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TRUMP SI COMPORTA DA BULLO, E L’EUROPA CHE FA? – IL COATTO DELLA CASA BIANCA PRETENDE CHE GLI “ALLEATI” GLI LASCINO PAPPARSI LA GROENLANDIA E ANNUNCIA DAZI DEL 10% AGLI OTTO PAESI EUROPEI CHE HANNO INVIATO SOLDATI SULL’ISOLA ARTICA: “IL 1° GIUGNO, L'ALIQUOTA AUMENTERÀ AL 25%. LA MISURA È VALIDA SINO AL RAGGIUNGIMENTO DI UN ACCORDO PER L'ACQUISTO COMPLETO DELLA GROENLANDIA” – NELLA LISTA NERA COMPAIONO TRA GLI ALTRI DANIMARCA, FRANCIA, GERMANIA E REGNO UNITO. MACRON ANNUNCIA: “REPLICHEREMO IN MODO UNITO” – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “SE È UNA PROVA DI FORZA, L'EUROPA DEVE AFFRONTARLA. SCOPRIRÀ CHE IN QUESTA VICENDA TRUMP È MOLTO MENO FORTE DI QUANTO NON MOSTRI. IL RICORSO AI DAZI NASCONDE UNA MANO DEBOLE. COME IL GIOCATORE DI POKER IN BLUFF CHE CERCA DI PORTARE A CASA IL PIATTO RILANCIANDO…”

1. GROENLANDIA IL PUGNO DI TRUMP

Estratto dell’articolo di Francesco Semprini per “La Stampa”

 

donald trump - dazi

La sfida per il controllo della Groenlandia si gioca ora sul piano economico-commerciale, oltre che su quelli politico e militare. Donald Trump annuncia il varo di dazi a carico degli Stati europei che, a vario titolo, contribuiscono ad "Arctic Endurance", l'esercitazione nella Terra dei ghiacci patrocinata da Copenaghen.

 

Nella lista nera compaiono Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. «A partire dal 1° febbraio 2026, ai Paesi sopra menzionati verrà applicata una tassa del 10% su tutte le merci spedite negli Stati Uniti d'America. Il 1° giugno 2026, l'aliquota aumenterà al 25%. La misura è valida sino al raggiungimento di un accordo per l'acquisto completo della Groenlandia», scrive sul suo social Truth il presidente americano.

 

POST DELLA CASA BIANCA SUI GROENLANDESI

«Gli Stati Uniti cercano di concludere questa transazione da oltre 150 anni. Molti miei predecessori ci hanno provato – prosegue Trump –, ma la Danimarca ha sempre rifiutato».

 

[…]

 

Secondo alcuni sondaggi, quasi l'80% degli oltre 56.800 abitanti vuole l'indipendenza dalla Danimarca, ma quasi il 100% ha respinto l'idea di entrare a far parte degli Usa.

 

Sulla "terra dei ghiacci" si trova la base militare (spaziale) statunitense più settentrionale, a Pituffik, visitata a marzo dal vicepresidente JD Vance, non senza sollevare polemiche sull'opportunità della missione.

 

Il presidente Usa si è poi rifiutato di escludere il ricorso alla forza per ottenere il controllo del territorio: «Non dico che lo farò, ma non escludo nulla. Ne abbiamo davvero bisogno per la sicurezza internazionale – ha ribadito a più riprese –. La Groenlandia ha una popolazione molto ridotta, ce ne prenderemo cura, la proteggeremo».

 

Emmanuel Macron a Nuuk in Groenlandia

L'inquilino della Casa Bianca ieri ha però parlato espressamente solo di «acquisto» e non azione militare, anche dinanzi alla mobilitazione del Vecchio continente. Di recente l'inquilino della Casa Bianca ha nominato Jeff Landry, governatore della Louisiana, ed ex procuratore generale dello Stato, inviato speciale per la Groenlandia, al fine di esercitare pressioni per una soluzione transattiva.

 

[…]

 

SOLDI IN CAMBIO DI TERRA - TUTTI GLI ACQUISTI DI TERRITORI DEGLI USA NELLA STORIA

Le misure sanzionatorie non riguardano l'Italia: sebbene il governo sia tra i firmatari della dichiarazione emessa a sostegno della sovranità danese, la premier Giorgia Meloni aveva chiarito che Roma si sarebbe mossa solo in ambito Nato. L'ipotesi di un'operazione alleata nell'Artico è tuttavia "prematura".

 

Anche perché essendo un'operazione di sicurezza, quindi scevra dal passaggio formale al Consiglio Atlantico, ad attivarla dovrebbe essere il Comandante supremo, il generale Alexus Grynkewich, ufficiale della Us Air Force. Non è credibile però pensare che l'alto ufficiale a stelle e strisce, scelto peraltro da Trump, agisca in contrasto col suo "comandante in capo".

 

proteste in groenlandia contro donald trump

Nel caso la leva economico-commerciale non avesse efficacia, come sarebbe articolata una mobilitazione Usa in termini militari? Non si tratterebbe di un'invasione, ma di una dimostrazione di capacità e controllo dell'Artico, coerente con la dottrina "Donroe".

 

La scelta delle unità sarebbe guidata così da tre fattori principali: dimostrazione muscolare senza sfociare in guerra aperta; capacità di operare in ambiente artico; velocità di proiezione. Le unità che potrebbero essere coinvolte, secondo elaborazioni empiriche, sono la 11esima Airborne Division (Arctic), l'unica divisione specificamente addestrata per l'ambiente artico, assieme a unità da sbarco rapido dei Marines già posizionate in Norvegia. […]

 

2. UN PRETESTO PER METTERCI IN GINOCCHIO

Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “La Stampa”

 

DONALD TRUMP CON IL CARTELLONE DEI DAZI

Pur di prendersi la Groenlandia Donald Trump mette in ginocchio l'Europa – o, viceversa, la Groenlandia gli offre il pretesto per mettere in ginocchio l'Europa. I dazi annunciati su otto alleati europei sono uno schiaffo brutale. Le motivazioni sono puerili e storicamente false.

 

[…] Ci sono due settimane di tempo prima che le tariffe entrino in vigore. Il 47esimo Presidente degli Stati Uniti ha fatto delle sue pretese sulla Groenlandia una prova di forza. Lasciamo perdere il diritto internazionale e tre quarti di secolo di solidarietà atlantica che gli danno torto marcio.

 

donald trump - groenlandia

Per Donald e i suoi fedeli non contano. Se è una prova di forza l'Europa deve avere la forza di affrontarla non sottrarvisi. Scoprirà che in questa vicenda Trump è molto meno forte di quanto non faccia mostra di essere. Il ricorso ai dazi nasconde una mano debole. Come il giocatore di poker in bluff che cerca di portare a casa il piatto rilanciando.

 

La prima considerazione è di metodo. Occorre pensare alla risposta più efficace per opporsi a questa prevaricazione senza più illusioni di blandizie per allontanarla. Non funzionano. Del resto, è provato che con i teppisti di quartiere la remissività non paga.

 

STEFANO STEFANINI

Ci avevano appena provato danesi e groenlandesi, andati a Washington per cercare un compromesso che, facendo salva sovranità e autodeterminazione dell'isola, soddisfacesse le richieste americane di messa in sicurezza – dai rischi in parte già affrontati nei piani difensivi della Nato o non ancora materializzati, vedi sommergibili cinesi – e di accesso alle risorse minerarie ed energetiche dell'isola.

 

[…]

 

 Ma quale che fosse l'offerta, manteneva la linea rossa della sovranità danese. Quindi non bastava: Trump vuole la "proprietà" dell'isola. E, dopo appena un paio di giorni, è tornato alla carica.

 

jd vance e donald trump - groenlandia e canada - vignetta by osho

Tirando fuori dal cappello i dazi contro Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia colpevoli di inviare pattuglie militari per partecipare ad un'esercitazione militare danese: 10% dal primo febbraio, 25% dal primo giugno «fino al momento in cui non verrà raggiunto un accordo per l'acquisto completo e totale della Groenlandia» – diktat, altro che art of the deal.

 

Per Trump i dazi sono l'arma multiuso – finché glielo permette la Corte Suprema – con il proiettile in canna. Ma fino a quarantotto ore fa non ne aveva parlato. Il ricatto era un altro: se devo scegliere fra Groenlandia e Nato, scelgo la Groenlandia. Corollario: dato che gli europei hanno bisogno della Nato, molleranno la Groenlandia, tanto peggio per la Danimarca.

 

groenlandia - bandiera della danimarca

Senonché l'arma "abbandono della Nato" è spuntata. Per un semplice motivo: agli Stati Uniti la Nato serve ancora, forse non come ai tempi della guerra fredda – la narrativa trumpiana dimentica completamente e convenientemente che l'Alleanza Atlantica nasce per iniziativa Usa ai fini del loro rafforzamento strategico-militare in Europa, dall'Artico al Mediterraneo – ma con una rete di 31 basi permanenti, 19 altre installazioni militari e quasi 70 mila unità in servizio.

 

Serve perché questa presenza non fa solo da deterrente alla Russia, a protezione dell'Europa, ma sostiene la proiezione Usa in Medio Oriente, vedi Iran e Golfo.

 

donald trump e ursula von der leyen

Serve per i sistemi Aegis dislocati in Romania, Polonia, Spagna (base navale di Rota) a protezione missilistica del territorio Usa. Conclusione: forse anche per Trump la fine della Nato è un prezzo troppo alto per l'acquisto della Groenlandia.

 

Che ci sia arrivato da solo o qualche testa pensante al Pentagono o alla Cia – ce ne sono ancora anche se specie in estinzione – sia riuscita a convincerlo non ha importanza. Ecco, quindi, che Donald passa all'arma di riserva, i dazi che lo hanno servito egregiamente in passato.

 

Ma, seconda considerazione per le capitali europee, ripiegando sui dazi in quanto con Nato e sicurezza gioca sulle sabbie mobili, Trump dà prova di debolezza non di forza. Con cui però, pur debole, punta ora a un risultato strategico ben più grosso della Groenlandia: spaccare l'Europa.

 

Ci vuole poco. Questa volta i Paesi europei colpiti dai dazi non possono subirli passivamente e negoziare – cosa? La cessione della Groenlandia? Devono rispondere con contromisure – contro-dazi o altre misure punitive di interessi Usa. Sono decisioni nazionali per il Regno Unito; dell'intera Unione europea per il resto.

 

stretta di mano emmanuel macron donald trump 2

In questo frangente la coesione è essenziale. Nella risposta a Trump l'Ue deve avere a bordo anche i Paesi non colpiti da quest'ultima bordata di dazi. Italia compresa. Altrimenti regaliamo a Donald un premio ancor più gradito del fittizio Nobel regalatogli immeritatamente da Machado: la divisione dell'Europa. Per la gioia anche di Vladimir Putin e Xi Jinping.

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