VENDOLA, QUANDO LA DIFESA È PEGGIO DEL BUCO - TRAVAGLIO: “QUELLA TELEFONATA È LA FINE DELLA SUA CARRIERA POLITICA”

1. ILVA, L'AUTODIFESA DI VENDOLA PIÙ IMBARAZZANTE DELLE RISATE - HO PRESO IN GIRO QUEL GIORNALISTA PERCHÉ VOLEVO INGRAZIARMI I RIVA
Mariateresa Conti per "il Giornale"

Quando la toppa è peggio del buco. Più Nichi Vendola fa l'indignato e si sforza di dare una nobile aura istituzionale alle risate al telefono con l'ex pr della famiglia Riva Girolamo Archinà, al centro di una bufera dopo che il sito del Fatto Quotidiano ha pubblicato l'audio dell'intercettazione, più s'incarta, peggiorando la situazione.

E così ieri, pur scusandosi col giornalista da lui deriso (e chiamato «faccia di provocatore»), il leader Sel l'ha sparata grossa: quelle risate, quel tono confidenziale con Archinà che ha fatto imbestialire i militanti di sinistra più ancora delle risate sul cronista che chiedeva conto dei morti di tumore zittito da Archinà strappandogli il microfono, altro non erano che una captatio benevolentiae per ingraziarsi i Riva e cercare di salvare i posti di lavoro dell'Ilva, conciliando tutela ambientale e occupazione.

Et voilà, la capriola è servita. Nichi, il fustigatore; Nichi, l'affabulatore che affascina le folle con le sue narrazioni sì, magari incomprensibili, ma che suonano tanto tanto bene; Nichi, quello che predica la politica nuova, in privato è un politico uguale agli altri. Anzi peggio, per i suoi fan, che su Facebook lo hanno tempestato di insulti invitandolo a fare un passo indietro.

Nella telefonata intercettata finita sul sito del Fatto, tra una risata e l'altra, in effetti un indizio c'era: «Dica a Riva che il presidente non si è defilato», diceva Vendola dopo aver confessato di aver riso «per un quarto d'ora» per il video di Archinà che strappava il microfono al cronista di Taranto Blustar Tv.

E infatti, dal web, Vendola si era già attirato un vespaio. Ieri, a mo' di scusante, la giustificazione choc del governatore, più imbarazzante delle stesse risate: «La confidenza nelle telefonate con il mio interlocutore, che era il responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva, l'ambasciatore della proprietà, era normale perché era una confidenza legata a raggiungere degli obiettivi. Per me difendere i posti di lavoro non è una cosa di cui debba vergognarmi. Sono orgoglioso di aver difeso ogni giorno ogni singolo posto di lavoro».

Vendola ha parlato espressamente di captatio benevolentiae nei confronti del suo interlocutore» (Archinà, ndr), spiegando che deridere il giornalista era «strumentale» a ingraziarsi il suo interlocutore e il patròn dell'Ilva. Il governatore, comunque, ieri ha chiesto scusa, con un sms e una telefonata, al giornalista preso in giro, Luigi Abbate.

«Mi ha detto che era in un momento di stanchezza - ha raccontato il cronista - appena tornato dalla Cina e gli è venuto da ridere vedendo che Archinà mi strappava il microfono. Però si parlava di un argomento serio, non c'era nulla da ridere». Nonostante le capriole di Vendola e l'inusitato buonismo di chi, come la leader della Cgil Susanna Camusso, liquida la questione con un secco «il gossip sulle intercettazioni non si può fare», il caso non è chiuso. Domani si riuniranno i presidenti dei gruppi consiliari per fissare la data di una convocazione urgente del Consiglio regionale della Puglia. All'odg, l'intercettazione del governatore.


2. SVENDOLA
Marco Travaglio per "il Fatto Quotidiano"

Ci sono tanti modi per finire una carriera politica. Quello che la sorte ha riservato a Nichi Vendola è uno dei peggiori, proprio perché Nichi Vendola non era tra i politici peggiori. Aveva iniziato bene, con un impegno sincero contro le mafie e l'illegalità. Aveva pagato dei prezzi, ancor più cari di quelli che si pagano di solito mettendosi contro certi poteri, perché faceva politica da gay dichiarato in un paese sostanzialmente omofobo e da uomo di estrema sinistra in una regione sostanzialmente di destra.

Ancora nel 2005, quando vinse per la prima volta le primarie del centrosinistra e poi le elezioni regionali in Puglia, attirava vastissimi consensi e altrettanti entusiasmi e speranze. E forse li meritava davvero. Poi però è accaduto qualcosa: forse il potere gli ha dato alla testa, forse la coda di paglia dell'ex giovane comunista ha avuto il sopravvento, o forse quel delirio di onnipotenza che talvolta obnubila le menti degli onesti l'ha portato a pensare che ogni compromesso al ribasso gli fosse lecito, perché lui era Nichi Vendola. S'è messo al fianco, come assessore alla Sanità (il più importante di ogni giunta regionale) un personaggio in palese e quasi dichiarato conflitto d'interessi, come Alberto Tedesco.

S'è lasciato imporre come vicepresidente un dalemiano come Alberto Frisullo, poi finito nella Bicamerale del sesso di Gianpi Tarantini, a mezzadria con Berlusconi. Ha appaltato al gruppo Marcegaglia l'intero ciclo dei rifiuti, gratificato da imbarazzanti elogi del Sole 24 Ore quando la signora Emma ne era l'editore. Ha attaccato, con una lettera di chiaro stampo berlusconiano, il pm Desirée Di Geronimo che indagava su di lui.

Ha incassato un'archiviazione da un gip risultata poi in rapporti amichevoli con lui e la sua famiglia. Ha stretto un patto col diavolo del San Raffaele, il famigerato e non compianto don Luigi Verzé, consegnandogli le chiavi di un nuovo ospedale a Taranto da centinaia di milioni. E si è genuflesso dinanzi al potere sconfinato della famiglia Riva, chiudendo un occhio o forse tutti e due sulle stragi dell'Ilva. Il fatto che, come ripete con troppa enfasi, non abbia mai preso un soldo dai Riva (diversamente da Berlusconi e Bersani), non è un'attenuante, anzi un'aggravante.

Non c'è una sola ragione plausibile che giustifichi il rapporto di complicità "pappa e ciccia" che emerge dalla telefonata pubblicata sul sito del Fatto fra lui e lo spicciafaccende-tuttofare dei Riva: quell'Archinà che tutti sapevano essere un grande corruttore di politici, giornalisti, funzionari, persino prelati. Un signore che non si faceva scrupoli di mettere le mani addosso ai pochi giornalisti non asserviti.

In quella telefonata gratuitamente volgare, fatta dal governatore per complimentarsi ridacchiando con il faccendiere della bravata contro il cronista importuno, non c'è nulla di istituzionale: nemmeno nel senso più deteriore del termine, nel più vieto luogo comune del politico scafato che deve tener conto dei poteri forti e delle esigenze occupazionali.

C'è solo un rapporto ancillare e servile fra l'ex rivoluzionario che si è finalmente seduto a tavola e il potente che a tavola ha sempre seduto e spadroneggia nel vuoto della politica e dei controlli indipendenti, addomesticati a suon di mazzette. Il darsi di gomito fra gli eterni marchesi del Grillo, "io so' io e voi nun siete un cazzo". Questo ovviamente in privato, mentre in pubblico proseguivano le "narrazioni" e le "fabbriche di Nichi". La poesia sulla scena, la prosa dietro le quinte.

La telefonata con Archinà è peggio di qualunque avviso di garanzia, persino di un'eventuale condanna. Perché offende centinaia di migliaia di elettori che ci avevano creduto, migliaia di vittime dell'Ilva e i pochi politici che hanno pagato prezzi altissimi per combattere quel potere malavitoso. Perché cancella quello che di buono (capirai, in otto anni) è stato fatto in Puglia. Perché diffonde il qualunquismo del "sono tutti uguali". Perché smaschera la doppia faccia di Nichi. Perché chi ha due facce non ce l'ha più, una faccia.

 

 

Nicki Vendola FABIO RIVA E GIROLAMO ARCHINAGIROLAMO ARCHINA' - ILVAILVA TARANTOVENDOLA A PRANZO CON LA GIUDICE CHE LO HA ASSOLTONICHI VENDOLA NUDO NICHI VENDOLA E ALFONSO PECORARO SCANIO AL GAY PRIDE vendola bertinotti VENDOLA VERZEVENDOLA MASANIELLO 1979, Nichi Vendola (al centro) nel campo nudisti di Capo Rizzuto

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