legge elettorale giorgia meloni roberto vannacci carlo calenda

OLTRE AL REFERENDUM, GIORGIA MELONI HA UN ALTRO GROSSO PROBLEMA: LO SPETTRO DELLA SCONFITTA SULLA GIUSTIZIA INCOMBE SU PALAZZO CHIGI E MELONI VUOLE CHIUDERE UN ACCORDO SULLA LEGGE ELETTORALE PRIMA DEL VOTO DEL 22 E 23 MARZO, MA SALVINI E TAJANI PRENDONO TEMPO – FDI VUOLE IL PROPORZIONALE CON UN PREMIO DI MAGGIORANZA E IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER NELLA SCHEDA – C’È’ POI IL NODO VANNACCI: IL CARROCCIO PRETENDE DI ALZARE LA SOGLIA DI SBARRAMENTO AL 4% PER BLOCCARE IL GENERALE “TRADITORE”, MENTRE LA DUCETTA SI È IMPEGNATA A METTERLA AL 3% PER FAVORIRE LA CORSA SOLITARIA DI CARLO CALENDA ED EVITARE CHE IL “CHURCHILL DEI PARIOLI” SI ALLEI CON IL "CAMPO LARGO"...

Estratto dell’articolo di Alessandro De Angelis per “la Stampa”

 

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse

C'è un motivo se, da un po' di giorni, è ricominciata tutta una ridda di chiacchiere sulla legge elettorale, finora scomparsa dai radar. L'argomento, si sa, è di una noia pari alla sua rilevanza.

 

[…] Giorgia Meloni vorrebbe quantomeno chiudere l'accordo di maggioranza su un testo prima del referendum. Anche senza portarlo in Aula, sarebbe comunque un punto politico fissato. Il motivo, dicevamo, riguarda proprio il referendum. E racconta di un'evidente preoccupazione.

 

Non ci vuole una Cassandra per prevedere che, in caso di sconfitta, possa mutare il clima: un governo "del popolo" bocciato "dal popolo" è difficile che possa forzare sulle regole del gioco; gli alleati poi, tiepidi sull'argomento, si ringalluzzirebbero; gli avversari salirebbero sugli scudi.

 

LEGGE ELETTORALE

Insomma, "dopo" diventa una mossa del governo in affanno per correre ai ripari, "prima" serve a costruire un racconto su una legge per impedire i famosi inciuci. Senza un serio accordo politico di maggioranza – con le opposizioni non c'è neanche l'ombra di un dialogo – è assai complicato che la nuova legge elettorale possa passare in Aula. Basta un voto segreto e patatrac.

 

 Se c'è un patto a monte, invece, si può mettere la fiducia, che sarà anche un atto di arroganza, ma l'ha già praticato il centrosinistra per ben due volte ai tempi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Per la serie: chi è senza peccato scagli la prima pietra.

 

[…]

 

Giorgia Meloni, per dar corpo all'intenzione, ha oggettivamente un elemento persuasivo tutto politico: blindiamoci così proviamo a tornare al governo e da lì a piazzare un "nostro" capo dello Stato, la vera posta in gioco della prossima legislatura. Però la realizzazione ha un costo. Per intenderci, Matteo Salvini che coi collegi fa il pieno in Piemonte, Veneto, Lombardia – i suoi cinque ministri sono tutti lombardi – col proporzionale vedrebbe dimezzati i suoi eletti.

 

GIORGIA MELONI E CARLO CALENDA

Chissà, magari, come contropartita del Natale per i suoi tacchini, il leader del Carroccio chiederà, per chiudere l'accordo, il Viminale in caso di vittoria, visto che la volta scorsa gli fu negato con la scusa del processo, ma in verità per le sue simpatie filo-russe (ancora non sopite).

 

E Forza Italia? Marina Berlusconi con Forza Italia sarebbe centrale in una situazione ballerina. Logica dice che qualche riflessione la farà prima di consegnarsi a Giorgia Meloni, peraltro in un momento di sua acuta trumpizzazione. Ecco, a naso, il negoziato politico è ancora tutto da fare, e prima del referendum, tranne Giorgia Meloni, non si registra tutta questa fretta da parte degli altri.

 

In più, a complicare la questione, ci si è messo pure Vannacci, a sua insaputa. Andiamo con ordine che qui si rischia il mal di testa. La cornice di massima della nuova legge elettorale prevede, nell'ordine: uno, il premio per la coalizione che supera il 40 per cento, in seggi. Chi lo raggiunge ne avrà tot alla Camera e tot al Senato.

 

ROBERTO VANNACCI - FUTURO NAZIONALE

Due, l'indicazione del premier sul programma da depositare e non sulla scheda elettorale. Non è un premierato di fatto ma comunque è una bella certificazione di leadership per Meloni, appunto non a costo zero. Ed è una bella arma per il pollaio del centrosinistra, chiamato alla faticosa scelta del gallo sfidante. Tre, e veniamo a Vannacci, una soglia di sbarramento per chi sta fuori dalle coalizioni.

 

La premier si era impegnata a metterla bassa (al tre per cento) per favorire la corsa solitaria di Carlo Calenda (sottraendolo alla sinistra). Ora però Vannacci, secondo i sondaggi, la supererebbe. È vero che quando scatta il voto utile è tutt'altro film, ma la Lega la vorrebbe più alta.

 

ELEZIONI - LEGGE ELETTORALE

Alzando la soglia, però, Vannacci si incattivisce e, al contempo, si spinge Calenda tra le braccia del campo largo per ragioni di sopravvivenza. Poi c'è anche il caso che il leader di Azione ci vada lo stesso, a giudicare dalle sue ultime esternazioni di fronte alla radicalizzazione impressa dalla premier negli ultimi tempi. In tal caso, tornerebbero utili, per fare il pieno, pure i voti di Vannacci.

ROBERTO VANNACCI - FUTURO NAZIONALEgiovanni donzelli giorgia meloni carlo calenda paolo gentiloni (2)

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...