TRUMP NON HA CAPITO NIENTE DELL’IRAN: PENSA ANCORA DI TRATTARE TEHERAN COME CARACAS – IL TYCOON VUOLE FARE CON IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO, MOHAMMAD GHALIBAF, COME HA FATTO CON DELCY RODRIGUEZ NEL VENEZUELA DI MADURO. MA NON HA FATTO I CONTI CON LA COMPONENTE RELIGIOSA: GHALIBAF È UN FANATICO, FALCO DELLA REPRESSIONE E CONVINTO DI ESSERE IN GUERRA SANTA CON L’OCCIDENTE. PER COMPRARLO, DOVRÀ PROMETTERGLI MOLTO DI PIÙ DI QUALCHE MAZZETTA O BARILOTTO DI PETROLIO – L’IRAN VUOLE JD VANCE PER I COLLOQUI: IL VICE USA È CONSIDERATO (A RAGIONE) IL VENTRE MOLLE DELL’AMMINISTRAZIONE…
USA VALUTANO PRESIDENTE DEL PARLAMENTO IRANIANO COME POTENZIALE LEADER'
(ANSA) - L'amministrazione Trump valuta "con discrezione" il presidente del Parlamento iraniano come potenziale partner e persino futuro leader sostenuto dagli Stati Uniti dopo un accordo.
Mohammad Bagher Ghalibaf, 64 anni, ha ripetutamente minacciato gli Usa e i loro alleati di ritorsioni, ma è considerato, almeno da alcuni esponenti all'interno della Casa Bianca, un partner praticabile, in grado di guidare l'Iran e negoziare con gli Usa nella prossima fase del conflitto.
Lo riferiscono due funzionari dell'amministrazione Trump a Politico. "È un candidato promettente. Ma dobbiamo valutarli attentamente e non possiamo avere fretta", ha detto un funzionario precisando che non è stata ancora presa alcuna decisione.
La Casa Bianca non è ancora pronta a impegnarsi su una singola persona, sperando di mettere alla prova diversi candidati nel tentativo di individuare qualcuno disposto a raggiungere un accordo.
delcy rodriguez firma la legge per di amnistia
"È un'opzione concreta", ha dichiarato un funzionario dell'amministrazione, precisando tuttavia che non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva. "È uno dei profili di più alto livello, ma dobbiamo metterli alla prova e non possiamo agire con fretta".
L'interesse dell'amministrazione nell'individuare un interlocutore negoziale segnala il desiderio di trovare una via d'uscita dal pantano in cui la questione iraniana si è rapidamente trasformata, scuotendo i mercati globali, facendo impennare i prezzi del petrolio e riaccendendo le preoccupazioni in merito all'inflazione. Inoltre, suggerisce una possibile risposta a un interrogativo cruciale: ora che gli Stati Uniti e Israele hanno decimato la leadership di Teheran, cosa e chi verrà dopo?
VIGNETTA ELLEKAPPA - TRUMP E IL DISASTRO IN IRAN
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato sul punto che "si tratta di delicate discussioni diplomatiche e gli Stati Uniti non condurranno negoziati attraverso i media". Trump in giornata ha accennato all'esistenza di contatti con figure "molto solide" all'interno dell'Iran, annunciando inoltre una sospensione di cinque giorni di "qualsiasi attacco militare contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane", mentre Teheran e Washington avviano negoziati diplomatici.
L'altro grande interesse del presidente è di natura economica: il petrolio. Secondo un alto funzionario, Trump non intende colpire l'isola di Kharg, il principale snodo petrolifero dell'Iran, poiché spera che il prossimo leader stipuli un accordo simile a quello concluso da Delcy Rodríguez, la vicepresidente di Nicolás Maduro, subentrata al potere dopo la cattura di quest'ultimo.
"Si tratta essenzialmente di insediare una figura simile a Delcy Rodríguez in Venezuela, qualcuno a cui dire: 'Ti manterremo al tuo posto. Non ti rimuoveremo. Collaborerai con noi. Ci garantirai un buon accordo, un primo accordo sul petrolio'", ha dichiarato una fonte dell'amministrazione.
Tuttavia, l'idea che il presidente possa scegliere il prossimo leader dell'Iran, così come ha fatto con la Rodríguez in Venezuela dopo la cattura di Maduro da parte degli Stati Uniti, è apparsa ad alcuni alleati della Casa Bianca come prematura, se non addirittura ingenua, conclude Politico.
TRUMP CONCEDE A TEHERAN CINQUE GIORNI DI DIPLOMAZIA. E’UN TEST
Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”
steve witkoff - tahnoon bin zayed al nahyan - jared kushner
Con chi parla Donald Trump? La Casa Bianca vuole dire al mondo, ai mercati, agli iraniani, agli americani che ci sono sussulti di negoziato. Tutto il fine settimana, mentre Israele subiva uno dei peggiori attacchi dall’inizio della guerra, i leader e i loro faccendieri si sono rincorsi per telefono e paesi come il Pakistan e la Turchia si sono affannati per dimostrare di poter prendere il posto dei mediatori di un tempo, l’Oman e il Qatar, ormai fuori dallo spazio negoziale per ragioni diverse ma che raccontano la fine di un’èra.
Il capo della Casa Bianca ha detto che il suo ultimatum che riguardava la riapertura di Hormuz è rinviato di cinque giorni e questo è il tempo concesso alla diplomazia. Trump ha anche affermato che gli Stati Uniti adesso sanno con chi parlare, anzi hanno già parlato e Steve Witkoff, il tuttofare americano delle crisi internazionali, ha già preso contatti con un funzionario iraniano di alto livello.
“Chi è?”, ha chiesto un giornalista a Trump. “Non posso dirlo, non voglio che venga ucciso”, ha risposto il presidente americano […].
A parlare con gli americani, secondo fonti israeliane, sarebbe uno dei duri, uno di coloro che la Repubblica islamica del nucleare, dei missili, dell’anello di fuoco intorno a Israele l’hanno costruita, Mohammad Bagher Ghalibaf, capo del Majles, il Parlamento.
Ghalibaf, dopo la morte della Guida suprema Ali Khamenei, era indicato come membro della triade che dettava la linea nel paese, assieme ad Ali Larijani, segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, e ad Ahmad Vahidi, leader dei pasdaran. Larijani è stato eliminato dagli israeliani, ma gli altri due, in silenzio, sono rimasti a memoria della continuità del regime, degli atti di sangue, della repressione e anche della corruzione.
[…] Trump ritiene che il regime sia ferito e vinto, l’operazione quasi completata e ora Washington e Teheran hanno già diversi punti su cui accordarsi. Finora però dal regime l’unica conferma che trapela riguarda il tentativo americano di parlare con Ghalibaf e, siccome agli iraniani non interessa incontrare Witkoff, che per due volte con i suoi resoconti sui negoziati ha convinto Trump a colpire l’Iran, avrebbero proposto J. D. Vance, il vicepresidente che non vuole dire come la pensa su questa guerra ma che, secondo Axios, avrebbe già parlato con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, per discutere gli sforzi negoziali.
jd vance donald trump prima riunione del board of peace foto lapresse
Vance per gli iraniani è il ventre molle dell’Amministrazione, non si sa se il possibile consiglio di offrirlo come interlocutore sia arrivato dal Pakistan o dalla Turchia che ha iniziato un’operazione di seduzione con tutti coloro che, dal Golfo all’Europa, possano allontanare Trump da Israele.
Il presidente americano ha parlato di un accordo in cinque giorni, Teheran ha negato e ora manda un segnale: crede di aver trascinato gli americani nella sfera diplomatica. Trump potrebbe aver dichiarato aperto il momento del negoziato proprio per vedere fino a dove si spingerà il regime.
E’ Hormuz il centro di tutto, gli Stati Uniti vogliono che lo Stretto solcato dal venti per cento del commercio di petrolio globale non sia più un problema. Teheran invece vuole che continui a essere un problema: la sua arma di ricatto. Il capo della Casa Bianca ha detto che in futuro Hormuz potrebbe essere controllato “da me e dall’ayatollah, chiunque sia l’ayatollah”. Il rumore delle dichiarazioni copre quello della guerra.
L’IPOTESI DI INCONTRI CON GHALIBAF, INFLUENTE FIGURA DEL REGIME
Estratto dell’articolo di Micaela Cappellini per “il Sole 24 Ore”
[…] Nel black out informativo che avvolge Teheran, è difficile capire di quanta forza e di quanta stabilità goda oggi il regime, a cominciare dalle effettive condizioni in cui versa la nuova Guida suprema, Mojtaba Khamenei. Ma le voci che trapelano sembrano concordare sul fatto che Mohammad Bagher Ghalibaf rivesta oggi un ruolo di primo piano.
Presidente del parlamento iraniano - così come lo fu Larijani - Ghalibaf è considerato un uomo molto vicino al figlio dell’ayatollah Khamenei. Classe 1961, coinvolto in diversi scandali per corruzione, è stato sindaco di Teheran per 12 anni. Per quattro volte ha tentato di essere eletto presidente del Paese, il ruolo oggi ricoperto da Masoud Pezeshkian.
[…] Ghalibaf è considerato un esponente dell’ala più dura del regime: da capo della polizia, è stato suo l’ordine agli agenti di sparare sulla folla durante le proteste del 2003 nelle università. Dopo la morte di Larijani, il ruolo di segretario del Consiglio nazionale supremo di sicurezza è rimasto vacante. Formalmente viene nominato dal presidente, ma è la Guida suprema a designarlo.
E secondo Iran International, il network degli esuli iraniani con base a Londra, due sarebbero i nomi papabili: quello di Ghalibaf, peraltro amico personale di Mojtaba, e Ali-Akbar Ahmadian, un alto comandante navale delle Guardie Rivoluzionarie, ma che rispetto al potente presidente del parlamento iraniano avrebbe una minore influenza politica. L’offensiva israeliana contro i vertici del regime intanto non si ferma. […]
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usha e jd vance half time di kid rock





