LA MIA POMPETTA PER DUDU’ - IL RIBALTONE DECADENTE DI SILVIO, DAL BUNGA BUNGA CON RUBY E LE OLGETTINE ALLA FAMIGLIA DEL MULINO BIANCO

Filippo Ceccarelli per "La Repubblica"

Si nota un addensarsi e insieme un turn-over di presenze femminili nel tracollo berlusconiano. Escono, sia pure a fatica, Ruby, Minetti, olgettine e Api regine; e vengono chiamate in scena, quali risorse narrative, promettenti figlie e fidanzatine in
odor di matrimonio.

Ci sarebbe in realtà anche il cane Dudù, le cui ennesime «foto segrete» sono da ieri in visione su Vanity fair. Il barboncino bianco di Palazzo Grazioli vi appare circondato da fiori veri e posticci, o intento a nutrirsi su un ricco tappeto persiano, tipo cane degli Zar, come pure si può ammirare l'innocente bestiola strizzatissima in un vestitino «I love my dog» e perfino avvolto in una casacca del Milan. Pazienza.

Come sempre accade nelle faccende che investono l'immagine pubblica del Cavaliere non si capisce mai bene cosa è vero, cosa emerge spontaneamente e cosa invece risponde a strategie comunicative che sono tanto più semplificate nel loro messaggio, quanto più in realtà sottili e pianificate a livello simbolico e cognitivo da menti, per così dire, raffinatissime.

E però dopo una ventina d'anni si può forse tentare un'opera di decrittazione, per cui Barbara Berlusconi, che ieri sera è graziosamente arrivata a Ballarò, sa un po' di minestra riscaldata, o di pangrattato diversivo ad effimero impatto. Nel senso che i talk-show, per loro cannibalica natura, necessitano di carne fresca.

Quanto è bastato comunque perché i giornali e anche Cacciari, che è stato suo professore, ritenessero la terza figlia una soluzione alternativa e anzi preferibile rispetto alla prima, Marina, che pare certo non sia ancora andata a visitare la sontuosa sede di Forza Italia a Palazzo Fiano, già sede di uno storico teatro di marionette.

Vero è che Barbara, già fondatrice di «Milano Young» nonché organizzatrice di un improvvido convegno su Etica ed economia con la partecipazione del giovane Ligresti, non solo si è laureata con profitto, tanto che Don Verzé le propose una cattedra seduta stante, ma ha anche mostrato una certa indipendenza di pensiero.

E tuttavia, se mai c'è stato, il momentum di Barbara in politica parrebbe già lontano, vittima della separazione del papà con Veronica, delle costose foto smerciate da Corona e magari anche delle recenti peripezie calcistico-sentimentali. Ma soprattutto, a chiuderle quella prospettiva resta l'annoso e fin qui terrificante groviglio dinastico- ereditario tra figli di primo e secondo letto.

Groviglio però entro il quale - ed è l'altra rimarchevole pseudo-novità di giornata - si è venuta a inserire la fidanzatina Francesca Pascale che, in vena di confidenze patinate, pare proseguire quel sentiero di stabilizzazione matrimoniale iniziato nei giorni scorsi attraverso messaggeria gratuita, cioè a colpi di WhatsAp con baci, cuoricini e promesse:

«Ti amerò sempre, in ricchezza e povertà» - che qualche ironia, considerato il patrimonio del possibile anche se attempatissimo sposo, se la trascina indubbiamente.

Anche nel caso di Francesca Pascale, pur inseguita da videofantasmi di giovane e tenerissima volgarità - l'ultimo in estate la ritraeva danzare su una spiaggia del litorale campano al canto di un brano intitolato «Levat' a' mutand'» - ecco, anche nel suo caso si sconta una metamorfosi.

L'altro giorno su Libero si è letto di un manager Ferragamo, alta sartoria, che ha potuto chiudere positivamente il budget grazie ai tanti vestiti acquistati dalla fidanzatina, che peraltro li porta benissimo. Di certo la ragazza ha carattere, e voglia di farsi notare, e energia di riscatto, e forse pure simpatia - come dimostra la sportiva disponibilità mostrata nei riguardi della sua imitatrice Virginia Raffaele.

Ma il fatto che Pascale possa realmente convolare a nozze con un 77enne non solo incerto fra gli arresti domiciliari e i servizi sociali, ma anche già ampiamente scombussolato dalle divisioni anche economiche della sua famiglia, è un'ipotesi come minimo problematica.

A misurarsi con tali coloriti personaggi e romanzesche prospettive sono comunque chiamati, in questo specialissimo tempo, gli osservatori e i giornalisti della politica, ormai avvezzi anche se tuttora in bilico tra divertimento e dramma. Le due cose d'altra parte ancora una volta sembrano tutt'altro che inconciliabili. Nel paese della commedia e del melodramma va infatti così, ed evidentemente non c'è messinscena che la crudeltà del destino abbia risparmiato a tanti cittadini che pure ad altro sono costretti a pensare.

 

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