VIETNAM PD - CON LA GUERRA D’ALEMA-BERSANI SCATTA IL COUNT-DOWN PER LA DISSOLUZIONE

Goffredo De Marchis per "La Repubblica"
Regge solo l'asse Bersani- Letta, più amicizia che intesa politica. Intorno ci sono solo macerie, incertezza sul futuro e lotte violente nell'area degli ex Ds. Sono stati sacrificati sull'altare dell'odio tra Massimo D'Alema e il segretario uscente due candidati per la segreteria del Pd che avevano un po' di peso e di consenso: Gianni Cuperlo e Guglielmo Epifani. Il secondo in particolare era considerato un elemento di garanzia per il governo sia dal premier sia da Franceschini. Niente di fatto. Cuperlo troppo dalemiano, Epifani troppo bersaniano. Bruciati, archiviati.

Marco Minniti ha lanciato l'allarme durante il caminetto: «Ci siamo già rotti l'osso del collo, ora ci rompiamo il resto». Pippo Civati vede arrivare «il disastro totale. Berlusconi condannato, Nitto Palma alla commissione giustizia, Formigoni rinviato a giudizio e appena eletto alla presidenza della commissione Agricoltura. Portiamo la croce e non abbiamo ancora capito perché stiamo al governo ».

Il Pd sembra finito, liquefatto e non si capisce come nei due giorni che mancano all'assemblea nazionale possa essere rianimato. Da chi? Come? «C'è solo il congresso - insiste Civati - . Facciamolo subito, a giugno. Con le primarie, certo. Abbiamo un albo degli elettori, usiamolo. Usciamo dalle logiche correntizie. Se ci chiudiamo adesso non ci vota più nessuno».

Ma non è ancora arrivato il momento delle responsabilità. Si consumano vendette tremende dopo la partita del Quirinale e i 101 franchi tiratori. Bersani ha messo nel mirino D'Alema. E viceversa. L'ex premier è fuori da tutto. Lo descrivono furibondo. Al segretario uscente rimprovera la condotta per l'elezione del capo dello Stato. E ancora prima l'esclusione dalle liste elettorali.

Il suo nome non sarebbe mai stato proposto a Berlusconi per il Colle. Malgrado una consultazione riservatissima tra i grandi elettori condotta dai capigruppo lo avesse inserito di fatto nella rosa. Bersani invece vede la mano di D'Alema nella vicenda che ha portato alle sue dimissioni.

«Presto risolveremo il problema», dicono velenosamente i bersaniani. Senza contare che in questa guerra diessina si è infilato anche Walter Veltroni stoppando Cuperlo. Renzi ha sentito l'odore delle vecchie battaglie oligarchiche e, saggiamente, si è chiamato fuori. «Andrebbe bene Roberto Speranza. Diamo il segnale di una svolta generazionale. Ma su Finocchiaro non metto veti». In realtà, chiede di tenere almeno un piede dentro al Pd 2.0.

Ossia, un posto al sole per Luca Lotti come responsabile organizzativo o per Yoram Gutgeld al dipartimento economico o per Angelo Rughetti agli Enti locali. Ruoli centrali della macchina, in pratica dei vice segretari. Però nell'area renziana si assiste con un certo distacco alla dissoluzione del Partito democratico.

Loro hanno una via d'uscita: giocarsi tutto fuori dal recinto Pd, con un'altra forza politica da costruire ex novo e la bandiera Renzi a catalizzare i voti. Come continua a ripetere Matteo Righetti, il fedelissimo che immagina la salvezza solo attraverso una nuova Cosa. Con una novità: da qualche giorno i sondaggi sulla popolarità dei leader segnano un arretramento del sindaco di Firenze e una crescita di Enrico Letta.

Il premier ieri voleva partecipare alla riunione dei big facendo sentire fisicamente il bisogno di un appoggio sostanziale e formale del suo partito. Ma ha capito che la riunione non sarebbe approdata a nulla e la tragedia di Genova era molto più importante. È volato dai feriti della Torre dei piloti. Non prima di aver sentito Bersani. «Pierluigi, così il Pd mi lascia solo».

Il segretario dimissionario gli ha garantito il sostegno. «Qui sta crollando tutto ma io non torno indietro, non farò il traghettatore fino al congresso. Però ti assicuro che l'assemblea comincerà con una relazione sul governo. Non ti mancherà la fiducia del partito».

Beppe Fioroni racconta come il disastro può scaricarsi sul governo. Doveva fare il presidente di commissione, ma si è tirato indietro. «Mi hanno detto o ci sei tu o c'è
la Ferranti. Ha cominciato a chiamarmi l'Anm. "Non sappiamo con chi parlare al Pd. Per favore, abbiamo bisogno della Ferranti alla Giustizia. Sa, con Nitto Palma al Senato...".

E io ho risposto obbedisco ai magistrati, mica al Pd». Letta gli ha inviato un sms: «Contrariato?». Fioroni, con un altro messaggino: «No. Ma mi preparo a contrariare te». Non è solo una battuta. L'ex ppi organizza le truppe per sabato, chiede un congresso subito, prima dell'estate. Proprio ciò che il premier vuole evitare. Perché peggio di un Pd morente c'è solo un Pd che comincia subito a litigare sul leader.

Lo scontro c'è comunque. Il giovane turco Matteo Orfini rimprovera a Bersani l'assenza di regia: «Un comportamento scandaloso per un ex segretario. Ci sta lasciando senza rete». I giovani di #Occupypd si presenteranno davanti alla Fiera di Roma il giorno dell'assemblea. Con i loro striscioni, con la loro protesta: «Resettiamo la classe dirigente, spalanchiamo le porte. Parlate con i circoli, con i militanti».

Il giovanissimo dalemiano di ferro Fausto Raciti ha proposto un incontro domani pomeriggio: «Discutiamone ». Gli hanno replicato: «Noi veniamo a Roma con i nostri mezzi, non possiamo permetterci una notte in albergo». La sfida infatti non è più soltanto generazionale. È tra l'apparato e la base, oggi completamente scollati.

 

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