renzi meloni conte

“IL REFERENDUM? MELONI CI ARRIVA NEL PEGGIORE DEI MODI. CON L’AMICIZIA DI TRUMP SUL COLLO, PIÙ UNA CRISI ECONOMICA PROVOCATA DALLO STESSO TYCOON” – RENZI PARLA DI COSA SUCCEDERA' IN CASO DI VITTORIA DEL "NO": “GIORGIA HA UN CARATTERE DIVERSO DAL MIO, E VUOLE ARRIVARE ALLA FINE DELLA LEGISLATURA…LA SCONFITTA SAREBBE UN DURISSIMO COLPO ALLA SUA IMMAGINE” – IL RACCONTO DELLA GIORNATA IN AULA: “CONTE FA IL GIRO DEL SENATO CON UN’ARIA DA CAPO DEL CAMPO LARGO, SALVINI ABBACCHIATO. NON SONO POCHI QUELLI CHE  VORREBBERO ALLA GUIDA DEL CARROCCIO ROMEO…" - VIDEO

 

Fabrizio Roncone per il Corriere della Sera - Estratti

 

GIORGIA MELONI

Andiamo a capire come Giorgia Meloni attraversa la giornata (forse) più difficile che le sia capitata da quando è presidente del Consiglio.

 

Due tappe: prima viene a riferire sulla grave crisi internazionale qui, al Senato, e poi va alla Camera. L’ho intravista poco fa, da lontano, in fondo a un corridoio con le pareti foderate di velluto e putti a forma di applique, accese. Tailleur color panna, passo vigoroso, sguardo accigliato.

 

Quanto è preoccupata? Cosa dirà sulla guerra in Iran? E sull’emergenza energetica?

 

E Trump, cosa dirà di Trump che, parlando con il Corriere , ha avuto per lei parole piene di rispetto e di amicizia? (considerate poi che c’è da tenere d’occhio anche lo scenario della politica interna:

 

tra dieci giorni voteremo infatti per il referendum sulla Giustizia che una polemica dopo l’altra — fantasmagorica l’ultima aizzata da Giusi Bartolozzi, la capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio — secondo numerosi osservatori sembra ormai essersi tramutato in un voto militante, politico, un voto secco sul governo, sulla premier: Meloni Sì, Meloni No).

MATTEO RENZI

 

Fatevi un appunto mentale e aspettate il resto. Da adesso in poi, sarà un racconto di immagini e lampi, sensazioni e cattiverie, dichiarazioni ufficiali e ufficiose: le prime raccolte camminando nel riverbero di una mattina grigiastra e afosa lungo il corridoio dei Busti — «Conte, più tardi, verrà a farsi un giro con l’aria da capo del centrosinistra» — per poi sbucare nell’affollamento del salone Garibaldi, il Transatlantico di Palazzo Madama.

 

Prima impressione, direi netta: la premier, nel suo intervento in Aula, usa un registro dialettico piuttosto inedito. Meno meloniano del solito, meno sferzante, tutto dentro un equilibrio insistito, con toni e parole rassicuranti (a Montecitorio, invece, sarà assai più ruvida): «Non vogliamo entrare in guerra… e se ci dovessero chiedere le basi, sarebbe il Parlamento a decidere».

 

Promette: «Tasse a chi specula sui carburanti». Per arrivare, addirittura, a rivolgere «un appello sincero alle opposizioni, perché questa fase impone di superare le divisioni… e io sono disponibile ad aprire un tavolo a Palazzo Chigi».

 

GIORGIA MELONI 2

Esce dall’emiciclo Massimiliano Romeo, il capogruppo della Lega: «Non c’è dubbio che, oggi, assistiamo al passaggio più complicato da quando siamo al governo. Ma mi sembra che la Meloni dimostri molta misura» (questo Romeo è parecchio stimato e non sono pochi quelli che lo vorrebbero alla guida del Carroccio, al posto di Salvini). A proposito: Salvini un po’ abbacchiato.

 

Aver chiesto il Premio Nobel per Trump non s’è rivelata proprio un’ideona e, in più, per il Ponte sullo Stretto, dopo l’intervento della Ragioneria, i tempi si allungano ulteriormente (lo vedranno realizzato i nostri pronipoti?).

 

matteo renzi al senato

Un cronista riceve la telefonata del suo direttore: così parte e va a cercare il ministro della Difesa, Guido Crosetto, perché alla fine — diciamocelo — non si sono ancora ben capite le ragioni (a parte qualche spiffero velenoso) per cui andò a Dubai mentre Israele e Stati Uniti stavano per scatenare la guerra. Vabbé. Ma commenti al discorso della Meloni? Il senatore dem Filippo Sensi: «L’invito alla coesione della premier va raccolto».

 

Da dentro l’Aula, intanto, rimbalza la notizia che i senatori dei 5 Stelle si sono messi in testa certi cappellini rossi con la scritta «No alla guerra», per evocare quelli del movimento «Maga», Make American Great Again. E questa? Non è la voce di Renzi?

 

antonio tajani e giorgia meloni alla camera foto lapresse

In Aula, pacato (al punto che la premier gli ha detto: «Senatore Renzi, pensi che sono d’accordo con lei su alcuni punti… non so se debba iniziare a preoccuparmi»).

 

Comunque, adesso, in Transatlantico, Renzi è uno spettacolo (tutti noi intorno, perché gli si riconosce d’essere di un’altra categoria). Presidente, come ha visto la Meloni? «Guardi: premesso che non ho idea di come possa finire il referendum… è chiaro che ci arriva nel peggiore dei modi. Con l’amicizia di Trump sul collo, più una crisi economica provocata dallo stesso Trump.

 

Non facile». Lei è esperto di referendum. «Io avevo deciso che, se avessi perso, me ne sarei andato. Giorgia, però, ha un carattere diverso dal mio, e poi vuole arrivare alla fine della legislatura… Certo la sconfitta sarebbe un durissimo colpo alla sua immagine».

 

GIUSEPPE CONTE

Passa un commesso del Senato con il codino (giuro: con il codino). Alla buvette servono sformati di pasta forse preparati con stampante 3D. Il capogruppo dem, Francesco Boccia, sta a dieta. Ma parla.

 

Allora? «Meloni ha scelto Trump, non il diritto internazionale. Non solo…». Cos’altro? «È venuta qui oggi, e non a ridosso del Consiglio d’Europa. E sa perché?». No, perché?

«Aveva paura di un dibattito parlamentare alla vigilia del referendum. I sondaggi che abbiamo noi, ce l’hanno pure loro. Il No è avanti».

 

Laggiù, un capannello. Chi c’è? Mettersi sulle punte, sbirciare. Conte. La fonte aveva ragione. Eccolo qui, arrivato a farsi un giro con l’aria d’essere il capo del Campo largo. Pure vestito da candidato premier.

MASSIMILIANO ROMEO E MATTEO SALVINI

 

Completo di pochette. L’aria sicura. «No, mi spiace: la proposta della Meloni non ha senso. Il tavolo per ragionare c’è già: è il Parlamento. Sarebbe inutile una sfilata a Palazzo Chigi».

 

(…)

Che ora è? Alle 16, riparte il giro alla Camera.

 

A Montecitorio, la Meloni va più di pancia, d’istinto. Polemizza con Conte. Sulle bombe Usa accusa Pd e 5 Stelle di strabismo. (Schlein: «Posi la clava!»). Poi il centrosinistra si spacca sulle risoluzioni (non è una notizia). Altro?

giorgia meloni alla camera foto lapressematteo renzi al senato

(…)

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