''HO UN GRAN CULO PERCHÉ DOPO UN MESE ERO GIÀ A PRESENTARE IL MIO DISCO. MENTRE CI SONO RAGAZZINE CHE HANNO COMBATTUTO IL TRIPLO DI ME E ADESSO SONO SOTTOTERRA''. EMMA MARRONE E IL TUMORE IN GIOVANE ETÀ: ''MIA MADRE LO HA AVUTO A 20 ANNI, IO GIÀ 10 ANNI FA. STAVOLTA HA DOVUTO ACCETTARE LE SUE DEBOLEZZE. IO HO GODUTO, PERCHÉ SI È SEMPRE CARICATA LE CROCI DEL MONDO SULLE SPALLE. LE HO DETTO 'NON PUOI PENSARE CHE SIA COLPA TUA. MI HAI DATO LA VITA... MICA HAI MESSO AL MONDO UNA FIGLIA 'ROTTA''' - E SULLE VOCI DI OMOSESSUALITA'...

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Sara Faillaci per F

 

EMMA MARRONE EMMA MARRONE

Emma Marrone dal vivo sembra molto più giovane dei suoi 35 anni. Ed è così minuta che ti chiedi come tanta grinta e forza possano essere contenute in quel corpo all’apparenza fragile. Due mesi fa, quando si apprestava a uscire con il nuovo album, Fortuna, su Instagram ha scritto: «Succede. Da lunedì mi devo fermare per affrontare un problema di salute. Adesso chiudo i conti una volta per tutte con questa storia e poi torno da voi. Vi prometto che tornerò più forte di prima!». Poche semplici parole per dire ai fan che la malattia (dieci anni fa aveva avuto un tumore all’utero) era tornata ma lei l’avrebbe combattuta e avrebbe vinto anche quel secondo round.

 

E così è stato. Nemmeno venti giorni dopo era a fare la promozione, su e giù dall’Italia senza mai fermarsi, con un calendario del 2020 stellare visto che riprenderà a esibirsi live: il 25 maggio all’Arena di Verona festeggerà il suo compleanno e i dieci anni di carriera; poi inizierà il tour Fortuna con 9 date a ottobre nei palasport delle principali città italiane. Quando la incontro i suoi occhi brillano, la prima cosa che mi dice è che si sente fortunata.

 

Fortunata?

«Ho un gran culo perché dopo un mese

ero già a presentare il mio disco. Mentre ci sono ragazzine che hanno combattuto

il triplo di me e adesso sono sottoterra. Quindi, di che cosa stiamo parlando?».

Che idea ha della fortuna?

«Non esiste. Le cose accadono ma poi tutto dipende da noi, da come reagiamo».

E la fede? Ce l’ha?

«Credo in Dio, che si chiami Buddha o Allah poco cambia. Credo che il corpo sia energia e ne attiri di positive o negative a seconda di come ci relazioniamo con gli altri. Credo nei morti che continuano a starci vicino, altrimenti nulla avrebbe senso».

 

EMMA MARRONE EMMA MARRONE

Vasco per questo album le ha scritto una canzone, Io sono bella, che recita: “Sono stanca di essere come mi vogliono tutti, sono stanca di vivere come vorrebbero gli altri”. Ha detto che queste parole gliele ha lette nella mente.

«Veramente è stato lui a fare tutto. Mi teneva d’occhio, gli piaceva il mio animo ribelle. Essere famosi ti porta a vivere secondo le aspettative degli altri e non per quello che sei. L’ho provato all’inizio della carriera ma già da bambina volevo sempre fare tutto bene e non deludere nessuno».

Primogenita?

«Sì, ma non è qualcosa che mi hanno trasmesso i miei genitori. Non volevo fallire ma c’è sempre un margine di errore. Poi si cresce e oggi mi ritrovo perfettamente nelle parole della canzone: voglio essere libera».

 

Invece mai come adesso le ragazze vogliono adeguarsi a modelli estetici estremi e irraggiungibili.

«A loro dico sempre: nutrite la testa con i libri, la cultura, questo vi renderà molto più attraenti. A 20 anni tutte vogliamo piacere, fa parte della nostra natura di donne.

Il problema è quando diventa un’ossessione. Quando, per piacere agli altri, ti trasformi

e quindi stai amando più gli altri di te stessa. Invece bisogna volere bene al proprio corpo e fare delle imperfezioni un punto di forza. Stravolgersi i connotati con la chirurgia non ti rende più bella, ma solo uguale agli altri».

 

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Mai avuto la tentazioni di ritoccarsi?

«Mai. Sono cresciuta in una famiglia quasi matriarcale, dove il modello era mia madre, una donna fortissima. Non è una donna “oggetto”, che deve essere sempre truccata e pettinata. Crescendo sono diventata più sicura di me: a 20 anni non esci struccata,

a 35 te ne freghi».

 

All’inizio della sua carriera però non aveva un look molto femminile.

«Mi mortificavo con cranio rasato, jeans e chiodo, perché volevo piacere per il talento. La bellezza è fragile: ci sarà sempre una più bella di me. Io invece voglio essere apprezzata per come canto, per come comunico i miei valori, che spero mi rendano unica nel mondo della musica».

emma marrone emma marrone

 

Eppure è successo anche a lei di essere attaccata per il suo aspetto fisico.

«Tante volte e molto spesso, purtroppo, dalle donne. Ci vorrebbe più solidarietà femminile. Non mi toccano certi commenti. Ma davanti all’articolo di un  noto giornale che sottolineava come non fossi in forma per l’estate, mi sono chiesta se quel direttore si sia mai reso conto della gravità di quello che ha pubblicato. Io al mare mangio e bevo, non mi interessa rientrare in certi canoni di bellezza. Avrò più ritenzione delle altre ma sono felice».

 

Gli uomini che ha avuto come compagni, invece, come l’hanno fatta sentire?

«Gli uomini che sono stati con me ci sono stati, spero, per la mia testa, per come li ho amati, perché li ho fatti sentire importanti e perché sono una persona molto sincera e molto dedita all’amore. Non hanno mai avuto niente da ridire sul mio corpo altrimenti li avrei presi a schiaffi».

il post di emma marrone dopo l operazione il post di emma marrone dopo l operazione

Social network: pro e contro.

«Ormai sono parte della nostra società, il problema è utilizzarli bene. Basterebbe inserire nelle scuole un’ora di educazione per spiegare ai ragazzi come sfruttarli al meglio e come difendersi dai pericoli. Le cose belle sono tante: si può condividere un pensiero, un libro, un film con milioni di utenti».

 

Crede che l’abbiano aiutata ad aumentare la sua popolarità?

«Penso di sì. Li seguo personalmente, sono io a postare quando voglio e come voglio. Quello che serve oggi è la certificazione: se vuoi usare i social devi mandare i tuoi documenti ed essere identificabile, devo sapere chi sei».

 

Lei ha usato i social per dire ai suoi fan che aveva un problema di salute. Perché?

«L’ho fatto perché dovevo cancellare degli impegni di lavoro, se non l’avessi detto avrebbero potuto pensare a una mossa di marketing prima dell’uscita del disco e per me era inaccettabile. Quindi ho scelto di metterci la faccia. Se fosse successo in un altro momento, forse non l’avrei detto».

 

C’è chi come Nadia Toffa ha scelto di condividere tutto della malattia. Qualcuno pensa sia sbagliato.

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«Io non ho mai detto che problema specifico ho avuto, perché penso che ognuno ha il diritto di tenere certe cose per sé. Ne parlai dieci anni fa perché volevo che le ragazze facessero prevenzione: i controlli annuali salvano la vita».

Lei all’epoca aveva 25 anni. Bisogna fare i controlli così presto?

«Sono figlia di un infermiere, quindi i controlli erano all’ordine del giorno. Mia madre poi aveva avuto un tumore ventenne ma, in ogni caso, penso sia importante per tutti controllarsi da subito. Detto questo, rispetto chi, come Nadia, ha scelto di parlarne nel dettaglio perché le malattie non devono essere un tabù. Bisogna però avere molto coraggio per farlo».

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La malattia l’ha cambiata?

«Non ero nuova al problema... ma quando ti risuccede, sei sempre impreparata. Ti viene da dire: perché proprio a me? Poi però ho pensato ai bambini di 8 mesi negli ospedali. Invece di incattivirmi, credo che la malattia mi abbia reso più dolce. Adesso tutte le mattine mi sveglio con il buonumore. E sono diventata ancora più sensibile nei confronti del prossimo. Quindi sì mi ha cambiata, in meglio».

 

Dieci anni fa invece, quando l’ha scoperta per la prima volta?

«Ero solo una ragazzina. L’unica cosa che mi è rimasta era una grande paura, che mi sono trascinata fino a oggi. È l’esperienza che ti fa cambiare il punto di vista.

Ma non significa che oggi non ho paura: quella ce l’avrò sempre. Ma la combatto con la voglia di vivere, sembra banale ma non lo è. Adesso una bottiglia di vino ha un sapore ancora più buono».

 

Sua madre che cosa le ha detto quando avete saputo che il male era tornato?

«Niente, è bastato guardarci. Per la prima volta ho visto mia mamma piccola, veramente piccola. Finalmente ha dovuto accettare le sue debolezze e ho goduto. Perché si è sempre caricata le croci del mondo sulle spalle e non era giusto. Quello che le ho detto, con lo sguardo, è stato: “Basta, smettila, non può dipendere tutto da te. Una mamma non vuole vedere sua figlia in quelle condizioni in un ospedale, lo capisco e lo accetto, ma non puoi pensare che sia colpa tua. Mi hai dato la vita... mica hai messo al mondo una figlia rotta”».

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Sarebbe pronta per una famiglia sua?

 «Non lo so. Ne parliamo tra amici, sarà l’età. Credo però che una donna sia donna anche senza bisogno di procreare. Ci sono tanti modi di essere madre, io sono materna quando mi accollo gli amici a mangiare e preparo per tutti. I figli dei miei amici poi mi si appiccicano proprio. Non lo so se sarò mamma, sinceramente. Certe cose non si possono programmare. Se lo sarò imparerò giorno per giorno da mio figlio come si fa, ma né la pancia né l’abito bianco sono mai stati i miei sogni».

 

E che cosa sognava da piccola?

«Volevo essere indipendente, avere potere decisionale per essere libera. Sono sempre stata una ragazzina atipica. Poi magari domani scappo in America con uno, mi sposo a Las Vegas e torno con tre figli adottati. Tutto può succedere».

Questa sua indipendenza pensa abbia condizionato i rapporti con gli uomini?

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«Gli uomini sono molto più intelligenti di quanto crediamo. A volte ci stupiamo che stiano con una donna in un rapporto di comodo, magari senza passione, ma la verità è che le relazioni di oggi sono basate quasi tutte sul controllo. C’è molta paura di vivere un amore lasciandosi andare. Perché l’amore è bellissimo se ti va bene, ma se ti va male ti devasta. E non tutti hanno i coglioni per viverlo fino in fondo».

 

E lei ce li ha?

«Io se non posso vivere l’amore come lo intendo io, imperfetto e totalizzante, preferisco stare da sola. Ci vorrà magari un po’ più di tempo, ma sono convinta che troverò un uomo che la pensa come me».

 

Qualcuno, anni fa, insinuava che le piacessero le donne.

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«Quando sui giornali si parlava della mia presunta omosessualità chiamai i miei. Mio padre mi rispose: “Che tu stia con un uomo o con una donna, non fa differenza. Conta solo che tu sia felice”. Io non ho mai avuto dubbi sulla mia sessualità: mi piace l’uomo.

Amo le donne, la loro bellezza, la loro testa, ho uno staff tutto femminile, ma non ne sono attratta fisicamente».

 

Mai incontrati predatori alla Weinstein?

«No, se mi fosse successo l’avrei denunciato. Molto spesso le donne non denunciano non perché manchi loro il coraggio, ma perché servono soldi, per un avvocato, per una sistemazione diversa. Come fa chi campa con pochi euro al mese? Per questo non giudico chi non denuncia, devi metterti nelle vite degli altri. Ci vogliono strutture, aiuti. Io nel mio piccolo ci metto la faccia, vado a cantare insieme ad altre donne, lo faccio impiegando energie, tempo libero e non chiedo compenso».

Quest’anno compie 10 anni di carriera. Le sembrano tanti o pochi?

«Ogni anno azzero tutto per iniziare da capo. In questo modo per me è come se fosse sempre il primo giorno».

 

Cambierebbe qualcosa?

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«Niente, nemmeno gli errori, le sofferenze e le coltellate perché senza non avrei imparato a scegliere le persone».

Il suo futuro lo vede sempre nella musica? Ha recitato nel nuovo film di Muccino.

«La musica è e resterà la mia vita. Recitare è un’esperienza che mi è stata offerta da Gabriele, non avevo mai fatto nemmeno una recita a scuola! Per tutto il tempo delle riprese mangiare e dormire non è stato facile: soffrivo perché non avevo termini di paragone e non sapevo se una scena l’avessi fatta bene, per di più accanto avevo attori bravissimi. Ma non sono il tipo che rinuncia davanti a una nuova sfida».

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Calarsi nei panni di un’altra persona che effetto le ha fatto?

«Mentre cercavo di costruire la vita di Anna ho capito un sacco di cose della vita di Emma. Comunque Anna oggi non esiste più, non mi porto dietro il personaggio. Io sono Emma e felice di esserlo».

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