LETTIANI IN TRINCEA AL TESORO! ALTRO CHE VACANZA SABBATICA A LONDRA, IL COMPAGNO LETTA È VIVO E LOTTA PER LE POLTRONE ROMANE. DA PADOAN OTTIENE IL TRASLOCO A VIA XX SETTEMBRE DEL SUO STAFF DI PALAZZO CHIGI

Roberto Mania per "La Repubblica"

Enrico Letta, con la sponda di D'Alema, "conquista" il ministero dell'Economia, il più importante, lì dove ancora si decide per quanto sotto sorveglianza dell'Europa. Perché il ministro Padoan, già direttore del think tank dalemiano ItalianiEuropei, ha scelto la sua squadra.

Capo di gabinetto è Roberto Garofoli, già segretario generale di Palazzo Chigi nel governo di Enrico Letta; vice capo di gabinetto, Luigi Ferrara che collabora con Letta dai primi anni del Duemila quando, quest'ultimo, era il giovane ministro dell'Industria; capo della segreteria tecnica Fabrizio Pagani, consigliere economico dell'ex presidente del Consiglio.

Un'operazione - per quanto è trapelato - che non dispiace al Quirinale dal momento che offre la garanzia della continuità e della stabilità. La stessa su cui il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha insistito nei diversi colloqui con Matteo Renzi, allora presidente incaricato, tanto da suggerirgli di recarsi direttamente (cosa che il segretario del Pd fece) in Via Nazionale dal governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, per avere un quadro complessivo della situazione economica italiana e dei vincoli stringenti che limitano il campo d'azione in particolare sul fronte dello sforamento del fatidico 3 per cento del rapporto deficit/Pil. Insomma è come se il ministero dell'Economia, con un'azione politica di stampo evidentemente dalemiano-lettiano, sia stato ora messo in sicurezza. E non appare un'Opa amichevole nei confronti di Renzi.

C'è da una parte una sorta di vendetta di Enrico Letta, sfrattato da Palazzo Chigi con il voto della direzione del Pd, e dall'altra la rivincita dei consiglieri di Stato, perché Garafoli (47 anni) appartiene alla categoria dei potenti giudici amministrativi che da sempre, ma soprattutto nella seconda Repubblica con il declinare della qualità del personale politico, guidano dietro le quinte, forti delle loro competenze giuridiche, l'azione dei singoli ministri.

Uno smacco per Matteo Renzi che, solo tre giorni fa, nel suo discorso programmatico davanti alle Camere, ha dichiarato pubblicamente guerra agli alti burocrati ministeriali, ai consiglieri di Stato, fino al punto di immaginare - lontano dai riflettori, questo - anche un decreto per arginare il loro ingresso nelle stanze del potere. Ipotesi poi declassata a una sorta dei moral suasion nei confronti dei suoi ministri. Processo che evidentemente ha avuto scarsi effetti dalle parti di via XX settembre.

Perché di certo quella di Garofoli è una classica, brillante, carriera di un giovane consigliere di Stato piazzatosi al primo posto nel relativo concorso. A cui è seguita una serie di incarichi fuori da palazzo Spada, sontuosa sede del Consiglio. Prima capo dell'ufficio legislativo del ministero degli Esteri con Massimo D'Alema (governo Prodi), poi (governo Monti) capo di gabinetto di Filippo Patroni Griffi (anch'egli consigliere di Stato) al ministero della Pubblica amministrazione. Nell'intermezzo anche condirettore della Treccani Giuridica, con Giuliano Amato (cofondatore di ItalianiEuropei) presidente. E con lo stesso Amato (oggi giudice costituzionale) ha curato un volume sulla pubblica amministrazione in Italia.

Ed è stato Patroni Griffi a chiamare Garofoli a Palazzo Chigi per assumere l'incarico centrale di segretario generale. Dove ora è arrivato Mauro Bonaretti, già capo di gabinetto di Graziano Delrio agli Affari regionali, e ancor prima city manager da Reggio Emilia con Delrio sindaco. Un profilo per segnare, appunto, la discontinuità che Renzi avrebbe voluto da tutti i suoi ministri.

Padoan ha imboccato un altro percorso, però. È una scelta che non può non avere anche un valore politico. Si vedrà, a questo punto, se si replicherà il modello Berlusconi-Tremonti, con la sfida perenne tra il Tesoro e palazzo Chigi, e si vedrà il reale tasso di autonomia del tecnico Padoan alla sua prima prova politica.

E si verificherà pure il potere che intenderà assumere Garofoli, se diventare il nuovo Vincenzo Fortunato, che per decenni e in diversi governo fu il potentissimo e intoccabile capo della macchina del ministero in grado di complicare la vita anche ai tecnici di Mario Monti, oppure interpreterà il suo ruolo in maniera più defilata. Certo i suoi colleghi consiglieri lo considerano «un frenatore », poco incline ai cambiamenti.

Quella delle squadre ministeriali sarà una partita fondamentale per capire il vero cambio di rotta che potrà marcare il governo Renzi. Le scelte sono per ora contraddittorie. A guidare il delicatissimo Dipartimento degli affari giuridici di palazzo Chigi dovrebbe arrivare, al posto di Carlo Deodato (consigliere di Stato), Francesco Pizzetti, già garante della Privacy e consigliere di Romano Prodi. Mentre il consigliere economico del ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, sarà Piero Gnudi, ministro del Turismo con Monti ma prima presidente dell'Enel.

 

BERSANI LETTA RENZI MATTEO RENZI E LA BOMBA A ENRICO LETTA RENZI E LETTAroberto-garofolifabrizio pagani RENZI E PADOAN

Ultimi Dagoreport

fulvio martusciello occhiuto zangrillo

IN FORZA ITALIA C’È UN CLIMA INFAME – IL TAJANEO FULVIO MARTUSCIELLO MANDA UN MESSAGGIO NELLA CHAT DEL PARTITO CAMPANO E INVITA A DISERTARE LA GIORNATA DI OGGI DEL CONVEGNO DEI GIOVANI IMPRENDITORI DI CONFINDUSTRIA A CAPRI: “IL PROGRAMMA DI OGGI È DAVVERO FIACCO”. IL MOTIVO? OGGI ALL’EVENTO PARLERANNO I DUE ACERRIMI AVVERSARI INTERNI DI TAJANI: ROBERTO OCCHIUTO E PAOLO ZANGRILLO – “DOMANI INVECE TUTTI PRESENTI PER APPLAUDIRE ‘IL NOSTRO UNICO LEADER’ (MA CHI E’, KIM JONG UN?)

meloni merz le pen trump

DAGOREPORT - NEI GIORNI IN CUI A BRUXELLES SI TIENE UN CONSIGLIO EUROPEO INFUOCATO, GIORGIA MELONI PERDE IL SUO UNICO ALLEATO: MERZ. SUL BILANCIO COMUNITARIO, IL CANCELLIERE TEDESCO VOLTA LE SPALLE ALLA DUCETTA, CHE SOGNA UN BILANCIO GONFIO, E SI ACCODA AL FRONTE DEI PAESI FRUGALI: "DOBBIAMO RIDURLO IN MODO SIGNIFICATIVO" - INOLTRE, LA MELONI, ORA CHE NON C'È PIÙ L'UNGHERESE VIKTOR ORBAN, SCONFITTO ALLE ELEZIONI DI APRILE, È RIMASTA L'UNICA A DIFENDERE IL DIRITTO DI VETO, CHE BLOCCA OGNI DECISIONE A BRUXELLES - A VIENNA SI SONO RIUNITE LE TESTE D'UOVO DEL VECCHIO CONTINENTE PER INTERROGARSI SUI TERREMOTI POLITICI CHE POTREBBERO SCUOTERE IL MONDO NEI PROSSIMI MESI: DELLE ELEZIONI ITALIANE, ANCORA SENZA UNA DATA, NEPPURE UNA PAROLA. A TOGLIERE IL SONNO AI POTENTONI EUROPEI SONO SOPRATTUTTO TRE APPUNTAMENTI ELETTORALI: ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA....

giuseppe castagna giancarlo giorgetti banco bpm credit agricole

DAGOREPORT - MENTRE GLI OCCHI DI TUTTI SONO PUNTATI SUL PALIO DI SIENA TRA MPS E INTESA, CON FARE SILENTE E QUASI ACCOMODANTE, COM’È IL LORO STILE, I FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE STANNO ALLUNGANDO LE LORO MANINE SU BANCO BPM, SECONDO POLO BANCARIO ITALIANO PER RETE DI SPORTELLI - PER RENDERE L’ISTITUTO, CARO ALLA LEGA, NON PIÙ CONTENDIBILE (VEDI L’OPS DI UNICREDIT FERMATA A COLPI DI GOLDEN POWER), IL MINISTRO DEL MEF GIORGETTI HA PORTATO DENTRO IL CAPITALE SOCIALE DEL BANCO I FRANCESI, GIA’ A CAPO DEL GRUPPO CREDIT AGRICOLE ITALIA - UNA VOLTA RAGGIUNTO IL 29,3% DI BPM, NELLA TESTA DI PARIGI SPUNTA LA GENIALE IDEA: PERCHÉ IMBARCARSI IN UN’OPA ONEROSA SUL BANCO CARO AL CARROCCIO, QUANDO LO SI PUÒ ESPUGNARE “A GRATIS”, SENZA SGANCIARE UN EURO DI PREMIO AI SUOI AZIONISTI? - C’EST FACILE! BASTA FAR CREDERE CHE SIA BPM A COMPRARE CREDIT AGRICOLE ITALIA: IL BANCO INCORPORA LA CONTROLLATA DEI FRANCESI, E IL RISULTATO “POLITICO” È CHE GLI ITALIANI SI PRENDONO LA BANCA TRANSALPINA. IL PIÙ CLASSICO GIOCO DI PRESTIGIO…

giulia presutti

OCCHI FODERATI DI...PRESUTTI – DAL CASO DELLA DENUNCIA DI MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI NELLO TROCCHIA E SARA GIUDICE (ACCUSE POI ARCHIVIATE), ALLE DISCUTIBILI CENE AL "CEFALU’ BISTRO’" DI LAVITOLA, LA RESISTIBILE ASCESA (E REPENTINA DISCESA?) DI GIULIA PRESUTTI - LA 36ENNE GIORNALISTA RAI, DOPO AVER FATTO RIBELLARE LA REDAZIONE DI "REPORT", ORA FA INCAZZARE L'INTERO GRUPPO DI LAVORO DI “MI MANDA RAI TRE” -LA REDAZIONE DEL PROGRAMMA SI CHIEDE: PERCHÉ UNA GIORNALISTA COME LEI, CHE NON HA MAI CONDOTTO UNA TRASMISSIONE, DEVE PER FORZA CONDURRE? PERCHE' PAOLO CORSINI INTIGNA NEL VOLERLA "LANCIARE" A DISPETTO DEI SANTI? - LA PIACENTE GIULIA E' FIGLIA DEL POTENTE PIERCARLO PRESUTTI, DA 17 ANNI CAPO DELLO SPORT DELL'ANSA, E UOMO DI RELAZIONI TRASVERSALI NELLA ROMANELLA EDITORIAL-POLITICA...

marco caputo giovanni alibrandi rai radio

DAGOREPORT – RADIO RAI, UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO PER AMANTI, MOGLI, AMICI DI: DAL CASO CLAUDIA CONTE ALL’INFORNATA DI BELLE E PROCACI GIOVANI SU RADIO2, C’È GROSSO MALESSERE A VIA ASIAGO – IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL PROSSIMO ANNO, È PARTITO IL SOLITO VALZER DI ABBOCCAMENTI CON LA POLITICA (ALCUNI DIRETTORI GIA' S'ALLISCIANO VANNACCI) – LE POLTRONE CHE TRABALLANO: MARCO CAPUTO, DIRETTORE DI RADIO RAI, E GIOVANNI ALIBRANDI, GRAN CAPO DI RADIO2, NOMINATO IN QUOTA LEGA MA POI ALLONTANATOSI DAL CARROCCIO - EMA STOCKHOLMA E LA NUMEROSA SQUADRA DI "BADANTI" AL SUO SEGUITO - LA GRANDE INFORNATA DI "INFLUENCER" E BONAZZE VARIE A RADIO2...

meloni vannacci manlio messina cateno de luca berlusconi

DAGOREPORT - SE IL CAMPO LARGO CONTINUA TAFAZZIANAMENTE A DARSI BOTTIGLIATE SULL'INGUINE, ESCLUDENDO UN GIORNO L’”INAFFIDABILE” RENZI, IL GIORNO DOPO IL “CONTIANO” ONORATO, DOPODICHÉ TOCCA DELEGITTIMARE L’’’ESATTORE” RUFFINI E IL “POLIZIOTTO” GABRIELLI, MELONI DIMOSTRA ANCORA UNA VOLTA DI POSSEDERE INTELLIGENZA POLITICA. NEL PURO SOLCO DEL BERLUSCONISMO D’ANTAN: MA PERCHÉ ESCLUDERE QUANDO SI PUÒ AGGIUNGERE? - E VOILÀ, HA RECUPERATO IL FEDELISSIMO MANLIO MESSINA CHE A SUA VOLTA HA AGGANCIATO IL MOVIMENTO GUIDATO DA CATENO DE LUCA, "SUD CHIAMA NORD" - L’OBIETTIVO DI CATENO (E MESSINA) È QUELLO DI RAGGIUNGERE IL 3% ATTRAVERSO UNA CAMPAGNA DI ARRUOLAMENTO DI ALTRI SINDACI, CONTROCANTO DEL PROGETTO CIVICO ITALIA MESSO SU DA ONORATO, MA NON ESCLUDENDO DI PORTARE NELL’ARMATA BRANCA-MELONI GLI AMICI UDC DI CESA E DI MASTELLA - E COSÌ, PER RIEQUILIBRARE I VOTI PERDUTI DEI BOLLITI SALVINI E TAJANI, E SEMPRE AUSPICANDO CHE LUNGO LA STRADA IL FENOMENO VANNACCI SI SGONFI, “GIORGIA BERLUSCONI” HA COMINCIATO AD ALLARGARE IL PERIMETRO DEL CENTRODESTRA, PRONTA AD ACCOGLIERE IL DIAVOLO (SE NECESSARIO) PUR DI ARRIVARE AL PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 42%… - VIDEO