luca palamara luca lotti sergio mattarella

SIAMO TUTTI FIGLI DEL TROJAN - QUALCUNO AVVISÒ PALAMARA CHE NEL SUO TELEFONO C'ERA IL SOFTWARE SPIA. COSIMO FERRI LO AVREBBE SAPUTO DA COMPONENTI DEL CSM CHE DICONO DI ESSERE STATI INFORMATI DAL CONSIGLIERE GIURIDICO DI MATTARELLA, STEFANO ERBANI. CHE REPLICA: ''CALUNNIE GRAVI. SI COLPISCE ME PER COLPIRE IL PRESIDENTE. LE INFORMAZIONI SULLA VICENDA LE HO AVUTE QUANDO ERANO DI PUBBLICO DOMINIO'' - PALAMARA SI TENEVA A CASA FASCICOLI DI CASI NON SUOI, CON ANNOTAZIONI TIPO ''NON FARLA FISSARE''

 

Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della sera”

 

Qualcuno avvisò il magistrato Luca Palamara che nel suo telefono c' era un trojan . È proprio lui a parlarne in una conversazione intercettata con il parlamentare del Pd Cosimo Ferri che dice di averlo saputo da alcuni componenti del Csm, a loro volta, sostengono, informati dal consigliere giuridico del Quirinale Stefano Erbani.

 

luca palamara 3

Non è l' unica volta in cui il Colle viene citato nei colloqui finiti agli atti dell' inchiesta di Perugia. Luca Lotti - anche lui deputato del Pd, imputato a Roma per la vicenda Consip - racconta a Palamara di essere stato ricevuto al Quirinale proprio per discutere della sua vicenda giudiziaria. E di poterci tornare «quando voglio».

 

La smentita che arriva dal Colle è netta: «Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non ha mai parlato di nomine di magistrati né è mai intervenuto per esse. La presidenza della Repubblica non dispone di notizie su indagini giudiziarie e dal Colle non sono uscite informazioni al riguardo. Gli interventi messi in atto sono stati di carattere generale, per richiamare il rispetto rigoroso dei criteri e delle regole preposte alle funzioni del Csm. Per quanto riguarda invece Luca Lotti, l' ultimo incontro risale al 6 agosto 2018 quando è cessato dalla carica di ministro».

 

La vicenda del trojan emerge nell' interrogatorio di Palamara del 31 maggio scorso, il giorno dopo la perquisizione nel suo ufficio e nel suo appartamento. «A Roma girava voce che fossi intercettato, ma io non ho niente da nascondere», dichiara. I pm chiedono chiarimenti e lui aggiunge: «Se ne parlava alle cene». A quel punto gli viene contestata la conversazione con Ferri e lui esclama: «Allora già sapete di Erbani».

 

stefano erbani

Adesso si cercherà di scoprire chi tra i consiglieri del Csm possa aver raccontato a Ferri che Erbani sapeva del trojan , ma intanto il diretto interessato reagisce seccamente: «Chi ha fatto il mio nome in questa vicenda risponderà di calunnia. Si tratta di una circostanza falsa, si colpisce me per colpire il presidente. Tutte le informazioni che ho avuto su questa vicenda le ho avute quando erano di pubblico dominio, evidentemente da parte di queste persone c' è un risentimento nei miei confronti e per questo cercano di coinvolgermi in una vicenda alla quale sono totalmente estraneo».

 

L' indagine delegata alla Guardia di Finanza riguarda centinaia di colloqui intercettati per «pilotare» le nomine dei procuratori di Roma, Perugia e altre grandi città; le manovre che proprio Palamara avrebbe messo in atto per bloccare l' arrivo nella Capitale di Francesco Lo Voi, ritenuto «in continuità» con il predecessore Giuseppe Pignatone.

Ma adesso si concentra pure su quanto è stato sequestrato durante le perquisizioni compiute il 30 maggio scorso.

 

Nell' appartamento del magistrato sono stati infatti trovati alcuni fascicoli processuali che non erano a lui assegnati e anche un biglietto con elencati alcuni numeri di procedimento e un' annotazione: «Non farla fissare».

SERGIO MATTARELLA DAVID ERMINI

 

Il riferimento è all' udienza di un processo che doveva essere celebrato in appello e questo ha fatto nascere il sospetto che Palamara abbia influito sui suoi colleghi proprio per orientare le loro scelte in merito alle indagini e all' esito dei dibattimenti. «Non avevo questo potere, mi limitavo a ricevere documenti da persone che conoscevo ma poi non facevo nulla», si è difeso durante l' interrogatorio come confermano i suoi avvocati Mariano e Benedetto Buratti. Ma per verificarlo i pm di Perugia hanno già disposto il controllo su tutti i fascicoli ritrovati nella sua casa.

 

 

2. PALAMARA, LA TALPA E IL COLLOQUIO CON FERRI

Marco Lillo per il “Fatto quotidiano”

 

luca palamara

Qualcuno aveva avvertito Luca Palamara che c' era un trojan nel suo cellulare quando ancora le indagini per corruzione sul suo conto erano segrete e tanto più lo era il virus che registrava tutto quel che accadeva intorno al suo telefono.

 

Non solo. Luca Palamara aveva discusso del trojan anche con il deputato del Pd, ex leader della corrente dei magistrati MI , Magistratura Indipendente, nonché ex sottosegretario alla Giustizia dei governi Renzi e Gentiloni, Cosimo Ferri. Nell' interrogatorio di Palamara il 31 maggio scorso i pm di Perugia hanno chiesto al magistrato indagato di quel colloquio con il parlamentare avente ad oggetto il suo trojan, l' esistenza del quale era data per scontata e non era stata svelata da Ferri. Palamara, richiesto di commentare il colloquio registrato, ha confermato le dicerie sul suo trojan. A un certo punto è uscito fuori, in un contesto fumoso, il nome di Stefano Erbani, magistrato e consigliere giuridico di Sergio Mattarella.

 

Ieri Repubblica, Il Messaggero e Corriere della Sera hanno dato una versione dell' interrogatorio che non riportava nomi: "Del Quirinale, nel suo interrogatorio reso a Perugia subito dopo la perquisizione e l' avviso di garanzia per corruzione, parla anche Palamara. Il magistrato racconta che, pochi giorni prima delle perquisizioni, una persona a lui vicina (identificata dalla Procura di Perugia) gli avrebbe riferito di aver appreso da una misteriosa talpa al Quirinale che nel suo telefono era stato installato un trojan".

 

cosimo maria ferri

I legali di Palamara, Mariano e Benedetto Buratti, spiegano: "Il nostro assistito non ha mai fatto riferimento al Quirinale. Dopo che gli è stato chiesto di una conversazione intercorsa con Ferri nella quale si discuteva di questa circostanza del possibile trojan e delle indagini, ma come evenienza di cui molti parlavano, Palamara ha soltanto riferito di non avere avuto né allora né ora preoccupazione per un eventuale trojan non avendo nulla da nascondere".

 

Anche il Quirinale è intervenuto ieri: "La Presidenza della Repubblica non dispone di notizie su indagini giudiziarie e dal Quirinale non può essere uscita alcuna informazione al riguardo". Il Fatto ha sentito Ferri. "Ricordo un colloquio con Palamara ma non ricordo a distanza di tempo con esattezza la data né il suo contenuto preciso. Posso dire però che lui scherzava addirittura su questa circostanza come se fosse impossibile, tanto è vero che si portava sempre dietro il cellulare.

 

FABRIZIO CENTOFANTI

Era noto, dopo l' articolo del Fatto del settembre 2018, che esisteva un fascicolo a Perugia sui rapporti tra l' imprenditore Fabrizio Centofanti e Palamara. Ricordo che però, più di recente, si è diffusa al Csm la voce tra i consiglieri che esistesse una seconda informativa che parlava di incontri serali sulle nomine, con Palamara. Questa voce sull' inchiesta sulle nomine fu connessa nelle voci di corridoio a un incontro tra un esponente di Unicost e Stefano Erbani. Io ovviamente - dice Ferri - non so se sia vero l' incontro né le maldicenze che circolavano. E non ne ho mai parlato con nessuno dei due di questo".

 

Quindi si potrebbe trattare di una falsità messa in giro a bella posta per inquinare il quadro già poco limpido. Stefano Erbani replica: "Non ho mai divulgato nessuna notizia a nessuno sulle indagini riguardanti Luca Palamara. Non sapevo nulla e non rientra nei miei compiti informarmi delle inchieste. Attendo di verificare se effettivamente vi sia traccia di simili affermazioni nelle carte del procedimento. Sono pronto a rivalermi in ogni sede contro chi affermi cose simili".

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