giorgetti salvini zaia

L’EURO-CARROCCIO HA DUE COCCHIERI: GIORGETTI E ZAIA - IL GOVERNATORE DEL VENETO SOSTIENE LA SVOLTA PRO-BRUXELLES DELLA LEGA: LE AZIENDE DEL NORDEST HANNO BISOGNO DELL’EUROPA PER VIVERE - COME DAGOANTICIPATO, GIORGETTI STA LAVORANDO A UN QUOTIDIANO LIBERAL-CONSERVATORE CHE AFFIANCHI LA LEGA NELLA SUA TRASFORMAZIONE - PER LA DIREZIONE SONDATI GIULIO MEOTTI E ALESSANDRO GIULI

Giorgio Gandola per “la Verità”

 

giorgetti fontana zaia

«Quando parla lui, significa che ci sono curve da raddrizzare». Dentro la Lega la svolta europeista fa discutere e quel «meno pregiudizi e più giudizi» di Giancarlo Giorgetti è il punto di partenza di una stagione nuova. Sempre frontale - nessuno sconto alle quattro sinistre di governo e a chi vuole sfasciare l'identità degli italiani con il globalismo da sudditi - ma improntata al confronto più che alla ribellione.

 

zaia salvini

È il riassunto di tre mesi in cantiere e la base risponde: messaggio ricevuto. È la sintesi politica dopo qualche sconfitta in casa alle elezioni amministrative (Lecco, Saronno, la simbolica Legnano), dopo qualche fibrillazione e incomprensione dentro il primo partito del Paese, che con il centrodestra governa 15 regioni ma è impegnato nella traversata del deserto all'opposizione in tempo di Covid.

 

Come ripete da giorni l'eminenza grigia del movimento, «è inutile bussare alla porta di Palazzo Chigi se in Europa non si tocca palla».L'intervista alla Verità ha fatto rumore. Giorgetti è uscito allo scoperto, quelli che venivano riportati come sussurri dietro le quinte sono diventati concetti. Un colonnello anziano, che ricorda quando a Varese il Giancarlo era considerato il delfino di Umberto Bossi anche nell'inflessione della voce, declina così l'intervento: «Se lui si eclissa significa che tutto va bene, se decide di salire sul palco significa che bisogna cambiare passo».

 

GIANCARLO GIORGETTI E MATTEO SALVINI

Non è un caso che al suo fianco, nell'incontro con gli europarlamentari, ci fosse Matteo Salvini che lo aveva voluto responsabile Esteri del partito. E non è un caso che proprio ieri in stereo abbia parlato Marcello Pera, l'ex filosofo di Forza Italia, consigliere politico in pectore del leader leghista proprio per riprendere in mano la rivoluzione liberale (riforme di giustizia penale e amministrativa, legge elettorale, presidenzialismo) che Silvio Berlusconi non era riuscito a compiere 20 anni fa.

 

Una svolta moderata nella Lega è ciò che Giorgetti chiede da un anno, e non riguarda gli outfit istituzionali o la resa di Salvini all'uso della cravatta. In realtà non è neppure l'abbandono della piazza, piuttosto il rifiuto della mistica dello sconfittismo, nel Dna di una certa destra ma che non ha mai avuto niente a che vedere con la storia del Carroccio. Il dibattito interno è aperto e il numero due del movimento può contare su un alleato di ferro, quel doge Luca Zaia che in Veneto ancora una volta ha fatto il pieno di consensi e che lo sta supportando con convinzione.

Giorgetti Salvini

 

L'accelerazione potrebbe essere accompagnata dal varo di una nuova iniziativa editoriale; oggi le idee volano sul Web e sui social. Come anticipato da Dagospia, Giorgetti coltiva con alcuni imprenditori amici il progetto di un quotidiano agile (quattro pagine) di politica e cultura, con interventi di intellettuali ed economisti liberal-conservatori come Giovanni Orsina, lo stesso Pera, Antonio Pilati, Giulio Sapelli.

 

GIULIO MEOTTI

Per la direzione sarebbero stati sondato Giulio Meotti, firma del Foglio, e Alessandro Giuli, che proprio due giorni fa ha smesso di condurre Seconda Linea su Raidue. Il programma, in media sotto il 2% di share, è stato interrotto. Dentro il movimento la domanda è sempre la stessa: una Lega moderata può intercettare quei conservatori in uscita dal berlusconismo al tramonto, quegli apolidi centristi che non hanno una casa e piuttosto che votare sigle da prefisso telefonico o farsi prendere per il naso da Matteo Renzi vanno al mare? Risposta difficile.

 

alessandro giuli foto di bacco

È vero, come disse un giorno Roberto Calderoli a Berlusconi, che «non c'è in giro tanta gente moderata, ma tanta gente incazzata». È vero che il grande salto dal 4% al 34% è arrivato nella stagione della contrapposizione totale alla sinistra di sistema su temi chiave come immigrazione incontrollata, sicurezza, globalizzazione senza regole e il rigorismo ottuso di Bruxelles.Ogni stagione ha le sue sfide e il timore del vertice della Lega è quello di trascorrere il resto della vita arroccati a Fort Alamo mentre il Pd e gli alleati occasionali governano imponendo l'agenda al Paese in chiave socialista, dalle regole democratiche ai temi etici.

goofy 7 alberto bagnai claudio borghi

 

A questo proposito, un'ulteriore fibrillazione interna ha coinvolto il mondo pro life, rappresentato dall'ex ministro Lorenzo Fontana e da Simone Pillon, che hanno accompagnato con un silenzio stupefatto e dissenziente l'uscita di Salvini sull'aborto: «Lasciamo che siano le donne a scegliere della loro vita e del loro futuro». La transizione ha i suoi costi. La svolta in Europa rischia di creare problemi interni soprattutto con il pacchetto di mischia degli economisti molto ascoltati dalla base, Alberto Bagnai e Claudio Borghi.

 

lorenzo fontana (2)

Quest' ultimo, alle prime avvisaglie della sterzata, aveva fatto la battuta: «Qui qualcuno vuole morire democristiano». I moderati rispondono: «Qui si rischia di morire tutti d'inedia». I giorgettiani riconoscono l'importanza delle battaglie contro Bruxelles e il formidabile lavoro degli economisti nello smontare la narrazione sonnolenta e passiva del fronte liberal su Mes e Recovery fund, ma vorrebbero passare a un euroscetticismo non prevenuto, per cambiare le cose dal di dentro. «Non è più tempo di utopie e illusioni, dobbiamo essere pragmatici». Le magliette con scritto Basta Euro faranno la fine di quelle di Mauro Icardi a Milano e di Gonzalo Higuain a Torino. Sotto quintali di naftalina.

SIMONE PILLONGIULIO SAPELLI Giovanni Orsina

Ultimi Dagoreport

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…