walter veltroni lega calcio pallone

VELTRONI SI CANDIDA ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CON INTERVISTONA ALLA ‘STAMPA’ IN CUI SILURA TAVECCHIO: ‘PENSANO PIÙ AL POTERE CHE AI RISULTATI, PER QUESTO IL CALCIO È MALATO’ - IL SUO AMICO MEGALÒ DA MESI PROVA A SPINGERLO AI VERTICI DEL PALLONE, CHE SIA LA LEGA O LA FEDERAZIONE, MA SECONDO UOLTER: ‘NESSUNO ME LO CHIEDE’

 

Fabio Martini per ‘La Stampa’

 

 

veltroni

Walter Veltroni, una volta Winston Churchill disse: «Gli italiani perdono le guerre come partite di calcio e le partite di calcio come guerre». C' è del vero? «C' è del vero, ma nella reazione emotiva degli italiani per il calcio - o in quella degli americani per il baseball o per il football - c' è una dimensione ludica, che affonda le radici nell' infanzia. Le felicità ma anche i dolori dell' infanzia sono i più acuti. Per questo ho trovato molto felici le parole di Buffon: l' idea che i bambini italiani non possano vedere la loro Nazionale è una grande ingiustizia. Le parole di Buffon dimostrano una sensibilità che in quelle ore altri non hanno avuto».

 

VELTRONI

Walter Veltroni è il personaggio politico italiano che meglio conosce il mondo del calcio. Conosce i campioni, i manager, le dinamiche, i segreti. Un intenditore di calcio che nel suo campo di appartenenza, la politica, si dimise da leader del Pd a seguito di una piccola flessione elettorale, un gesto che in queste ore somiglia ad un miraggio davanti all' immobilismo del presidente Tavecchio e del ct Ventura.

 

Ogni popolo ha la sua psicologia e come sempre gli italiani si sono messi a caccia del capro espiatorio...

«Come al solito la caccia ai colpevoli non è la soluzione del problema. Siamo davanti alla più grande catastrofe sportiva italiana degli ultimi 60 anni, che non può essere scaricata solo sul commissario tecnico. A livello internazionale i risultati mancano da anni per i club. E per la Nazionale: le ultime due volte ai Mondiali siamo stati sbattuti fuori al primo turno, gli ultimi Europei li abbiamo vinti nel 1968. Non siamo più la grande potenza calcistica del passato. Per questo serve aprire una pagina nuova. Nel calcio i risultati non sono mai casuali. Ci sarà una ragione se oramai da anni facciamo fatica a trovare un giocatore capace di saltare l' uomo e se lo abbiamo, magari lo lasciamo in panchina...».

malago' tavecchio

 

Spesso i fuoriclasse fioriscono per un capriccio del destino...

«Nelle scuole calcio si cerca più la quantità che la qualità, più i muscoli che l' estro. Salvo poi scoprire che a far la differenza sono calciatori come Messi e Dybala che non fanno della prestanza fisica il proprio punto di forza».

 

E più in generale?

«Il calcio in Italia resta una delle più grandi imprese del Paese e infatti potremmo vedere presto dei riflessi nel Pil per l' eliminazione della Nazionale. Eppure, si tratta di un'"industria" priva di un disegno strategico. Il calcio italiano è malato perché la preoccupazione principale di chi è al potere è quella di restarci, pensando soprattutto al consenso "elettorale" ben più che ai risultati sportivi».

tavecchio uva

 

La logica di potere che lei disegna per il mondo del calcio sembra la stessa che governa la politica. Calcio malato anche perché manca un disegno complessivo?

«È così. Manca un disegno complessivo e soluzioni ai tanti problemi. Ci vorrebbero le seconde squadre per far giocare i ragazzi italiani. Servirebbero stadi moderni e di proprietà dei club; incentivi per i vivai e i centri federali, sui quali si è impegnato Michele Uva. E ci vuole una proiezione internazionale».

 

Un mondo che come quello della politica vive spesso di emotività?

«Sì, da noi chi vince tre partite di seguito è un genio, ma chi ne perde tre è da cacciare. Se lo scorso anno all' Atalanta avessero adottato questo metro, Gasperini sarebbe stato esonerato, impedendogli di favorire la maturazione di diversi talenti. I successi calcistici della Spagna, della Germania e della Francia non sono casuali, sono l' effetto di una programmazione».

 

Anche nel mondo del calcio scarseggia, come nel resto del Paese, un' etica della responsabilità: hanno fatto male a non dimettersi subito Tavecchio e Ventura?

walter veltroni

«L' ultima volta Abete e Prandelli lo fecero subito, per molto meno. Sono contrario a fare di Ventura il capro espiatorio. Nella prima fase aveva fatto bene, ma dopo la partita con la Spagna si deve essere rotto qualcosa».

 

Se le chiedessero di salvare il calcio italiano come presidente della Federazione, lei come risponderebbe?

«Nessuno me lo chiede. Andrebbero invece valorizzati personaggi capaci di incarnare valori come la competenza, l' autorevolezza e la terzietà rispetto ai poteri consolidati».

 

Personaggi come?

«Come Del Piero, Maldini, Costacurta, Vialli, Tardelli, Cabrini, Buffon...».

 

E per la panchina? Meglio tecnici collaudati come Ancelotti, Allegri e Mancini o giovani come Di Francesco e Montella?

«Abbiamo tanti allenatori seri e preparati. Montella, Inzaghi, Di Francesco, Giampaolo, Gasperini. Penso che l' allenatore della Nazionale debba avere molta voglia di farlo e una esperienza internazionale. Ma credo che per avviare un ciclo, il primo problema non sia l' allenatore...».

giovanni malago gianni letta (1)

 

In che senso?

«Ai Mondiali del 1966 ricordo ancora il dolore per la sconfitta contro la Corea, che ci eliminò grazie al gol del dentista Pak Doo-Ik. Edmondo Fabbri fu sostituito, prima da Bernardini e poi da Valcareggi e soltanto due anni dopo ricordo di aver partecipato alla fiaccolata allo stadio Olimpico di Roma per la vittoria agli Europei. E di nuovo, due anni dopo, nel 1970, ricordo la commozione che provai per il gol del 4 a 3 nella semifinale in Messico contro la Germania. Risultati che dimostrarono come nel calcio non ci sia nulla di casuale».

 

Cosa era cambiato?

antonio polito francesco caringella giovanni malago raffaele cantone walter veltroni gianluigi pellegrino

«Era arrivato un presidente come Artemio Franchi, che cambiò tutto e seppe impostare una politica per il calcio. Ecco quello che serve per tornare a vincere».

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