come fa uno scrittore a non innamorarsi della natura di Trump? Così volumetrica, possente, sana nel senso di intera giacché possiede tutte le caratteristiche della popolazione di cui aspira a essere presidente? Non a caso già nel 2006 Kurt Andersen scrisse di lui che è «l'unico newyorkese bianco a condurre uno stile di vita tanto esagerato quanto quello del più irriverente e appariscente dei rapper».

 

DONALD TRUMP DONALD TRUMP

Se anche si volessero accettare queste parole come critica al personaggio, perché poi non considerare umilmente che sia proprio il rapper nero che gli vive dentro a potersi pronunciare «liberamente» sulle minoranze ispaniche? Forse è un'osservazione troppo sottile per Vargas Llosa. Preferisce darci una lezione di storia senza precedenti: «Gli Stati Uniti sono la prova migliore del fatto che una società multirazziale, multiculturale e multireligiosa possa esistere, svilupparsi e progredire a ritmo sostenuto». Certo per lui le minoranze non sono in grado di difendersi da sole. Occorre sempre che qualcuno, non invitato, si schieri con gli operai, con i gay, con gli immigrati, giungendo fino a esserne portavoce perché detiene lui l'uso esclusivo della parola e di tutti i significati.

tiger woods  donald trumptiger woods donald trump

 

Guardando a un ben diverso modello, se oggi fosse vivo, su quale candidato scriverebbe qualcosa di illuminante David Foster Wallace, che da simbolo dei giovani progressisti qual era stimò George W. Bush come un bravo presidente? E Andy Warhol chi immortalerebbe in policromia?

 

Certamente non Hillary Clinton, che ha il solo vantaggio di essere donna in un mondo di finti femministi ma che invero è un signorotto senza alcuna idea; tanto meno gli altri, incapaci di guerreggiare almeno sul piano della comunicazione dove invece Trump, anche arrivando a scusarsi per certe dichiarazioni, ha già dimostrato di essere un macinatore. È evidente che Trump impone a noi tutti uno sforzo di linguaggio. Uno scrittore dovrebbe ringraziarlo per questo, senza timore di confondersi. Ci dona immagini e visioni nuove, potenziali romanzi-mondo, racconti che già frullano nel cuore e una nuova epica.

snoop dogg donald trumpsnoop dogg donald trump

 

Può anche darsi che la sua sia un'estetica fuori controllo, e dunque un'etica ancora tutta da capire, ma se anche fosse, non è stupendo poterla studiare per primi, sognarla persino, accostandoci alla sua novità con questo approccio speciale di cui siamo capaci? Certi articoli, come quello di Vargas Llosa uscito sulla Repubblica del 12 agosto scorso, sono tentativi di far nascere la tragedia. Uno scrittore ne ha un bisogno disperato perché è necessaria per scrivere opere memorabili.

 

mike tyson robin givens e donald trumpmike tyson robin givens e donald trump

Ma serve ben altro per farla nascere. L'indignazione non basta, fa bene al sangue dell'uomo ma nuoce a quello dell'artista. Uno scrittore dovrebbe essere un osservatore della storia. Osservare è la sua azione e il suo modo di costruirla. Che siano i lettori a pensarlo edificante. Se si è illuso di esserlo anche un solo giorno nella vita, dovrebbe uscire dal seminato ed entrare nel suo vero campo di lavoro, che è la follia

donald trump con don king e barbara waltersdonald trump con don king e barbara waltersdonald trump larry kingdonald trump larry kingalec baldwin is joined by donald trump melania knaussalec baldwin is joined by donald trump melania knaussDONALD TRUMP -3DONALD TRUMP -3donald trump con un pony e andy warholdonald trump con un pony e andy warhol

 

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