renzi italicum er

TUTTI GLI SCAZZI DENTRO LA CONSULTA SULL’ITALICUM – BARBERA CONTRO ZANON CHE VOLEVA CANCELLARE I CAPILISTA BLOCCATI – IL BALLOTTAGGIO CASSATO DA AMATO E MARTA CARTABIA: COME ORDINATO DA NAPOLITANO E MATTARELLA PER BLOCCARE I GRILLINI

 

Francesco Bonazzi per la Verità

renzi ducerenzi duce

 

Winston Churchill ripeteva spesso che «il migliore argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con l' elettore medio». Non conosceva i nostri giudici costituzionali, che per un giorno e mezzo hanno incrociato le spade sulla legge elettorale voluta da Matteo Renzi e inopinatamente chiamata Italicum, come quel Capitulare Italicum che raccoglieva tutti gli editti dei re longobardi.

 

PAOLO GROSSIPAOLO GROSSI

Il presidente della Consulta, Paolo Grossi, è un cultore del vero «Italicum», visto che è un insigne studioso del diritto medievale, e forse per un attimo, in queste ultime 48 ore, ha rimpianto di non poter affermare il diritto con la spada. Perché tra i 14 giudici sommi sacerdoti della Consulta, la spaccatura su che pesci prendere, con quella legge elettorale disegnata dall' ex premier a immagine e somiglianza dei propri trionfali destini, è stata profonda. Molto profonda.

 

SPIEGATO IL RITARDO

 

Augusto BarberaAugusto Barbera

La nostra Corte costituzionale, caso raro tra le democrazie occidentali, non pubblica e non archivia, neppure per i posteri, le minute delle proprie discussioni. Ma in questo caso pare proprio che sia un bene. Se la sentenza è slittata di una mezza giornata è perché la discussione è stata fin troppo vivace. Il punto focale, secondo quanto risulta alla Verità, è stato quello dell' elezione dei capilista bloccati, considerato la «linea del Piave» dai renziani, guidati da Augusto Barbera.

 

nicolo zanonnicolo zanon

Il relatore Nicolò Zanon, ex membro laico del Csm in quota centrodestra, avrebbe voluto intervenire pesantemente sulla materia, a costo di riscrivere la norma, ma ha dovuto arrendersi a una mediazione. E alla fine la Corte ha salvato i capilista bloccati, ovvero un simbolo dello scarpone chiodato che ogni singolo capo partito può usare per riempire il Parlamento di pletore di fedelissimi.

Giulio ProsperettiGiulio Prosperetti

 

In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, per le quali bisognerà attendere un mese, non si può che interpretare come uno scambio tra renziani e non il fatto che la scelta dei numeri due nei vari collegi avverrà per sorteggio, anziché per scelta del capolista che opta per questa o quella circoscrizione. Su questo punto pare che si siano battuti con profitto i giudici centristi, a cominciare da Giulio Prosperetti. Del resto sono proprio i partiti più piccoli, come l' Ncd di Angelino Alfano, ad avere bisogno di candidare i propri leader dappertutto. E quindi ecco spiegato il sostanziale pareggio finale.

 

Ma la discussione è stata assai serrata anche sull' esigenza di scaraventare in soffitta il ballottaggio, uno strumento che nelle fantasie di Renzi avrebbe dovuto guidare l' Italia verso un presidenzialismo non scritto. Nelle attese della vigilia, si scommetteva sul fatto che Franco Modugno, di area grillina ma con grandi simpatie a sinistra, avrebbe fatto fuoco e fiamme per difendere il secondo turno.

mattarella napolitanomattarella napolitano

 

I tutori del l' euro, capitanati da Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, ritenevano che il ballottaggio fosse il suicidio perfetto, ovvero il modo migliore per consegnare il Paese a Beppe Grillo e a Casaleggio II. E non a caso contro questo sistema che permette di vincere «soli contro tutti» si sarebbero espressi i giudici più fedeli a Re Giorgio, come Giuliano Amato, Daria De Petris e la vicepresidente Marta Cartabia, detta «Agnese» per la somiglianza con la moglie del Grande riformatore di Rignano sull' Arno. Missione compiuta.

Somiglianza Agnese Landini Marta CartabiaSomiglianza Agnese Landini Marta Cartabia

 

Cancellare brutalmente il ballottaggio, però, è stato anche uno schiaffo sonoro a Renzi, che dopo il 40% intascato alle elezioni europee del 2014 pensava forse di imitare Benito Mussolini, che alle elezioni del 1924 conquistò con il Partito nazionale fascista il 64% dei voti con legge elettorale proporzionale, voto di lista e premio di maggioranza. Ricorda qualcosa? Ricorda molto il sistema che è rimasto dopo la sentenza dell' altroieri.

 

Anche perché il premio di maggioranza, invece, è bello intatto. Qui il dibattito tra giudici supremi è stato sui massimi sistemi e di scarso vigore, per il semplice fatto che tanto, in questa situazione tripartita e sondaggi alla mano, né Grillo, né Renzi, né Salvini sembrano in grado di raggiungere il 40% e di intascarsi un 15% ulteriore di maxipremio.

 

SUGGERIMENTO

 

GIULIANO AMATOGIULIANO AMATO

Molto combattuta, invece, è stata la scelta più sorprendente, ovvero quella di scrivere apertamente nel comunicato stampa che la sentenza «è autoapplicativa». Un paio di ministri non esattamente entusiasti di votare in primavera l' hanno presa come una «violenza gratuita» e un «assist a Renzi di cui non si sentiva il bisogno». Ma tant' è. La precisazione è un evidente vittoria delle toghe filorenziane, ma non sposta il cuore della faccenda perché i due sistemi elettorali in vigore per Camera e Senato restano in ogni caso chiaramente non omogenei e il Parlamento deve dunque provare a intervenire, come ha fatto capire in tempi non sospetti Sergio Mattarella.

 

«Basta una legge con un solo articolo», ha argomentato perfidamente Giuliano Amato, mentre guidava l' operazione chirurgica su quel che resta dell' Italicum. E chissà se Renzi ora rimpiange di avergli sbarrato, due anni fa, la strada del Quirinale.

 

Ultimi Dagoreport

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?