renzi berlusconi boschi de benedetti

VOLETE LA PROVA CHE RENZI E BERLUSCONI SI METTERANNO D’ACCORDO DOPO IL VOTO? - TRE PARLAMENTARI DI “FARSA ITALIA” SI ASSENTANO AL MOMENTO DELL’APPROVAZIONE DELLA RELAZIONE CONCLUSIVA DELLA COMMISSIONE BANCHE E IL TESTO RIESCE A PASSARE - NEL DOCUMENTO NON C’E’ ALCUN ACCENNO AI LEGAMI DELLA BOSCHI CON “ETRURIA” O ALLE SPECULAZIONI DI CARLO DE BENEDETTI...

Claudio Antonelli per “la Verità”

 

renzi berlusconi

Tentativi di inciucio sul modello patto del Nazareno. Chi ha seguito le 410 ore di audizione della commissione d' inchiesta sulle banche ieri non si è meravigliato. Non è saltato sulla sedia quando ha assistito all' approvazione della relazione conclusiva dei lavori a firma del vice presidente Mauro Maria Marino (Pd), ma grazie alle assenze mirate dei senatori di Forza Italia. Il testo con le sole forze del Pd non sarebbe mai passato.

 

RENZI E BOSCHI

Nella mattinata di ieri infatti è subito decaduta l'ipotesi di una relazione unitaria, ovvero un testo approvato da tutte le forze di riferimento. A quel punto si è passati ad alzare le palette per i singoli lavori conclusivi. Il partito di governo aveva dalla sua soltanto 19 voti su 40. Un parlamentare Pd era infatti assente per motivi di salute.

 

I numeri per mandare in minoranza i dem erano serviti su un piatto d' argento. Invece al voto non si sono presentati tre senatori di Forza Italia. Remigio Ceroni, Antonio D' Alì e Sandra Savino. Se non bastasse poco prima di esprimere il parere ha lasciato l'aula della commissione anche Paola De Pin, anch'essa senatrice ex Cinque stelle e ora Gal dunque riconducibile alla sfera di Forza Italia. Unico altro assente un rappresentante dell' Italia dei Valori.

 

renzi berlusconi

Nessuno mette in dubbio che ciascuno degli assenti avesse un buon motivo per disertare il voto. Ciò che è certo è che se un partito di minoranza come Forza Italia avesse voluto assestare uno sganassone al Pd in piena campagna elettorale avrebbe mandato i propri rappresentanti a votare persino con l'ausilio di ambulanze e portantini. Invece, l'uscita strategica ha consentito di celebrare all'interno della commissione il nuovo patto del Nazareno. O forse il vecchio patto, ma rivisitato in vista del quattro marzo.

 

BERLUSCONI E CARLO DE BENEDETTI

Il risultato è stato certamente quello di trovare la quadra che fino a lunedì sera era considerata impensabile. In caso di totale frattura, la Commissione si sarebbe trovata ad avanzare in ordine sparso senza poter concludere una relazione unica e definitiva. I singoli partiti avrebbero conservato il microfono per urlare la propria posizione. Con il blitz del Pd il testo diventa automaticamente la linea guida da seguire e da inviare al Parlamento e alle authority competenti.

 

A questo punto, in sede di campagna elettorale, nessuno potrà accusare Renzi nè Paolo Gentiloni di aver cercato di insabbiare l'inchiesta su Etruria e su Mps. Se denuncia era da avanzare, il luogo di competenza era proprio Palazzo San Macuto dove ieri - come ha denunciato anche l'onorevole Daniele Capezzone - è invece avvenuto il tentativo di inciucio. Al di là di qualche contraddizione la relazione appare per lo più come un documento all'acqua di rose. Di per sé nulla di sconvolgente proprio la banalità delle proposte.

 

BERLUSCONI RENZI

«Nello scenario che ha caratterizzato l'ultimo decennio, l'esercizio dell'attività di vigilanza non si è dimostrato del tutto efficace», si legge nel testo. «Nelle vicende che hanno specificamente coinvolto gli istituti oggetto di indagine», continua la relazione, «la Commissione è giunta a ritenere che in tutti i sette casi le attività di vigilanza sia sul sistema bancario (Banca d' Italia) che sui mercati finanziari (Consob) si siano rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio; che le modalità di applicazione delle regole e degli strumenti di controllo si siano rivelate perfettibili; che i poteri sanzionatori siano stati impotenti in caso di manifestazioni dolose che hanno spesso investito gran parte della direzione apicale degli emittenti».

 

MATTEO RENZI E MARIA ELENA BOSCHI VICINI VICINI

Diciamo che per arrivare a tali conclusioni sarebbe forse bastata una lettura non dico solo del nostro quotidiano, ma di una fetta della stampa italiana. Non servivano certo 40 deputati e senatori e due mesi e mezzo di lavori coordinati dal presidente e attuale candidato del Pd a Bologna, Pier Ferdinando Casini. E in merito alle colpe?

 

La commissione ha rilevato limiti «investigativi degli strumenti a disposizione, all'epoca dei fatti, in sede di ispezione. Così, in relazione all' accertamento di alcune irregolarità, la Banca d'Italia segnala di non aver potuto fare altro che prendere atto delle dichiarazioni della banca, oggetto d'ispezione, non avendo ulteriori poteri». In sintesi, il passato rimane passato. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.

 

IGNAZIO VISCO

Da qui la proposta suggerita sempre dalla relazione di maggioranza di «valutare la previsione di allargare a Banca d'Italia i poteri investigativi già riconosciuti a Consob dal Tuf (testo unico della finanza, ndr) e quindi, tra l'altro, il potere di utilizzare la polizia giudiziaria per effettuare accessi, ispezioni e perquisizioni». Il Pd propone inoltre di «garantire costanti ed efficaci scambi di informazioni tra le autorità di vigilanza nazionali», visto che la collaborazione tra Bankitalia e Consob «è stata carente».

 

pier ferdinando casini

La relazione suggerisce infine la creazione di una bad bank per la gestione dei crediti deteriorati, dimenticando che le norme europee non lo prevedono più da circa quattro anni. Al contrario il M5s avrebbe proposto di varare una legge specifica per bloccare le porte girevoli tra dirigenti di Bankitalia e banche vigilate. Così come avrebbe suggerito pure di intervenire contro il governo Renzi per indebite interferenze portate avanti da Maria Elena Boschi. Nulla di tutto ciò è ovviamente presente nella relazione della maggioranza.

 

MARIA ELENA BOSCHI E LE BALLE SU ETRURIA

La Boschi potrà tranquillamente correre nel collegio blindato di Bolzano e concentrasi sulle future proposte o promesse. Arezzo, dove aveva sede banca Etruria, rimarrà a debita distanza. Anzi a una distanza siderale. La sensazione è che il complesso dei desiderata abbia alla fine messo d'accordo i due partiti più grandi presenti dentro l' aula della commissione perché dopo le elezioni le riforme suggerite non daranno fastidio ad alcuno. Qualche modifica al testo unico della finanza e qualche potere in più a Bankitalia e Consob. Le due authority restano però iper blindate agli occhi dei cittadini. Nessuno mette in dubbio la necessità di essere indipendenti, ma ciò non significa non dover rendere conto a nessuno.

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