i cinesi sul panettone - pirelli

“OPELAZIONE PILELLI” – RAMPINI: ALLARME USA PER LO SHOPPING DEI CINESI IN EUROPA – “WASHINGTON HA DECISO DA TEMPO QUALI SONO I SETTORI STRATEGICI E QUALI SONO LE REGOLE DI POLITICA INDUSTRIALE CHE GIUSTIFICANO LE BARRIERE” – E RENZI, HA DECISO QUALCOSA?

Federico Rampini per “la Repubblica

 

La notizia della scalata cinese alla Pirelli arriva pochi giorni dopo un’altra, che ha messo in allarme gli Stati Uniti: l’adesione di quattro paesi europei alla nuova Banca Asiatica d’Investimenti in Infrastrutture, voluta da Pechino per “sfidare” l’egemonia Usa sulla Banca mondiale e il Fondo monetario. Da Washington si moltiplicano le accuse agli europei: «ingenui, incoerenti », sono le espressioni più cortesi usate dalla Casa Bianca.

XI  JINPING XI JINPING

 

L’Amministrazione Obama non è contraria per principio agli investimenti cinesi in Occidente. Anzi, li considera benefici per “riciclare” in parte l’attivo commerciale che la Cina accumula con le sue esportazioni. Il riciclaggio del surplus di bilancia dei pagamenti tradizionalmente avveniva acquistando Buoni del Tesoro americani, creando una simbiosi fin troppo soffocante tra il massimo debitore sovrano (Usa) e il massimo creditore sovrano (la Repubblica Popolare). E’ meglio – sottolineano i consiglieri economici di Obama come Michael Froman – se la Cina diversifica i suoi investimenti, aumentando il portafoglio azionario. Ma l’Occidente – proseguono – deve avere una visione strategica dei propri interessi. Quando la sicurezza nazionale o la salvaguardia della propria superiorità tecnologica lo richiedono, deve saper dire di no ai capitali cinesi.

obama xi jinpingobama xi jinping

 

 L’ingresso della Cina in infrastrutture nevralgiche come il porto di Atene; o l’elenco di partecipazioni nei “campioni nazionali” dell’economia italiana (da Ansaldo a Reti, più le partecipazioni di minoranza in Eni, Enel, Telecom, Saipem), visti da Washington sono altrettanti punti interrogativi.

 

A casa sua, il governo degli Stati Uniti ha deciso da tempo quali sono i settori strategici, quali le regole di politica industriale che giustificano le barriere. Un episodio chiave avvenne nel 2005, quando Washington sbarrò la strada all’acquisizione di una compagnia petrolifera californiana, Unocal, da parte dell’ente di Stato China National Offshore Oil Corp. L’energia è uno di “quei” settori. Altra pietra miliare, anno 2012, è l’inchiesta del Congresso su due colossi delle telecom cinesi, Huawei e Zte, accusati di spionaggio industriale, anche a fini militari. Da allora la penetrazione di Huawei e Zte attraverso investimenti in aziende Usa è bloccata.

 

L’ultima parola spetta al Committee on Foreign Investment in the United States (Cfius), un’agenzia governativa che è la cabina di regìa, dove si elabora e si gestisce la strategia sugli investimenti esteri. Per Washington non va sottovalutato il fatto che tuttora il 90% degli investimenti esteri diretti compiuti dalla Cina fanno capo ad aziendi de di Stato, che quindi rispondono a un disegno politico.

Xi jinping Hollande Xi jinping Hollande

 

Non per questo l’America è refrattaria ad ogni sorta d’investimenti. Anche quando passano in mani cinesi dei “trofei”, dei simboli, dei pezzi di storia. Come l’hotel Waldorf Astoria di recente acquistato per quasi due miliardi dalla compagnia assicurativa Anbang, diretta dal nipote di Deng Xiaoping. Un risvolto “politico- strategico” esiste anche lì: il Waldorf è da un secolo la residenza newyorchese dei presidenti americani, nonché di tanti leader stranieri quando vengono all’assemblea annua Onu; ora l’intelligence Usa medita di ricorrere ad altri alberghi per evitare intercettazioni e simili sorprese…

 

Due importanti think tank americani, l’American Enterprise Institute e la Heritage Foundation, hanno una mappatura degli investimenti esteri cinesi, che rivela un cambiamento profondo in soli quattro anni. Mentre il totale cresceva del 30% e oggi sfiora i 90 miliardi, la composizione ha subito una metamorfosi. Ancora nel 2010 la strategia mirava all’accaparramento di energia, miniere, e materie prime agricole: questi tre settori assorbivano 70% del totale. Oggi è cresciuto il peso dell’immobiliare, e si è decuplicato l’investimento in tecnologie da 0,9% a 9,7%.

angela merkel xi jinpingangela merkel xi jinping

 

Per l’Amministrazione Obama un obiettivo comune dell’Occidente dovrebbe essere quello consolidare il ruolo della Cina come “responsible stakeholder” (azionista e partner responsabile); anche per contrastare le spinte nazionaliste e protezioniste che risorgono sotto Xi Jinping, e rendono il mercato interno cinese più chiuso alle nostre imprese (l’accusa è nel Libro Rosso della Camera di Commercio europea a Pechino).

 

Il massimo allarme è scattato per l’operazione della Banca asiatica Aiib. Concorrente locale della Banca mondiale, l’Aiib finanzierà opere pubbliche, grandi infrastrutture. «Con quale trasparenza finanziaria? Con che garanzie per la sostenibilità ambientale, i diritti dei lavoratori? » si è chiesto Obama criticando David Cameron, Angela Merkel, François Hollande e Matteo Renzi per essere entrati in quella banca.

 

xi jinping angela merkelxi jinping angela merkel

«Da decenni lavoriamo per migliorare la qualità dei progetti finanziati dalla Banca mondiale – aggiunge la Casa Bianca – e nulla garantisce che quei progressi siano imitati dalla nuova istituzione progettata a Pechino». L’inquietudine di Obama ha anche una motivazione più profonda. E’ la prima volta che la Cina fa un passo concreto verso la costruzione di un sistema alternativo alla Pax Economica Americana, quella fondata a Bretton Woods nel 1944 con Fmi, Banca mondiale e Gatt (poi Wto). La Casa Bianca si chiede se gli europei abbiano capito in quale disegno sono entrati.

 

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