VIENE AVANTI, CORRADINO! - C’È IL GOVERNO MONTI. MA CHI TESSE LA TRAMA DEL POTERE È IL SUBGOVERNO PASSERA - SE I CASINIANI DEL TERZO POLO INTONANO “T’ADORIAM MONTI DIVINO!”, LA SINISTRA COJONA SI INGINOCCHIA DAVANTI AL PASSEROTTO CHE STA LÌ PER CONTO E ORDINE DI LETTA-BERLUSCONI – SCENARIO: IL POTERE DI RICATTO DELLE COSIDETTE “ESTREME” (LEGA DA UNA PARTE, SED E IDV DALL’ALTRA) SAREBBE BILANCIATO DALLA UNA GRANDE COALIZIONE GUIDATA DA PASSERA - UN SENATORE GIÀ IMMAGINAVA VELTRONI E D’ALEMA MINISTRI DI UN ESECUTIVO GUIDATO DAL BANCHIERE PIÙ CONTESO DELLA POLITICA…

Fabrizio d'Esposito

Passera di qua. Passera di là. Il superministro dello Sviluppo economico arriva in ritardo e si fa notare di più. Ai banchi del governo c'è l'overbooking come ai tempi del Cavaliere, ma con un'importante differenza. Nell'esecutivo berlusconiano i ministri ritardatari facevano aggiungere una sedia (soprattutto le donne) oppure si accomodavano rassegnati sugli scranni parlamentari, stavolta no.

Il banchiere Corrado Passera, sempre più l'uomo nuovo della Terza Repubblica, entra nell'aula di Palazzo Madama e tre fra sottosegretari e viceministri scattano in piedi per cedergli la poltrona. Alla fine è il giovane Michel Martone, sconsolato vice senza deleghe della Fornero, il prescelto per il sacrificio: Passera si accomoda al suo posto, ad un'estremità dei banchi del sottogoverno, più in basso. Una finta umiltà, che spicca ancora di più. Poi comincia il pellegrinaggio. Soprattutto da sinistra. Il superministro vorrebbe prendere appunti sul quadernone, altro simbolo della sobrietà tecnica, ma è interrotto in continuazione. Stringe mani, parlotta, riabbassa lo sguarda, lo alza di nuovo e altre mani si protendono.

Tra i senatori democratici che vanno da lui ci sono Mariapia Garavaglia, l'anziano Franco Marini (democristiano di patti e di scenari a venire), l'ambiziosa Roberta Pinotti (vuole diventare sindaco di Genova), l'esperto tv Vincenzo Vita. Non è solo una questione di futuro: Passera candidato premier intercambiabile per la destra, la sinistra e, ovviamente, il centro. Ma anche di presente.

Il superministro è l'uomo dei dossier principali del governo nonché dei sempre più frequenti distinguo dal premier Professore. C'è il governo Monti. E c'è il subgoverno Passera. Chi invece non si allinea al mood imperante è l'antico Gasparri, capogruppo del Pdl. Per i falchi resistenti della Seconda Repubblica la processione ha un percorso diverso nell'aula di Palazzo Madama. Porta a Monti, considerato sic et simpliciter "il male minore" (Berlusconi dixit). Gasparri va dal "male minore", gli altri da Passera.

È un'immagine che rappresenta al millimetro la rivoluzione in corso nella politica italiana. Dopo Monti, nulla sarà come prima, secondo i ragionamenti dei rivoluzionari del centrone (ossimoro principe della Terza Repubblica). Il centrista Pier Ferdinando Casini, leader di quel Terzo Polo che canta estasiato "T'adoriam Monti divino" (copyright Dagospia), ieri l'ha ripetuto ancora una volta: "Monti è lo spartiacque tra Seconda e la Terza Repubblica".

Al netto di bicamerali, cabine di regia e tavoli a tre o quattro, la "ciccia" del nuovo menu di Palazzo è la legge elettorale. Lo schema casiniano, appoggiato anche da Dario Franceschini del Pd, è proporzionalista e prevede almeno cinque raggruppamenti. E Passera potrebbe essere l'uomo ideale da piazzare come bandiera sull'ammucchiata moderata (con Monti al Quirinale).

I veltroniani, invece, rilanciano con la difesa del bipolarismo però mite, non muscolare. Lo ha scritto ieri chiaro e tondo su "Europa" il senatore Giorgio Tonini, vicinissimo a Veltroni. In sintesi, sostiene che i due futuri centri della politica (quello che resterà di Pd e Pdl) dovranno comunicare ma competere per continuare l'agenda Monti. Questo è lo schema che piace di più al Colle, differente da quello del terzopolista Casini.

In teoria le alleanze attuali sarebbero sempre possibili ma il potere di ricatto delle cosidette "estreme" (Lega da una parte, Sed e Idv dall'altra) sarebbe bilanciato dalla minaccia permanente di una grande coalizione. Anche in questo caso, saranno gli uomini a dare l'impronta finale. E Passera potrebbe essere uno di questi. Ieri, ironizzando ma non troppo, un senatore già immaginava Veltroni e D'Alema ministri di un esecutivo guidato dal banchiere più conteso della politica.

Per qualcuno, però, la strada per la Terza Repubblica è piena di trappole e divisioni interne. A parte Berlusconi e Bersani, ipotetici duellanti in caso di voto anticipato (scenario sempre più remoto), un altro leader in difficoltà è Tonino Di Pietro. L'Italia dei valori risale nei sondaggi per la sua opposizione a Monti ma rischia di perdere altri pezzi, dopo la trasfusione ai Responsabili di un anno fa.

Dice il senatore Pancho Pardi, ex girotondino oggi tra i dipietristi dissidenti: "Io voto no alla fiducia per disciplina perché non esco dal partito. Se fossi stato alla Camera avrei votato sì alla fiducia e no alla manovra. Qui al Senato non è possibile e mi adeguo. Ma sono per un'opposizione programmatica non pregiudiziale. Il governo Monti non è il governo Berlusconi, non possiamo avere lo stesso atteggiamento.

I sondaggi? Una volta il vecchio Pci applicava la maieutica direzionale, spiegava cioè alla base e agli elettori cosa era meglio fare". L'isolazionismo dell'Italia dei valori rischia infine di archiviare definitivamente la foto di Vasto (Bersani più Di Pietro più Vendola). Conclude Pardi: "Io voglio salvare l'alleanza con il Pd". Ecco, il punto è questo. Simmetrico a quanti nello stesso Pd vogliono rompere con Di Pietro. Il treno della rivoluzione di Monti e Passera (e Napolitano) non ha biglietti per tutti.

 

Corrado Passera ministro Mario Monti CORRADO PASSERA SUPERSTAR CON MOGLIE e WALTER VELTRONI PIERFERDINANDO CASINI VENDOLA

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