LA “VIE EN ROUGE” DI HOLLANDE - CON L’APPOGGIO DEL 9% DEI VOTI DEL CENTRISTA BAYROU, STRADA SPIANATA PER IL SOCIALISTA TRISTE CHE CHIUDE LA CAMPAGNA ELETTORALE A TOLOSA, RISPOLVERANDO LA TRADIZIONE DI MITTERAND TRA CANTI PARTIGIANI (IL “BELLA CIAO” IN ITALIANO INTONATO IN PIAZZA) E BANDIERE ROSSE - L’ULTIMA STOCCATA ALLA “FRANCIA FORTE” DEL NANOLEONE CHE SPERA DI INTERCETTARE I VOTI DELLA DESTRA…

1- HOLLANDE: LA MIA FRANCIA DEVE RIPARTIRE DA TOLOSA - L'ULTIMO COMIZIO NELLA CITTÀ DELLA STRAGE: "CI HA INSEGNATO A GUARDARE AVANTI"

Alberto Mattioli per "La Stampa"

È una festa sulla fiducia, una celebrazione anticipata della vittoria di domenica che a tutti pare possibile, anzi probabile, meglio: certa. E infatti si svolge a Tolosa, «la ville rose», la città rosa, rosa come le pietre del suo romanico e rosa come questa sinistra che nella parole di François Hollande si vuole rassicurante per i moderati e per i mercati, una vecchia signora che difende le buone maniere repubblicane dopo le intemperanze di quel maleducato di Nicolas Sarkozy.

I sondaggi continuano ad attribuire al candidato di questa gauche pallida un ampio vantaggio sul Presidente uscente e quindi, ne sono tutti convinti, ormai uscito. Mercoledì sera, il faccia a faccia tivù è stato per Sarkò come la carica della Guardia per Napoleone la sera di Waterloo: o la va o la spacca. Beh, è andata male.

Il giorno dopo, è quindi a Tolosa che Hollande è venuto a chiudere la campagna elettorale, in place du Capitole e non allo stadio perché costava troppo e dopo questa corsa estenuante sono estenuate pure le casse del Ps. Anche François Mitterrand le sue campagne le concludeva sempre qui. Poi certo, oggi Tolosa vuol dire anche la tragedia che ha insanguinato la corsa, la strage alla scuola ebrea, Mohamed Merah, l'islamista della porta accanto, che uccide un padre, i suoi due figli e un'altra bambina di otto anni, sparandole in faccia mentre la tiene per i capelli.

Per la Francia, è stato un trauma ma anche una fierezza, perché la République non ha vacillato, la Nation non si è fatta impressionare, e ai tentativi di strumentalizzare l'orrore l'opinione pubblica non ha abboccato: ha pianto i morti ma non ha cambiato idea sui vivi.

Questa fierezza, Hollande l'ha raccontata in un'intervista al giornale locale, «La Dépêche du Midi», una delle poche in cui un professionista della politica abituato a calcolare ogni parola come lui si sia lasciato andare: «Il ricordo più doloroso della mia campagna resta proprio quello di un padre e di una madre prostrati dal dolore nella scuola Ozar Hatorah di Tolosa». I francesi «hanno portato il lutto. Ma questa tragedia ha anche mostrato che sono capaci di affrontare insieme le prove e di andare avanti».

«Quel che è successo ci ha colpito tutti - conferma il direttore della "Dépêche", JeanClaude Souléry, con il suo inconfondibile accento del Sud -. Non abbiamo dimenticato, però abbiamo voltato pagina. E madame Le Pen, che al primo turno su scala nazionale ha portato a casa il 17% e rotti, qui si è fermata al 10».

Si capisce subito che la città tifa Hollande. Quando il candidato sale sul podio, un minuto dopo che Sarkò è sceso dal suo a Tolone, così le tivù all news possono ritrasmettere implacabili entrambi i comizi, la piazza è piena: gli organizzatori parlano di 25 mila persone, forse sono troppe, sicuramente il colpo d'occhio è notevole.

Gli ingredienti dei meeting socialisti ci sono tutti. I «ténors» del partito sono nel parterre, comprese le due tenoresse Ségolène Royal e Martine Aubry, a simulare una concordia che già vacilla nella corsa ai portafogli ministerialiprossimi venturi. Sul palco, invece, sale il vecchio Lionel Jospin, che portò la gauche al peggior disastro della sua storia, quello del 2002 con Le Pen senior al ballottaggio con Chirac, per urlare che «la vittoria è possibile, la vittoria arriva!». Ci sono i cartelli con lo slogan «C'est maintenant!», è adesso, i soliti reduci del Sessantotto e dell'Ottantuno e la solita terribile musica, comprese, toh, «Bella ciao» e «Bandiera rossa», oltretutto in italiano (i lepenisti, per inciso, fanno di peggio: usano «Va' pensiero» in francese).

Poi tocca a Hollande. Con la voce sempre più arrochita, sfrutta tutte le magre risorse di un'oratoria da congresso, non da comizio. Quest'uomo è incredibile: davanti a Sarkozy ha fatto faville, davanti a una folla che lo acclama sembra spento. Il meglio lo dà maramaldeggiando su Sarkò che andò al dibattito tivù per suonare e fu suonato: «Ah, ce débat... Conoscete le sue qualità di modestia e di riservatezza. Aveva annunciato che avrebbe fatto un sol boccone di «quello lì». Beh, ho paura che gli sia rimasto l'appetito». Applausi e risate fra un «Fran-çoisPré-si-dent!» e un «On va gagner!», vinceremo. «Siamo pronti a governare», giura lui.

È vero entusiasmo? Sì e no. L'atmosfera è rilassata più che euforica, da struscio serale in una città meridionale, e qui siamo praticamente in Spagna. L'impressione è che, se tutto andrà come tutti pensano che vada, non sarà Hollande che ha vinto le elezioni, ma Sarkzoy che le ha perse. La gente è più contenta di far sloggiare Nicolas dall'Eliseo che di portarci François.

Nessuno si aspetta la rivoluzione, figuriamoci, ma nemmeno grandi riforme e i socialisti sanno benissimo, però te lo dicono solo a microfoni spenti, che sarà dura e che, patti per la crescita o meno, volendo salvare il bilancio il prossimo autunno, più che caldo, sarà bollente. «Sì, con Mitterrand era un'altra cosa - sospira Thierry a comizio concluso, e non solo, si capisce, perché allora andava in piazza con i compagni e oggi ci porta i due nipotini -. Hollande non mi fa impazzire. Però lo scriva: per noi, l'importante è battere Sarkozy».

2- E BAYROU SI SCHIERA COL SOCIALISTA - IL CENTRISTA ANNUNCIA IL SUO SOSTEGNO - SARKOZY A TOLONE CORTEGGIA LA DESTRA

Marco Bresolin per "La Stampa"

Definirlo un annuncio decisivo magari è troppo azzardato, ma poco ci manca. Bayrou domenica voterà per Hollande: François ha scelto François. Ufficialmente il centrista, presidente di MoDem, non ha dato consegne di voto al suo elettorato (9,1% al primo turno), ma quel suo «al ballottaggio voterò per Hollande» tarpa le ali che Nicolas Sarkozy ha cercato invano di sbattere nei dieci giorni che hanno seguito il primo round elettorale. Due sere fa il Presidente non era riuscito a sfruttare il faccia a faccia televisivo per il sorpasso sul rivale.

I sondaggi rivelano che i francesi gli hanno sì riconosciuto un pizzico in più di credibilità (44% contro 42%) e di competenza (47% contro 41%), ma per il 45% dei telespettatori (quasi 18 milioni hanno seguito il dibattito) Hollande è risultato molto più convincente. Ma più del sondaggio, ora, contano le parole di Bayrou, che fino all'ultimo momento è rimasto in bilico tra la scheda bianca e quella con la croce sul candidato socialista. Alla fine, nel MoDem, è prevalsa la linea anti-Sarkozy, quella che contesta la decisa virata a destra dell'inquilino dell'Eliseo.

Proprio pochi minuti prima dell'annuncio, infatti, Sarkò aveva scaldato la sua «Francia forte» a Tolone. Nel feudo della destra, anche quella estrema, il Presidente ha sfoderato il suo ultimo comizio. Il più «politico» di quelli tenuti fino ad ora. Lì, dove al primo turno il 32% degli elettori aveva scelto il leader dell'Ump e più del 23% aveva dato il suo voto a Marine Le Pen, Sarkò ha lanciato l'ultimo appello a quei francesi delusi da questi cinque anni e che, non riconoscendosi nelle ricette di Hollande, stanno organizzando per domenica una gita al mare. Pioggia permettendo.

Li ha messi in guardia dai tanti «pericoli» socialisti, ripetendo all'infinito che «ce n'est pas la République». Ossia che «il voto agli immigrati» e «i sindacati che consigliano di votare per Hollande» non rappresentano la Repubblica, «ma la sua vergogna».

In uno slalom tra i temi del lavoro («conosco bene la Francia che lavora perché mi somiglia»), dell'immigrazione («dimezzerò i flussi in cinque anni»), delle politiche estere e sociali, il Presidente ha rivendicato il suo monopolio della Repubblica declinando per ogni punto del suo discorso il significato di libertà, uguaglianza e fratellanza. Ha nuovamente incassato il sostegno di Bernadette Chirac e ha picchiato duro sul tema della crisi, che nel 2008 fece risollevare il suo gradimento grazie a un discorso sul fallimento di Lehman Brothers pronunciato proprio a Tolone.

Ma oggi il clima è cambiato. E, come se non bastasse, un altro capitolo si aggiunge alla storia dei presunti finanziamenti di Gheddafi per la sua campagna elettorale del 2007: l'ex premier libico Baghdadi alMahmudi avrebbe confermato sovvenzioni per 50 milioni di euro. Piove sul bagnato per il Presidente. Ma forse, domenica, nemmeno la pioggia potrebbe bastare.

 

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