rino formica giorgia meloni

“VOTARE PER IL SI AL REFERENDUM È UN ATTO DI CAMBIO ISTITUZIONALE DELL’ASSETTO DEMOCRATICO REPUBBLICANO DEL PAESE” – L’EX MINISTRO SOCIALISTA RINO FORMICA CALZA L'ELMETTO E SCENDE IN TRINCEA: “UNA DOMANDA DEVE ESSERE RESA ESPLICITA: SIAMO PER LA DISTRUZIONE DELLA CARTA O PER IL SUO RECUPERO? QUESTO IL PUNTO, TUTTO IL RESTO È DISCUSSIONE A CARTE COPERTE. VI HANNO PARLATO DI RIFORMA, DI GIUSTIZIA, ANCHE NEI SUOI ASPETTI ALCUNI MISERABILI, IL SORTEGGIO, LE CORPORAZIONI INTERNE. VI HANNO INGANNATO. VOTARE NO NON È UN GESTO ANTIMELONIANO DI PURA FORMALITÀ MA È LA CONDANNA POPOLARE DELLO SCEMPIO IN ATTO NEL FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANI COSTITUZIONALI”

 

 

Rino Formica per “Domani” - Estratti

(...)

 

rino formica

Che cosa voteremo il 22 e 23 marzo prossimi? Una modifica della Costituzione nella sua parte essenziale, la sua anima, l’armonia dei poteri. Che certo si è degradata nel tempo. Resta che quando si attacca l’anima della Carta una domanda deve essere resa esplicita: siamo per la distruzione della Costituzione o per il suo recupero? Questo il punto, tutto il resto è discussione a carte coperte. Del resto qualche sostenitore del Sì si spinge ad andare oltre la discussione coperta attuale, e dice esplicitamente che il referendum è l’inizio del cambio della Carta.

 

giorgia meloni a niscemi 1

Breve ricapitolo per i nuovi elettori. Come, dove e perché sorse la Costituzione? La generazione italiana degli anni Venti è stata la più colpita dalla tempesta della guerra e da ciò che è germogliato nel primo dopoguerra: il fascismo, poi il suo abbattimento, anche se non nella sua radice permanente nella società, ma di certo nelle sue manifestazioni più dolorose ed appariscenti. È una generazione che ha affrontato la guerra e la fine della guerra, il passaggio dalla monarchia alla Repubblica.

 

RINO FORMICA

L’ordinamento che nasce con il referendum del 2 giugno 1946 si struttura intorno al principio repubblicano, nato dall’insurrezione e dalla guerra civile. Costruisce un documento di novità assoluta e decisiva: una Costituzione rigida, fondata su principi collegati dalla prima alla seconda parte, e su un manifesto politico, programmatico, organizzativo, che indica le modalità di funzionamento, diventati regole costituzionali.

 

Una strada completamente nuova: non l’uguaglianza come indicazione generica, ma l’uguaglianza attuabile, visibile, modificabile secondo le possibilità del Paese. Nella Carta c’è anche l’indicazione della funzione dei partiti politici, essenziale, il loro rapporto con le altre organizzazioni intermedie della società, confessionali, sindacali, culturali, sociali.

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP

Il progresso politico avveniva secondo una scansione che è dei modelli liberali. Secondo cui vi sono i tre tempi di formazione: quando nasciamo, l’età dell’innocenza, e quando arriviamo all’età della maturità. In mezzo c’è il volare della giovinezza. Ma quella degli anni Venti fu la generazione che passò dall’innocenza alla maturità senza correre sull’ala della giovinezza. Le fu ordinato di essere matura anzitempo, per poter difendere la Costituzione e il suo programma politico.

 

In questi ottanta anni di vita repubblicana abbiamo assistito sicuramente a una realizzazione di molta parte dei principi della Carta. Ma contemporaneamente abbiamo anche subito tentativi di interventi, sia sul piano internazionale, sia sul piano interno. Non solo e non tanto attentati singoli, ma un permanente tentativo di erosione delle prospettive stabilite e formalizzate nella Carta. Furono respinti. Ma da alcuni decenni a questi tentativi viene dato corso libero, con l’appoggio di cosiddetti interlocutori stimati sul piano internazionale: ma stimati da chi? Dagli interessati alla disgregazione di ogni prospettiva di forte sovranità nazionale nell’interno di un principio unitario europeo.

 

CLAUDIO SIGNORILE E RINO FORMICA

Oggi, in un momento di grande difficoltà internazionale, i tre tempi dell’evolvere del cittadino alla vita della comunità – innocenza, giovinezza, maturità – sono travolti. Oggi vogliono distruggere la Costituzione le stesse forze e pulsioni che hanno un interesse alla liquefazione delle generazioni e dei rapporti generazionali.

 

Ecco perché oggi bisogna avere l’onestà e la fedeltà alla Carta Costituzionale per poterla spiegare per la funzione che ebbe: recuperò la funzione dell’armonia nei rapporti tra gruppi civili e sociali, religiosi, culturali, rifondò e rafforzò le istituzioni rappresentative e soprattutto seppe recuperare i principi che si fanno democrazia, che si fanno vita di tutti, l’anima. Questo è il nostro compito, da esprimere con nettezza e schiettezza.

 

GIORGIA MELONI CARLO NORDIO

Dunque va detto con onestà: vi hanno parlato di riforma, di giustizia, anche nei suoi aspetti alcuni miserabili, il sorteggio, le corporazioni interne. Vi hanno ingannato. Votare per il Si non è una minaccia per cambiare la Carta costituzionale ma è già un atto di cambio istituzionale dell’assetto democratico repubblicano del paese. Votare No non è un gesto antimeloniano di pura formalità ma è la condanna popolare dello scempio in atto nel funzionamento degli organi costituzionali.

 

 

Il principio fondativo della Carta è costato la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, alle nostre generazioni è costato anche rischi gravi di insubordinazione interna. Che non sono stati solo il terrorismo, ma quello che è più pericoloso del terrorismo armato, il terrorismo ai principi democratici.

rino formica giorgia meloni e steve bannon ad atreju - 2018giorgia meloni e steve bannon ad atreju - 2018

 

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