VERSO UN GOVERNO LETTA-LETTA? DEL RESTO NONNO GIANNI E NIPOTINO ENRICO HANNO CUCINATO IL NAPOLITANO-BIS

Alberto D'Argenio per La Repubblica

Le carte sono coperte, ieri Napolitano con i capi partito che sono saliti al Colle non si è sbilanciato su che governo sarà. Ma un indizio dal quale partire per compilare la lista dei futuri ministri il Capo dello Stato lo ha fornito: l'ossatura del programma di governo sarà costituita dal documento che i suoi dieci saggi hanno stilato due settimane fa. Il che porta i leader politici a dare per scontato che molti di quei saggi riceveranno l'investitura di ministro.

Con ruoli di peso. E probabilmente la loro composizione, un mix tra tecnici e politici, ricalcherà l'anima dell'esecutivo. Incerta ancora la premiership, a cascata incerti i ministri. Amato, Enrico Letta o Grasso? Sia come sia, il presidente del consiglio potrebbe essere affiancato da due vicepremier di alto profilo per non ripetere lo stesso errore fatto con il governo Monti, azzoppato dai partiti negandogli politici in squadra.

E così nel caso a Palazzo Chigi si trasferisca Enrico Letta, i vice potrebbero essere il segretario del Pdl Angelino Alfano e il capogruppo di Sc Mario Mauro, figura molto influente nel partito di Monti. Non dovrebbe entrare al governo la Lega: Maroni schiererà i suoi all'opposizione di un eventuale governo Amato, mentre se il premier sarà un altro gli voterà la fiducia ma non manderà nessun padano nell'esecutivo.

Una chance che sfuma per Giancarlo Giorgetti, "saggio" e uomo dei dossier economici in casa Lega. Il Carroccio punterebbe però a diverse presidenze di commissione di peso. In tempi di crisi il compito più gravoso è quello che attende il ministro dell'Economia. Si parla di un uomo di Bankitalia e nel tam tam che si rincorre tra i partiti il nome che emerge è quello del "saggio" Salvatore Rossi, membro del Direttorio di Via Nazionale e in ottimi rapporti con Mario Draghi.

In molti a Montecitorio parlano poi della conferma di Corrado Passera allo Sviluppo, anche se il mega-ministero dell'ex banchiere potrebbe essere spacchettato. In quota Pd per i ministeri economici sono in corsa il bocconiano Boccia e il renziano Delrio. Per gli esteri potrebbe essere derby Monti-D'Alema.

Il premier uscente, raccontano i suoi, andrebbe volentieri alla Farnesina (anche se ieri scherzava con un collaboratore: «Ma come, non mi volevano rifilare l'economia? Io andrei volentieri in vacanza») per tenere fresca la presenza internazionale e per abbassare la percezione del suo tasso politico, elementi utili per avvicinarsi alla primavera 2014 quando si rinnoveranno le principali cariche dell'Unione (Monti è in corsa per succedere a Van Rompuy alla presidenza del Consiglio Europeo).

Ma a guidare la nostra diplomazia aspirerebbe anche Massimo D'Alema, interessato a tornare alla Farnesina per poi prendere il posto di Lady Ashton come "ministro degli esteri Ue". Si dà invece per scontato che agli Affari europei resterà il montiano (ma non parlamentare) Enzo Moavero, "saggio" e ministro uscente apprezzato da Napolitano e da tutte le forze politiche per il suo lavoro di negoziatore con le Cancellerie continentali.

Alla Giustizia, ministero incandescente, potrebbe restare Paola Severino, anche se non si esclude l'ipotesi Grasso (nel caso non sbarchi a Chigi) che oltretutto lascerebbe libera la presidenza del Senato, poltrona utile a favorire un riequilibrio politico nella nuova maggioranza.

Altra vulgata indica un Napolitano che guarderebbe a un tecnico di garanzia per tutti come il presidente della Consulta Franco Gallo. Agli Interni si parla di conferma per la Cancellieri, mentre il "saggio" Quagliariello (Pdl) andrebbe alle Riforme. E nel governo potrebbero entrare i "saggi" tecnici Pitruzzella (Antitrust) e Giovannini (Istat). C'è infine un desiderio di Berlusconi: per sentirsi garantito vorrebbe Gianni Letta sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

 

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