LA STRAGE DELLE MATITE SPEZZATE - LA VITA SOTTO SCORTA DEI “GIULLARI” DI ‘CHARLIE HEBDO’: ERANO MINACCIATI DA QUANDO AVEVANO INIZIATO AD IRONIZZARE SU MAOMETTO - HOLLANDE: “SONO EROI MORTI PER L’IDEA CHE AVEVANO DELLA FRANCIA, CIOÈ LA LIBERTÀ”

Alberto Mattioli per “la Stampa

 

stephane charbonnier charbstephane charbonnier charb

Ieri sera, in place de la République gremita da 35 mila persone che si erano autoconvocate su Twitter con l’hashtag #jesuischarlie, «io sono Charlie», a un certo punto della veglia una donna ha alzato una matita. E subito si sono viste decine, centinaia e poi migliaia di mani fare lo stesso.

 

Messaggio chiaro: le matite contro i kalashnikov sono la ragione contro il fanatismo, la libertà contro l’intolleranza. «Ma bisognava farlo vedere, se no sarebbero morti invano», mi ha detto una donna che portava il badge «Je suis Charlie» sul soprabito. Poi si è messa a singhiozzare. 
 

Assassinati in redazione
Quelle che tutti sperano non siano morte invano sono le dodici persone assassinate ieri nella redazione di Charlie Hebdo, dov’era il giorno della riunione per decidere i contenuti del prossimo numero. 

 

georges wolinski georges wolinski

È stato l’11 settembre della stampa. Con un paradosso: che sono morti da martiri i giullari, che oggi fanno piangere quelli che hanno sempre fatto ridere. Charlie Hebdo era un settimanale di satira a fumetti, un po’ Linus e un po’ Cuore, con qualche scivolata sul Vernacoliere: talvolta volgare, spesso divertente, sempre irrispettoso. 
 

Firme senza nomi
Era (ed è) difficile collegarlo con una tragedia. Castigava i costumi, ma ridendo. E infatti le sue firme non avevano nome, a parte quello d’arte che si erano scelte: i morti ammazzati al grido di «Allah è grande» sono i disegnatori Charb, Cabu, Wolinski, Tignous, più l’economista e azionista Bernard Maris, che per i lettori era «l’oncle Bernard», lo zio Bernardo. Come si poteva prendere sul serio questa banda di zuzzurelloni, che non prendeva sul serio niente, e nemmeno se stessa? Eppure, come ha detto Hollande, sono «eroi morti per l’idea che avevano della Francia, cioè la libertà».
 

charlie hebdocharlie hebdo

Contro tutti i poteri
«Figlio del Sessantotto e dell’irriverenza», il giornale sparava su tutti i poteri, purché fossero costituiti: la politica (più a destra che a sinistra), l’Armée, la Chiesa. E ultimamente l’Islam. E qui sono cominciati i guai. Perché nel 2006 Charlie Hebdo aveva ripubblicato le vignette su Maometto che erano uscite sul giornale danese «Jyllands-Posten» e avevano suscitato l’ira globale del mondo islamico.

 

Il numero vendette 400 mila copie, il quadruplo del consueto, ma non tutti gradirono. L’allora presidente Jacques Chirac parlò di «manifesta provocazione», le organizzazioni dei musulmani francesi fecero causa (e la persero). Allora a firmare la querela fu Mohammed Moussaoui, che ieri era dal Papa e che ha condannato inorridito una strage che farà molto male anche all’Islam francese.
 

charb direttore di charlie hebdocharb direttore di charlie hebdo

L’attacco con molotov
«Charlie» tirò dritto perché, spiegava il suo direttore Charb, se si esclude dalla satira qualche soggetto perché fa paura, in quel momento muore la satira e, con lei, la libertà. Così nel 2011 il giornale uscì con un numero speciale dal titolo «Sharia Hebdo» e, di nuovo, Maometto in copertina. La risposta, nella notte fra l’1 e il 2 novembre, fu una molotov che distrusse la redazione. Charb si fece intervistare con il giornale in mano fra i detriti ancora fumanti e «Libération» mise a disposizione la sua redazione perché «Charlie» potesse uscire ancora (idem ieri: i media hanno offerto ai giornalisti di «Charlie», almeno a quelli ancora vivi, tutti i loro mezzi «umani e tecnici» perché possano lavorare ancora).
 

charb  direttore di charlie hebdocharb direttore di charlie hebdo

Di nuovo nel mirino
Passò un anno, e nel ’12 «Charlie» finì ancora nel mirino. Aveva pubblicato delle vignette ispirate al film-bufala «L’innocenza dei musulmani», una misteriosa pellicola semiamatoriale che ottenne l’unico risultato (forse voluto) di scatenare proteste e violenze in mezzo mondo.

 

CHARLIE HEBDOCHARLIE HEBDO

All’epoca, sui social circolò l’invito a decapitare Charb. E pochi mesi dopo «Inspire», il magazine di Al Qaeda, mise il direttore di «Charlie» in una lista di nove nomi da eliminare, aperta da quello di Salman Rushdie. Loro, quelli di «Charlie», andavano avanti come sempre: ridendo. Ma era un riso amaro. Le minacce continuavano, con mail e telefonate anonime. Qui le testimonianze divergono. C’è chi sostiene che le intimidazioni stessero aumentando, chi invece che fossero meno violente. Probabilmente, la verità è che quelli di «Charlie» ci si erano abituati, come a vivere scortati. 
 

La vignetta profetica
Nell’ultimo numero in edicola, una vignetta di Charb suona sinistramente profetica. Sotto il titolo «Sempre nessun attentato in Francia», un tagliagole islamico armato di kalashnikov dice: «Aspettate, per fare gli auguri c’è tempo fine alla fine di gennaio». È lo stesso Charb che, intervistato dopo la molotov, disse: «Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio».

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci friedrich merz antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – CAMERATI, LA PAROLA D'ORDINE E': ASPETTIAMO E VEDIAMO! - A GIORGIA MELONI, IN FORMATO "PREMIER DURACELL", CONVIENE PROVARE A PORTARE A TERMINE LA LEGISLATURA FINO A SCADENZA NATURALE, A OTTOBRE 2027, QUANDO SARA' PIU' CHIARO L'ASSETTO DELLE FORZE IN CAMPO NELL'UNIONE EUROPEA - SPIRA UN VENTO DI DESTRA NELL'UE E SE MARINE LE PEN VINCESSE LE PRESIDENZIALI IN FRANCIA, I NEO-FRANCHISTI DI VOX ANDASSERO AL GOVERNO IN SPAGNA E LA CDU, SFANCULATO MERZ, CERCASSE UN ACCORDO CON LE SVASTICHELLE DI AFD, ALLORA ANCHE LA DUCETTA POTREBBE PIU' FACILMENTE "SVOLTARE A DESTRA" E CERCARE UN'ALLEANZA ELETTORALE CON VANNACCI - QUEL CHE OGGI APPARE COME UNA FOLLIA, DOMANI, CON UN'EUROPA "IN NERO" DIVENTEREBBE UNA MOSSA QUASI NATURALE. A QUEL PUNTO, FORZA ITALIA E LEGA NON POTRANNO CHE FARE PIPPA E INGOIARE L'AMARO BOCCONE...

repubblica gedi mirja cartia d’asero kyriakou

DAGOREPORT – CHE ARIA TIRA ALLA “REPUBBLICA” DI ATENE? NELL’INCONTRO TRA IL CDR DEL QUOTIDIANO E L’AD DI GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO, È STATO CHIARITO IL METODO DEL NUOVO EDITORE GRECO, THODORIS KYRYAKOU: PIÙ PARTECIPAZIONE DEI GIORNALISTI, PERCHÉ IL RILANCIO NON PUÒ ESSERE CALATO DALL’ALTO, E SOPRATTUTTO ATTENZIONE AI CONTI – IL VERO INNESTO È SULL’INNOVAZIONE, CON L’INGRESSO DI VERONICA DIQUATTRO, MANAGER CON UN PASSATO IN SPOTIFY E GOOGLE, PER IL RILANCIO DEL DIGITALE – IL PIANO INDUSTRIALE 2027-2030: IL PAREGGIO DI BILANCIO IN TRE ANNI, SENZA LICENZIAMENTI E SENZA UN PREPENSIONAMENTO IN PIÙ RISPETTO A QUELLI GIÀ PREVISTI – IL PRIMO BANCO DI PROVA DEL NUOVO CORSO SARÀ IL LANCIO DI “REPUBBLICA EUROPE”...

giuseppe conte giorgia meloni elly schlein

DAGOREPORT – SCHLEIN E CONTE SE LE DANNO DI SANTA RAGIONE, SCIORINANDO UNA MINCHIATA DOPO L'ALTRA – PEPPINIELLO SCRIVE UNA LETTERA A “REPUBBLICA” NELLA QUALE, PRENDENDO FISCHI PER FIASCHI, RINNEGA LA ''CULTURA WOKE'': UN CALCIONE A ELLY, CHE HA COSTRUITO LA SUA ASCESA POLITICA SUL WOKISMO – PER FAR CAPIRE A CONTE CHE LA PRIMA VOCE DEL CENTROSINISTRA E' IL LEADER DEL MAGGIORE PARTITO, ANCHE ELLY SCRIVE A "REPUBBLICA" PER INVITARE MELONI A CERCARE INSIEME SOLUZIONI PER LA CRISI ENERGETICA - UNA MOSSA CHE SI È RIVELATA UN DOPPIO BOOMERANG: LA DUCETTA FURBETTA L’HA SBERTUCCIATA E CONTE, COME REAZIONE, HA INGRANATO LA QUINTA SULLO STOP AGLI AIUTI ALL’UCRAINA - E NESSUNO DEL PD GLI HA REPLICATO CHE IL NOSTRO SOSTEGNO A KIEV, DAL 2022 A OGGI, E' STATO DI TRE MILIARDI, CIOE' 50 EURO PRO-CAPITE PER OGNI ITALIANO. UNA CIFRA NOTEVOLMENTE PIÙ BASSA DEI 230 EURO PRO CAPITE DELLA GERMANIA O DEI 206 EURO DELLA GRAN BRETAGNA, MA ANCHE DEI 90 EURO DELLA FRANCIA... 

maria rosaria boccia sigfrido ranucci

IL LIBRO DI MARIA ROSARIA BOCCIA SU RANUCCI E’ UN LIBRO…SULLA BOCCIA – L’EX AMANTE DI SANGIULIANO ESCLUDE OGNI FORMA DI RELAZIONE SENTIMENTALE CON L’EX CONDUTTORE DI “REPORT” MA SCRIVE: “NON SO SE, IN QUALCHE MOMENTO, SIGFRIDO MI ABBIA CORTEGGIATA” - E LO SFOTTE PURE: “E’ UN SUPERMAN CHE AVREBBE AVUTO BISOGNO DI MANUTENZIONE”. LA DESCRIZIONE DELLA POLEMICA SULLA LOBBY GAY CON CERNO E GILETTI. LEI GLI CHIEDE: “VADO DA FORMIGLI IL GIOVEDÌ OPPURE DA GILETTI IL LUNEDÌ?” E LUI SUGGERISCE IL CIMITERO, “INDICANDOMI COME POSSIBILI ALTERNATIVE IL VERANO OPPURE PRIMA PORTA” - RANUCCI E SALLUSTI A PIEDI NUDI - LA GELOSIA DI LAURA CIANFONI…

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER UN ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…