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VIENI AVANTI, PRODINO! - GRILLO È PRONTO AL COLPO DI GRAZIA: MOLLARE RODOTÀ, CANDIDARE PRODI E MANDARE DEFINITIVAMENTE IN FRANTUMI LA SINISTRA

Alessandro Sala per Corriere.it

Fumata nera per Franco Marini che non riesce a centrare al primo colpo l'elezione alla presidenza della Repubblica. Lo scrutinio della prima votazione certifica che l'ex sindacalista è rimasto molto lontano dal quorum di 672 voti necessario per guadagnare l'accesso al Quirinale in una delle prime tre tornate: ne ha avuti solo 521, contro i 240 ottenuti da Stefano Rodotà (altri consensi sono stati ottenuti da Sergio Chiamparino 41, Romano Prodi 14, Emma Bonino, 13, Massimo D'Alema 12, Giorgio Napolitano 10, Anna Finocchiaro 7, Annamaria Cancellieri 2, Mario Monti 2. I voti dispersi sono stati 18, le schede bianche 104 e le nulle 15). Un'altra seduta è attesa per le 15 e il risultato della nuova votazione dovrebbe conoscersi entro l'ora di cena. Ma i presupposti non sono buoni.

«BERSANI SI DIMETTA»
Il blocco a sostegno di Marini ha sostanzialmente annunciato l'intenzione di fare «melina» votando scheda bianca fino alla quarta votazione, quando il quorum scenderà a soli 504 voti. L'ottimismo con cui dal centrodestra si guardava alla possibilità di centrare già al primo colpo l'elezione del successore di Giorgio Napolitano, che terminerà il proprio mandato il 15 maggio, si è dunque infranto sulla realtà dei numeri. Matteo Orfini ha commentato via Twitter che «a questo punto bisogna fermarsi e trovare una soluzione diversa. Insistere sarebbe impensabile».

E dal sindaco di Bari, Michele Emiliano, arriva già l'invito alle dimissioni per il segretario Pier Luigi Bersani, considerato il vero sconfitto di questo voto. Veltroni d'altro canto chiude la strada a Marini commentando: «Il risultato della prima votazione per il presidente è talmente chiaro che insistere su questa strada sarebbe un grave errore». Grillo ha tuonato: «Nessuno ha spiegato a Bersani che l'Italia è cambiata, che non vuole più accordi sottobanco con lo psiconano. La guerra è finita, arrendetevi. Liberateci per sempre dalla vostra presenza». Così Beppe Grillo. «Capranica è l'ultima raffica dell'inciucio», scrive paragonando le vicende del Pd agli ultimi tempi di Mussolini.

LO SCENARIO

Sulla carta Marini contava sul sostegno del Pd, del Pdl, della Lega Nord e di Scelta Civica, ma il partito di Bersani si è presentato in aula già diviso, dopo la serata un tumultuosa di mercoledì al teatro Capranica dove i «grandi elettori» del centrosinistra si sono incontrati per trovare un'intesa sul nome da sostenere per il Quirinale. Marini è risultato alla fine l'indicazione ufficiale del partito, essendo un nome gradito anche al Pdl, ma tutta l'area renziana e diversi esponenti di rilievo di varie altre correnti hanno fin da subito manifestato perplessità e annunciato un voto in dissenso dalla linea ufficiale.

Così è stato. Lo spoglio delle schede ha dato la conferma di un Pd decisamente diviso. Il principale alleato, Sinistra e Libertà, era stato netto nello strappo già dal mattino, annunciando la volontà di far confluire i propri consensi su Stefano Rodotà, candidato dal Movimento 5 Stelle dopo la rinuncia della giornalista Milena Gabanelli. Ha dunque buon gioco, oggi, Beppe Grillo nel commentare tranchant durante un comizio: «C'è da scegliere tra il presidente degli Italiani, che è Rodotà, e il presidente di Berlusconi, che è Marini. Si sono chiusi all'Hotel Capranica di notte Berlusconi e Bersani, per decidere il destino di 60 milioni di italiani. È una cosa da fantascienza».

MAL DI PANCIA
Per tutta la giornata di mercoledì Matteo Renzi aveva sparato bordate contro l'ex sindacalista. E ancora oggi è tornato a ribadire che Marini «non è il candidato migliore». Contro l'ex presidente del Senato si erano espressi in mattinata anche Marianna Madia, Ignazio Marino, Giuseppe Civati e altri esponenti di primo piano del partito di Bersani. Massimo D'Alema, considerato da molti l'alternativa all'ex dc, si è invece espresso a favore di un voto unitario:

«Capisco che si sia arrivati alla candidatura di Franco Marini in modo sofferto e con un metodo che ha potuto creare comprensibili turbamenti, ma ora dobbiamo valutare l'opportunità, per il Paese, di un candidato che deve essere eletto con un ampio consenso e che è persona le cui qualità politiche e morali non possono essere messe in discussione da nessuno».

Berlusconi resta invece ottimista: pur non sbilanciandosi su un consenso in prima battuta, il Cavaliere si dice convento che alla fine Marini «passerà»

 

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